E LUCE SIA Anthony McCarten

Quello che desiderava era rendere il futuro disponibile adesso. Subito!

e luce siaL’inventore americano Thomas Alva Edison è il protagonista del nuovo romanzo di Anthony McCarten,  E luce sia, pubblicato da Frassinelli, nella traduzione di Paola D’Accardi.

Siamo in piena Gilded Age, un periodo nella storia degli Stati Uniti, che va dal 1870 al 1900, caratterizzato da una rapida crescita economica e da una grande espansione dell’industrializzazione, anche se ancora povertà e diseguaglianze fanno da padrona ed è in questo clima che si inserisce il nuovo romanzo di Anthony McCarten.

Thomas Alva Edison, un uomo da ottanta decibel, detiene più di un migliaio di brevetti: oltre quello della lampadina e del fonografo, anche di oggetti che oggi sono considerati punti di riferimento di tutti i giorni, quali il registratore e il telefono. Sempre più desideroso di rispondere alle centinaia di domande che si pone sulla natura delle cose, Edison sa di essere completamente al verde; in suo aiuto accorre J.P. Morgan, banchiere e mago dell’alta finanza: con un’offerta di denaro quasi illimitato, vuole che si “combinino” per illuminare l’America ed “elettrificare” il mondo intero, rivoluzionando il sistema in cui si fanno affari. Affascinato dalla visione illuminante di Morgan, Edison accetta. Ma si troverà coinvolto in quella che storicamente è ricordata come la Guerra delle correnti, una competizione al cui centro sta la corrente elettrica, da una parte quella continua di Edison e dall’altra quella alternata, promossa da George Westinghouse, risultato di un esperimento portato avanti da ex assistente dell’inventore, Nikola Tesla.

Sempre più invischiato nella vita di Morgan, trascinato in un mondo fatto di affari, in cui Edison non si sente a proprio agio, si lascia comunque conquistare dai privilegi e dal potere, dove il dovere e il desiderio, la fede e l’immortalità sono in eterno conflitto e minacciano la stessa sopravvivenza spirituale e creativa di Edison. Perché quello che il genio stipula è un patto con il diavolo: se Morgan è sempre più avido dei privilegi che la ricchezza gli garantisce, Edison non si rende conto di essere solo uno strumento per arricchire uomini già ricchi, per rendere più potenti uomini già potenti.

E per capire quanto fosse potente John Pierpont Morgan:

Se quegli zoticoni di inglesi gli negavano i marmi del Partenone, lui aveva comunque la Bibbia di Gutenberg, come pure l’orologio di Napoleone, i primi in folio di Shakespeare, la scatoletta del tabacco da fiuto di Caterina di Russia, le monete di undici dei dodici cesari (quella di Marco Aurelio ancora gli sfuggiva), i taccuini di Leonardo, i gioielli appartenuti alla famiglia de’ Medici, quadri a bizzeffe e statue sufficienti ad allestire una decina di musei.

Così poco alla volta da inventore del futuro, colui che porta la luce, Edison diviene complice nell’invenzione della sedia elettrica, che lo fa precipitare in un tale sconforto da ledere completamente il suo genio creativo e il suo spirito scientifico.

Nella descrizione dell’inventore, McCarten sdoppia il personaggio, suddividendo i capitoli in Edison, il giovane che si affida a J.P. Morgan, convinto di poter aiutare il genere umano con le invenzioni e cultore di una fede indefessa verso la natura e Thomas, il vecchio che in una panchina di una stazione si abbandona ai ricordi, nel tentativo di mettervi ordine e con tanti rimorsi, che gli affollano il cuore. Solo la seconda moglie, Mina Miller, riesce a placare i suoi timori, facendogli notare come la gente lo acclama un genio, apportatore di benessere, al grido “E luce sia. E luce sia”. Un grido questo con il quale si apre la strada all’età moderna e un titolo che fornisce un ritratto dei tempi in cui viviamo, dove l’aspetto speculativo del danaro domina ogni campo, minando qualunque credo e principio.

