DITA DI DAMA Chiara Ingrao

Operaia. Era bastata quella parola, a farle crollare il mondo addosso. Operaia: lacrime calde che mi colavano nel collo, il naso gonfio strofinato sulla camicetta, a sbrodolarmi di moccio. Frasi smozzicate, fra un singhiozzo e l’altro, come una bambina piccola: perché quello ha detto…? Ma come fanno a pensare…? E la stenodattilo? L’operaia, Francé. L’operaia!!

image001.jpgIn occasione del cinquantesimo anniversario delle lotte operaie e sindacali del 1969, per la collana “i Delfini” de La nave di Teseo, è stato ristampato il romanzo di Chiara Ingrao Dita di dama, con postfazione di Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, che pone l’accento sull’importanza storica degli avvenimenti di allora.

Il romanzo, pubblicato per la prima volta nel 2009 da La Tartaruga, è vincitore del Premio Alessandro Tassoni 2010.

Le vicende narrate da Chiara Ingrao sono ispirate alla vita delle ex operaie della Voxson, un’azienda romana operante nel settore dell’elettronica di consumo, in particolare di apparecchi televisivi e radiofonici, che l’autrice ebbe modo di frequentare negli anni Settanta, da giovane sindacalista.

E in questo contesto, nello spaccato dell’Italia operaia, durante gli anni che vanno dal 1969, ai tumulti di Reggio Calabria del 1972, che Chiara Ingrao ambienta la storia di Francesca e Maria, due amiche inseparabili, cresciute insieme nello stesso cortile della periferia romana, a Casal Bertone, fino a quando compiuti i diciotto anni le loro strade subiscono una deviazione forzata: Francesca si iscrive all’Università e, malgrado volesse diventare una veterinaria, assecondando il volere del padre frequenta la facoltà di Giurisprudenza; Maria, invece, per quanto fosse stata una promettente studentesse, viene costretta dalla famiglia a lavorare come operaia in una fabbrica di televisori.

Il rosso è volgare, diceva sempre. E controllava l’effetto sotto la lampada, del luccichio rosato sulle dita sottili. Dita di dama, scherzavo io; ma a lei non piaceva perché “dita di dama” era il nome di certi biscotti, dolciastri e un po’ insipidi – troppo stucchevoli, diceva Maria.

Le dita sottili di Maria, “dita di dama affusolate e veloci”, dita da pianista e perfette per una stenografa, la catapultano in una realtà dove il duro lavoro alla linea di montaggio si mescola a parole prive di significato per chi non sa cosa sia la bolla, i marcatempo, la paletta, la stira. La vita dura della fabbrica cambierà velocemente la protagonista, che da crumira a scioperante, diviene rappresentante della parte più agguerrita delle lavoratrici, per essere eletta delegata FIOM. La presa di coscienza di Maria non è dovuta solo al lavoro in fabbrica, è anche conseguenziale al vissuto personale delle colleghe, tutti personaggi dai tratti caratteriali molto forti: Mammassunta, che si impegna a insegnare il lavoro a Maria, Nina, detta Ninanana, per la quale è “meglio in baracca che donnetta”, ‘Aroscetta perché “rossa di testa e di cuore” e Paolona, che perde due dita della mano in un incidente sul lavoro.

La voce narrante è quella di Francesca, l’amica di sempre, che nei suoi ricordi ripercorre non solo la vita lavorativa di Maria, ma anche quella sentimentale, messa spesso in discussione dal ruolo ricoperto dalla cara amica all’interno della fabbrica, che sembra ostacolare la sua storia d’amore con Peppe, un giovane marcatempo conosciuto sul posto di lavoro.

Sono una delegata, non posso sottrarmi alle mie responsabilità, dichiarava solenne; e continuava a rinviare, come se in queste cose fosse possibile.

Ma Francé è anche la giovane intellettuale, sfiorata dalla contestazione studentesca, che vede Maria sempre più impegnata politicamente, in una direzione democratica e femminista. E sullo sfondo l’Italia che cambia, da Piazza Fontana, alla legge sul divorzio, allo Statuto dei lavoratori.

Avrei fatto qualunque cosa, pur di farle dimenticare le sue angosce. Notte dopo notte, ho tirato giù le stelle a una a una, per tentare inutilmente di strapparle un sorriso: a ogni stella assegnavo un nome, una morfologia, una flora e una fauna. Facevo il verso a Saint-Exupéry, con il suo Piccolo Principe a vagare tra gli asteroidi: inventavo per lei pianeti improbabili, deserti iridati di polvere cosmica e foreste fitte di ginestre giganti, con gialle chiome fiammeggianti a riscaldare i pianeti vicini, mentre nel buio sottostante, nel groviglio dei tronchi, vive un popolo geniale e minuscolo, di esserini fosforescenti che comunicano fra loro con un ammiccare di luminosità, come le lucciole…

All’interno del romanzo, la figura di Maria è il perno attorno al quale ruotano i fatti storici salienti, riportati in vita dai ricordi di Francesca, la cui amicizia si intreccerà anche alla vita lavorativa della protagonista, nel momento in cui verrà coinvolta, prestando assistenza all’ufficio vertenze del sindacato.

