LA LIBRERIA Penelope Fitzgerald

la libreria“Sta parlando di cultura?” disse il direttore, con una voce a mezza strada fra la pietà e il rispetto.

“La cultura è per i dilettanti. Non posso gestire il mio esercizio in perdita. Shakespeare era un professionista!”.

Quest’anno alla Berlinale, il Festival internazionale del cinema di Berlino, è stato presentato il film di Isabel Coixet The bookshop, che ha riscosso grande successo, così ho deciso di prenotare (perché non era disponibile) il libro da cui è stato tratto il film: La Libreria, edito da Sellerio.

Il romanzo è di Penelope Fitzgerald, classe 1916, una scrittrice pluripremiata che ha cominciato la sua attività di scrittrice all’età di sessant’anni e il libro non è altro che il risultato dell’esperienza professionale svolta dall’autrice in una libreria, nella sperduta cittadina dell’East Anglia, che include le contee di Norfolk e Suffolk, nell’Inghilterra Orientale, spesso citate nel corso della narrazione.

L’intera vicenda si conclude nell’arco di un anno: il primo capitolo si apre nel 1959 e si consuma in 180 pagine, per trovare la sua fine nel 1960.

La protagonista del romanzo, Florance Green, è una donna di mezz’età, dal forte temperamento, la quale alla morte del marito, avendo da parte dei risparmi e un’esperienza lavorativa acquisita da Müller’s, decide di aprire una libreria a Hardborough, una piccola cittadina in cui vive da quasi dieci anni, descritta come un luogo ventoso, circondato da paludi, dove la vita è stagnante.

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La locandina del film The Bookshop di Isabel Coixet

Il cielo si rischiarò da un orizzonte all’altro, e l’alta nube bianca si riflesse su un miglio dopo l’altro di lucida acqua stagnante, così che le paludi sembrarono sostare fra nuvola e nuvola.

La sede scelta da Florance Green per la sua libreria è la Old House, uno dei più vecchi edifici di Hardborough, ricco di storia, ma che tuttavia versa in pessime condizioni e con presenze soprannaturali che rendono la vita complicata.

Nella stanza sul retro Florance non aveva mai sentito né visto alcun segno di malignità. Ci sono patti non formulati anche con il metafisico, e il picchio li aveva infranti.

Malgrado varie opposizioni, la protagonista ottiene un prestito che le assicura la prestigiosa sede, utilizzata anche come abitazione, riuscendo a riempirla di tutti quei libri che man mano le vengono recapitati. Tutto questo movimento scuote e lede le regolari abitudini di Hardborough, suscitando nei cittadini curiosità, ma anche qualche fastidio.

Aiutata da una ragazzina, Christine Gipping, che si rivela una preziosa assistente e sostenuta moralmente dal signor Brundish, un residente anziano e autorevole, tutto sembra andare per il meglio e la libreria prospera grazie anche alla vendita di un libro alquanto scandaloso scritto da Nabokov, che va a ruba.

Eppure, non tutto è come sembra e Florance sarà costretta a prendere decisioni, che la condurranno molto lontano dalle sue aspettative.

Il libro è scritto con eleganza, delicatezza e senso dell’ironia, sembra quasi un acquerello impressionistico, notevole pur nella sua semplicità, ma non è un libro a lieto fine, questo in fondo è un destino che appartiene solo alle fiabe e questa non è una fiaba. Infatti l’autrice sembra accettare l’evolversi negativo degli eventi, non facendoli vivere come tali alla sua protagonista, i cui risvolti divengono la normale conseguenza di una mancata accettazione.

A Flintmarket prese il 10.46 per Liverpool Street. Mentre il treno usciva dalla stazione se ne stette col capo chino per la vergogna, perché la città dove era vissuta per quasi dieci anni non aveva voluto una libreria.

I personaggi sono tutti ben delineati, ognuno con proprie precipue peculiarità caratteriali, descritti attraverso uno stile semplice, che spesso rasenta l’ironia.