Quindi, dall’autore de L’ora più buia, un altro romanzo avvincente, dove la descrizione di un’epoca tumultuosa fornisce il ritratto di due uomini che hanno plasmato la storia. L’approccio spietato di Morgan negli affari ha dettato le condizioni per lo sviluppo dell’industria moderna, non solo americana, ma anche mondiale, di come la conosciamo oggi.

Nel descrivere la vita di Edison, McCarten ci mostra un uomo fragile, ma al contempo complesso, dedito alla scienza e poco avvezzo alla vita familiare. Ѐ un autodidatta, che non ha mai approfondito le proprie conoscenze, eppure gli si attribuiscono più di duemila invenzioni, di cui solo alcune brevettate. Infatti, accanto alla lampadina, non meno importante fu la sedia elettrica, a cui Edison si oppose al punto da chiudersi completamente in solitudine, abbandonando tutto e tutti per tre anni. Era un uomo al servizio della gente “la sua religione, fare il bene”, per cui le sue invenzioni servivano a migliorare le condizioni di vita, così la sua coscienza dovette fare i conti, con il proprio genio creativo, nel momento in cui, per dimostrare la fallibilità e la pericolosità della corrente alternata, viene spinto a impiegarla nella sedia elettrica, definita da molti a gran voce “un trionfo di civiltà”.

Un uomo che si era fatto da solo, un eroe della classe operaia, poco istruito, sì, addirittura comune, ma capace di sviluppare invenzioni miracolose semplicemente usando il cervello e lavorano sodo.

McCarten non ha voluto realizzare una biografia di Edison, ha semplicemente lasciato che i ricordi di un vecchio Thomas Edison elaborassero la sua storia, attraverso dei flashback, in una visione quasi verniana; un lavoro di memoria, in cui i lati oscuri e luminosi di una personalità complessa, quella dell’inventore, venissero portati a galla, spinti da una ricostruzione storica legata al ricordo.

Anthony McCarten specifica “Sebbene questa storia sia tratta dalla realtà dei fatti a nostra disposizione, non è stata mia intenzione fornire un resoconto biografico della vita di T.A.E.

Un romanzo questo che scava nella psiche umana e a tratti si mostra spietato nella sua rivelazione. Il lettore si lascia coinvolgere dalla narrazione, che procede come le sequenze di un film, trascinato dalle nuove visioni, di una scena storica passata, ma sempre attuale nella sua modernità.

Questa giornata di ricordi era diventata una giornata per ricordare. Diede quindi inizio a quel gravoso compito, cominciando da una lista, una lista che ricordava, di tutti coloro che aveva ucciso.

 

QUARTA DI COPERTINA

Thomas Edison, genio, scienziato, inventore della lampadina e di un altro migliaio di brevetti, si trova in un momento di difficoltà, che questa volta non sa superare. A mancargli è il denaro, quello che gli serve per le sue ricerche e soprattutto per realizzare i prodotti che ha immaginato. E proprio quando la situazione diventa insostenibile, si presenta alla sua porta chi del denaro ha fatto il proprio mestiere, con lo stesso talento e la stessa dedizione che Thomas mette nell’inventare. J. P. Morgan è famoso in tutta l’America: perché è un banchiere di enorme successo, perché emana un potere quasi assoluto e certamente perché ha una disponibilità di denaro sostanzialmente infinita. Per lui, offrirne una parte a Edison non è che un altro investimento. Per Thomas, è la soluzione a tutti i problemi. Ma quello che il genio stipula è un patto col diavolo: invischiato nella vita privata di Morgan, sempre più avido dei privilegi che la ricchezza gli garantisce, Edison non si rende conto di essere solo uno strumento per arricchire uomini già ricchi, per rendere più potenti uomini già potenti. Finché un giorno, si risveglia dal suo torpore e ascolta la folla. Che reclama a gran voce: Che luce sia! Ancora una volta, come in La teoria del tutto e L’ora più buia, McCarten racconta un personaggio indimenticabile, protagonista di un vero e proprio thriller sul denaro, la corruzione e la morte.

