OMBRE GIAPPONESI Lafcadio Hearn

Incuriosita dal titolo, ricevuto successivamente in regalo, suggerito su Into The Read e completata la lettura diluendola nel tempo, Ombre giapponesi è un volume molto interessante, per struttura e contenuto; il suo autore, Lafcadio Hearn, ha il merito di aver saputo cogliere l’anima fantastica e misteriosa del Sol Levante, durante i suoi 14 anni di permanenza in terra nipponica.

giapPatrick Lafcadio Hearn giunse in Giappone a conclusione del lungo periodo di isolamento a cui il Paese era stato condannato dalla dinastia Edo (1603–1868), riuscendo a raccontare il Giappone del periodo Meiji, nel momento di apertura verso l’Occidente; il risultato è Ombre giapponesi, edito da Adelphi, nella collana Piccola Biblioteca Adelphi e pubblicato in un volume, curato da Ottavio Fatica (sua la postfazione), con un saggio del drammaturgo Hugo von Hofmannsthal. Il volume, articolato in 304 pagine, può essere considerato una nuova mitologia del fantastico, ispirata a racconti della tradizione giapponese, legata a leggende e storie di fantasmi, là dove affondano le radici dell’horror nipponico.

Il forestiero, l’immigrato che tanto amava il Giappone. Forse l’unico europeo che abbia veramente conosciuto e amato quella terra. Non con l’amore dell’esteta o la passione dello studioso, ma con un sentimento più intenso, più raro e completo: con l’amore di chi prende parte alla vita interiore del paese. [Lafcadio Hearn ha raccontato] l’antico Giappone che continua a vivere nei giardini segreti, nelle impenetrabili dimore dei gran signori e nei più remoti villaggi con i loro piccoli templi; e il nuovo Giappone, percorso dalla ferrovia e pervaso dalle febbri d’Europa… (Hugo von Hofmannsthal)

Tuttavia il lettore non si troverà in presenza di una semplice catalogazione di creature fantastiche, Hearn ha operato un lavoro di riscrittura, filtrato attraverso il suo personalissimo gusto. Infatti, era la moglie Koizumi Setsu a narrare le storie della tradizione all’autore, il quale le riscriveva, aggiungendo il proprio tocco personale ed è proprio per questo motivo che i commenti di Hearn sui fatti narrati, non fanno altro che mettere in evidenza le differenti mentalità tra occidente e oriente.

“Per la mentalità occidentale” risposi “Shinzaburō è un essere spregevole. Tra me e me l’ho paragonato ai veri innamorati della nostra antica letteratura popolare. Costoro erano fin troppo felici di seguire l’amata morta nella tomba; e sì che, essendo cristiani, credevano di avere una sola vita da godere a questo mondo.”

Divinità maligne, spiriti, folletti, animali umanizzati e fantasmi incontrano donne intrepide, preti, nobili fanciulle, taglialegna permettendo alla magia di attraversare tutta la raccolta, dove teste mozzate, fiumi di sangue, cervelli polverizzato si combinano, dando vita a novelle bellissime, descritte con garbo e delicatezza, anche là dove il racconto si fa cupo e a tratti mostruoso.

“Ah! Avrei dovuto sospettare una cosa del genere!” Esclamò il dottore. “Nulla al mondo avrebbe potuto salvarlo. Non è il primo che quella ha distrutto”.

“Chi – o che cosa – è quella?” domandò l’ashigaru “una Donna-Volpe?”

“No; è dai tempi antichi che infesta questo fiume. Le piace il sangue dei giovani.”

Lafcadio Hearn ebbe una vita molto avventurosa: visse in Francia, in Inghilterra e negli Stati Uniti, ma nacque in Grecia nel 1850, nell’isola di Leucade, da padre irlandese, un medico e madre greca; affidato a una zia, studiò a Londra ma venne mandato a Cincinnati, in Ohio, con un biglietto di sola andata per essere buttato fuori di casa dai parenti americani. Divenne tipografo, correttore di bozze, un eccellente traduttore e un brillante cronista, occupandosi un po’ di tutto: cronaca nera, recensioni e persino di vignette.

Ammiratore di Edgard Allan Poe, il suo stile affascinava il lettore per via della sua propensione al fantastico.

Si finanziò il viaggio in Giappone, luogo perfetto per la sua anima inquieta, scrivendo reportage, libri, articoli e facendo traduzioni, dopo essersi trasferito a Philadelphia. Sbarcato a Yokohama, nell’aprile 1890, fu stregato dalla natura dell’arcipelago, si spinse fino la feudale Matsue e in altre località sperdute e fu il primo occidentale a entrare nel più antico santuario shintoista.

