CONSIGLI DI LETTURA? NAPOLI RISPONDE

Buongiorno miei lettori,

avrete avuto modo di notare come in questo periodo non mancano i gesti di solidarietà, la vita al tempo del coronavirus è attraversata da atti significativi, piccoli o grandi che siano ed è giusto sottolinearli, permettendo a tutti di venirne a conoscenza.

Così, oggi vorrei raccontarvi di un’iniziativa interessante del Grand Hotel Europa a Napoli il quale, come tutte le strutture turistiche, si trova ad affrontare una situazione difficile; i clienti hanno abbandonato da tempo le camere ma, come detta lo spirito del napoletano DOC, ci si reinventa e lo staff del Grand Hotel ha dato nuovo significato al concetto di solidarietà, in una forma del tutto digitale, con il suo progetto The Unstoppable Reception; tenere aperta la reception telefonica diventa una priorità, per far compagnia a coloro che possono sentirsi soli o semplicemente cercano un contatto con il mondo esterno.

E allora basta comporre il numero per discutere, chiedere, sapere: per farvi consigliare un libro, un film o semplicemente ricevere suggerimenti su una ricetta.

Oltre 900 milioni di persone in tutto il mondo sono confinate nelle loro abitazioni, al punto che con l’isolamento a Venezia sono tornati i cigni, i delfini sono riapparsi nel porto di Cagliari e la natura indisturbata si riappropria degli spazi, permettendo addirittura alle stelle di mostrarsi in tutti il loro splendore sul cielo notturno delle grandi capitali del mondo, fatto che non avveniva da tempo. Quindi affermare che il Covid-19 ha stravolto il Pianeta è dire poco, sappiamo che lo ha fatto in negativo, ma con un’incidenza sull’impatto ambientale insolitamente positiva e del tutto inaspettata.

E mentre le attività sono in stallo al Grand Hotel Europa, dopo aver rimborsato le prenotazioni, per non precipitare è bastato cambiare il modo di guardare alle cose, decidendo di arginare la solitudine e quel senso di abbandono in coloro che, soli, desiderano un contatto con l’esterno.

 

 

Così il Grand Hotel Europa non smette di accogliere e rassicurare, svolgendo le consuete mansioni, ma sotto un’altra ottica infatti, durante il lockdown, il telefono della reception diventa un numero di supporto per chi si sente solo.

Perché lo facciamo? Perché capiamo che le “prime necessità” non sono solo cibo e medicine. Perché sappiamo che la solitudine può essere molto dolorosa da combattere, ma che a volte basta poco per non sentirsi soli.

Quindi, se avete bisogno di compagnia, desiderate sfogarvi o solo per fare due chiacchiere, potete chiamare il Grand Hotel Europa, dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 14.00 al numero 351 7027052 e dalle 15.00 alle 18.00 al 339 3585580; loro assicurano:

Noi siamo sempre pronti alle cornette, per consigliarvi un libro da sfogliare, un film da vedere, una ricetta da preparare, o un itinerario da iniziare a sognare.

 


 

GRAND HOTEL EUROPA

Indirizzo: Corso Meridionale, 14, 80143 Napoli NA

Telefono: 081 267511

GLI EBOOK GRATUITI DI PAULO COELHO… e non solo

Miei carissimi lettori,

mentre l’isolamento sociale rende sempre più difficile l’accesso ai libri attraverso le librerie, di contro gli editori e gli autori stanno raddoppiando i loro sforzi in modo che i libri possano giungervi sempre più facilmente; uno dei tanti impegni presi in tal senso arriva anche dal più amato romanziere brasiliano, Paulo Coelho, che ha deciso di rendere gratuiti alcuni dei suoi titoli in formato digitale.

Sui social network, gli autori si fanno in quattro per riuscire a mantenere vivo l’interesse dei followers, e se organizzare presentazioni di nuove pubblicazioni è impensabile, capita spesso di notare scorrere, sulle varie homepage social, video in cui gli autori si cimentano in letture di brani tratti da prossimi libri in uscita, così come non è rara la pubblicazione di post contenenti brevi racconti inediti, per intrattenere i seguaci confinati.

E così, la scorsa settimana, scorrendo la mia homepage di Instagram mi sono imbattuta nel seguente post di Paulo Coelho

Sul suo sito web, l’autore rende disponibili molti dei suoi libri in formato EPUB, tra cui è  possibile trovare anche alcuni titoli in italiano, come sottolinea lo stesso autore nei commenti…

Per scaricare un titolo è semplicissimo: cliccate sulla copertina del libro che desiderate leggere; il formato EPUB consente l’accesso su vari supporti: PC, smartphone e tablet.

Inoltre volevo farvi presente che, dopo l’iniziativa #iorestoaleggere, dal 14 marzo l’intero catalogo ebook de La Nave di Teseo, Baldini+Castoldi e La Tartaruga offre uno sconto del 30%; come sottolinea l’ufficio stampa delle editrici su citate, questo vuole essere “Un gesto concreto considerata la chiusura temporanea delle librerie, per venire incontro al desiderio di lettura di tutti nel periodo complesso che stiamo attraversando.

#IoRestoALeggere, sempre a casa. Perché con un libro non si è mai soli.

 

 

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La lettera di ESHKOL NEVO agli italiani

Ho deciso di postare, per i lettori di Into The Read, la lettera dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, pubblicata il 13 marzo dal Corriere della Sera, in cui l’autore esprime la propria vicinanza all’Italia, che considera la sua seconda casa.

Nella traduzione di Raffaella Scardi

 

Se potessi vi inviterei tutti a casa mia

Solo restando umani vinceremo la sfida contro il virus

 

Sono preoccupato per i miei amici italiani. Molto preoccupato. Fino a oggi, la divisione è stata chiara: sono io quello che abita nel Paese in cui le catastrofi possono capitare in qualunque momento, perciò sono loro a telefonare a me, o a mandarmi WhatsApp. Da una settimana a questa parte, la situazione si è ribaltata. Sento l’esitazione che anche loro devono provare prima di chiedere come sto quando in Israele c’è una guerra. Esitazione che deriva dal fatto che posso sforzarmi disperatamente di immaginare cosa prova chi vive in Italia adesso. Ma non posso capirlo fino in fondo.

Se potessi, inviterei tutti i miei amici italiani a rifugiarsi in casa mia. Perché no? Apriremmo il divano letto. Rimedieremmo qualche materasso. Ci arrangeremmo. Ma da ieri è diventato impossibile: anche le porte del mio Paese si sono chiuse per gli ospiti. Anche qui le strade sono vuote, e tristi.