 

Chi è Anthony McCarten?

Scrittore e drammaturgo neozelandese, nel 2015 è stato premiato dalla British Academy of Film and Television Arts per la sceneggiatura di La teoria del tutto, il film sulla vita di Stephen Hawking. Nel 2018 Mondadori ha pubblicato L’ora più buia, sulla figura di Winston Churchill, da cui è stato tratto il film Premio Oscar. L’ultima sceneggiatura di McCarten in ordine di tempo è quella di Bohemian Rhapsody.

 

DETTAGLI

Editore: Frassinelli

Genere: Narrativa moderna e contemporanea

Data di uscita: 29/01/2019

Formato: Brossura

EAN: 9788893420433

Listino: € 17,50

Pagine: 265

 

 

SULLA FIABA

Credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi. 

– Gianni Rodari –

Possiamo affermare, così come sosteneva Novalis, che “Tutto è fiaba”? Probabilmente no, ma possiamo sostenere l’assunto che fiaba è tutto o quasi: fiaba è estrapolazione fantastica in divenire, è creazione, è la perfetta rappresentazione dell’irrealtà nella finzione scenica del sogno. Ed è soprattutto la capacità di rendere vero ciò che non lo sarà mai.

Tuttavia una cosa è certa, di non-verità si tratta, anche se non possiamo parlare d’inganno, o bugia, poiché le fiabe non negano la verità, ma più semplicemente la trasmutano, la trasformano, quasi la trasfigurano, piegano la realtà al volere delle illusioni, facendone sogno, fascinazione e infine incanto.

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Fiabe e Storie. Ediz. Integrale

Scopo della fiabe, così come accade con il mito, è liberare l’uomo dalle paure primordiali, ponendo in essere la sua funzione apotropaica, attraverso la quale i pericoli vengono scongiurati, il male punito e la diversità, solitamente rappresentata come un limite apparente, valorizzata.

E ciò può avvenire solo in quell’ambito atemporale, dove il tempo è fuori dal tempo e all’interno del quale il mondo fanciullesco si trasforma in un’infanzia collettiva e contagiosa. Dove non solo ai bambini, ma anche agli adulti, è concesso di seppellire incubi, inquietudini e insicurezze, riuscendo a placare qualunque fobia.

Quindi, per quanto affermato finora, possiamo dire che ascoltare o leggere una fiaba permette di metabolizzare le angosce, rendendole pensabili e quindi superabili.

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Fiabe italiane

Di contro, narrare fiabe significa abbandonarsi a un apparente nonsense, per concedere agli uomini di essere  re, orchi, nani e negando qualunque logica si imponga nella razionale esistenza.

Solo così all’io fanciullesco è concesso tutto e al contempo di essere tutto.

Come ha mostrato Italo Calvino, con la sua raccolta Fiabe Italiane (Oscar Mondadori), i costrutti fiabeschi per lo più si sviluppano in ambito regionale, o addirittura provinciale. Essi sono la memoria popolare, la Storia che si lascia narrare, talvolta rivisitata e all’occorrenza studiata.

Le fiabe sono quella strada che conduce alle origini della memoria psichica umana.

Io credo questo: le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna.

– Dall’introduzione di Italo Calvino a Fiabe Italiane, edite da Einaudi nel novembre del 1956 –

LA COMPAGNIA DELLE ILLUSIONI Enrico Ianniello

La bellezza della vita si può coniugare solo al presente, con una bella è con l’accento, colorata e squillante; se no la vita si chiama rimpianto o recriminazione, quattro inutili spicci di cui sono gonfi i borsellini degli infelici. illusioni

Ci sono romanzi capaci di suscitare grande coinvolgimento, al punto da attraversarti la mente, anche dopo averne completato la lettura, così La Compagnia delle Illusioni, di Enrico Ianniello, che punta dritto al cuore.

Enrico Ianniello è uno scrittore brillante, dalla penna virtuosa, che nel 2015 si affaccia sulla scena letteraria pubblicando il suo primo romanzo pluripremiato, La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin, edito da Feltrinelli Editore, con il secondo romanzo, La Compagnia delle Illusioni, sempre con Feltrinelli Editore, non fa altro che confermare le sue doti di grande narratore, con uno stile poetico e coinvolgente.

