I TRASGRESSIONISTI Giorgio De Maria

I trasgressionisti erano lì, accovacciati in semicerchio, di fronte a un uomo che pareva dominarli con la forza concentrata dello sguardo, un uomo col naso aquilino e i lineamenti ben marcati, che ben riconoscevo.

IMG_20200530_165342.pngIl 2 aprile Frassinelli fa uscire i Trasgressionisti, il primo romanzo dell’autore italiano Giorgio De Maria, del quale aveva già editato la sua opera più importante, il quarto e ultimo libro, Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo; con il suo titolo dall’eco rinascimentale, ne diede i natali nel 1977 una piccola casa editrice milanese, Il Formichiere.

Giorgio De Maria è stato un artista eclettico, diviso tra musica, teatro e letteratura; nato e vissuto a Torino, è morto dimenticato nel 2009, in completa solitudine e povertà, quindi tumulato a Nole, in una tomba che neppure reca il suo nome. A distanza di cinquantun anni, Frassinelli ripropone i Tragressionisti, di cui si deve a Mondadori la prima pubblicazione, avvenuta nel 1968.

Per comprendere i Trasgressionisti, bisogna inquadrare l’opera alla luce del periodo in cui venne posta in essere: era il 1968, anno contrassegnato da movimenti socio culturali, formati da gruppi socialmente eterogenei di operai, studenti ed etnie minoritarie che, in aggregazione spontanea, contestavano le scelte socio-politiche del tempo. Trasgredire diviene quasi un obbligo.

Il protagonista è un uomo mai chiamato per nome durante la narrazione, quindi una persona qualunque, il quale è in procinto di sposare la fidanzata Liliana. Un giorno, un amico lo invita a osservare una scena insolita: un uomo alto e magro, dal naso aquilino, “camminava raso alle vetrine e la sua spalla destra era leggermente abbassata” entra in un negozio di articoli sportivi molto affollato, si mette in coda alla cassa e con il commesso si guardano senza aprire bocca, lasciando che “attorno a loro vibra l’impazienza dei clienti e l’affannata premura di chi li serve”. Attuando in tal modo una delle esercitazioni propedeutiche dei Trasgressionisti, espletata con un atto eversivo e fuori dalla norma.

Con questa visione, che continua a tormentarlo, il protagonista incuriosito viene spinto a conoscere quella che di fatto è la setta dei Trasgressionisti, i quali guidati da un Maestro, che ne affina le capacità attraverso una preparazione ben precisa, si riuniscono due volte a settimana, per essere preparati a compiere il Grande Salto, obiettivo e fine ultimo della setta.

La storia si svolge in una Torino magica e metafisica ed è in Via Botero che i trasgressionisti si radunano in una stanza nascosta all’interno di un locale, dove si suona musica jazz.

Via Botero è una via stretta stretta e veramente buia. I gatti vi si perdono se si arrischiano a percorrerla dalle nove in su. Vi potrebbe succedere di tutto: cori angelici, deflorazioni, duelli con la scimitarra, e anche qualche fucilazione all’alba contro un muro in uno spiazzo dove un tempo doveva esserci una casa.

Ribellandosi alle convenzioni, che inchiodano gli individui al comune senso del dovere, i Trasgressionisti acquisiscono quel tipo di mentalità eversiva, che permette loro di poter fare qualunque cosa, e al contempo di trovare il coraggio a compiere il Grande Salto, quindi la più grande delle trasgressioni. Solo così riescono a sfidare il comune senso del dovere e dell’onore, a sovvertire le consuetudini, l’ordine sociale, il potere costituito, per rinascere uomini completamente liberi da qualunque condizionamento sociale, politico e culturale.

L’intero racconto procede per gradi: dalla conoscenza della setta da parte del protagonista, fino al raggiungimento del suo scopo, che si snoda attraverso un percorso allucinato, in un’atmosfera misteriosa, quasi sospesa in una dimensione priva di spazio e tempo, che tiene il lettore inchiodato sino all’ultima pagina. Il finale lascia agghiacciati, in una Torino dove aleggia il fantasma di un piano ordito da un potere occulto, che manderà fuori di testa il lettore, trascinato da un senso di angoscia, dovuto al clima da esperimento psicosociale che si viene a creare, quasi ai limiti del cinismo.