In questi ultimi anni, l’Italia è diventata la mia seconda casa. Mi sono innamorato della lingua, della musica, della bellezza, e soprattutto delle persone, della loro passione per la vita. Quando mi trovo in Italia, sono più emotivo. Più aperto. Più felice. Adesso guardo le foto di Milano, vedo piazza Duomo deserta, e mi si stringe il cuore. Mi scrivo con gli amici laggiù, preoccupati più per i loro genitori che per sé stessi, e mi salgono le lacrime agli occhi.

 

Per continuare la lettura della lettera nella sua versione integrale, a seguire il link del Corriere della Sera

https://www.corriere.it/opinioni/20_marzo_13/se-potessi-vi-invitereitutti-casa-mia-2032d3d2-654c-11ea-86da-7c7313c791fe.shtml?refresh_ce

L’IMPORTANZA DELLE PAROLE

Parlando di lingue, è più che nota l’importanza dell’inglese, oggi più di ieri, un’importanza su cui incidono diversi fattori: in primo luogo è una lingua parlata in tutti i continenti, inoltre è la più utilizzata in ambito internazionale, nel commercio e negli affari, è la lingua ufficiale dei Paesi più influenti del pianeta, è la più studiata ed è la lingua più parlata su internet.

Quest’ultimo fattore ha fatto sì che alcuni inglesismi si riversassero e diventassero di uso comune in italiano: fotogallery, influencer, hater, youtuber, masterchef, black Friday, stepchild adoption, spending review sono solo alcuni; molti altri se ne potrebbero aggiungere che fungono da supporto linguistico, soprattutto in ambito tecnologico e informatico.

Così si viene a creare una sorta di miscellanea linguistica, con l’introduzione di nuove terminologie, a sostegno di idiomi sempre più globalizzati e in continua evoluzione.

E se nella lingua italiana la parola più lunga è precipitevolissimevolmente, forse non tutti sanno che la parola più lunga al mondo è un termine scientifico utilizzato per identificare una proteina, la connectina, indicata come Methionylthreonylthreonylglutaminylarginyl… impronunciabile nel suo complesso, a causa della difficoltà determinata dalle sue 189.819 lettere.

Incredibile, vero?

La lingua è un sistematico arricchirsi non solo di vocaboli stranieri ma di parole in grado di adeguarsi ai tempi e luoghi in cui nascono, ricordiamo qualche anno fa l’introduzione nel dizionario della parola petaloso e l’uso anche giornalistico di carrambata e ancora asinocrazia, balotellata, webete, spesometro, azzardopatia, fantuttone.

Poi ci sono parole straniere come mooreeffoc o nacirema, dalla storia etimologica molto interessante e particolare, che assolvono la loro funzione esplicativa attraverso un rovesciamento della lettura, per cui per riuscire a comprenderne origine e significato bisogna leggerle al contrario.

Mooreeffoc è un termine legato alla biografia di Charles Dickens, in cui lo scrittore, raccontando gli anni della sua gioventù vissuta in povertà, scrisse:

Sulla porta c’era una targa ovale di vetro con le semplici parole Coffee Room, scritte sopra in modo che potessero essere lette dalla strada. La conseguenza era che a me, che stavo dentro il caffè, queste parole apparivano come mooR eeffoC e ancora adesso il veder talvolta delle iscrizioni a rovescio mi produce una singolare scossa al sangue.

Quindi una parola irreale, inventata dal famoso autore britannico, nota anche come effetto Mooreeffoc, utilizzata per sottolineare la stranezza delle cose comuni quando vengono viste da una nuova prospettiva; una parola rara, per evidenziare l’importanza di un cambio del punto di vista. Fantasia e creazione immaginifica sono le armi di una mente creativa, capace di andare oltre le razionali ovvietà.

L’aneddoto è stato riportato da Gilbert Keith Chesterton nel suo Ortodossia e anche J. R. R. Tolkien riprende l’argomento sull’importanza del cambio di punto di vista, nel suo saggio Sulle Fiabe:

La fantasia creativa, dal momento che tenta soprattutto di fare qualcos’altro (qualcosa di nuovo), è capace di aprire il vostro forziere e far volare via tutte le cose in esso racchiusevi, come uccelli da una gabbia. Le gemme si trasformano tutte in fiori e fiamme, e vi accorgerete allora che tutto ciò che avevate (o sapevate) era pericoloso e dotato di poteri, nient’affatto saldamente impastoiato, sì anzi libero e selvaggio; e tanto poco vostro quanto quelle cose non erano voi stessi.

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Tolkien coglie l’essenza della questione; lette, scritte, cantate o recitate le parole sono storie pure e semplici, nate tutte dalla capacità di andare al di là dell’ovvio e percorrere strade ancora inesplorate. E infatti qualche cosa di simile all’effetto Mooreeffoc accadde anche a Tolkien mentre correggeva il compito di un suo alunno, colto da noia, girò il foglio e scrisse: In un buco nella terra viveva uno hobbit, senza sapere nemmeno cosa fosse un hobbit. Il prosieguo di quella frase dovreste conoscerlo.

Anche Nacirema non è altro che il termine americano scritto al contrario, su Wikipedia viene riportato che si tratta di “un termine usato in antropologia e la sociologia in relazione agli aspetti del comportamento e della società dei cittadini degli Stati Uniti d’America. Il neologismo tenta di creare un senso di auto-deliberata presa di distanza, in modo che gli antropologi americani potrebbero guardare la propria cultura in modo più obiettivo.”

Tutto ciò mostra come la parola ricopra in ogni lingua un ruolo fondamentale, non solo per la comprensione e quindi la comunicazione, ma anche per lo studio del suo etimo, che ne permette il giusto utilizzo in ambito linguistico.

Senza le parole non potremmo scrivere, leggere, pensare, essere… è la parola a definirci! Le parole danno voce all’esperienza umana.

A seguire una serie di vocaboli inglesi che trovo particolarmente interessanti, PER PROSEGUIRE con alcuni vocaboli italiani, che magari per qualcuno saranno solo parole orrende, eppure costituiscono una piccolissima parte dell’ossatura linguistica su cui si fonda il prezioso bagaglio culturale, espressivo e comunicativo di quel dedalo infernale che è la lingua italiana:

VELLICHIOR: la strana malinconia delle librerie di libri usati

SOPHROSYNE: uno stato d’animo, caratterizzato da autocontrollo, moderazione e una profonda consapevolezza del proprio vero sé e risultante in vera felicità

FERNWEH: un dolore per i luoghi distanti; il desiderio di viaggiare

PSITHURISM: il suono del vento tra gli alberi e il fruscio di foglie

PLUVIOPHILE: un amante della pioggia; qualcuno che trova gioia e tranquillità durante i giorni di pioggia.

