LE ASSAGGIATRICI Rosella Postorino

Alle undici del mattino eravamo già affamate. Non dipendeva dall’aria di campagna, dal viaggio in pulmino. Quel buco nello stomaco era paura. Da anni avevamo fame e paura.

le assaggiatriciLe assaggiatrici, un romanzo di Rosella Postorino dai molti premi letterari, edito da Feltrinelli nel 2018, tradotto in trenta lingue e destinato a diventare un film diretto da Cristina Comencini. Una storia struggente, una lettura che trasmette un’urgenza, dettata dal bisogno di sapere.

La storia riporta una delle tante pagine dolorose della Seconda Guerra Mondiale, probabilmente poco nota, perché volutamente nascosta da chi ha vissuto la violenza di quei giorni, senza via d’uscita, senza alcuna possibilità di scampo o di scelta.

Quanto dolore può sopportare un essere umano? Fino a dove è disposto a spingersi pur di sopravvivere?

Autunno del ’43. La protagonista, la berlinese Rosa Sauer, ha ventisei anni, cinquanta ore di viaggio e settecento chilometri addosso quando, abbandonata Berlino, si trasferisce dai suoceri nella Prussia orientale per sfuggire alla guerra, costretta tuttavia a occupare un posto in una tavola dove non avrebbe mai voluto essere invitata, con altre nove donne, ognuna con un proprio vissuto doloroso.

Ma non avrei potuto raccontargli della mensa di Krausendorf senza parlargli di chi aveva mangiato tutti i giorni con me, una ragazza con la couperose, una donna con le spalle larghe e la lingua lunga, una che aveva abortito e un’altra che si credeva una maga, una ragazza fissata con le attrici del cinema e un’ebrea.

Il compito assegnato a Rosa Sauer implica l’obbligo di assaggiare tre volte al giorno, ogni giorno, il pasto di Hitler, per accertarsi che non sia avvelenato, questo perché le assaggiatrici sono cavie, con un dovere da cui non ci si poteva sottrarre, imposto dalle SS nel quartier generale di Rastenburg, noto come Walfsschanze, la Tana del Lupo, la tana di Hitler, un luogo ben nascosto agli occhi del nemico, in una foresta a pochi chilometri da Gross-Partsch. Le assaggiatrici non possono sfuggire al loro destino, perquisite e sottoposte a visite, devono obbedire a quell’unico comando: “Mangiate!”, poco più che un invito, meno di un ordine.

La chiamavano Wolfsschanze, Tana del Lupo. Lupo era il suo soprannome. Sprovveduta come Cappuccetto Rosso, sono finita nella sua pancia. Una legione di cacciatori lo cercava. Pur di averlo in pugno, avrebbero fatto fuori anche me.

Quando Rosa Sauer si trasferisce dai suoceri, lasciando Berlino, non può immaginare che il sindaco la segnala alle SS per assolvere un ingrato compito, lei “una giovane femmina ariana già domata dalla guerra, provare per credere, prodotto nazionale al cento per cento, si è concluso un ottimo affare”, costretta in un ruolo che non le appartiene, che non sente suo. Lei non è mai stata una di loro, una nazista. La causa di Hitler, del popolo tedesco, non è la sua causa, ha già sofferto abbastanza per il Führer, con un marito al fronte, che combatte per conquistare l’Est e debellare il pericolo comunista.

Durante la narrazione Hitler è solo un’ombra, tutti si immolano a lui, seguono i suoi ordini, eppure è una figura assente, le assaggiatrici lo sentiranno solo nominare, non lo incontreranno mai.

Rosella Postorino ricostruisce con grande abilità un pezzo del passato, immerso nelle sue atmosfere dolorose, i suoi equilibri precari e tutte quelle storture poste a sostegno di un potere in dissolvimento, che ha bisogno del martirio per non sgretolarsi.

Assaggio il tuo cibo come la mamma si versa sul polso il latte del biberon; come la mamma si ficca in bocca il cucchiaio della pappa, è troppo caldo, ci soffia sopra, lo sento sul palato prima di imboccarti. Ci sono io, lupacchiotto. È la mia dedizione a farti sentire immortale.

Eppure Rosa, con la paura che le serra lo stomaco malgrado la fame, mastica e deglutisce il cibo di Hitler, che Krümel, il suo cuoco, gli prepara con impegno; per le assaggiatrici avere paura è una consuetudine, ma con il passare del tempo si fa abitudine.

La paura entra tre volte al giorno, sempre senza bussare, si siede accanto a me, e se mi alzo mi segue, ormai mi fa quasi compagnia.

Prima di alzarsi da tavola, a conclusione del pranzo, le assaggiatrici non possono tornare a casa, devono attendere un’ora per essere certe che, qualora ci fosse, il veleno non faccia il suo effetto; così ogni giorno, in bilico su un crinale, tra il piacere di mangiare e la paura che ogni boccone possa essere l’ultimo.

Trascorsero le settimane, e il sospetto verso il cibo si affievolì, come un corteggiatore cui concedi sempre più confidenza.

La mensa di Krausendorf diviene un luogo sempre più familiare, in cui Rosa, Elfriede, Heike, Augustine, Leni, Theodora, Sabine, Ulla, Gertrude e Beate stringeranno legami contrastanti, alimentati da stati emozionali vissuti in condizioni eccezionali. Superate le paure, l’unione tra le assaggiatrici si fa amicizia, sostegno reciproco, tra fiducia e bisogno di confidarsi, il tutto consumato da quella finitezza delle cose, che ogni guerra inevitabilmente porta con sé.

