LA VITA SENZA FARD Maryse Condé

Lo avvertivo, senza che nessuno me lo avesse insegnato: i fatti che costruivano un racconto dovevano essere esposti attraverso il filtro della soggettività. E tale filtro è costituito dalla sensibilità dello scrittore.

CondéMaryse Condé è una di quelle rare scrittrici che ti scava l’anima, per raggiungere le corde della coscienza, non per nulla è vincitrice del New Academy Prize in Literature 2018 con i suoi tre romanzi Io Tituba, strega nera di Salem, la saga familiare di Segù e Windward Heights, inoltre è stata insignita del Premio Nobel Alternativo per la letteratura. Un’autrice le cui opere sono una trasposizione delle battaglie e delle cause, che ha abbracciato nel corso della vita. Con i suoi romanzi indaga l’animo umano, dove il tema ricorrente è incentrato sulle devastazioni del colonialismo e del post-colonialismo. Il tutto espresso con un profondo senso di umanità e solidarietà.

Nata nel 1937 nell’isola di Guadalupa, a Pointe -à- Pitre, in una famiglia appartenente alla piccola borghesia, è diventata una delle voci più significative della letteratura caraibica. Per comprende l’excursus formativo di Maryse Boucolon, sposata Condé, bisogna leggere il suo libro autobiografico La vita senza fard, edito da La Tartaruga e uscito in tutte le librerie il 27 giugno scorso.

La prima edizione del libro risale al 2012, avvenuta a opera di JC Lattès, casa editrice francese, facente parte del gruppo Hachette Livre.

La vita senza fard, suddiviso in tre parti, ripercorre le tappe fondamentali dell’autrice, una vita sofferta ma al contempo vissuta intensamente, scandita dal cambiamento attraverso cui la donna Maryse ha costruito la scrittrice. Un libro che nelle sue intenzioni cerca di comprendere il rilevante peso che l’Africa ebbe non solo nella sua esistenza, ma anche nel suo immaginario di scrittrice.

Come racconta Maryse Condé ne La vita senza fard, quello per la scrittura è stato un amore tardivo, avendo pubblicato il suo primo libro all’età di 42 anni, “al tempo in cui gli altri cominciano a riporre carta e gomme da cancellare”, poiché “talmente occupata a vivere dolorosamente da non avere tempo per niente altro.”

Dovendo crescere da sola quattro bambini, in un’esistenza familiare ai margini della povertà, cambiando continuamente luogo dove vivere, per dovere e a volte per necessità, sempre alla ricerca di un lavoro soddisfacente, non solo dal punto di vista remunerativo, la sua vita si intreccia a quella di personalità insigne del mondo politico e intellettuale, per sfociare spesso in relazioni sentimentali, che si conclude sempre in maniera deludente e dolorosa.

Vivevo una storia passionale. E la passione non procede per analisi, non fa la morale. Brucia, incendia e consuma.

Le amicizie che riesce a stringere, venendole in aiuto, le infondono coraggio e le permettono di andare avanti, facendo di lei quella donna coraggiosa la cui sensibilità alle sofferenze altrui la porteranno a diventare la prima presidente del Comité pour la Mémoire de l’Esclavage, creato per vegliare sull’attuazione della legge Taubira, che nel 2001 ha dichiarato la schiavitù un crimine contro l’umanità.

Una volta di più, facevo esperienza della bontà degli estranei. Per questo non permetterò a nessuno di sostenere che il mondo sia soltanto un coacervo di egoisti e indifferenti!

E quindi l’Africa, dove ebbe modo di trasferirsi attratta dai poeti della negritudine, passando dalla Costa d’Avorio, alla Guinea, al Ghana, fino al Senegal, tutti luoghi la cui incidenza è stata fondamentale per la sua formazione culturale e letteraria, quella stessa Africa che sembrò non accettarla mai, capace di esprimersi in una pluralità di società e culture diverse, anche troppo diverse dalla stessa Maryse Condé.