PETRICHOR: il meraviglioso odore nell’aria dopo che ha piovuto

CODDIWOMPLE: viaggiare in modo intenzionale verso una vaga destinazione

Ed ecco alcuni vocaboli italiani poco usuali:

(dalla TRECCANI dizionario enciclopedico)

Granciporro: nome di varie specie di granchi, in partic. di Cancer pagurus, commestibile, che può raggiungere notevoli dimensioni. 2. In senso fig., non com. (per lo stesso traslato, o per scherz. alterazione, di granchio), errore madornale, strafalcione.

Cervògia: antico nome di una specie di birra, fatta con orzo o avena fermentata; usato spesso, in poesia e nella lingua letter., come sinon. di birra.

Cernécchio: ciocca di capelli arruffata, ricciolo sfatto.

Solipsista: chi aderisce alla teoria o alle posizioni proprie del solipsismo. Per estens., in usi letter. o elevati, chi ha un atteggiamento di soggettivismo estremo, o chi non vede che il proprio mondo, ignorando o trascurando quello degli altri.

Onusto: carico, meno com. aggravato.

Almanaccare: fantasticare; stillarsi il cervello per trovare un espediente o per indovinare qualche cosa

Sicofante: parola di formazione chiara ma di sign. incerto; secondo un’antica interpretazione, sarebbe in origine colui che denunciava l’esportazione clandestina di fichi dall’Attica. Lett. chi denuncia qualcuno…

Gnomico: sentenzioso; che contiene o è ricco di sentenze, o è costituito da sentenze. In partic., presso i Greci, poesia gn., genere tradizionale di poesia sentenziosa e moraleggiante che si conclude con la gnome o sentenza, racchiusa in un verso esametro o trimetro giambico o in un distico elegiaco.

Còmputo: il computare, conto, calcolo. 1. Nella contabilità relativa ai lavori di costruzioni edilizie, c. metrici, i calcoli numerici tendenti ad accertare la quantità delle singole specie di lavoro; c. estimativi, quelli tendenti ad accertare il costo economico delle opere. 2. Computo ecclesiastico, complesso dei calcoli che servono per regolare il tempo per gli usi ecclesiastici (determinazione della Pasqua e delle feste mobili) sulla base dei seguenti elementi: lettera domenicale, ciclo solare, indizione romana, numero d’oro e epatta.

Carampana: donna volgare, sguaiata, oppure brutta e vecchia.

Mooreeffoc

 

DONNE, SCRITTURA E LETTERATURA… “AL FEMMINILE”?

Da quando ho avuto modo di recensire alcune pubblicazioni della casa editrice La Tartaruga, un quesito, tra l’altro dibattuto, a cui difficilmente si è riusciti a dare una risposta concreta, ha cominciato a farsi strada nella mia mente: si può parlare di scrittura femminile? Di conseguenza, esiste una letteratura prettamente al femminile?

Alcune volte, in libreria mi è capitato di notato cartelli con su scritto “letteratura femminile” e ancora “narrativa al femminile” per indicare la sezione dedicata alla letteratura “sentimentale”.

Quindi la scrittura femminile è legata a un preconcetto? Adesso lo andremo a vedere…

La letteratura scuote la mente e ne amplifica l’esperienza esistenziale, a tal fine non credo sia utile una distinzione di genere.

Da curatrice del blog Into The Read, leggo molto, dedicando una buona parte della mia giornata ai libri e, dovendo occuparmi di vari generi, sono giunta alla conclusione che si può parlare di scrittura femminile solo in riferimento al fatto che “forse” le scrittrici sembrano maggiormente propense e più disposte a intrecciare la propria sensibilità ai costrutti narrativi. Di contro, però, sono costretta a smentirmi se penso ai libri di autori dotati di tutta quella sensibilità, che potremmo facilmente riscontrare in un’autrice, per cui una particolare sensibilità non può essere considerata uno specifico femminile.

Credo che Bianca Pitzorno abbia ragione quando afferma che per scrivere ci vuole una mente androgina, slegata da preconcetti di genere e proiettata verso un’assolutezza concettuale, capace di inglobare ogni aspetto della realtà, mettendo in equilibrio perfetto le due parti, quella maschile e femminile. Aprendo un libro, difficilmente riusciremmo a identificare il sesso dello scrittore da ciò che vi è scritto, ma è anche pur vero che non riesco a immaginare La Divina Commedia di Dante o L’Odissea di Omero scritta da una donna… a quel tempo l’idea della scrittrice avrebbe mandato fuori di testa chiunque.

Le pubblicazioni de La Tartaruga sono tutte incentrate su opere prodotte esclusivamente da donne, non a caso è un marchio storico del femminismo italiano; i libri che ho avuto modo di leggere, e quindi di recensire su Into The Read, hanno rappresentato un percorso culturale di straordinaria bellezza: storie di donne, raccontate da donne, il cui lirismo narrativo si accompagna a una sensibilità tutta femminile.

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Un tempo era impensabile che un’autrice potesse pubblicare un libro, il fatto era ritenuto sconveniente, andava oltre il ruolo ricoperto all’interno della società, basti pensare alle sorelle Brontë, che preferivano firmarsi con pseudonimi maschili. La letteratura è disseminata di casi analoghi!

Nella nostra società, la presenza femminile in ambito artistico è preminente e lo è sempre stata, le donne hanno sempre esercitato una notevole influenza sul piano intellettuale.

Eppure ritengo che le scrittrici, rispetto ad altre categorie, rappresentino un caso diverso, poiché differente è stata l’affermazione in ambito culturale, con riferimento per esempio alle pittrici; nei primi anni del Novecento, le pittrici hanno dovuto faticare per ritagliarsi uno spazio, nei movimenti d’avanguardia entrano dalla porta secondaria, dove si presentano come semplici modelle, o compagne di artisti, per dar prova di talento solo successivamente.

Le scrittrici, invece, si dedicano inizialmente alla compilazione di diari o lettere, essendo escluse da narrativa e saggistica, poiché scrivere pubblicamente era impensabile, tuttavia hanno sempre potuto contare su un pubblico femminile interessato, a cui potersi rivolgere.

Oggi la narrativa è invasa dalle donne, le scrittrici sono tantissime e, se talentuose, vendono…

Benedetto Croce sosteneva che le donne sono “l’infinito pulviscolo di romanzatrici, le instancabili romanzatrici”.

I social mi offrono l’opportunità di seguire diverse scrittrici di talento, anche perché se non lo fossero non le seguirei, avendo poco tempo da dedicarvi: come dico io poche ma buone e questo vale anche per gli autori. Ma in questo specifico caso, parlando di scrittura femminile, focalizziamo l’attenzione sulle autrici, le quali si dedicano alla scrittura con dedizione, anche se impegnate su diversi fronti e pur non avendo “una stanza tutta per sé” ritenuta fondamentale per Virginia Woolf.