E il dolore non tarda a palesare la sua presenza, mettendo fine a quel piccolo mondo che casualmente una mensa aveva nutrito alle spalle delle SS e di Hitler: l’amore salvifico, annientato dai sensi di colpa, sarà l’elemento determinante che chiuderà quel cerchio che Rosella Postorino ha saputo tracciare, tra sentimenti altalenanti da cui il lettore verrà inevitabilmente travolto.

Tornai a pensare che non avessimo il diritto, noi, di parlare d’amore. Abitavamo un’epoca amputata, che ribaltava ogni certezza, e disgregava famiglie, storpiava ogni istinto di sopravvivenza.

Sopravvivere è l’obbligo, rimanere in vita a tutti i costi è la priorità, anche quando si è travolti da eventi carichi di attesa, smarrimento, incertezza; sopravvivere malgrado quel Male, che diviene la scusa di trasformazione di un intero popolo, quello tedesco, conformato al folle volere di uno solo, al volere di Hitler, che trascinò un’intera nazione verso la sconfitta. La veridicità storica metterà in luce gli orrori del Nazismo, scoperchiando il suo vaso di Pandora.

A conclusione, un divario temporale di 40 anni catapulta il lettore in tempi moderni, riportando in superficie una parte di quel passato, che si credeva disperso per sempre.

Rosa Sauer è un personaggio complesso, una donna che ha fatto del vissuto personale un elemento da cui ricominciare, malgrado il dolore, che solo l’esperienza terribile di un’assaggiatrice porta con sé: collaboratrice e vittima, sopravvissuta al Nazismo per pura casualità, grazie a tutte quelle scelte da cui è stata investita.

La fine era giunta. Avevo perso un padre, una madre, un fratello, un marito, Maria, Elfriede, e pure il professor Wortmann, a voler contare tutti. Solo io ero ancora illesa, ma ormai la fine era dietro l’angolo.

Rosella Postorino, con uno stile icastico, traccia personaggi che posseggono la forza della verità e la rarefatta consistenza dei ricordi, attraverso una brillante ricostruzione letteraria di fatti realmente accaduti: oltre le assaggiatrici, i suoceri di Rosa, Herta e Joseph, ma anche la baronessa Maria von Mildernhagen, che abita in un castello delle vicinanze ed ama ricevere e far musica assieme ad altri ospiti tedeschi, tra i quali Claus von Stauffenberg, autore di un fallito attentato a Hitler, e Albert Ziegler, tenente delle SS che ricoprirà un ruolo fondamentale nella storia. Inoltre, la sua scrittura fluida, scorrevole e incisiva, di grande efficacia comunicativa, analizza l’individuo nelle situazioni più esasperate, quando Bene e Male, seduti alla stessa tavola, giocano di compromesso, con sé stessi e con gli altri.

Un romanzo tecnicamente solido, ben strutturato, che apre la strada a diversi interrogativi, in una storia liberamente ispirata all’ultima assaggiatrice di Hitler, Margot Wölk, che solo all’età di novantasei anni decise di rendere pubblica la propria esperienza, imposta dal regime, raccontandola in un’intervista rilasciata sul Der Spiegel e pubblicata nel 2013. Margot Wölk, nata nel 1917 in Germania, trasferitasi in Prussia dopo i bombardamenti di Berlino e scelta nel 1942 insieme ad altre quindici donne per diventare una delle assaggiatrici di Hitler, morì nell’aprile del 2014, all’età di 97 anni.

Noi e loro. Questo mi proponeva Augustine. Noi, le vittime, le giovani donne senza scelta. Loro, i nemici. I prevaricatori. Krümel non era uno di noi, questo intendeva Augustine. Krümel era un nazista. E noi non siamo mai stati nazisti.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame… Fino a dove è lecito spingersi per sopravvivere? A cosa affidarsi, a chi, se il boccone che ti nutre potrebbe ucciderti, se colui che ha deciso di sacrificarti ti sta nello stesso tempo salvando? La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. “Da anni avevamo fame e paura,” dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l’autunno del ’43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: “Mangiate”, davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un’ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato. Nell’ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s’intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del ’44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti – come una sorta di divinità che non compare mai – incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito. Rosella Postorino non teme di addentrarsi nell’ambiguità delle pulsioni e delle relazioni umane, per chiedersi che cosa significhi essere, e rimanere, umani. Ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk (assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf), racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della Storia, forte dei desideri della giovinezza. Come lei, i lettori si trovano in bilico sul crinale della collusione con il Male, della colpa accidentale protratta per l’istinto – spesso antieroico – di sopravvivere. Di sentirsi, nonostante tutto, ancora vivi.

 

Chi è ROSELLA POSTORINO

Rosella Postorino (1978) ha pubblicato La stanza di sopra (Neri Pozza, 2007; Feltrinelli, 2018; Premio Rapallo Carige Opera Prima), L’estate che perdemmo Dio (Einaudi, 2009; Premio Benedetto Croce e Premio speciale della giuria Cesare De Lollis), Il mare in salita (Laterza, 2011), Il corpo docile (Einaudi, 2013; Premio Penne). Con Le assaggiatrici (Feltrinelli, 2018) ha vinto il Premio Campiello 2018 e molti altri premi letterari, fra i quali il Rapallo, il Chianti, il Lucio Mastronardi, il Pozzale Luigi Russo, il Wondy e, in Francia, il Prix Jean-Monnet. In corso di traduzione in trenta lingue, il romanzo diventerà un film diretto da Cristina Comencini.

 

DETTAGLI

Autore: Rosella Postorino

Titolo: Le assaggiatrici

Editore: Feltrinelli

Collana: I Narratori

Data pubblicazione: 11 gennaio 2018

Pagine: 288

Prezzo: € 17,00

Formato: brossura

EAN: EAN:9788807032691

 

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