INTERVISTA A DIEGO GALDINO

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Tempo fa una mia carissima amica mi parlò di un autore romano, di quanto le piacesse la sua scrittura e di come fosse rimasta incantata dai suoi romanzi. Contagiata da tanto entusiasmo, decisi di acquistare il suo romanzo d’esordio Il primo caffè del mattino, edito da Sperling & Kupfer. Avrete sicuramente capito che sto parlando di Diego Galdino, un autore che fa sognare ed emozionare i suoi lettori e che alterna la sua carriera di scrittore a quella imprenditoriale, dato che possiede un bar, al centro di Roma, dove intrattiene i suoi tanti fans preparando caffè; lui stesso sostiene che il caffè è la sua fonte d’ispirazione.

Il Messaggero di lui ha scritto: “Diego Galdino, barista e scrittore, è una delle favole che ogni tanto affiorano nel mare immenso della metropoli romana, la cui risacca più spesso restituisce il fragore di storie sinistre.”

Dal suo romanzo di esordio sono trascorsi sei anni e oggi Diego Galdino è un autore pubblicato non solo in vari paesi europei, tra cui Germania, Austria, Svizzera, Polonia, Bulgaria, Serbia, Spagna, ma è noto anche in Sudamerica. FB_IMG_1531820796209

Nato a Roma nel 1971, questo interessantissimo scrittore romano ama perdutamente il mondo dei libri, tanto da essere addirittura un collezionista di prime edizioni. Appassionato di cinema e letteratura straniera, soprattutto anglosassone, si è distinto per riscontro di critica e pubblico come una delle voci più interessanti della narrativa italiana contemporanea.

La sua carriera comincia nel 2013, quando Sperling & Kupfer pubblica il bestseller Il primo caffè del mattino, divenuto in breve tempo un caso letterario. Il successo è tale che ne vengono venduti i diritti cinematografici. Nel mentre scaturisce da questo stesso romanzo, Il viaggio delle fontanelle, un itinerario alla scoperta di Roma e delle sue fontanelle. Sempre con Sperling & Kupfer, nel 2014, pubblica Mi arrivi come da un sogno, nel 2017 Ti vedo per la prima volta e nel 2018 esce il sequel de Il primo caffè del mattino, dal titolo L’ultimo caffè della sera. Tutti grandi successi editoriali, tali da definire Diego Galdino il Nicholas Sparks italiano, un autore da più di un libro all’anno.

La sua ultima pubblicazione, Bosco Bianco, edito da Independently Published, è disponibile in tutte le librerie dal mese di aprile.

Poi la sua agente, Vicki Satlow, gli chiede di scrivere una storia straordinaria, lui la prende in parola e…

Ecco cosa ha raccontato ai lettori di Into The Read in questa intervista:

Da barista a scrittore il passo è stato breve. Come nasce lo scrittore Diego Galdino?

Si può dire che sono diventato lo scrittore di oggi per merito – o colpa – di una ragazza adorabile che a sua volta adorava Rosamunde Pilcher, una scrittrice inglese che di storie d’amore se ne intendeva parecchio. Un giorno lei mi mise in mano un libro e mi disse: «Tieni, questo è il mio romanzo preferito, lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile». Il titolo del romanzo era Ritorno a casa e la ragazza aveva pienamente ragione: quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice. Il mio preferito era I cercatori di conchiglie. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza, di cui ero perdutamente innamorato, era quello di vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie, ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: «Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere». Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra, con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia, un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Decine di foto al mare, al cielo, alle verdi scogliere, al muschio sulle rocce, al vento, al tramonto, per poi all’alba del giorno dopo riprendere il treno e fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari di tutti i santi d’Inghilterra che andavano a lavorare a Londra. Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita. Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza e forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Non c’incontrammo mai più, ma era lei che mi aveva ispirato quel viaggio e in fin dei conti tutto ciò che letterariamente mi è successo in seguito si può ricondurre alla scintilla che lei aveva acceso in me, la voglia di scrivere una storia d’amore che a differenza della nostra finisse bene.

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Il tuo ultimo libro è Bosco Bianco, edito da Independently Published. Ce ne vuoi parlare?

Bosco Bianco nasce tanti anni fa in un periodo molto difficile della mia vita. Avevo appena divorziato e per uno scrittore di romanzi d’amore era una grande sconfitta. La paura di non poter più vivere quotidianamente le mie figlie, il senso di colpa per aver tolto loro una famiglia normale, o la possibilità di addormentarsi con la consapevolezza che in caso di un brutto sogno ci sarebbero stati entrambi i genitori a rassicurarle, ha fatto sì che io proiettassi queste cose sul protagonista della mia storia. Un uomo bisognoso di tornare a credere nell’amore e che lotta per recuperare la serenità e per dimostrare alle proprie figlie di essere un buon padre.