Se ha intenzione di scrivere romanzi, una donna deve possedere denaro e una stanza tutta per sé.

– Virginia Woolf –

Per le donne scrivere vuol dire costruirsi uno spazio interiorizzato e privato, all’interno del quale, strutturato il blocco narrativo, sarà possibile condividerlo all’esterno, solo dopo averlo filtrato attraverso quella sensibilità tutta femminile, che trova un’origine nel cuore e il suo punto focale nell’intelletto.

Questa sensibilità, che la donna riversa nella sua scrittura, è riscontrabile anche nelle giornaliste, capaci di cogliere e registrare ogni forma di cambiamento, impegnandosi in battaglie di opinione, portando alla luce situazioni dolorose, ma soprattutto facendosi portavoce di un disagio femminile, spesso coperto dal silenzio sociale.

 

L’emancipazione femminile quindi passa anche dalla scrittura la quale, attraverso l’articolato processo creativo, ha dato voce a grandi autrici, che hanno saputo e sanno interpretare e rappresentare il mondo che le circonda, liberandosi da tutti quei pregiudizi che per secoli le ha volute contadine analfabete, se non addirittura fattucchiere.

Le donne che amano hanno un sesto senso. Il loro intuito è sicuro come quello di animali selvaggi che fiutano il nemico. Possiedono virtù divinatorie che riguardano le colpe maschili.

Scrittura femminile azzurro pallido di Franz Werfel –

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La capacità di scrivere, orientando al meglio la propria scrittura, non ha nulla a che vedere con il genere, ma con l’individuo, quello che conta veramente è la qualità di ciò che viene scritto e quindi letto; superati gli inutili preconcetti, volti solo a discriminare, scrivere vuol dire scavare in quella parte della coscienza, dove vi affiorano le più profonde inquietudini dell’animo umano.

Come sostiene ironicamente Margaret Atwood “si scrive per compiacere sé stessi… per fare maramao alla Morte… per fare soldi… perché non si sopporta l’idea di un lavoro…

 

BIRRA E CULTURA? UN MUST!

Con l’aumentare delle temperature, aumenta il bisogno di bibite ghiacciate e la tentazione di una buona birra scandisce il tempo di molte serate.

Prodotta secondo un metodo naturale rimasto invariato da millenni, la birra è la bevanda alcolica più antica in commercio, il cui malto fermentato si trova in varie versioni dato che, contrariamente a quanto si possa credere, le birre non sono tutte uguali. Provenienza, gradazione, fermentazione, colore, ingredienti usati e sapore, ne determinano le caratteristiche peculiari.

Oggi alle tradizionali birre bionda, rossa, nera e chiara, si accompagnano le nuove light, ipocalorica, al limone e la più criticata di sempre l’analcolica, la cui comparsa in commercio spinse il noto giornalista del settore birraio di New York, Tom Roston, a sostenere che “La birra analcolica non sarà mai un prodotto di punta!”. Ma si sbagliava e marche come Beck’s, Tourtel e Heineken si sono presto adeguarono al cambiamento.

E ancora birra spalmabile bionda e scura della cioccolateria Napoleone di Rieti, la marmellata di birra, la birra giapponese, le birre d’abbazia e potremmo continuare all’infinito in base al paese di produzione.

Le origini della birra si perdono nella notte dei tempi, coinvolgendo letteratura, pittura, fumetti, cinema e cartoon. duff

Addirittura della birra se ne fa cenno in alcuni passi della Bibbia, pur essendo il vino la bevanda che tradizionalmente ricopre un ruolo centrale.

I greci e i latini, grandi amanti del vino, si pensi ai baccanali in onore di Bacco e Dionisio, fanno anch’essi riferimento alla birra. Eschilo ne Le Supplici ne parla e Tacito nel volume Germania deplora i popoli barbari per via di “un liquido, ricavato dall’orzo o dal frumento, fermentato pressappoco come il vino.”

Caio Plinio Secondo, conosciuto come Plinio il Vecchio, nel libro XXXVII della Naturalis Historia, descrive la birra in maniera quasi scientifica, menzionandone due tipi, la zythum egiziana e la cerevisia della Gallia. Inoltre, sottolinea che presso i Celti era la bevanda fermentata più diffusa e aggiunge: “La Gallia e la Spagna fanno macerare le specie di cereali di cui abbiamo parlato, utilizzando come lievito la schiuma che si forma in superficie.”

Nella Roma imperiale la birra era anche impiegata nella cosmesi femminile per la pulizia del viso, mentre nelle Province era una bevanda molto apprezzata e largamente diffusa.

Viaggio in parallelo, birra e letteratura costituiscono un binomio quasi inscindibile, divenendo in alcuni casi un passaggio obbligato.

Ritroviamo la birra negli scritti di William Shakespeare il quale, come la maggior parte dei suoi connazionali, era un grande appassionato di birra. Nell’atto V dell’Amleto suscita desiderio nel becchino: “Adesso, per favore, va’ da Yaughan e fatti dare una pinta di birra”; in Sogno di una notte di mezza estate il folletto Puck è talmente dispettoso da far schiumare la birra. La riprova dell’amore incondizionato di Shakespeare per la birra trova piena espressione, ancora una volt,a in un passo dell’Amleto, quando un paggio di Falstaff, che si trova in Francia durante una campagna bellica, preso da un momento di sconforto pronuncia queste parole: “Ah, come mi vorrei trovare a Londra, in una birreria! Sarei disposto a barattare tutta la mia gloria per un gotto di birra e la pellaccia!

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In tempi recenti, anche la scrittrice Penelope Fitzgerald, dedica un passo alla birra nel suo Il fiore azzurro, romanzo Sellerio, in cui l’autrice racconta la vita di Friederich von Hrdenberg, noto come Novalis.

E ancora, il più grande top seller italiano, Andrea Camilleri, contribuisce a omaggiare la birra nel suo Il Birraio di Preston, edito da Sellerio.

Troviamo “tracce di birra” anche in Charles Dickens, ne Il Circolo Pickwick:

 

E su questo tono, con l’intermezzo casuale di qualche bicchiere di birra, a guisa di parentesi, quando si mutavano i cavalli della diligenza, continuò lo sconosciuto finché non fu raggiunto il ponte Rochester, e intanto i taccuini del signor Pickwick e del signor Snodgrass si erano andati ricoprendo di estratti delle avventure di costui.

Lo scrittore e drammaturgo gallese Dylan Thomas dichiara:

Non ho niente da sciogliere in un bicchiere di birra, tranne una libbra d’amore.