Sposò la figlia di un ex samurai giapponese, ne prese il cognome, Koizumi, a cui aggiunse Yakumo. In quattordici anni, scrisse dodici libri dedicati al folklore nipponico, alle sue credenze e leggende. Da qui la silloge, 39 racconti, di Ombre giapponesi che esplora l’ignoto, l’amore predestinato, la superstizione popolare, la conoscenza e la non conoscenza, la fede nel divino, il virtuosismo esistenziale. Tutti racconti particolari nel  loro genere e vivaci nell’alternare il macabro allo struggente, il malinconico al divertente.

Spettri, spiritelli, preti, pescatori, gatti che prendono vita da un foglio di carta, samurai e daymyō, apparizioni, tradimenti e metamorfosi, come nel racconto L’anima di una Peonia, il cui amore di una nobile signora per le peonie fa sì che l’anima di uno di questi fiori diventi una bellissima ragazza; e ancora fantasmi che si aggirano per i villaggi, per dimore principesche e umili case, sono messi in scena da Hearn per scatenare visioni e invadere i sogni, delineando paure ancestrali e rivelando desideri eterni. Ed è così che l’autore entra nel Kokoro, il cuore della gente, “pensa con i loro pensieri”, cogliendo a pieno tutta la bellezza del Giappone, più degli stessi giapponesi.

Hearn ha uno stile aggraziato, delicato, semplice, la sua scrittura si fa lieve, quasi a delineare un dipinto; Tiziano Terzani lo definì l’uomo che inventò il Giappone, quel mondo impenetrabile e misterioso di cui, con la scrittura, ne raccontò delle sue ombre a tutto l’Occidente.

Hagiwara Sama subiva le conseguenze di un karma sventurato; e il suo servitore era un uomo malvagio. Quanto è capitato a Hagiwara Sama era inevitabile – il suo destino era stato stabilito molto tempo prima della sua ultima nascita. Sarà meglio per voi non lasciarvi turbare l’animo dall’accaduto.

 

 QUARTA DI COPERTINA

«Darei non so che cosa per essere un Colombo letterario, per scoprire un’America Romantica in qualche regione delle Indie Occidentali, del Nordafrica o dell’Oriente dove i comuni cristiani non amano andare!» scriveva Lafcadio Hearn. Sin dall’inizio, del resto, la vita lo aveva passo dopo passo indirizzato a questo scopo. Alla fine dell’Ottocento il Giappone, pur aperto ai commerci con l’Occidente da mezzo secolo, rimaneva un mistero, e Lafcadio Hearn, «nomade civilizzato», si imbarca per scrivere un libro-reportage sul paese. Nato in Grecia, cresciuto in Irlanda, Francia e Inghilterra, vissuto in America un ventennio, celebre per i pezzi di cronaca nera e di squisita, insolita erudizione, è la persona più adatta. Ha sapienza proteiforme e «partecipazione animica», il segreto del grande interprete. Ed è il primo a cogliere il volatile incanto del Paese degli Dei, dove resterà sino alla morte. Naturalizzato giapponese, sposa la figlia di un samurai e prende il nome di Koizumi Yakumo. Fa di più: «pensa con i loro pensieri» e accede al kokoro, al cuore della gente. Miracolo d’innesto, assolve il delicato compito di catturare la bellezza dell’antico Nippon nel momento cruciale che precede la sua sparizione. Riporta alla luce antichi racconti orali e testi classici, facendo riscoprire anche ai nativi capolavori tuttora letti e amati. Come Andersen e i fratelli Grimm, Lafcadio Hearn è più una letteratura che un autore. Sono qui raccolti i testi narrativi sparsi nei suoi volumetti miscellanei: racconti per lo più a sfondo fantastico, pieni di atroci vendette di fantasmi – che si manifestano come insetti, ragni, rane, salici, peonie –, di mogli abbandonate, ma anche di pietose riconciliazioni fra due mondi separati dalla sottile membrana di un fusuma.

 

DETTAGLI

Autore: Lafcadio Hearn

Titolo:Ombre giapponesi

Editore: Adelphi

Collana: Piccola Biblioteca Adelphi

Data uscita: 15 maggio 2018

Formato: Brossura

Pagine: 302

Prezzo: € 15,00

ISBN: 9788845932694

 

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