LA GUERRA DI ROMAIN GARY Laurent Seksik

Convinto del potere soprannaturale delle sue preghiere, adesso ogni sera, nel silenzio della sua stanza, si rivolgeva all’Eterno: “Mio Dio, Signore di Abramo, d’Isacco, di Giacobbe e di Aronne, fa’ che mio padre Arieh Kacew Cohen torni fra i suoi, che mia madre ritrovi il sorriso, che il mio destino si conformi a quello di tutti i figli, che i nostri tormenti abbiano fine e la vita torni a essere dolce. Amen.”

IMG_20200530_165324.pngUn padre non lo si può inventare, ma reinventare sì, esattamente per come lo si desidera e questo è ciò che fece uno dei più grandi scrittori del Novecento, Romain Gary, pseudonimo di Roman Kacew, di cui ci racconta in modo magistrale lo scrittore francese Laurent Seksik nel suo ultimo romanzo La guerra di Romain Gary, uscito in Italia il 30 aprile, in edizione Frassinelli.

L’autore, senza voler delineare una biografia, in un racconto romanzato, ci mostra quelle che furono le due giornate fondamentali nella vita di Roman Gary, nel periodo in cui ancora vive a Vilna, in Lituania, con la madre Nina, mettendo in evidenza le ragioni da cui scaturirono i tratti salienti, che hanno contraddistinto la sua personalità. Il libro, suddiviso in tre parti, scorre davanti agli occhi del lettore nello stesso modo in cui potrebbe scorrere un film, riportando in dietro nel tempo con le sue ambientazioni e descrizioni.

La prima parte è dedicata alla giornata del 26 gennaio 1925, mentre la seconda ci racconta il giorno successivo; l’epilogo mostra cosa accadde a Vilna e ai suoi abitanti, diciotto anni dopo.

All’inizio della narrazione Roman è un bambino di soli dieci anni, che ha subito la separazione dei genitori, con tutte quelle elaborazioni psicologiche tipiche di un bambino della sua età, infatti addolorato dalla scelta del padre di abbandonarli per rimanere con la propria amante, pensa che la colpa di tutto sia sua, pur nutrendo nel proprio cuore la speranza di una riconciliazione familiare, con il pentimento e il conseguenziale ritorno del padre.

Ma quando prenderà coscienza dell’imponderabilità degli eventi, pur amando profondamente il padre, tanto da volerlo addirittura emulare nel lavoro di pellicciaio, lascia Vilna, salvando se stesso e la madre.

Nina, la madre di Roman, è una donna apparentemente fragile: abbandonata dal marito, ha perso il figlio maggiore e gestisce un’attività sull’orlo del fallimento, eppure ha un sogno nel cassetto, lasciare la Gerusalemme della Lituania, per trasferirsi con Roman a Parigi, dove spera di svolgere con maggiore successo il suo lavoro di modista. Niente più la trattiene a Vilna.

Lei voleva vedere la luce, finalmente. Sognava di andare nel Sud della Francia, là dove, aveva letto, il sole splendeva tutto l’anno, l’inverno era mite, il cielo azzurro e il mare sempre calmo.

Prima della seconda guerra mondiale, Vilna era popolata da 60.000 ebrei, tanto da essere soprannominata la Gerusalemme del nord, la Gerusalemme della Lituania, con lo scoppio della guerra si trasformerà in uno dei maggiori ghetti nazisti, istituiti dal Terzo Reich nei territori occupati del Reichskommissariat Ostland.

E proprio durante l’occupazione nazista della Lituania, l’intera popolazione ebraica fu confinata nel centro della città di Vilna; Himmler, comandante della polizia e delle forze di sicurezza del Terzo Reich, voleva la Lituania Judenfrei, libera da ebrei. Poche migliaia di persone, tra le decine di migliaia confinate nel ghetto, sopravvissero all’Olocausto. La maggior parte di loro fu deportata nei campi di concentramento di Treblinka, Sobibor e Auschwitz.

L’ufficiale dovette convenire. Adesso, tutto era più agevole. Fine delle vie crucis sui sentieri del bosco. Basta con le pallottole, basta con le mitraglie. Si raggruppavano gli ebrei alla stazione. Si riempivano i convogli. Si chiudevano i portelloni dei carri bestiame. Il treno correva sui binari fino a destinazione.

Tutti i personaggi che animano La guerra di Romain Gary sono ben delineati, ognuno con un suo tratto caratteriale ben preciso: gli amici di Roman, i suoi genitori, gli abitanti del ghetto, tutti con un proprio bagaglio esistenziale, tutti accomunati dallo stesso destino: Yankel Grumbaum, Saša Golberg, Ethel Suszynski, il rabbino Abraham Ginzburg, Maša Weiter figlia del poeta Aron Weiter, Ephraim Shlomovitz, Hermann Freizskin.

Tutti conosceranno un destino simile, uomini, donne, bambini, vecchi, soltanto diciotto anni più tardi. Sessantamila anime sterminate. Tutto ciò che Vilna contava di ebraico.

