L’ORIGINE DEGLI ALTRI Toni Morrison

Dalla Prefazione di Ta-Nehisi Coates a L’origine degli altri:

Per comprendere come mai ci troviamo di nuovo a questo punto, siamo fortunati ad avere Toni Morrison, una delle più raffinate scrittrici e pensatrici che questo Paese abbia mai prodotto. Le sue opere hanno radici nella storia e distillano bellezza da alcune delle sue manifestazioni più grottesche.

Esistono parole odiose, parole prive di senso, astratte, la cui etimologia va ricercata in quel nonsense che le ha poste in essere solo per ledere e offendere l’Altro, parole quali dysaesthesia aethiopica (designa la furfanteria nei neri liberi e schiavi) e drapetomania (usato per indicare un presunto disturbo mentale che spingeva gli schiavi afroamericani a tentare la fuga). morrison

Ma chi è l’Altro?

Il razzismo nasce da un lato come necessità di essere integrati per far parte della maggioranza bianca, dall’altro nell’individuare degli <<altri>> che diventano i nemici attraverso cui fondare la propria inclusione.

Quest’ultima citazione è di Roberto Saviano, estrapolata dalla sua introduzione all’edizione italiana de L’origine degli altri di Toni Morrison, ricordata quale una delle più importanti scrittrici americane contemporanee, che in questo suo saggio riunisce alcune considerazioni sulla razza, risultato di lezioni tenute, nella primavera del 2016, all’Università di Harvard sulla “letteratura dell’appartenenza” e con cui ci consegna un’opera di straordinaria attualità, edita da Frassinelli, nella traduzione di Silvia Fornasiero.

Con L’origine degli altri l’autrice sottolinea la necessità, l’urgenza, di occuparsi del razzismo, perché “Cambiano i tempi, cambiano i luoghi, cambiano anche le modalità ma non il fine, e quel fine dobbiamo smascherare”. Quindi un’opera che spinge il lettore a riflettere sul concetto di “razza” e sulla rilevanza che le viene data, un’importanza tale da indurre alla costruzione di un altro da sé, in un’alterità che pone l’accento sulla diversità.

Partendo dalla paura che, più o meno inconsciamente, si nutre verso l’Altro, Toni Morrison attraversa il XIX secolo per spingersi fino ai nostri giorni, mettendo in risalto quelle che sono le contraddizioni del nostro tempo: insofferenza alle grandi migrazioni in un mondo che si pretende globalizzato. Ponendosi domande e andando alla ricerca di risposte, l’autrice indaga nella letteratura, nella storia e nella politica parlando di sé, della sua opera e del modo in cui ha cercato di contrastare tutti gli stereotipi annessi al concetto di razza.

L’origine degli altri è una raccolta preziosa, ma molto diversa da ciò a cui la Morrison ci ha abituati con i suoi scritti: trattando argomentazioni estrapolate dalle sue lezioni sulla letteratura dell’appartenenza, l’analisi procede da testi letterari, più o meno noti, dove viene sottolineata l’importanza del colore della pelle nell’interpretazione dell’Altro, tra cui troviamo citata anche La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe.

Nella letteratura del XIX secolo il colore della pelle diviene l’unico indicatore per rivelare il carattere dei protagonisti e per far progredire la narrazione, eppure nulla sembra cambiare anche nel corso del XX secolo con autori quali Ernest Hemingway e William Faulkner: il primo puntando sul colorism, vale a dire la discriminazione basata sul colore della pelle e il secondo sulla one drope rule un principio per cui è sufficiente una sola goccia di sangue africano per definire una persona nera.

Interessante la scelta di Toni Morrison di non specificare nei suoi romanzi il colore della pelle dei personaggi, spingendo il lettore a compiere uno sforzo interpretativo, epurato da qualunque preconcetto.

Ero ansiosa di stroncare e insieme teatralizzare il costrutto della razza, nella speranza di dimostrare quanto fosse mobile e irrimediabilmente privo di significato.

