YANOMAMI: L’ALTRO E NOI

Buongiorno e bentrovati miei lettori,

oggi vorrei segnalarvi un libro interessantissimo, nato dalla collaborazione tra lo sciamano del popolo Yanomami (Yanomamö), Davi Kopenawa, presidente dell’Associazione yanomami Hutukara e l’antropologo Bruce Albert, il quale nel corso di 10 anni ha raccolto, trascritto, nella lingua originale yanomami, e in seguito tradotto il resoconto della vita e del pensiero cosmo-ecologico di Davi Kopenawa. la caduta

Da questa collaborazione scaturiscono le 1069 pagine de La caduta del cielo, edito da Nottetempo, in cui lo sciamano si fa portavoce di quella parte di Amazzonia la cui popolazione è minacciata dall’estinzione, delineando al contempo un quadro della cultura yanomami.

Ho incontrato per la prima volta Davi Kopenawa nel 1978, in circostanze singolari e insieme piacevoli. Avevamo entrambi una ventina d’anni. Era appena iniziato il mio secondo periodo di “lavoro etnografico sul campo” presso gli Yanomami (avevo già passato un anno sull’alto rio Catrimani, tra il 1975 e il 1976). Davi Kopenawa lavorava come interprete per gli avamposti aperti dalla FUNAI sulla strada Perimetral Norte, la cui costruzione era stata appena interrotta.

Lo sciamano ripercorre la storia della repressione culturale e della devastazione ambientale, operata con sistematicità dalla società industriale occidentale, che ha posto una pesante ipoteca sul suo popolo e sul futuro del mondo.

La caduta del cielo, uscito un anno fa, nel maggio del 2018,  rientra nei miei interessi per le problematiche ambientali, che ho avuto modo di approfondire nel corso dei miei studi universitari, dato che la mia tesi di laurea in giornalismo, occupandosi delle varie alterazioni ambientali, ineriva anche alla tribù degli Yanomami, minacciati dall’estinzione.

Hai disegnato e fissato queste parole su pelli di carta, come ti ho chiesto. Sono andate lontano da me. Adesso vorrei che si dividessero propagandosi in ogni dove per essere veramente ascoltate.

Ma non credo segnalare il libro sia sufficiente, bisogna conoscere la storia di questo popolo.

Gli Yanomami sono una delle tribù indie più primitive dell’Amazzonia, un’etnia talmente vicina, come cultura e abitudini, al mito del buon selvaggio, caro a Rousseau, da risultare lontana dall’uomo moderno migliaia di anni.

In piena selva amazzonica, abitano nelle foreste pluviali e sui monti al confine tra il Brasile settentrionale e il Venezuela meridionale, in una zona in prossimità dei campi di ricerca dell’oro, detti garimpos, vivendo in relativo isolamento. Si tratta di circa 35 mila anime dedite per lo più alla caccia e alla pesca, un’etnia divisa in piccoli gruppi nomadi di quaranta-cinquanta persone, che coabitano nello shabono, una sorta di casa comune in grado di ospitare fino a 500 persone, in cui si svolgono le normali attività quotidiane: si preparano i cibi, si svolgono le cerimonie religiose, ci si riunisce per discutere i fatti salienti, si danza.

Eppure dal 1987, gli Yanomami hanno cominciato a subire un vero e proprio genocidio, operato inizialmente dai garimpeiros, i cercatori d’oro, che in poco tempo si allargarono a macchia d’olio in tutto il territorio amazzonico e oggi sono accusati di brutali atti di violenza nei confronti di questo popolo.

Il problema pur essendo molto serie non è mai stato affrontato con impegno dallo stesso governo brasiliano e per quanto nel 1982 questa parte di territorio venne dichiarata “terra intoccabile degli indios Yanomami, da cui l’uomo bianco, se non autorizzato, deve restare fuori”, è anche vero che all’epoca non si parlava ancora di oro.

Ai garimpeiros si aggiunsero gli allevatori di bestiame, che in breve tempo invasero e deforestarono la striscia orientale del loro territorio, in Brasile.

Altra minaccia, le malattie portate dalle così dette “società civili”, per le quali gli Indios non sono immuni, venendo a urtare  ormai con il dramma quotidiano di questa gente annientata dall’influenza e dalla malaria, che un tempo non esistevano e dove si sconoscono a tutt’oggi le malattie cardiovascolari e i tumori.