Come mi accorgevo di non ritrovarmi più in una sperduta galassia, ma nei luoghi che mi avevano visto crescere e mutare, anno dopo anno fino a quando non avevo assunto forma d’uomo! In ogni fossato c’era almeno una piccola traccia di me stesso; fossi sceso a frugare nei rigagnoli non sarei tornato a mani vuote, sarei stato il fortunato archeologo del mio passato.

Nella costruzione di situazioni paradossali, capaci di generare angoscia, Giorgio De Maria si ispira a Kafka, anche per sua stessa ammissione, attingendo dal grottesco e dal surreale; infatti con i Tragressionisti propone una situazione, che si intreccia fino a stringere il protagonista in gangli da cui è impossibile fuggire.

Autore tra il Bizarro Fiction e il New Weird, con i Trasgressionisti Giorgio De Maria rivela al lettore la sua anima di scrittore esistenzialista, strutturando così un racconto interessante, geniale, dalla situazione indefinibile, bizzarra e dalle atmosfere rarefatte ai limiti dell’onirico, che apparentemente non lascia spazio alla speranza.

Ero capitato in una stanza disadorna e silenziosa, pallidamente illuminata da candele e pervasa da fumosi aromi. Erano quei silenzi profondi e abbandonati che paiono perdersi alle origini del mondo ed espellere con forza coloro che non se ne sentono partecipi.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Prossimo al matrimonio e spronato da un amico, l’anonimo protagonista del romanzo decide di aderire ai Trasgressionisti; come suggerisce il nome, questa setta si propone, attraverso trasgressioni man mano sempre più eversive, di sovvertire le consuetudini, l’ordine sociale, il potere costituito e l’egemonia del pensiero dominante. Riuscirà il nostro antieroe a sfuggire alle nozze abbandonando la sposa all’altare? Avrà il coraggio di varare una nuova esistenza all’insegna di piccole e grandi ribellioni? La risposta agli interrogativi sarà svelata in questo stesso libro, ma solo alla fine, quindi meglio non sbirciare o barare sfogliando veloci le pagine, anche se forse sarebbe abbastanza trasgressivo. Dopo il successo postumo di Le venti giornate di Torino, long-seller internazionale dall’incredibile fortuna, Giorgio De Maria torna con un’opera di nuovo ripescata da un ingiusto oblio, sempre ambientata a Torino e sempre con un protagonista senza nome, ancora una volta premonitrice, spiazzante, oscura, ironica ai limiti del cinismo. Se Le venti giornate è stato a buona ragione definito «l’unico, autentico romanzo maledetto italiano», I Trasgressionisti è un manuale sulla disobbedienza come regola di vita, perfidamente originale e allo stesso tempo alla stregua di classici moderni come Lo straniero, Fight Club e Trainspotting.
Giovanni Arduino

 

Chi è Giorgio De Maria

Giorgio De Maria è nato nel 1924 a Torino. È stato critico teatrale per l’Unità torinese dal 1958 al 1965. Nel 1958 ha fatto parte con Liberovici, Straniero, Calvino, Fortini e Amodei del gruppo «Cantacronache» per il rinnovamento della canzone italiana. Ha pubblicato, tra l’altro, Le canzoni della cattiva coscienza (1964, in collaborazione con Eco, Straniero, Liberovici e Jona) e i romanzi I trasgressionisti (1968), I dorsi dei bufali (1973), La morte segreta di Josif Giugasvili (1976). Le venti giornate di Torino uscì per le edizioni Il Formichiere nel 1977. In seguito Giorgio De Maria non ha più pubblicato nulla, ed è morto nel 2009.

 

DETTAGLI

Autore: Giorgio De Maria

Editore: Frassinelli

Data uscita: 2 aprile 2019

Listino: € 15,00

Pagine: 120

EAN: 9788893420525

 

 

 

 

 

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