L’origine degli altri può essere considerata un’opera universale che, in un momento storico come quello che stiamo attraversando, si dovrebbe avere la necessità di leggere anche e soprattutto in ambito scolastico; oggi, più di ieri, si guarda all’Altro come a un estraneo, uno da cui ci si deve proteggere; l’identità nazionale è divenuta una questione primaria, si costruiscono barriere fisiche e si creano confini ideologici, ma L’origine degli altri mostra come proprio queste ricorrenti sovrastrutture mentali trovano sempre la stessa origine: il continuo bisogno di difendersi dall’Altro per proteggere la propria appartenenza. Ed è la difesa di questa presunta appartenenza, da cui scaturisce quella superiorità che, estremizzata, si fa razzismo e dove il processo storico segue sempre lo stesso cliché: annichilire l’Altro per rivendicare se stessi.

Che cos’è la razza (oltre che un’immaginazione genetica) e perché ha importanza? Una volta che i suoi parametri sono noti, definiti (ammesso che sia possibile), quale comportamento richiede/incoraggia? La razza è la classificazione di una specie, e noi siamo la razza umana, punto. Allora che cos’è quest’altra cosa – l’ostilità, il razzismo sociale, l’Alterizzazione?

Finché non si comprenderà che la diversità è un elemento di arricchimento nell’evoluzione sociale, e quindi umana, i confini mentali, le diseguaglianze, le discriminazioni, le prevaricazioni rappresenteranno sempre un limite dentro cui prenderà forma un’identità distorta, un’identità che pretende di essere di più di un semplice individuo e che, per realizzare se stessa ed elevarsi al di sopra dell’altro, seleziona ed esclude. Cambiando di poco il punto di vista l’escluso può essere chiunque, nel saggio della Morrison sono i neri ma l’escluso sono tutte le minoranze, sono il disabile, l’omosessuale, il meridionale, il bianco dall’altra parte dell’equatore, il povero…

La scrittrice britannica Jean Rhys (1890 – 1979), pseudonimo di Ella Williams, di origini caraibiche, negli anni Venti del Novecento affermò:

Volevo essere nera, ho sempre voluto essere nera. Essere neri è caldo e gaio, essere bianchi è freddo e triste.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Che cosa è la razza, e perché le diamo tanta importanza? Che cosa spinge gli esseri umani a costruire «un altro» da cui differenziarsi? Perché il colore della pelle ha avuto nella storia un peso così negativo? Perché la presenza dell’altro da noi ci fa così paura? Toni Morrison, in un testo che si impone come una vera e propria orazione civile, va in cerca delle risposte a queste domande parlando di sé, della sua opera, di letteratura, storia e politica, partendo dal xix secolo e arrivando fino ai giorni nostri, e alle grandi migrazioni che caratterizzano il mondo globalizzato. L’origine degli altri è un libro di straordinaria attualità, nel quale i temi che siamo abituati a vedere banalizzati e avviliti nel dibattito pubblico vengono affrontati con passione, acume e profondità dalla più importante scrittrice americana contemporanea.

PREFAZIONE DI TA-NEHISI COATES INTRODUZIONE ALL’EDIZIONE ITALIANA DI ROBERTO SAVIANO

 

Chi è TONI MORRISON

Toni Morrison (1931-2019), premio Pulitzer nel 1988 e premio Nobel per la letteratura nel 1993, è nata a Lorain, Ohio. È stata docente di Letteratura inglese e Scrittura creativa presso diverse università e per molti anni editor della casa editrice Random House di New York. Autrice di romanzi che sono ormai pietre miliari della letteratura americana, tutti pubblicati in Italia da Frassinelli, nel 2012 ha ricevuto dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama la Presidential Medal of Freedom.

 

Chi è ROBERTO SAVIANO

Roberto Saviano è uno scrittore, tra i suoi libri Gomorra, ZeroZeroZero, il ciclo La paranza dei bambini e Bacio feroce. Ѐ il creatore della serie tv Gomorra.

 

Chi è TA-NEHISI COATES

Ta-Nehisi Coates è uno scrittore, collabora con le più importanti testate americane. Tra i suoi libri Tra me e il mondo, Una lotta meravigliosa, Otto anni al potere.