Frank Zappa scrisse che un Pese è veramente un Paese quando ha una compagnia aerea e una birra… e alla fine è di una bella birra che si ha bisogno; Charles Bukowski: “Avevo bisogno di una birra come base per ricominciare”, per ritrovare la birra anche in alcuni scritti di Goethe e George Orwell, che nel suo saggio, La luna in fondo al pozzo, descrive le caratteristiche del suo pub ideale, accennando alle qualità che la birra dovrebbe possedere.

Anche il cinema si fa passaggio obbligato: da John Ford, con il suo Un uomo tranquillo a Frank Capra, fino ai musical di Minnelli. Anzi, nel cinema americano, la birra gioca un ruolo antitetico al Wisky, rivelandosi una bevanda semplice e genuina, le cui caratteristiche si riflettono sul personaggio, per diventare la bibita tipica del protagonista impegnato in qualche indagine, tanto che nei polizieschi americani non manca mai. In tutti gli uomini del Presidente, Robert Redford e Dustin Hoffman ne bevono a fiumi e ancora beve birra in abbondanza Al Pacino nel suo Serpico. E come dimenticare il tenente Colombo, che a conclusione delle sue indagini, prende una birra, quasi fosse un premio.

Quello che conta è l’atto di fare. Per me girare un film equivale a fare castelli di sabbia. Si va in spiaggia con un gruppetto di amici e si costruisce un grande castello di sabbia. Quando è finito ci si mette seduti a bere una birra aspettando l’arrivo delle onde. Dopo venti minuti quello che riamane è solo sabbia. La struttura che si era costruita è rimasta solo nella testa della gente… afferma Robert Altman, in Altman racconta Altman, a cura di David Thompson.

Nel film del 1961, I due nemici, con Alberto Sordi e David Niven, il dialogo tra il maggiore Richardson (David Niven) e Burke (Michael Wilding) verte proprio sulla birra:

“Non so cosa darei per una tazza di tè.”

“E io non so che darei per una birra gelata servita da una cameriera con indosso soltanto un grembiulino.”

Insomma, la birra a 35 millimetri scorre a fiumi.

E così i grandi mastri birrai traggono ispirazione dalla letteratura attraverso titoli, personaggi e autori. In relazione ai luoghi di origine o agli ingredienti impiegati, nascono birre che, per gusto ed etichette, si legano ai grandi classici della letteratura di tutti i tempi.

Esempio ultimo, negli Stati Uniti, la fabbrica di birra Bell’s Brewery, del Michigan, la quale da fine maggio ha prodotto una birra in serie, con un IPA americano d’ispirazione tedesca, dedicata alla nota raccolta di poesie Leaves of Grass, nella sua traduzione italiana Foglie d’erba, di Walt Whitman. La raccolta Leaves of Grass, pubblicata per la prima volta nel 1855, è considerata un classico della letteratura americana.

bells leaves of grass main (Custom)

La produzione di birra Leaves of Grass della Bell’s si concluderà in maggio 2020: 7 nuovissime birre presentate ai consumatori ogni due mesi, dove ognuna prende il nome da una delle poesie di Whitman, mentre ogni ricetta è complementare alla stagionalità di quando ogni birra viene prodotta.

I tempi di produzione coincidono anche con il 200° compleanno di Walt Whitman.

Questo il programma seguito dalla Bell’s:

Maggio 2019: Song of Myself – American-Inspired American IPA (6.5% ABV)

Luglio 2019: The Prairie-Grass Dividing – Gose-Style Ale prodotta con prugna, sale e coriandolo (4.5% ABV)

Settembre 2019: Oh Capitano! Mio capitano! – TBA

Novembre 2019: per una locomotiva in inverno – TBA

Gennaio 2020: Song of the Open Road – TBA

Marzo 2020: Salut Au Monde! – TBA

Maggio 2020: Spontaneous Me – TBA

Se siete collezionisti e apprezzate tanto la birra, quanto il genio poetico di Walt Withman, non potete perdere questa nuova serie speciale e limitata in confezione da 6 bottiglie, ognuna da 12 once. Per ulteriori info, il link di riferimento della Bell’s Brewery, Inc. è  http://www.bellsbeer.com/

La Bell’s Brewery non è nuova a questo genere di lancio, negli anni hanno tratto ispirazione da diversi ambiti culturali, tutti riflessi delle molteplici passioni del suo presidente e fondatore, Larry Bell. Nel 2014 lanciarono le birre Bell’s Planets, ispirate a I pianeti di Gustav Holst, noto compositore e direttore d’orchestra inglese.

Come ha dichiarato lo stesso Larry Bell: “Questa serie è solo l’ultimo esempio di come le arti ci hanno ispirato a creare ricette nuove e innovative.”

Quindi da Ernest Hemingway che beveva per rendere le altre persone più interessanti, a Benjamin Franklin per il quale nella birra c’è libertà, nell’acqua ci sono batteri, fino a coinvolgere gli ambiti più disparati, basti pensare ai Simpson con la Duff Beer, la birra è diventata nel tempo un must, dimostrandosi un apporto complementare al processo creativo, nota di sofisticata freschezza!

Tuttavia, al di là dell’aspetto culturale e dell’interesse sociale, bere responsabilmente e con moderazione deve essere comunque e sempre prioritario… per salvarsi la vita e salvaguardare quella degli altri.

 

 

INTO THE READ SUMMER EDITION… 10 letture per un’estate

Non c’è stagione di lettura migliore dell’estate, le giornate si allungano permettendoci di sfruttarle al meglio.

E non importa se preferite stare sdraiati in spiaggia o parcheggiati di fronte a un condizionatore d’aria, o semplicemente seduti sotto un portico in una casa di montagna, tutto può essere accompagnato da una lettura.

Quindi vi presento la lista di libri che Into The Read ha selezionato per quest’estate.

Voi cosa preferite leggere? Fatemi sapere nei commenti!

 

respiro

Respiro

Chiang Ted

Frassinelli

Prezzo: € 18,50

ISBN: 9788893420563

Pubblicato nel 2019

Pagine: 352

 

L’universo ha avuto origine da un immenso respiro trattenuto. Perché non si sa, ma quale che ne sia stato il motivo, mi fa davvero piacere sia andata così, se sono vivo lo devo infatti a quel fenomeno. Tutti i miei desideri e le mie riflessioni non sono altro che vortici d’aria generati dalla successiva e graduale espirazione dell’universo. E finché questa grande espirazione non avrà termine, i miei pensieri continueranno a vivere.