Il protagonista, Antonio Morra, è un quarantottenne appagato da una vita quasi perfetta, che divide con la compagna Lea, in dolce attesa di una bambina e con la quale si dedica alla comune passione per la recitazione, che gli ha permesso di ricoprire un ruolo, in una serie televisiva, procurandogli una certa notorietà. Eppure quando il lettore comincia il racconto, tutto questo si è concluso da tempo, dato che Lea muore in un incidente, distruggendo ogni aspettativa di vita.

Così nel suo doversi dolorosamente reinventare, il protagonista comincia, con scarso entusiasmo, a dirigere una compagnia amatoriale, la Compagnia dei Sorrisi, messa su da cinque dentisti appassionati di teatro, che offrono ai propri pazienti biglietti gratis per le rappresentazioni e “ai pazienti più dotati, cioè quelli che spendono di più, o alle amanti di turno, offrono pure un ruolo”. Ed essendo in debito, il dentista di Antonio Morra decide di compensare offrendogli la parte da regista tuttofare, regolarmente stipendiato.

La sua vita però cambia nel momento in cui incontra Zia Maggie, che gli offre un misterioso lavoro, fare parte di una compagnia segreta, la Compagnia delle Illusioni, dove gli attori una volta ingaggiati non si limitano a ricoprire un ruolo, ma con il loro intervento diventano parte attiva nel cambiare la realtà, in base alle esigenze del committente. Unico dovere, oltre alla segretezza, trovarsi un soprannome da utilizzare durante l’ingaggio, quello di Antonio è ‘O Mollusco.

Allora pensai che ‘O Mollusco era veramente il nome da battaglia giusto per me. Perché avevo una personalità scivolosa, senza capo né coda, una personalità umida e vischiosa: la personalità pelosa di una cozza.

Con questa opportunità, ‘O Mollusco può indossare diverse maschere, con cui si identifica, per dare un senso alla propria esistenza, sarà l’interprete di mille ruoli diversi: un poliziotto in borghese, il proprietario di un ristorante, un fidanzato addolorato a un funerale e altri ancora. Ma la conversazione epistolare che continua a intrattenere con Lea, non fa altro che spingerlo sempre in dietro, in un passato sepolto.

Eppure, anche se può fingere di essere chi vuole, in fondo funzionano così le illusioni, i problemi sorgono nel momento in cui la vita lo obbliga a essere se stesso e Antonio ricomincia a vivere, prendendo coscienza di sé, solo quando incontrerà Beatrice, una barista di venticinque anni, che gli permetterà di mettere a fuoco la propria esistenza, proiettandolo in un futuro fatto di nuove possibilità e di maggiore autonomia.

La Compagnia delle Illusioni si traveste di una realtà che, se pur inficiata dalle illusioni, come tale sa essere cruda e vera, il lieto fine solo alle fiabe.

Il fiore dell’illusione produce il frutto della realtà.

Quindi un romanzo intenso, ricco di colpi di scena, dove la finzione viene portata alle estreme conseguenze, perché “la conseguenza estrema della finzione è la verità”. E sono i personaggi, tutti straordinari, a cui Ianniello dà vita, a trascinare il lettore in un mondo surreale, con situazioni che di volta in volta, in un’ambientazione spesso grottesca, si fanno comiche, poetiche e a tratti commoventi. Indimenticabile mamma Rossella, con il suo atteggiamento discreto, ma sempre protettivo, che si riassume in una semplice frase: “C’è qualcosa che non so?”, Beatrice, parte in causa di una messa in scena e la stessa Zia Maggie, donna dai mille volti e tessitrice di illusioni.

Così durante la lettura, si rimane coinvolti in un vortice di emozioni, in grado di modificarsi a ogni cambio di scena.