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La grandezza di uno scrittore si costruisce nel tempo, attraverso una costante crescita stilistica e quindi letteraria. Da Il primo caffè del mattino a Bosco Bianco cosa è cambiato nella tua scrittura?

In realtà nella mia scrittura non è cambiato molto, anzi forse nulla, ancora oggi non sono stilisticamente perfetto e il mio modo di scrivere continua ad essere poco ricercato, sono un istintivo, scrivo senza pensare, di cuore, di pancia, magari così facendo lascio qualcosa per strada, però almeno sono sicuro di poter arrivare a tutti nel minor tempo possibile… Dalla pelle al cuore e dal cuore alla pelle…Per fortuna poi ci sono i correttori di bozze…

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La tua intensa attività letteraria comincia nel 2013. A quale dei tuoi libri sei più legato e perché?

Il libro a cui sono più affezionato è sicuramente il prossimo che uscirà a San Valentino. Diciamo che l’ho scritto come se fosse l’ultimo romanzo d’amore che avrei scritto nella mia vita. Una storia straordinaria è una specie di testamento sentimentale, letterario, l’eredità del mio cuore che ho deciso di lasciare alle mie figlie.

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Il sentimento, l’amore, l’emozioni sono gli elementi strutturali intorno ai quali ruotano i tuoi costrutti narrativi, quanto riflettono del tuo mondo e della tua interiorità?

I miei scritti sono un riflesso della mia anima di eterno innamorato dell’amore, io vivo le storie che scrivo insieme ai miei personaggi. Ogni libro è un viaggio interiore, che faccio insieme a loro.

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In un autore lettura e scrittura rappresentano una dicotomia imprescindibile. Da lettore, qual è il libro che ti è rimasto nel cuore?

Il mio libro della vita è sicuramente Persuasione di Jane Austen.

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François-René de Chateaubriand affermò che lo scrittore originale non è quello che non imita nessuno, ma quello che nessuno può imitare. Spesso sei stato definito il Nicholas Sparks italiano, che valore ha per te questo accostamento?

Essere considerato il Nicholas Sparks italiano è una bella responsabilità, stiamo parlando del più importante scrittore di romanzi d’amore al mondo e al momento i numeri e i film tratti dai suoi libri attestano che lui è di un altro pianeta, un maestro per chi come me si cimenta nel genere romantico. Di sicuro entrambi scriviamo storie che cercano di emozionare i lettori, facendo leva sul sentimento più bello ed importante.

La prima volta che ci siamo incontrati durante un suo firmacopie a Milano io avevo appena firmato il contratto con la Sperling & Kupfer, la stessa casa editrice che pubblicava i suoi romanzi in Italia e lui quel giorno mi pronosticò un luminoso futuro letterario. Sono contento di non averlo smentito.

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L’aroma del caffè accompagna le tue giornate da imprenditore, ma da quali influenze si lascia attraversare la tua scrittura?

La mia scrittura viene influenzata dall’amore, la mia vita ruota continuamente intorno a questo sentimento. Che sia l’amore per il caffè, per Roma, per le persone quando scrivo ho l’amore sulle mani, sulle braccia, sui vestiti, quando scrivo ho l’amore dappertutto.

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In Ti vedo per la prima volta tratti il delicato tema della narcolessia. Perché un libro proprio su questa patologia?

Ho avuto la possibilità di parlare con persone affette da questa gravissima malattia incazzate nere, perché nei film e nei libri la narcolessia veniva descritta o associata solo a situazioni ironiche o a persone con altre diverse problematiche. Ho voluto far capire nel mio piccolo alla gente che la Narcolessia d’ironico non ha nulla e può esserne affetto chiunque.

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Il 14 febbraio prossimo uscirà Una storia straordinaria (Leggereditore), il tuo ultimissimo libro, che tu stesso hai affermato di amare pazzamente. Qualche anticipazione per i lettori di Into The Read?

Riguardo il mio nuovo romanzo non posso anticipare molto per volere della mia casa editrice, però posso dire che questo libro sarebbe dovuto uscire in primavera ma la Leggereditore non appena ha finito di leggerlo ha pensato che il giorno perfetto per far uscire Una storia straordinaria fosse San Valentino… E ho detto tutto…