CORTILE NOSTALGIA Giuseppina Torregrossa

La vita appesantita da responsabilità e insoddisfazioni, scorreva veloce e il tempo macinava gli attimi trasformandoli di colpo in anni. Della giovinezza aveva conservato però l’insensata fiducia nella magia.

cortileEntrando in libreria non si può non notarlo, con la sua copertina rosso fuoco e un’illustrazione di Pierre Mornet, riesce ad attirare subito l’attenzione. Poi leggi la quarta di copertina e non puoi non comprare Cortile Nostalgia, soprattutto se ami la Sicilia e le sue storie.

Cortile Nostalgia è il nuovo romanzo della scrittrice palermitana Giuseppina Torregrossa, dove il protagonista Mario Mancuso, nato e cresciuto nel quartiere palermitano “vuciazzaro” Albergheria, a Piazzetta delle Sette Fate, permette a magia e vicissitudini di intrecciarsi per dar vita alla sua storia. Rimasto orfano all’età di tre anni, Mario ha perso i genitori nel corso di un bombardamento avvenuto nel ’43, così viene cresciuto dalla zia Ninetta, personaggio complesso, dotata di grande tenerezza, ma con la costante tendenza all’abbandono pur di seguire un nuovo amore.

Eppure Mario viene sorvegliato costantemente dall’occhio vigile di Don Gaetano, che sa bene quale sarà il destino del piccolo protagonista nel momento in cui all’età di tredici anni si troverà di fronte all’inevitabile bivio: mafioso o sbirro. Infatti il ragazzino vagando solo per le strade del quartiere fa amicizia con due bulletti suoi coetanei Aranciu Pilusu e Taccitedda e si sa che

All’Albergheria l’infanzia dura poco, già a quindici anni si era uomini fatti e finiti.

Grazie a Don Gaetano, Mario Mancuso però riesce a sfuggire a quel destino, che invece non risparmia i due amici, cadere nelle mani della mafia, rappresentata nel quartiere da Don Ciccio Rizzo, che li mette subito a spacciare sigarette di contrabbando.

Mario diventato carabiniere, poco alla volta riesce a costruirsi una propria esistenza con Melina Scimeca, una giovane anch’essa profondamente sola, la quale non ha ricevuto alcuna tenerezza dai genitori ed è desiderosa di fuggire dalla propria casa, rendendosi economicamente autonoma. Così una volta sposati, i coniugi Mancuso intrecciano una relazione complicata, dove due anime sole e profondamente ferite non riescono a dare armonia a quell’unione familiare, che presto però viene rinsaldata dalla nascita della figlia Maruzza.

Non era colpa della luce che smorzandosi suggeriva l’idea della fine, né delle ombre che allungandosi sulle cose sembravano ghermirle, nemmeno del senso di solitudine e di spaesamento; quello aveva ragione di essere nel cuore degli immigrati, non nel suo.

Maruzza, personaggio cardine, è il perno centrale del libro, il filo conduttore che lega Mario e Melina a tutti i volti che si susseguono nel romanzo.

Alla parte immaginifica di Cortile Nostalgia si intreccia una parte della Storia Italiana, con tutte le sue vicende politiche e sociali, nate nel corso secondo dopoguerra: le Brigate Rosse, il rapimento e l’uccisione di Moro, il femminismo, l’arrivo e l’accoglienza dei primi migranti, la loro integrazione.

L’intero romanzo è un inno all’accoglienza, là dove gli immigrati danno vita ad un quartiere, quello dell’Albergheria e dove

Tra le macerie immobili della guerra, gli abitanti dell’Albergheria emigravano in cerca di fortuna. Gli stranieri arrivati negli anni precedenti mettevano su famiglia costruivano la propria felicità.

Accogliere lo straniero, accogliere nel proprio cuore i membri della propria famiglia, accogliere l’altro in tutti i modi possibili, permette all’autrice di far comprendere al lettore che il segreto della vera felicità è il prendersi cura degli altri. Lo straniero non è l’invasore silenziose, non è l’altro da sé, ma diviene simbolo di ricchezza interiore,  migliorando così il percorso esistenziale di tutti. E sarà proprio quella nostalgia, che dà il titolo al romanzo, a rappresentare un collante, un sentimento comune che aleggia sulla Piazzetta delle Sette Fate, alimentata dai piatti cucinati da mamma Africa l’unica a possedere lo stesso dono delle donne di fora e apportatrice di tutta quella magia che neppure la miseria dei luoghi e della Storia può silenziare.