Nel racconto che dà il nome alla raccolta, il protagonista è uno scienziato che fa una scoperta impossibile sulla propria esistenza. E chiude proprio con un’esortazione che contiene la poetica dell’autore: «Anche se quando mi leggerai, esploratore, io sarò morto da tempo, mi congedo adesso rivolgendoti un invito: contempla la meraviglia che è l’esistenza e rallegrati di poterlo fare. Mi sento in diritto di dirtelo. Mentre scrivo queste parole, infatti, io sto facendo lo stesso.» In questo uso della fantascienza come contenitore dei sentimenti e dei pensieri umani, Chiang è degno erede di Philip K. Dick. Nelle altre otto storie che compongono la raccolta ci sono sempre personaggi fuori dall’ordinario, che sperimentano la vita in dimensioni diverse dalla nostra. Come nel Mercante e il portale dell’alchimista, il racconto che apre la raccolta, in cui un varco temporale costringe un venditore di stoffe nell’antica Baghdad a fare i conti con i propri errori e gli offre il modo di rimediare.

Come in tutte le sue opere, Chiang sfiora la fantascienza immaginando mondi diversi, intelligenze artificiali, forse viaggi nel tempo (sicuramente nella memoria), e in realtà mette sul tavolo temi umanissimi: il valore della vita, l’ineluttabilità, la paura e il dolore della morte, la necessità della memoria, la ricchezza salvifica del sapere, e volere, comunicare.

la perfezione

La perfezione

Raul Montanari

Baldini+Castoldi

Prezzo: € 15,00

ISBN: 9788893881951

Pubblicato nel 2019

Pagine: 124

 

«Lui non aveva paura della morte, non aveva paura di niente.» Lui è Willy l’Olandese, un vecchio killer implacabile. Un gigante silenzioso e in apparenza indifferente a tutto come un dio nordico. Quando arriva nella valle presso il grande lago del Norditalia che ogni anno è la sua meta estiva, in una pensione dove fa da cameriera la bella Adriana, non sa di avere appuntamento con il destino. Il telefono ha squillato in una casa a pochi chilometri da lì e un altro killer, un trentenne sfigurato al volto da un remoto incidente d’auto, ha ricevuto l’incarico di ucciderlo. Tutta la storia si svolge nell’arco di 24 ore, ma la tensione monta capitolo dopo capitolo nell’attesa del momento fatale: lo scontro fra due killer professionisti, due terribili macchine di morte. E tra loro l’inquietudine di Adriana, che senza saperlo ne deciderà le sorti. Tutt’intorno uno scenario affascinante: un piccolo paese rivierasco, le acque buie del grande lago, e una valle profonda, percorsa da un torrente gelido. Un paesaggio che sta per essere contaminato dall’approssimarsi del Male. Con rara potenza, Montanari ci restituisce il clima feroce e geometrico di Durrenmatt e del grande noir americano immergendoli nel contesto della provincia italiana, fino a creare un contrasto sorprendente e irresistibile.

 

concita

Nella Notte

Concita De Gregorio

Feltrinelli

Prezzo: € 16,50

ISBN: 9788807033414

Pubblicato nel 2019

Pagine: 240

 

Nora è una ragazza brillante, appassionata al racconto della realtà e allo studio della politica. La sua tesi di dottorato, Nella notte, è un’indagine sulle ore durante le quali l’elezione a presidente della Repubblica di Onofrio Pegolani, data per certa dagli analisti e dalla maggioranza dei parlamentari, è sfumata senza un apparente perché. È proprio grazie alla qualità della sua tesi che Nora viene convocata dal suo relatore, il professor Atzeni, che le offre un impiego di prestigio in un centro studi di Roma: dovrà raccogliere e archiviare informazioni riservate da vendere al miglior offerente, alimentando un sottobosco di ricatti e giochi di potere.  Nora è pronta a rifiutare la proposta ma in quegli stessi luoghi ritrova Alice, la sua migliore amica degli anni del liceo: bellissima, a tratti cinica, molto abile nelle relazioni. Le due ragazze sono sempre state affascinate dalle reciproche diversità, il loro legame si riscopre intatto dopo anni di lontananza. Negli archivi del centro studi, Nora si imbatte in un fascicolo inaspettato: un capitolo inedito della sua tesi, espunto per volontà del professore e incentrato su un delitto scoperto la stessa notte in cui la carriera di Pegolani si è conclusa e il Partito dei Giusti, del quale era uno degli esponenti più prestigiosi, è caduto in una crisi irreversibile. Che cosa ci fa quel capitolo, in quell’archivio? Perché Atzeni ha deciso di non renderlo pubblico, consegnandolo invece a un organismo specializzato in ricerca di informazioni sensibili? A Nora non resta che tentare di scoprirlo, tornando a indagare. Una doppia indagine: su di sé, sulla vera natura delle relazioni di potere. Muovendosi tra la cronaca politica, descritta nei suoi retroscena con rara minuzia e penetrazione, e il ritratto di due giovani donne, Concita De Gregorio offre al lettore un’autentica anatomia del potere, analizzandone con spietata lucidità e passione antiche e nuove consuetudini: dalla corruzione endemica alla manipolazione sistematica delle informazioni, alle distorsioni alimentate dai nuovi media. Il confine fra verità e menzogna si nasconde e si riflette in un gioco di specchi. Un racconto che muove da trent’anni di conoscenza diretta di un mondo di cui l’autrice rivela gli snodi profondi.

 

notte a

Notte a Caracas

Karina Sainz Borgo

Einaudi Stile Libero Big

Prezzo: € 17,00

ISBN: 9788806241780

Pubblicato nel 2019

Pagine: 136

 

In una terra meravigliosa che prima della recessione era la più ricca del subcontinente americano e che ora è dilaniata dalla corruzione, dalla criminalità e dalla repressione di qualsiasi voce discorde, Adelaida cerca solo di sopravvivere. Ma un giorno, di ritorno a casa, la chiave non gira più nella serratura: il suo appartamento è stato sequestrato. Un commando di militari, in seguito alle sue proteste, le spacca tutti i piatti davanti agli occhi, le strappa i libri, poi la tramortisce con il calcio di un fucile. Quando riprende i sensi, Adelaida si rifugia dalla vicina, Aurora Peralta, la cui porta è miracolosamente aperta, ma la trova stesa a terra, priva di vita. Ormai sola, non le resta che impossessarsi della sua grigia identità, indossarne il guardaroba antiquato, e grazie alla sua cittadinanza spagnola cercare di lasciare il Paese.