Con l’arrivo dell’uomo bianco, inoltre, molte abitudini tipiche degli Yanomami sono state accantonate, come per esempio quella di colorarsi il corpo con l’urucum, che conferisce alla pelle il caratteristico colore rosso. Hanno disimparato a cacciare e a pescare, perdendo così autonomia e indipendenza. Per il gran rumore di aerei ed elicotteri, la selvaggina è fuggita; i pesci, e non solo quelli, muoiono a causa dell’alta concentrazione di mercurio presente nell’acqua, dato che il mercurio è indispensabile per l’estrazione empirica dell’oro. La colonizzazione forzata, a cui sono stati sottoposti, ha inciso pesantemente su moltissimi aspetti della loro esistenza.

Per tali ragioni nel 2011, gli Yanomami del Venezuela hanno costituito una propria organizzazione, per meglio difendere i propri diritti.

Una vicenda come tante questa degli Yanomami e probabilmente neanche l’ultima.

Amazzonia, mondo perduto, una volta si pensava fosse sede dell’Eden e verde forziere di quell’agognato e mai raggiunto Eldorado; eppure, questo enorme territorio, conosciuto da molti come il polmone del mondo, oggi non è altro che terra di conquista, l’ultima forse, aperta a tutti, dalle multinazionali della speculazione ai più disperati e disgraziati avventurieri del genere umano e sottoposta a una costante deforestazione, uno dei più terribili danni ambientali, che va a sommarsi a tutti quelli a cui si è condannato l’intero genere umano.

I temi affrontati ne La caduta del cielo sono sempre attuali e di grande interesse, ci sarebbe ancora molto da raccontare sui Yanomami e per questo rimando al libro, che permette di sondare un angolo di mondo, del nostro mondo, con occhi diversi, così come afferma il suo editore, Andrea Gessner:

Appena l’ho letto, questo libro mi ha colpito per la potenza che emana: un racconto insieme cosmologico, sacro, politico; una serie di piani che si intrecciano di continuo. Il flusso della lingua insinua nel lettore una macchina mitologica totalmente altra dalla nostra: vediamo il mondo con lenti diverse. È un libro scritto per noi occidentali: non per eternare una cultura in via di estinzione o per celebrare il mito del “buon selvaggio”, bensì per aprire uno spazio di confronto. Queste pagine infatti sono anche uno studio di antropologia comparata, che insegnano a vedersi da un altro punto di vista: quello di una cultura fiera e viva, capace di combattere per difendere il proprio mondo, includendo anche chi fa di tutto per distruggerlo. Un testo che ci riporta al fulcro dell’essere editore: farsi ponte tra culture.

QUARTA DI COPERTINA

La caduta del cielo è uno straordinario resoconto della vita e del pensiero cosmo-ecologico di Davi Kopenawa, sciamano e portavoce dell’Amazzonia brasiliana. Rappresentante di un popolo la cui esistenza è minacciata dall’estinzione, Kopenawa traccia un indimenticabile quadro della cultura yanomami nel cuore della foresta pluviale – un mondo in cui l’antica conoscenza indigena combatte con la geopolitica globale e i suoi interessi mercantili. Dalla sua iniziazione sciamanica all’incontro con i Bianchi, ai viaggi in tutto il mondo come ambasciatore del suo popolo, Kopenawa ripercorre un’intera storia di repressione culturale e devastazione ambientale e manifesta una critica risoluta alla società industriale occidentale e all’ipoteca che ha posto sul futuro del mondo umano e non umano. L’antropologo Bruce Albert ha raccolto e trascritto le parole di Kopenawa affinché trovino un cammino anche lontano dalla foresta.

Sono enormemente impressionato da quest’opera di potente interesse metodologico e prodigiosa ricchezza documentaria. Un’opera che, pur essendo complessa, cattura completamente il lettore, sollevando molte questioni”. Claude Lévi-Strauss, lettera a Bruce Albert, 10 luglio 2006.

Davi Kopenawa, il “Dalai Lama della foresta“, ha vinto il Right Livelihood Award 2019, un premio Nobel alternativo, che celebra l’impegno di tutti coloro i quali, con atti significativi, si prodigano per la salvaguardia del nostro pianeta.

 

Chi è BRUCE ALBERT

Bruce Albert, nato in Marocco nel 1952, è antropologo e lavora a contatto con gli Yanomami del Brasile dal 1975.

 

Chi è  DAVI KOPENAWA

Davi Kopenawa, nato nel Nord dell’Amazzonia brasiliana intorno al 1956, è sciamano e portavoce del popolo yanomami. È considerato uno dei grandi leader amerindi nella lotta per la protezione della foresta amazzonica.

 

DETTAGLI

Editore: Nottetempo

Autore: Bruce Albert e Davi Kopenawa

Collana: Figure

Genere: antropologia

Data pubblicazione: 3 maggio 2018

Pagine: 1069

Prezzo: € 35,00

EAN 9788874527045

 

 

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