 Zittuti, ca’ ora arriva la donna di fora e ti porta lontano lontano, in un posto bellissimo. Ti fa passare il mare senza vagnariti i piedi, ti trasporta sopra le nuvole affaccio alla luna.

Ma è l’intero libro a essere attraversato da una sottile nostalgia e i sentimenti si fondono ad essa dando spessore ai personaggi, tutti ben costruiti, ognuno dotato di una spiccata personalità; molti di loro rimangono nel cuore del lettore, producendo essi stessi nel corso della narrazione un’indomabile malinconia: malinconia per i bei paesaggi siciliani, descritti dall’autrice con maestria e per le atmosfere spesso un po’ dickensiane e decadenti, dove la miseria e la voglia di riemergere dal pantano, a cui la vita sembra aver condannato alcuni dei suoi protagonisti, serve da imput per migliorare la propria storia e quella degli altri; esempio zia Ninetta, che non potendone più della miseria assoluta, apre un atelier di alta moda, che le permetterà di lasciare una cospicua eredità a Maruzza, riscattandosi dai continui abbandoni a cui aveva condannato non solo Mario, ma anche la pronipote.

Infine c’era Palermo, che tutti accoglie e tutti assiste; la mamma che tiene aperte le porte anche nella notte, perché non si sa mai se qualcuno arriva; che tiene il fuoco acceso e una pentola a bollire, perché non si sa mai se qualcuno ha fame; che ha sempre lenzuola pulite, perché non si sa mai se qualcuno ha sonno; la mamma che capi la casa quantu voli u patruni. Palermo la grande madre.

La storia insegna che la vita è fatta di corsi e ricorsi…!!! E come recita un noto spot, accogliere è l’arte più infinita.

 

QUARTA DI COPERTINA

A Palermo c’è una piazzetta abitata dalla magia, dove ogni notte sette fate, una chiù bedda di n’autra, rapiscono i passanti per condurli verso luoghi lontani e poi riportarli a casa, storditi dalla meraviglia, alle prime luci dell’alba. È in questo cortile che vive Mario Mancuso, nel cuore dell’Albergheria, tra le abbanniate dei mercanti di Ballarò e i rintocchi del campanile di Santa Chiara. Orfano, ha conosciuto solo l’affetto di zia Ninetta, che però lo abbandona al primo giro di vento, inseguendo i propri sogni. L’incontro con Melina è la sua occasione per ritrovare in una nuova famiglia il calore che il destino gli ha negato. Per lei, bella e infelice, quel ragazzo rappresenta la libertà da due genitori che l’hanno educata più alle privazioni che all’amore. Lo sposo però deve partire per Roma, dov’è stato assegnato come carabiniere semplice, così le nozze sono celebrate in fretta e furia, e con la stessa voracità vengono consumate. Forse soltanto un figlio può colmare la distanza tra marito e moglie, sempre in bilico tra tenerezza e passione; ed è così che nasce Maruzza. A legarli sarà una sottile nostalgia, la stessa che gli abitanti della piazzetta, di Paesi e colori diversi, curano ogni sera con i piatti cucinati dalla donna che tutti chiamano Mamma Africa e che sembra avere lo stesso dono delle sette fate. Con un romanzo corale e pieno di vita, Giuseppina Torregrossa racconta la necessità innata di essere accolti in un abbraccio: quello di una madre, un marito, un amico, o una città che sappia tenere aperte le porte anche nella notte.

 

Chi è Giuseppina Torregrossa?

Giuseppina Torregrossa è nata a Palermo, vive tra la Sicilia e Roma, ha tre figli e un cane. Ha esordito nel 2007 con L’assaggiatrice, cui sono seguiti, tra gli altri, Il conto delle minne (2009), Manna e miele, ferro e fuoco (2011), Panza e prisenza (2013) e La miscela segreta di casa Olivares (2014)

 

DETTAGLI

Genere: Narrativa moderna e contemporanea

Editore: Rizzoli

Pubblicazione: 18/05/2017

Formato: rilegato

EAN: 9788817089982

Listino: € 19,00

Pagine: 280