 

l'altra

L’altra Grace

Margaret Atwood

Ponte Alle Grazie

Prezzo: € 20,00y

Pubblicato nel 2017

ISBN: 9788868337377

Pagine: 576

 

Nel 1843 il Canada è sconvolto da un atroce fatto di cronaca nera: l’omicidio del ricco possidente Thomas Kinnear e della sua amante, la governante Nancy Montgomery. Imputata insieme a un altro servo, la sedicenne Grace Marks viene spedita in carcere e, sospettata di insanità mentale, in manicomio. A lungo oggetto dei giudizi contrastanti dell’opinione pubblica – propensa a vedere in lei ora una santa, ora una carnefice -la protagonista di questo romanzo può finalmente raccontare la propria vita al giovane dottore Simon Jordan. Convinto di mettere le proprie conoscenze al servizio della verità sul caso, e al tempo stesso contribuire al progresso della scienza psicologica, Jordan non potrà fare a meno di restare ammaliato da questa personalità complessa e inafferrabile. Il dialogo che si instaura tra i due si trasforma nel ritratto psicologico di una persona due volte vittima del sistema sociale – in quanto povera e in quanto donna – e assurge a denuncia delle enormi contraddizioni di una società maschilista e tormentata da conflitti interni perché incapace di accettare l'”altro”.

 

karma

Karma City

Massimo Bisotti

HarperCollins Italia

Prezzo: € 18,00

Pubblicato nel 2019

ISBN: 9788869055072

Pagine: 422

 

Cosa faremmo se ci venisse offerta l’opportunità di cambiare vita, di ripartire da zero? Amanda, Mary Jane, Sarah, Joy, Robin, Yuki, Zac e Sasha hanno tra i venticinque e i quarant’anni e ognuno di loro ha una sua storia particolare. Zac ha una discoteca di successo e gli è appena stata diagnosticata una brutta malattia. Amanda è una milionaria famosa sui social ma sente di aver costruito solo rapporti superficiali. Sasha è un tatuatore che fa anche il ghost writer, soffre per i mancati riconoscimenti e di notte va a disegnare meravigliosi graffi ti sui muri della sua città. Mary Jane è una scrittrice che ha perso l’ispirazione e non riesce a trovare l’amore… Tutti e otto sono accomunati da una cosa: sono insoddisfatti della loro vita. Per questo accettano la proposta, che viene da uno psicologo conosciuto online, di abbandonare la loro esistenza quotidiana e trasferirsi su un’isola bellissima e appartata che possa offrire loro la possibilità di ricominciare. Qui, assieme ad altri giovani, potranno vivere un nuovo inizio in un luogo capace di riportare l’anima in contatto con la sua parte più vera. Passano i mesi, si creano legami, amori, amicizie. Ma qualche tensione comincia a scuotere il gruppo. È possibile che non sia tutto perfetto come sembra? Forse il sogno di un luogo ideale è soltanto un’illusione…

A due anni e mezzo di distanza dal precedente romanzo, Massimo Bisotti torna con un nuovo straordinario libro capace, con il suo stile inconfondibile, di raccontare il mondo di oggi e quanto di unico è nascosto nelle profondità del cuore umano. Bisotti scende negli abissi delle nostre emozioni, e, con Karma City, restituisce ai lettori l’amore, il dolore, la debolezza e la forza degli esseri umani, con una scrittura che in ogni pagina colpisce la mente e il cuore

 

dentro

Dentro soffia il vento

Francesca Diotallevi

Neri Pozza

Prezzo: € 16,00

Pubblicato nel 2016

ISBN: 9788854512368

Pagine: 222

 

In un avvallamento tra due montagne della Val d’Aosta, al tempo della Grande Guerra, sorge il borgo di Saint Rhémy: un piccolo gruppo di case affastellate le une sulle altre, in mezzo alle quali spunta uno sparuto campanile. Al calare della sera, da una di quelle case, con il volto opportunamente protetto dall’oscurità, qualche “anima pia” esce a volte per avventurarsi nel bosco e andare a bussare alla porta di un capanno dove vive Fiamma, una ragazza dai capelli così rossi che sembrano guizzare come lingue di fuoco in un camino. Come faceva sua madre quand’era ancora in vita, Fiamma prepara decotti per curare ogni malanno: asma, reumatismi, cattiva digestione, insonnia, infezioni… Infusi d’erbe che, in bocca alla gente del borgo diventano “pozioni” approntate da una “strega” che ha venduto l’anima al diavolo. Così, mentre al calare delle ombre gli abitanti di Saint Rhémy compaiono furtivi alla sua porta, alla luce del sole si segnano al passaggio della ragazza ed evitano persino di guardarla negli occhi. Il piccolo e inospitale capanno e il bosco sono perciò l’unica realtà che Fiamma conosce, l’unico luogo in cui si sente al sicuro. La solitudine, però, a volte le pesa addosso come un macigno, soprattutto da quando Raphael Rosset se n’è andato. Era inaspettatamente comparso un giorno al suo cospetto, Raphael, quando era ancora un bambino sparuto, con una folta matassa di capelli biondi come il grano e una spruzzata di lentiggini sul naso a patata. Le aveva parlato normalmente, come si fa tra ragazzi ed era diventato col tempo il suo migliore e unico amico. Poi, a ventuno anni, in un giorno di sole era partito per la guerra con il sorriso stampato sul volto e la penna di corvo ben lucida sul cappello, e non era più tornato. Ora, ogni sera alla stessa ora, Fiamma si spinge al limitare del bosco, fino alla fattoria dei Rosset. Prima di scomparire inghiottita dal buio della notte, se ne sta a guardare a lungo la casa dove, in preda ai sensi di colpa per non essere andato lui in guerra, si aggira sconsolato Yann, il fratello zoppo di Raphaël… il fratello che la odia. Ritornando su un tema caro alla letteratura di ogni tempo – l’amore che dissolve il rapporto tra una comunità e il suo capro espiatorio – Francesca Diotallevi costruisce un romanzo che sorprende per la maturità della scrittura e la solidità della trama, un’opera che annuncia un nuovo talento della narrativa italiana. Romanzo vincitore della Sezione Giovani del «Premio Neri Pozza – Fondazione Pini – Circolo dei Lettori». «Questa giovane autrice ha un prodigioso senso del racconto». Sandra Petrignani «Una scrittura tersa, misurata, di grande mestiere. Un’opera di sicuro talento». Romana Petri «L’ambientazione così remota, così radicale; la scrittura asciutta ed essenziale, la capacità di creare un’aspettativa, invogliando il lettore ad andare avanti… sono le qualità salienti di questo sorprendente romanzo». Francesco Durante

 

notre

Notre-Dame

Ken Follett

Mondadori

Prezzo: € 9,00

Data Uscita: 2 luglio 2019

ISBN: 9788804719953

Pagine: 84

 

“L’immagine di Notre-Dame in fiamme mi ha stupefatto e sconvolto nel profondo. Un bene di inestimabile valore stava morendo davanti ai nostri occhi. È stato spaventoso come se il suolo avesse cominciato a tremare sotto i nostri piedi”. Così si esprime il grande scrittore all’indomani del tragico incendio che ha devastato la cattedrale di Notre-Dame la sera del 15 aprile 2019. Nel suo romanzo più famoso, “I pilastri della terra”, Ken Follett aveva descritto minuziosamente il rogo della cattedrale di Kingsbridge, come fosse una premonizione di quanto è accaduto a Parigi. In quel romanzo migliaia di uomini e donne erano giunti da diversi paesi per aiutare a ricostruire la cattedrale. Con questo breve scritto Ken Follett ha deciso di rendere omaggio a Notre-Dame, devolvendo i proventi alla Fondation du Patrimoine, raccontando come si è sentito quando ha assistito a questo disastro, e ripercorre i momenti storici salienti della vita della grande cattedrale che nei secoli ha esercitato una fascinazione universale, dalla sua costruzione durata quasi un secolo, all’influenza che ha avuto sul genio narrativo di Victor Hugo.