 

DETTAGLI

Titolo: L’origine degli altri

Autore: Toni Morrison

Editore: Pickwick (Frassinelli)

Pagine: 120

Formato: tascabile

EAN-13: 9788868365523

In vendita dal: 17 settembre 2019

Prezzo: € 9,90

 

 

 

 

L’ALTRA GRACE Margaret Atwood

Comunque, assassina è una parola pesante da portarsi dietro. Ha un odore quella parola, un odore muschiato e opprimente, come di fiori morti in vaso. Qualche volta, di notte, me lo ripeto a bassa voce: Assassina, assassina. Fruscia, come una gonna di taffetà sul pavimento.

grace

Margaret Atwood è tornata in libreria il 5 settembre 2019 con il suo ultimo romanzo I testamenti, sequel de Il racconto dell’ancella, che come sostiene lei stessa: «Questo libro nasce da tutte quelle domande che mi avete fatto su Gilead e i suoi meccanismi interni. Be’, non solo da questo. L’altra fonte d’ispirazione è il mondo in cui viviamo oggi».

Autrice di libri straordinari, di indubbio successo, che spaziano dalla narrativa alla poesia, dalla letteratura per bambini, alla saggistica, Margaret Atwood sa come catturare e mantenere l’attenzione del lettore e lo fa attraverso l’esplorazione dell’universo umano nella sua complessità sociale. Da fervida femminista, ci ha mostrato come in una società patriarcale alla donna viene negata la sua soggettività, un’affermazione che trova ampio spazio ne L’altra Grace, romanzo pubblicato in prima edizione nel settembre del 1996, la cui notorietà si è accentuata con una miniserie trasmessa su Netflix, e sceneggiata dalla stessa autrice, andata in onda nel novembre del 2017.

Ma chi è l’altra Grace? Il lettore è chiamato a dare una risposta (o anche più di una) a questa domanda! Nella sua ricostruzione, L’altra Grace è una storia vera di furia omicida e follia, raccontata in un romanzo edito da Ponte alle Grazie e nella traduzione di Margherita Giacobino.

Ispirandosi alle vicende legate alla vita di Grace Marks, Margaret Atwood riferisce di una giovane domestica, immigrata dall’Irlanda al Canada, che nel 1843, all’età di appena sedici anni, venne arresta per il brutale omicidio del suo datore di lavoro, Thomas Kinnear e della sua governante, nonché amante, Nancy Montgomery, il cui cadavere di quest’ultima, fatto a pezzi, fu rinvenuto nella cantina della dimora Kinnear.

Insieme a Grace venne accusato lo stalliere, James McDermott, indicato come l’esecutore materiale dei delitti e per tale ragione, una volta processato, venne impiccato; Grace riuscì a sfuggire alla pena di morte, commutata nel carcere a vita, grazie a una serie di circostanze attenuanti attribuibili alla sua giovane età, che faceva di lei una complice e non un’omicida.

Lei venne condannata non per omicidio, ma per complicità in omicidio, perché la sola cosa che si poté provare contro di lei fu che conosceva le intenzioni di McDermott e non le rivelò a nessuno; e che trascurò di rendere pubblico il fatto compiuto.

Per aver cambiato più volte la sua versione e a causa della testimonianza del giovane Jamie Walsh, che l’accusò di indossare durante il processo i vestiti di Nancy Montgomery, Grace Marks, pur dichiarandosi innocente, fu condannata e rinchiusa per un breve periodo in manicomio, per passare subito dopo al penitenziario canadese di Kingston, dove entrò il 21 novembre 1843, per essere scarcerata nell’agosto del 1872.

Nel romanzo della Atwood però i buchi temporali, che ruotano attorno alla storia vera di Grace, vengono colmati con l’introduzione di personaggi estranei alla veridicità dei fatti accaduti, ma che servono a dare continuità narrativa nel guidare il lettore durante il racconto; uno di questi è il dottor Simon Jordan, un giovane psichiatra incaricato di recarsi a Kingston per ascoltare la versione di Grace e riuscire a riportare alla superficie della sua memoria quella parte dei fatti che la giovane ha rimosso durante gli accadimenti, amnesia attribuita al trauma subito. A conclusione, una relazione con la testimonianza del dottor Jordan per il reverendo Verringer, a sostegno di quella petizione utile per far scarcerare Grace, “la cui verità renderà liberi”.

