STORIA DELLE TERRE E DEI LUOGHI LEGGENDARI Umberto Eco

StoriaStoria delle terre e dei luoghi leggendari, uno dei tanti libri di Umberto Eco che ho avuto modo di leggere, un amore cominciato con il film e poi la lettura de Il nome della rosa, per passare a Il Pendolo di Foucault (letto due volte), L’isola del giorno prima e Il cimitero di Praga. Tutti i suoi libri posseggono un’impronta peculiare, là dove storia, filosofia, estetica e conoscenza si combinano, per dar vita a opere di magistrale bellezza e sconfinato sapere.

Eppure, quando ho cominciato Storia delle terre e dei luoghi leggendari un senso di incompiutezza aveva preso a serpeggiare nella mia mente, qualcosa infastidiva la lettura, sino a quando non ho capito che stavo completamente sbagliando il mio approccio al libro e vi spiego il perché.

Si tratta di un saggio di antropologia culturale che, rimanendo fedele al titolo, viene strutturato attraverso storia e fantasia, mito e leggenda, utilizzando un apparato iconografico posto in essere con l’ausilio di un gran numero di illustrazioni, estrapolate da dipinti e stampe, quadri e sculture, alcune volte riportando semplici dettagli, che mettono in particolare risalto l’argomento trattato. Il risultato è un libro, anche e non solo, esteticamente pregevole.

The Lady of Shalott 1888 by John William Waterhouse 1849-1917
John William Waterhouse – The Lady of Shalott (1888), London, Tate Gallery

Articolato in 15 capitoli, Storia delle terre e dei luoghi leggendari spazia dai più disparati argomenti, che vanno dalla terra piatta agli antipodi, le terre della Bibbia, quelle di Omero, le meraviglie d’Oriente, il paradiso terrestre con le Isole Fortunate ed Eldorado, il mito di Atlantide, Mu e Lemuria, l’ultima Thule, Iperborea, le migrazioni del Graal, Alamut, il paese della Cuccagna, le isole dell’Utopia, l’isola di Salomone e la Terra Australe e ancora l’interno della terra, il mito polare e Agarttha, l’invenzione di Rennes-le-Château, per concludere con la sezione che maggiormente ho preferito, quella dei luoghi romanzeschi e le loro verità, dove si fa cenno ai luoghi misteriosi della jungla nera di Emilio Salgari, dell’Isola del Tesoro di Stevenson e ancora Baker Street, dove abitò Sherlock Holmes e così via.

L’intero apparato iconografico e antologico è di vaste proporzioni, molto simile a un volume enciclopedico, ma redatto con uno stile divulgativo legato all’immenso patrimonio culturale di ordine storico, filosofico e artistico di Umberto Eco.

A conclusione troviamo l’indice degli autori, indice degli artisti, illustrazioni senza indicazioni d’autore, i fotogrammi cinematografici, riferimenti bibliografici delle traduzioni utilizzate, opere di autore anonimo, bibliografia generale e i crediti fotografici, per un’opera enorme. Tale enormità è maggiormente amplificata dalla presenza, in quasi tutti i capitoli, di brani antologici che permettono richiami e approfondimenti vari.

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Le fasi di applicazione della polvere di simpatia, da Kenelm Digby, Theatrum Sympatheticum, Nürnberg (1660)

L’errore, tuttavia, in cui ci si può imbattere e nel quale sono incorsa anch’io, è che trattandosi di un testo paratattico crea nel lettore un senso di attesa, durante il quale ci si aspetterebbe dal suo autore chissà quali rivelazioni, ma non vi è chiave di lettura peggiore; infatti le argomentazioni vengono affrontate con grande razionalità e pertinenza, senza mai spogliare il libro di quella che è la sua reale funzione: approfondire la conoscenza dei miti e delle leggende, semplicemente per ciò che sono.

Non troverete affermazioni a sostegno del vero, il lettore dovrà affrontare la lettura con la consapevolezza che Umberto Eco non vuol trasformare la leggenda in verità ma, scavando nell’immaginario collettivo, racconta la memoria culturale e storica tramandata di generazione in generazione.

Quindi se desiderate compiere un viaggio nell’immaginazione letteraria, attraversando luoghi e terre leggendarie e avvalendovi di illustrazioni, con citazioni accurate e minuziose, e indicazioni che rimandano a terre sconosciute, allora Storia delle terre e luoghi leggendari fa al caso vostro.

D’altronde, fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza (Dante – Inferno, canto XXVI).