Per quanto mi riguarda, non odiavo l’Africa. Sapevo ormai che non mi avrebbe mai accettata per quel che ero. Eppure non la consideravo affatto responsabile delle mie difficoltà, risultato delle mie personali decisioni. Ciò che mi angustiava, è il fatto di non riuscire ad afferrarla con esattezza. Troppe immagini tra loro contraddittorie finivano per sovrapporsi dentro di me. Non si capiva quale prediligere: quella complessa e priva di asperità degli etnologi. Quella spiritualizzata al parossismo della negritudine. Quella dei miei amici rivoluzionari, sofferente e oppressa. Quella di Sékou Touré e della sua cricca, preda succulenta da smembrare. Sicché anch’io come Diogene, che cercava un onest’uomo alle porte di Atene, avrei voluto armarmi di una lanterna e andare in giro gridando: <<Africa, dove sei?>>

Una storia avvincente, un libro complesso e a tratti imprevedibile, che offre al lettore importanti spunti di riflessione; il linguaggio è sempre chiaro, preciso, epurato da qualunque intercalare. La vita senza fard mette in luce il talento letterario di Maryse Condé, mostrando al lettore quanto ci sia di biografico in tutti gli scritti dell’autrice, che nel corso della narrazione si rivela attraverso una trasposizione tra realtà e finzione, dove di volta in volta viene citato il libro di riferimento, incentrato su quel cruciale momento della sua vita: vivere è raccontarsi e lei lo fa con uno stile accattivante, da grande narratrice.

Inoltre, come preannuncia il titolo, il lettore vedrà il dispiegarsi di una vita senza abbellimenti, finzioni, quindi senza fard, espressa e raccontata in tutta la sua cruda verità: le rivoluzioni, i colpi di stato, il socialismo africano, il colonialismo, il complotto degli insegnanti, avvenimenti storici, filtrati attraverso le emozioni dell’autrice, tutti vissuti in Africa sulla sua pelle.

Perché l’essere umano è così smanioso di raffigurarsi un’esistenza tanto diversa da quella che ha vissuto?

Così in Maryse Condé la scrittura diventa motivo di liberazione, di indipendenza, un luogo dove poter riversare i tormenti della vita, quasi in funzione apotropaica e trasformati dall’inventiva in romanzi, perché “La letteratura è lo spazio entro cui esprimo le mie paure e le mie ansie, in cui tento di liberarmi da molti angosciosi interrogativi.”

Come la stessa Africa, tanto amata e desiderata, ma con lei ostica e impenetrabile, che subisce una trasformazione, ridotta al solo oggetto di quella stessa scrittura, da cui scaturisce tutto il talento letterario e quindi di storyteller di Maryse Condè.

L’Africa, finalmente sottomessa, si sarebbe trasformata, finendo per scorrere ormai docile nei recessi del mio immaginario. Sarebbe stata unicamente la materia di numerose finzioni narrative.

 

QUARTA DI COPERTINA

Le autobiografie finiscono troppo spesso col trasformarsi in opere di fantasia. L’essere umano sembra nutrire un tale desiderio di raffigurarsi una esistenza diversa da quella realmente vissuta, che finisce per abbellirla, spesso suo malgrado. La vita senza fard va dunque considerato un tentativo di dire le cose come stanno, rifiutando i miti e le facili e lusinghiere idealizzazioni. Di tutti i miei libri, credo sia forse il più universale. Non è solo la storia di una ragazza della Guadalupa alla ricerca della propria identità in Africa, o quella del lungo e doloroso avvento di una vocazione per la scrittura in un essere in apparenza poco incline ad abbracciarla. È dapprima e soprattutto la storia di una donna alle prese con le difficoltà della vita, che si trova di fronte a una scelta fondamentale, attuale ancora oggi: essere madre o esistere per se stessa. Penso che ‘La vita senza fard’ sia soprattutto la riflessione di un essere umano che tenta di realizzarsi pienamente. E che la felicità finisce sempre per arrivare. Maryse Condé

 

Chi è Maryse Condé

Nata a Pointe -à- Pitre, Maryse Condé è una delle voci di maggior spicco nella letteratura contemporanea. Tra i suoi libri, ricordiamo in particolare Segù, La vita perfida, La traversata della Mangrovia, Io Tituba, strega nera di Salem. Dopo aver insegnato a lungo alla Columbia University, vive oggi tra Parigi e New York.

 

DETTAGLI

Autore: Maryse Condé

Editore: La Tartaruga

Collana: Narrativa

Data uscita: 27 giugno 2019

Pagine: 269

EAN: 9788894814170

Prezzo: € 19,00

Formato: Brossura

Traduzione: Anna D’Elia

 

 

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