Il 24 GIUGNO tra sacro e profano

Ieri, il 24 giugno, si è celebrata la festa di San Giovanni e la conclusione del solstizio d’estate, nel corso di una notte nota come la notte di San Giovanni, in cui in epoca precristiana si festeggiava questa data come l’inizio del periodo più luminoso e prospero dell’anno, dando luogo a rituali propiziatori e a cerimonie di ringraziamento.

Tradizionalmente il solstizio d’estate è il momento dell’anno maggiormente carico di magia, in cui leggenda, sortilegio e credo si mescolano per ridar vita a quella sacralità che, nelle tradizioni precristiane, infondeva forza e vigore a rituali tipici delle zone rurali, all’interno delle quali si mantengono vivi, a tutt’oggi, gli usi e i costumi propri della società pastorale e contadina.

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E in Italia i riti per il solstizio, che quest’anno essendo bisestile è caduto il 20 giugno, si celebrano per la notte di San Giovanni Battista, attraverso una sorta di parallelismo che si viene a creare tra il calendario cristiano e quello pagano. La festa di San Giovanni si consuma la notte tra il 23 e il 24 di giugno, quando il sole, superato il punto del solstizio, comincia a decrescere impercettibilmente sull’orizzonte, dando origine alla notte più breve dell’anno, LA NOTTE DI SAN GIOVANNI, in cui l’attesa del sorgere del sole è propiziata dai falò accesi sulle colline, poiché con il fuoco, ricavato dall’ardere della legna di quercia, si mettono in fuga le tenebre e con essa gli spiriti maligni, in un continuo susseguirsi di prodigi.

In questo momento dell’anno la terra si risveglia, la natura è al massimo del suo rigoglio: allo spuntar dei primi raggi del sole i fiori brillano bagnati di rugiada, come piccole fiaccole e un tempo, proprio al sorgere del sole, si sceglievano e si raccoglievano i mazzetti di fiori per essere benedetti in chiesa dal sacerdote. notte di

E allora si festeggia Litha, una festa pagana, in cui l’esplosione della vita si rinnova anche attraverso la danza, in quanto la danza è uno dei più antichi modi di celebrare e di fare rituali nel mondo. Ѐ la festa dell’abbondanza, della crescita interiore, è il momento di raccogliere ciò che abbiamo seminato nella nostra vita, non tanto a livello materiale, quanto sul piano spirituale.

Secondo la tradizione, è proprio durante la mezzanotte della vigilia di San Giovanni che si raccolgono le erbe ancora bagnate di rugiada, poiché posseggono virtù particolari che non avranno durante il resto dell’anno, come l’artemisia, l’iperico, il mirto, il sambuco, l’arnica, per poi legarle a mazzetti e farle seccare, quindi bruciarle negli incensieri, in modo che l’ambiente sia impregnato del loro profumo e delle loro vibrazioni positive. Si possono ardere incensi di lavanda, caprifoglio, limone e glicine. E ancora la verbena, la quale si crede protegga, chi la porta con sé, da qualunque male e da qui tutta una serie di leggende che si fondono alle tradizioni sacre e profane di un mondo magico, indissolubilmente legato alle culture dei luoghi, all’interno del quale si mantengono vive tutte quelle cerimonie, tramandate da una generazione all’altra, per celebrare la terra e quindi con essa il perpetuarsi della vita.

acquaLe usanze di questa notte vengono ricordate anche in letteratura da Verga, Petrarca, Cesare Pavese, nel suo La luna e i falò; e ancora Grazia Deledda e D’annunzio, ci offrono diversi resoconti, in particolare il Vate, ne La figlia di Iorio, vede Ornella rivolgersi ad Aligi e dire:

E domani è Santo Giovanni, fratel caro: è San Giovanni. Su la Plaia me ne vo’ gire per vedere il capo mozzo dentro il Sole all’apparire, per vedere nel piatto d’oro tutto il sangue ribollire.

Questo in riferimento all’antica abitudine delle ragazze abruzzesi di svegliarsi all’alba per guardare il sorgere del sole, ritenendo che si sarebbe sposata entro l’anno solo la prima che avesse visto nel sole il volto di San Giovanni, decapitato dopo la danza dei sette veli di Salomè.

 

 

 

 

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