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Dante Gabriel Rossetti – Maria Maddalena (1887) Wilmington, Delaware Art Museum

 

QUARTA DI COPERTINA

La nostra immaginazione è popolata da terre e luoghi mai esistiti, dalla capanna dei sette nani alle isole visitate da Gulliver, dal tempio dei Thugs di Salgari all’appartamento di Sherlock Holmes. Ma in genere si sa che questi luoghi sono nati solo dalla fantasia di un narratore o di un poeta. Al contrario, e sin dai tempi più antichi, l’umanità ha fantasticato su luoghi ritenuti reali, come Atlantide, Mu, Lemuria, le terre della regina di Saba, il regno del Prete Gianni, le Isole Fortunate, l’Eldorado, l’Ultima Thule, Iperborea e il paese delle Esperidi, il luogo dove si conserva il santo Graal, la rocca degli assassini del Veglio della Montagna, il paese di Cuccagna, le isole dell’utopia, l’isola di Salomone e la terra australe, l’interno di una terra cava e il misterioso regno sotterraneo di Agarttha. Alcuni di questi luoghi hanno soltanto animato affascinanti leggende e ispirato alcune delle splendide rappresentazioni visive che appaiono in questo volume, altri hanno ossessionato la fantasia alterata di cacciatori di misteri, altri ancora hanno stimolato viaggi ed esplorazioni così che, inseguendo una illusione, viaggiatori di ogni paese hanno scoperto altre terre.

 

Chi è Umberto Eco?

Critico, saggista, scrittore e semiologo di fama internazionale. A ventidue anni si è laureato all’Università di Torino con una tesi sul pensiero estetico di Tommaso d’Aquino.
Dopo aver lavorato dal 1954 al 1959 come editore dei programmi culturali della Rai, negli anni Sessanta ha insegnato prima presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano, poi presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. Infine presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Inoltre, ha fatto parte del Gruppo 63, rivelandosi un teorico acuto e brillante.
Dal 1959 al 1975 ha lavorato presso la casa editrice Bompiani, come senior editor. Nel 1975 viene nominato professore di Semiotica all’Università di Bologna, dove impianta una vivace e agguerrita scuola. Negli anni 1976-’77 e 1980-’83 ha diretto l’Istituto di Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo, presso l’Università di Bologna.
I suoi saggi spaziano dall’estetica medievale (Il problema dell’estetica in Tommaso d’Aquino, 1956; Arte e bellezza nell’estetica medievale, 1987), alla semiotica (Trattato di semiotica generale, 1975; Semiotica e filosofia del linguaggio, 1983; La ricerca della lingua perfetta, 1993), soffermandosi sui codici della comunicazione artistica (Opera aperta, 1962; Apocalittici e integrati, 1964). Noto per le brillanti inchieste sulla cultura di consumo (Diario minimo, 1963; Il superuomo di massa, 1976; Sette anni di desiderio, 1983; Il secondo diario minimo, 1992), ha ottenuto un successo mondiale con il romanzo Il nome della rosa (Bompiani, 1980, premio Strega), thriller gotico d’ambientazione medievale e conventuale che sviluppa, con lucido razionalismo, la fitta trama di un dibattito ideologico. Più elaborati, nel linguaggio e nella tecnica compositiva, i romanzi successivi (Il pendolo di Foucault, 1988; L’isola del giorno prima, 1994; Baudolino, 2000; La misteriosa fiamma della regina Loana, 2004: tutti Bompiani). Critico verso le concezioni ontologiche dell’interpretazione, ha posto l’accento sulla relazione autore-lettore in diversi scritti: La struttura assente (1968), Lector in fabula (1979), I limiti dell’interpretazione (1990), Sei passeggiate nei boschi narrativi (1994, ciclo di conferenze tenuto alla Harvard University nel 1993), Tra menzogna e ironia (1998), Sulla letteratura (2002). Si ricordano inoltre: La definizione dell’arte (1968), Le forme del contenuto (1971), Sugli specchi e altri saggi (1985), Kant e l’ornitorinco (1997), Storia della bellezza (2004), A passo di gambero (2006) e la felice traduzione dei funambolici Esercizi di stile (1983) di R.Queneau.
Tra i suoi ultimi libri: il romanzo Il cimitero di Praga (2010), la raccolta di saggi Costruire il nemico (2011), Storia delle terre e dei luoghi leggendari (2013), Numero Zero (2015), Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida (2016).
Umberto Eco è stato uno dei favoriti per l’assegnazione del premio Nobel per la Letteraura (dall’Enciclopedia della Letteratura – Garzanti).

 

DETTAGLI

Editore: Bompiani

Collana: Vintage

Anno edizione: 2013

Pagine: 478

Formato: illustrato, rilegato

ISBN: 9788845277580

 

 

 

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