Vidi tre corvi appollaiati uno accanto all’altro sulla traversa dell’albero maestro, e anche mia madre li vide, e disse che portavano sfortuna, perché tre corvi in fila significano che qualcuno doveva morire.

Colpito dalla personalità articolata e sfuggente di Grace e dalla sua dialettica perfetta, il dottor Simon Jordan accompagnerà il lettore nel racconto a cui si abbandonerà Grace, vittima, in quanto donna e per di più povera, di una società per la quale la figura femminile è uno strumento d’istigazione maschile. Il tutto esposto con l’eleganza stilistica e l’incedere narrativo tipico di Margaret Atwood.

Tutte le figure maschili che ruotano attorno a Grace e con le quali il personaggio instaura un rapporto di fiducia, non sembrano possedere quella spinta emozionale tale da riuscire a creare un coinvolgimento emotivo forte con la protagonista, in grado di rappresentare un’azione salvifica in suo favore. Le vicissitudini di ognuno di loro li spinge a perdersi nel corso della vicenda, per seguire obiettivi che nulla hanno a che vedere con la scarcerazione di Grace.

Tutti i personaggi sono ben delineati, ciascuno dotato di una personalità ammaliante, trascinante e coinvolgente.

Eppure approcciarsi al libro cercando di comprendere l’innocenza o la colpevolezza di Grace è un grave errore, il racconto ci mostra un passato in cui tutto è già avvenuto; l’unica chiave di lettura possibile sta nel titolo, che come sempre accade con la Atwood si presta a varie interpretazioni e che nello specifico offre il giusto spunto per andare alla ricerca di quella parte di Grace da cui sembrano scaturire tutte le contraddizioni.

Penso a tutto quello che è stato scritto su di me: che sono un demonio disumano, che sono la vittima innocente di un farabutto e ho agito contro la mia volontà e dietro minaccia di morte, che ero troppo ignorante per sapere dissimulare e che impiccarmi sarebbe un crimine giudiziario, che amo gli animali, che sono molto bella e ho una carnagione luminosa, che ho gli occhi azzurri, che ho gli occhi verdi, che i miei capelli sono rosso scuro e anche bruni, che sono alta e che non supero la statura media, che sono vestita bene e con decoro, che per raggiungere questo risultato ho derubato una donna morta, che so lavorare bene e in fretta, che ho un brutto carattere e un temperamento litigioso, che sembro una donna al di sopra della mia modesta posizione sociale, che sono una brava ragazza di indole docile e con una buona reputazione, che sono astuta e scaltra, che sono un po’ scema e poco meno che idiota. E mi chiedo: come faccio a essere tutte queste cose diverse, tutte insieme?

Grace Marks è un personaggio complesso, articolato, che affascina e irretisce il lettore attraverso una dialettica lucida e impeccabile, la cui ambiguità risiede nelle molteplici sfaccettature, dettate dalla personale esperienza: qualunque cosa accade nella vita Grace viene vissuta dal personaggio con un certo distacco, forse dovuto anche al suo eccessivo autocontrollo, come se fosse sempre fuori dalla sua vita, mai dentro. Il lettore così si troverà in presenza di una Grace spettatrice di ciò che le accade, e una Grace che subisce quella stessa vita di cui è vittima. Tuttavia, questo concetto non è posto a giustificazione del titolo!

L’amnesia dissociativa, per la quale è chiamato a rispondere il dottor Simon Jordan, con la dissociazione della personalità, nota allora come dédoublement, diventò una vera teoria soltanto negli ultimi tre decenni del XIX secolo; l’incapacità di ricordare, ma comunque l’estrema difficoltà di scoprire cosa è realmente accaduto, è uno dei temi ricorrenti in Margaret Atwood.