Nel corso della narrazione è possibile cogliere una pluralità di registri linguistici, che vanno dal parlato romanesco delle lavoratrici, al linguaggio tecnico della fabbrica e ancora l’eloquenza delle assemblee studentesche e la colloquialità informale dei dialoghi tra Francesca e Maria, nonché il sindacalese. E alla base il ricorso alla memorialistica che con Francesca riporta in essere le vicende legate a Maria, nello specifico e alla Storia, in generale. Inoltre, a dare il titolo ai vari capitoli sono i versi di Dante, estrapolati dall’Inferno, a sostegno probabilmente della dura realtà vissuta dalle donne nella fabbrica, prima di quel tanto anelato “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, titolo del penultimo capitolo, che segna il raggiungimento di tutti gli obiettivi, sia collettivi che personali, all’interno del romanzo.

Dita di dama, nella sua ricostruzione storica, è il risultato di tutte le testimonianze raccolte da Chiara Ingrao, anche se, come specificato dall’autrice nei Ringraziamenti, nessun personaggio riproduce fedelmente la vita di coloro che hanno vissuto la realtà di quegli anni.

Gli anni raccontati dall’autrice sono stati fondamentali per il nostro Paese, così come evidenzia Maurizio Landini nella sua postfazione; nelle fabbriche i lavoratori acquisiscono consapevolezza, si sentono parte di una classe, la classe operaia e l’autrice, intrecciando i sentimenti dei personaggi, alle vicende storiche di quegli anni, ricostruisce la realtà della fabbrica vissuta da tutti coloro che vi lavoravano e da lei stessa, in quanto sindacalista CGIL negli anni Settanta.

Dal 2017, Laura Pozone porta in scena una sua versione teatrale di Dita di dama, offrendo interessanti spunti di riflessione, per una storia che ci invita a guardare indietro, per non dimenticare quei “giorni così, tempi così: allegri e feroci, e più veloci della luce”.

Anche per questa ragione, abbiamo bisogno di non dimenticare la nostra storia, per trovare forza e nutrimento, ricordando i modi in cui cinquant’anni fa siamo stati capaci di <<cambiare il modo di pensare, di lavorare, di vivere>>.

–  Maurizio Landini

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Maria ha 18 anni, nell’autunno del 1969: un seno troppo sfacciato, e dita di dama. È la prima della classe, ma finisce operaia: come ‘Aroscetta, Ninanana, Paolona, Mammassunta… Le loro storie, fra rabbia e risate, nel turbinio dell’Italia che cambia. Il contratto dei metalmeccanici, Piazza Fontana, la legge sul divorzio. Fare la crumira, poi scioperare e diventare delegata: scontrarsi con i genitori, crescere, essere travolta da un amore che sembra impossibile. E l’amicizia: a raccontare la storia è Francesca, l’amica di sempre. Quella che è cresciuta nello stesso palazzone della periferia romana, ma ha potuto studiare. Quella che oggi si guarda indietro, e pensa che ci ha lasciato una parte di sé, in quei “giorni così, tempi così: allegri e feroci, e più veloci della luce”. “Abbiamo bisogno di non dimenticare la nostra storia,” scrive Maurizio Landini nella postfazione in cui riflette sui nessi fra l’autunno caldo e le sfide del presente, “per trovare forza e nutrimento, ricordando i modi in cui cinquant’anni fa siamo stati capaci di ‘cambiare il modo di pensare, di lavorare, di vivere’.”

 

Chi è CHIARA INGRAO

Chiara Ingrao ha lavorato come sindacalista, interprete, parlamentare, programmista radio, consulente su diritti delle donne e diritti umani. Per Baldini+Castoldi ha pubblicato Soltanto una vitaIl resto è silenzio e Migrante per sempre. Ha scritto anche libri per ragazzi, filastrocche e saggi. È sposata con Paolo Franco e ha due figlie, due figliocci e tre nipoti.

 

DETTAGLI

Autore: Chiara Ingrao

Editore: La nave di Teseo

Titolo: Dita di dama

Collana: i Delfini

Pagine: 311

Formato: brossura

Prezzo: € 12,00

EAN: 9788834602102

Postfazione di Maurizio Landini

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