LA RAGAZZA CON LA LEICA Helena Janeczek

Era fatta così, era volubile e volitiva, un metro e mezzo di orgoglio e ambizione, senza i tacchi. Bisognava prenderla com’era: sincera sino a far male, affezionata a modo suo, sulla lunga durata.

Gerta Pohorylle è LA RAGAZZA CON LA LEICA, protagonista del nuovo romanzo di Helena Janeczek, che viene sempre nominata, nel corso della narrazione, Gerda in quanto come ci spiega l’autrice: Mi sono presa la licenza di chiamare la mia protagonista sempre “Gerda”, anche se si chiamava Gerta Pohorylle, perché lei stessa preferiva la versione più dolce e più diffusa del suo nome. IMG_20180706_074534.png

Storicamente poco ricordata, Gerda è stata una moltitudine di figure, tutte concentrate in una sola donna: cospiratrice antinazista appartenente alla borghesia ebraica di Stoccarda, diviene una grande fotografa di guerra, a fianco del profugo ungherese André Friedmann, noto come Robert Capa, ma è stata anche la prima fotoreporter morta sul campo di battaglia, un’eroina repubblicana, antifascista militante e rivoluzionaria. Grande amore e compagna di André Friedmann, su di lui esercitava un tale fascino da riuscire a reinventarlo completamente, costruendo poco per volta Robert Capa, l’autore delle più emozionanti e realistiche foto di guerra del ‘900 e fondatore dell’agenzia Magnum Photos.

<< Non basta essere tempestivi eccetera. Bisogna avere i nomi giusti, sennò crearli. Credi che un caporedattore sappia distinguere la semplice bontà di un’immagine? Raramente. La fotografia è fatta di nulla, inflazionata, merce che scade in un giorno. Si tratta di saperla vendere >>concludeva Gerda, e alzava gli occhi trionfanti e birichini verso la strada.

La vita della protagonista si conclude il 1° agosto del 1937 a Brunete, travolta da un carro armato, all’età di 27 anni, mentre era intenta a documentare con i suoi scatti la guerra civile spagnola.

Helena Janeczek la racconta filtrandone l’immagine attraverso i ricordi di tre figure storiche di spicco, quella del dottore Willy Chardack detto “il bassotto”, dell’ex modella Ruth Cerf e Georg Kuritzkes; così le reminiscenze dei tre protagonisti si snodano in luoghi e periodi differenti, portando in alcuni casi a delle inevitabili digressioni, dato che, nell’alternarsi degli eventi rievocati, la memoria tende ad accavallare e a sovrapporre i fatti, che vanno a intrecciarsi alle conoscenze linguistiche e ai virtuosismi lessicali dell’autrice.

Così la memoria di Gerda si fonde con quella di chi è portato a ricordarla, alla vita di tutti quegli amici con i quali ha condiviso gli stessi valori e ideali e dove le rivalità, anche in amore, non riescono a demolire il cameratismo della comune fuga dal regime totalitarista e antisemita del tempo. E per quanto l’esistenza di questa eroina sembra essere stata dimenticata dalla storia, con la sua rievocazione diviene un personaggio indimenticabile per tutti coloro che hanno avuto modo di incontrarla, per poi anche scoprirla nelle pagine di una storia.

Figura effimera quella di Gerda Taro solo nel ricordo degli uomini che l’hanno amata, sogno di una relazione sentimentale duratura, pensiero nostalgico e sfuggente poiché

In fin dei conti, la sola cosa che Gerda amava senza riserve non eravamo io e te e nessun altro, ma tutti quelli che impegnano le loro vite contro il fascismo, erano la Spagna e il suo lavoro al fianco del popolo spagnolo.  

Alla rappresentazione degli opposti, dove finzione e realtà, memoria privata e storia collettiva si intrecciano, l’autrice aggiunge un pizzico di fantasia, per dar vita a un’opera che seguendo la documentazione storica, mette in luce una donna coraggiosa, moderna e attuale, così come moderni e attuali sono i temi trattati.

Un romanzo questo di Helena Janeczek che ci spinge a non dimenticare mai chi siamo e da dove veniamo: ricordo e identità rappresentano il fondamento dell’esistenza individuale e su ciò si articola il racconto, che pur essendo di matrice biografica, quindi basato su fatti storici, il risultato finale è una spiegazione biografica romanzata e attenta di ciò che è stata Gerda Taro, la cui libertà ed emancipazione quasi spregiudicata dovettero fare i conti con la repressione di quel tempo oscuro della storia, che può essere raccontato solo scavando nella vita dei singoli.

La fame era una cattiva consigliera, e la disperazione anche peggiore. La fame e la disperazione lavoravano per i fascisti e i loro sostenitori neanche più tanto occulti.

La ragazza con la Leica è anche un grido di speranza corale sulla difesa dei valori di uguaglianza e libertà che oggi, paradossalmente più di allora, esigono di essere salvaguardati e l’autrice sottolinea tutto ciò anche con la forza delle immagini, utilizzando delle fotografie come rievocazione storica e attendibilità dei fatti posti in essere.

Nel suo insieme il libro consente al lettore di compiere un viaggio emotivo nei ricordi, non solo dei protagonisti, ma anche della storia e del tempo, in un’Europa lacerata dai conflitti, dove Madrid è sotto assedio, Hitler si prepara alla guerra, la Cina viene invasa dal Giappone e il Front Populaire si sgretola.

Tuttavia, allo stato attuale dei fatti, dimostriamo di non aver imparato nulla dalla storia, data la ripetitività delle situazioni, spesso disastrose e inumane, che si ripresentano in determinati momenti chiave dell’esistenza, forse perché come sostiene il giornalista tedesco Thomas Schmid Geschichte ereignet sich. Deshalb ist es schwer, aus ihr zu lernen, ossia  la storia accade. Ecco perché è difficile imparare da essa.

Gerda era Gerda… Era la gioia di vivere. Qualcosa che esisteva, si rinnovava, accadeva ovunque.

 

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia.

Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna.

Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg ­Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda ­rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di ­vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante.

È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro.

Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

 

Chi è Helena Janeczek?

Helena Janeczek, nata a Monaco di Baviera in una famiglia ebreo-polacca, vive in Italia da oltre trent’anni. È autrice dei romanzi Cibo (Mondadori, 2002), Le rondini di Montecassino (Guanda, 2010), finalista al Premio Comisso e vincitore del Premio Napoli, del Premio Sandro Onofri e del Premio Pisa, e Lezioni di tenebra (Guanda, 2011). Il suo sito internet è: www.helenajaneczek.com/la-ragazza-conla-leica.html

 

DETTAGLI

Titolo: La ragazza con la Leica

Autore Helena Janeczek

Collana: Narratori della Fenice

Casa Editrice: Guanda

ISBN: 9788823518353

Pagine: 320

Formato: Cartonato

Prezzo: € 18,00

 

 

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