L’amore di Florance per i libri è sottinteso, mai chiaramente esplicitato e traspare solo attraverso le intenzioni della protagonista, determinata a portare avanti la propria attività a qualunque costo, anche sistemando i libri in un ambiente poco adatto e malsano, come la Old House.

Il lettore si lascia coinvolgere facilmente dalla vicenda, rimanendo inerme di fronte all’ineluttabilità del fallimento, che lascia un profondo senso di incompiutezza, dato dall’assurdità delle situazioni, perché il trionfo dell’ingiustizia, con tutto il suo retrogusto amaro, metteranno fine al racconto, volendo spingere a superare per dimenticare.

Chiuse gli occhi, in breve, fingendo per un po’ che gli esseri umani non si dividono in sterminatori e sterminati, con i primi che predominano, in qualunque momento.

 

Clicca qui per leggere l’intervista di Salvatore Trapani a ISABEL COIXET, regista del film The Bookshop (“La libreria“) tratto dall’omonima novella di Penelope Fitzgerald.

 

QUARTA DI COPERTINA

Florence Green è piccola di statura, asciutta, di aspetto «alquanto insignificante davanti e totalmente dietro»; è vedova, sola, e non più giovane. Vive in una piatta cittadina ventosa, circondata da paludi, affacciata su di un mare ostile, dove la vita è stagnante, e i fermenti del risveglio culturale dell’Inghilterra, che esploderanno di lì a poco – corre l’anno 1959 – sembrano ancora impensabili. Non ancora rassegnata a farsi da parte, Florence vuole mettere a frutto qualche suo risparmio e un’esperienza di impiegata nell’industria editoriale aprendo una piccola libreria, ma scopre a sue spese quanto la gente possa mostrarsi ostile verso qualsiasi cosa scuota il suo trantran – e questo malgrado l’inopinato, momentaneo successo di un romanzo piovutole dal cielo e intitolato Lolita. Anche Penelope Fitzgerald, come la sua protagonista di questo libro che la rivelò a sessantadue anni nel 1978 (prima aveva scritto soprattutto una vita del pittore Edward Burne-Jones, e una detective story per intrattenere il marito malato) e che fu subito segnalato al Booker Prize, aveva lavorato in una libreria a Southwold, cittadina sulla sabbiosa costa dell’East Anglia, altrettanto irraggiungibile con i mezzi pubblici dell’immaginaria Hardborough qui descritta; anche lei aveva abitato in una casa vicina al porto che restava allagata durante l’alta marea; e anche nella sua bottega si manifestavano forze soprannaturali, con smartellamenti e abbassamento della temperatura. Ma nella storia che i ricordi le dettarono, rivelandole il suo asciutto genio di scrittrice, gli elementi si fondono e lievitano, e l’avventura di Florence, dimentica di come gli uomini «si dividano in sterminatori e sterminati, con i primi che predominano, in qualunque momento», diventa, in un contesto di malinconica, irresistibile ironia, una parabola in cui si riconosce chiunque si batta, magari pateticamente, per la civiltà.

 

Chi è Penelope Fitzgerald

Penelope Fitzgerald (1916-2000) è nata a Lincoln nel 1916. Laureatasi a Oxford nel 1939, sposatasi con Desmond Fitzgeral nel 1941, ebbe varie esperienze di lavoro e di vita, fra l’altro il giornalismo e la storia dell’arte. Iniziò a scrivere opere narrative all’età di sessant’anni. Quasi tutti i suoi romanzi hanno vinto premi prestigiosi fra cui il Booker Prize. Con questa casa editrice ha pubblicato Il fiore azzurro (1998), La libreria (1999), L’inizio della primavera (1999), Il cancello degli angeli (2001), Il Fanciullo d’oro (2002), Voci umane (2003), La casa sull’acqua (2003), Innocenza (2004) e Strategie di fuga (2008).

 

DETTAGLI

Titolo: La Libreria

Autore: Penelope Fitzgerald

Editore: Sellerio editore Palermo

Collana: La memoria n. 426

Data di pubblicazione: marzo 1999

EAN: 9788838914737

Pagine: 180

Prezzo: € 9,00

Traduzione: Masolino d’Amico