Il lessico del romanzo arricchisce ulteriormente la trama, ben miscelato tra virtuosismi lessicali, dialetto napoletano, espressioni popolari, modi di dire, il tutto accompagnato da una vena poetica, che rimarrà nel cuore del lettore, anche dopo averne concluso la lettura. Infatti lo stile poetico dell’autore, accompagnato comunque da un pizzico d’ironia, coinvolgendo, avvince.

Inoltre, Enrico Ianniello fa convergere nella narrazione la propria esperienza di attore e costruisce la trama attraverso una struttura romanzata di quel mondo a cui appartiene, infatti l’autore è anche attore e regista, noto al pubblico come il Commissario Nappi, nella fortunata serie Un passo dal cielo.

Quindi una storia che racchiude in sé tante storie e un personaggio che si trasforma in mille altri, per ritrovare se stesso.

Inoltre, crisi dell’identità, umorismo, il bisogno di essere altro da sé, la rappresentazione delle illusioni come chiave di lettura di una realtà altrimenti incomprensibile, gli stessi personaggi, grotteschi, caricaturali, bisognosi di riscatto da una vita dolorosa e sempre capaci di essere uno, nessuno e comunque centomila, sono tutti elementi comuni e riconducibili a Pirandello.

E come accade con Pirandello, anche in Enrico Ianniello il grottesco incanta, funziona e stupisce.

Credo che tu abbia molte anime. Ti auguro di conservarle sempre in armonia tra loro. Altrimenti faranno la rivoluzione contro di te e vinceranno.

 

QUARTA DI COPERTINA

Per lavorare nella Compagnia delle Illusioni un nome in codice è indispensabile, e quello di Antonio Morra è il più bello di tutti: ’O Mollusco.

Dopo una carriera d’attore con un solo ruolo importante – il portiere impiccione della serie tv Tutti a casa Baselice –, a quasi cinquant’anni Antonio Morra vive con la madre e la sorella Maria a Napoli, dove si arrangia dirigendo uno sfizioso gruppetto teatrale amatoriale. Il ragazzo di un tempo, pieno di sogni e forza di volontà, si è trasformato a causa di un terribile evento in un uomo senza capo né coda: perfetto dunque per la misteriosa Zia Maggie, che lo ha attirato nella potente rete segreta della Compagnia delle Illusioni. Così Antonio è diventato ’O Mollusco: l’interprete di mille ruoli diversi che gli permettono di influire sulle vite altrui fino a mutare la realtà, perché “le persone non vedono ciò che è vero, ma rendono vero quello che desiderano vedere”. E solo quando l’illusione avrà sovvertito anche la sua vita, Antonio potrà ritrovarsi. In fondo, come recita una delle regole della Compagnia, “la conseguenza estrema della finzione è la verità”.

Dopo lo straordinario esordio con La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin (Premio Campiello Opera Prima 2015), Enrico Ianniello – una delle voci più sorprendenti del panorama letterario italiano – ci rende spettatori attivi di una commedia agrodolce, ricca di svolte inaspettate.

 

Chi è Enrico Ianniello?

Enrico Ianniello (Caserta, 1970) è un attore, regista e traduttore. Ha lavorato a lungo nella compagnia di Toni Servillo. Dal catalano ha tradotto le opere di Pau Miró, Jordi Galceran, Sergi Belbel. Al cinema ha lavorato con Nanni Moretti, in televisione è il commissario Nappi della serie “Un passo dal cielo”. La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin (Feltrinelli, 2015), il suo primo romanzo, ha vinto il Premio Campiello Opera Prima 2015 e diversi altri premi, tra cui Il premio John Fante Opera prima 2015, il Premio Cuneo 2015 e il premio Selezione Bancarella 2015. Per Feltrinelli ha pubblicato anche, nella collana digitale Zoom Flash, Appocundría (2016) e il romanzo La Compagnia delle Illusioni (2019).

 

DETTAGLI

Autore: Enrico Ianniello

Editore: Feltrinelli Editore

Data d’uscita: gennaio, 2019

Collana: I Narratori

Pagine: 272

Prezzo: 17,00 €

ISBN: 9788807033261

Genere: Narrativa