I temi trattati nel corso della narrazione fanno di una storia passata un racconto moderno, infatti la separazione dei genitori di Roman, l’odio razziale con al centro l’antisemitismo, i pogrom, il bisogno di riscatto da una vita di miseria sono tutte tematiche purtroppo sempre attuali.

Ed è così che Laurent Seksik, con una prosa struggente, riporta in vita una pagina di storia individuale e collettiva, utilizzando un linguaggio evocativo e al contempo potente, ancor più valorizzato dalle scelte linguistiche e quindi dalla traduzione di Francesco Bruno.

E a conclusione un epilogo, a diciotto anni di distanza dalle due giornate principali, che pone fine ai destini di coloro che sfiorarono o coinvolsero direttamente la vita di Roman, mostrando chiaramente quelle che furono le sorti degli abitanti del ghetto, ma soprattutto rivelando la triste sorte a cui andrà incontro Arieh Kacew con la seconda moglie, Frida Bojarski e i due figli.

Infatti, in un dialogo con l’ufficiale in capo delle SS, Arieh Kacew palesando il proprio sollievo nell’aver saputo quella che è stata la sorte di Roman, dopo aver abbandonato il ghetto di Vilna con la madre, decreterà la sua condanna a morte:

A Vilna ho incontrato un tale che aveva avuto sue notizie da un membro del governo polacco in esilio. Quell’uomo mi ha spiegato che Roman è un soldato della Francia libera.

Lasciando Vilna, Roman riuscì a salvarsi per diventare uno dei più grandi personaggi della letteratura mondiale, un artista, un cineasta, uno dei più importanti pensatori del Novecento, prendendo in mano le redini di quel destino che una zingara, durante una giornata di fuga da casa, gli aveva già rivelato:

Vedo giorni terribili”

“Terribili?”

“Vedo la morte…”

“La morte!”

“La morte che falcia intorno a te. Ovunque, senza posa, una morte immensa e brutale, una morte come non l’ho mai vista.”

“Devo morire?”

“La dove guardo tu non muori.”

Quella morte e distruzione che solo con il termine pogrom si riesce bene a rappresentare e che il nazismo volle trasformare in una forma di culto, come sottolinea l’ufficiale delle SS ad Arieh Kacew:

“Guarda il mio distintivo, Kacew, il distintivo delle SS. Noi abbiamo il culto della morte. Dunque, non cercare di impietosirmi, Kacew!”

E ancora la zingara a Roman:

“Vedo luce.”

“Luce?”

“Una luce immensa, grande quasi quanto la morte.”

Ѐ la luce brillante di quella vita straordinaria che attendeva il protagonista, di quel destino che fece di un Litvak, di un piccolo ebreo lituano, di soli 10 anni, di nome Roman Kacew, il grande Romain Gary.

Romain Gary morirà suicida il 2 dicembre 1980 a Parigi.

 

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Prima di inventare i suoi alter ego, prima di scrivere i romanzi migliori della sua generazione, prima di cucirsi addosso una vita da leggenda, Romain Gary aveva inventato l’unica cosa che aveva perso per sempre: un padre. È la fine di gennaio del 1925, a Vilna, e Roman Kacew è un bambino di dieci anni, gracile ma pieno di vita, che guarda il mondo disperato degli adulti con stupore e senso di attesa. Che cosa succederà alla mamma Nina? Lei ha perso il lavoro di modista, il marito l’ha lasciata per un’altra, i creditori le stanno portando via tutto e sente che quella città, e specialmente il ghetto ebraico che tutti chiamano la Gerusalemme del nord, le sta stretta. Il suo sogno è partire per Parigi, dove forse qualcuno vorrà ancora i suoi bellissimi cappelli. Il suo sogno è partire con Roman, il figlio amatissimo, l’unico affetto che le rimane. E che cosa succederà al padre Arieh, che vive già con l’altra e non ha un lavoro stabile per provvedere a nessuno? Roman non lo sa e allora fa quello che farebbe qualunque bambino: inventa una storia. Scrive la leggenda di un padre famoso, da portare con sé nel suo viaggio verso un’esistenza tutta nuova. Quella che trasforma il piccolo Roman nel grande Romain Gary, l’autore di uno dei libri più belli della letteratura francese. La vita davanti a sé. Come già ne Il caso Eduard Einstein (Frassinelli, 2014), Laurent Seksik scava magistralmente nelle vite dei personaggi che racconta, per restituire non tanto una verità biografica, quanto le ragioni e i sentimenti alla base della personalità di uno dei più grandi scrittori del Novecento.

 

Chi è LAURENT SEKSIK

Laurent Seksik è nato a Nizza nel 1962, dove ha studiato medicina. Parallelamente alla professione di radiologo, Seksik si è dedicato alla scrittura: ha pubblicato diversi romanzi tradotti in una dozzina di Paesi e collabora con diversi giornali. In Francia Il caso Eduard Einstein è stato a lungo in classifica e finalista dei premi più importanti: il Goncourt e il Fémina.

 

DETTAGLI

Autore: Laurent Seksik

Titolo:La guerra di Romain Gary

Editore: Frassinelli

Prezzo: € 18,00

ISBN: 9788893420341

Pubblicato: 30 aprile 2019

Pagine: 280

 

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