Come lei sa, signore, non ricordo con esattezza gli avvenimenti di quel giorno terribile, ho la sensazione di non essere stata presente, di essere rimasta in stato d’incoscienza per molte ore; ma sapevo bene che se l’avessi detto mi avrebbero riso in faccia; Jefferson, il macellaio, testimoniò di avermi vista e di aver parlato con me, io gli avrei detto che non avevamo bisogno di carne fresca.

Il XIX secolo, periodo in cui è ambientato il romanzo, è un terreno fertile per le osservazioni di un romanziere contemporaneo, in quanto fu un’epoca ossessionata dalla memoria, dall’oblio, dal sonnambulismo e dall’ipnosi, senza dimenticare Mesmerismo e Spiritismo che si mostravano in tutto il loro fascino alla scienza, ma fu un momento storico di grande importanza poiché per la prima volta si attribuì un valore scientifico alla mente e alla psiche umana.

Con L’altra Grace Margaret Atwood ancora una volta reinterpreta Storia e Società, coinvolgendo con ambientazioni visionarie e tormentate, la cui atmosfera, accentuata dal richiamo a superstizioni e miti popolari e con l’alternarsi di filastrocche e versetti poetici, trascina il lettore in suggestioni che solo una grandissima scrittrice, dotata di grande cultura, sensibilità e spiccata intuizione, riesce a raccontare con maestria ed eleganza stilistica.

In questi giorni penso spesso a Mary Whitney, e a quella volta che ci gettammo dietro le spalle le bucce di mela; in un certo senso, si è avverato tutto. Io ho sposato un uomo il cui nome comincia per J, proprio come diceva lei; diceva anche che prima dovevo attraversare l’acqua per tre volte, e così è stato: due volte sul vaporetto per Lewiston, all’andata e al ritorno, e poi un’altra volta per venire qui.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Nel 1843 il Canada è sconvolto da un atroce fatto di cronaca nera: l’omicidio del ricco possidente Thomas Kinnear e della sua amante, la governante Nancy Montgomery. Imputata insieme a un altro servo, la sedicenne Grace Marks viene spedita in carcere e, sospettata di insanità mentale, in manicomio. A lungo oggetto dei giudizi contrastanti dell’opinione pubblica – propensa a vedere in lei ora una santa, ora una carnefice – la protagonista del romanzo può finalmente raccontare la propria vita al giovane dottore Simon Jordan. Convinto di mettere le proprie conoscenze al servizio della verità sul caso, e al tempo stesso contribuire al progresso della scienza psicologica, Jordan non potrà fare a meno di restare ammaliato da questa personalità complessa e inafferrabile.
Nelle mani di Margaret Atwood, il dialogo che si instaura tra i due si trasforma nel ritratto psicologico di una persona due volte vittima del sistema sociale – in quanto povera e in quanto donna – e assurge a denuncia delle enormi contraddizioni di una società maschilista e tormentata da conflitti interni perché incapace di accettare l’«altro».

Chi è MARGARET ATWOOD

Margaret Atwood è una delle voci più note della narrativa e della poesia canadese. Laureata a Harvard, ha esordito a diciannove anni. Ha pubblicato oltre venticinque libri tra romanzi, racconti, raccolte di poesia, libri per bambini e saggi. Più volte candidata al Premio Nobel per la letteratura, ha vinto il Booker Prize nel 2000 per L’assassino cieco e nel 2008 il premio Principe delle Asturie. Fra i suoi titoli più importanti ricordiamo: L’altra Grace (2008), L’altro inizio (2014), Per ultimo il cuore (2016), Il canto di Penelope (2018), tutti usciti per Ponte alle Grazie. Margaret Atwood vive a Toronto con il marito, lo scrittore Graeme Gibson, e la figlia Jess.

DETTAGLI

Titolo: L’altra Grace

Autore: Margaret Atwood

Editore: Ponte alle Grazie

Collana: Scrittori

Data pubblicazione: 19 ottobre 2017

Formato: Brossura

Pagine: 576

Prezzo: € 20,00

EAN: 9788868337377

Traduttrice: Margherita Giacobino