 

scrittori

La vita segreta degli scrittori

Guillaume Musso

La nave di Teseo

Prezzo: € 19,00

Pubblicato nel 2019

ISBN: 9788893448819

Pagine: 275

 

Nel 1999, dopo aver pubblicato tre romanzi di culto, il celebre scrittore Nathan Fawles annuncia la sua decisione di smettere di scrivere per ritirarsi a vita privata a Beaumont, un’isola selvaggia e sublime al largo delle coste mediterranee. Autunno 2018. Fawles non rilascia interviste da più di vent’anni, mentre i suoi romanzi continuano ad attirare i lettori. Mathilde Monney, una giovane giornalista svizzera, sbarca sull’isola, decisa a svelare il segreto del celebre scrittore. Lo stesso giorno, viene ritrovato sulla spiaggia il cadavere di una donna e le autorità mettono sotto sequestro l’isola, bloccando ogni partenza e ogni arrivo. Comincia allora un pericoloso faccia a faccia tra Mathilde e Nathan, in cui si scontrano verità occulte e insospettabili menzogne, e si mescolano l’amore e la paura… Un romanzo indimenticabile, un affascinante mistero letterario che si rivela soltanto quando l’autore compie l’ultima mossa del suo piano diabolico. “Un thriller elegante, che è anche un fantastico gioco letterario.” Didier Jacob, The Obs “Un meraviglioso omaggio alla letteratura, un libro che ti fa venire voglia di leggere.” Stanislas Rigot, LCI

 

via

La via dei pianeti minori

Andrew Sean Greer

La nave di Teseo

Prezzo: € 20,00

Pubblicato nel 2019

ISBN: 9788893448680

Pagine: 395

 

Nel 1965 un gruppo di astronomi si ritrova su una piccola isola del Pacifico per assistere al passaggio di una cometa. Ma quando un bambino muore durante la pioggia di meteore, la vita di tutti i presenti, e dei loro affetti, subirà un cambiamento radicale e silenzioso, che si rivelerà pienamente solo molti anni dopo. Denise, carica dei ricordi di un’infanzia molto particolare, combatte per ottenere il rispetto che merita nel suo lavoro; il suo amico Eli, sposato con una donna che adora ma impenetrabile, è sempre più attratto da Denise e dalla sua mente imprevedibile; la giovane Lydia cerca un modo per sfuggire alle ombre inquietanti che si allungano sul gruppo di scienziati. Dall’autore premio Pulitzer 2018, La via dei pianeti minori è una storia intensa che esplora le occasioni colte e quelle sfuggite, un romanzo sui nuovi amori, sui legami perduti e sulla forza invisibile che il tempo esercita sulle nostre vite.

 

Allora non mi rimane altro da fare che augurarvi buone vacanze, ma soprattutto…

…BUONA LETTURA!!!!

 

 

 

LA SOTTILE ARTE DELLA RECENSIO

Le recensioni non sono scritte per lo scrittore. Sono scritte per i lettori. Che una recensione sia favorevole o sfavorevole, è una cosa che davvero non tocca quel processo lungo, arduo e intricato attraverso il quale un romanzo prende forma. Nel corso di un singolo giorno di lavoro, uno scrittore alle prese con un romanzo compie migliaia di scelte e queste scelte sono decise da migliaia di altri fattori, eccetera. Il lavoro del recensore, non importa quanto dotato, si svolge in un’altra sfera – PHILIP ROTH

Sui social mi capita spesso di imbattermi in post dove ci si domandano se sia giusto favorire lo scrittore, proponendo solo l’aspetto positivo di una recensione perché, priva di critiche, non è una buona recensione in termini di veridicità.

Se volessimo sintetizzare il fatto, mi verrebbe da pensare che è un po’ come quando incontri qualcuno criticandolo per come è vestito, potresti semplicemente astenerti e non pensarci più. Tuttavia, la questione è certamente molto più seria e merita un maggiore approfondimento.

Intanto, partiamo dal termine RECENSIRE, il quale deriva dal verbo latino recensere e significa esaminare, passare in rassegna, riflettere.

Se facciamo una ricerca sui dizionari di lingua italiana, anche online, viene riportato più o meno: recensire, esaminare un’opera letteraria, scientifica o artistica di cui vengono analizzati gli aspetti contenutistici ed estetici.

Dovrebbe essere chiaro quello che è lo scopo di una recensione, ovviamente nello specifico mi riferisco alle recensioni libri, ma tutte le recensioni hanno lo stesso scopo, vale a dire avvicinare un potenziale fruitore, quindi il lettore, a un libro, suscitandone la curiosità, catturando così l’interesse di un potenziale acquirente, dopo che il libro è stato posto al vaglio del recensore. Che se onesto e ama fare ciò che fa NON PUÒ NON AVER LETTO CIÒ CHE SI ACCINGE A PROPORRE! Sarebbe una follia pensare di recensire un libro senza averlo letto, anche perché basta un’insidia dietro l’angolo per essere sbugiardati.

Altro scoglio da superare è la definizione etimologica del termine, che serve a definire colui o colei che recensisce e che mi sono resa conto non è poi così scontata, dato che mi è capitato di imbattermi in recensionista, il termine non trova alcuna collocazione etimologica, essendo inesistente nella lingua italiana. Si utilizza recensore, raro il femminile recensitrice o recensóra.

Tuttavia, mi rifiuto di essere un recensore e ancor di più una recensora, anche con recensitrice ho i miei problemi, è un termine cacofonico, ha un suono orribile.  Ma questo è!

Quindi stabilito ciò, il lavoro del recensore/recensitrice è un impegno di grande responsabilità, devi essere assolutamente sincero con chi ti legge e al contempo devi essere fedele a te stesso.

Certo la “recensione” si presta a varie interpretazioni, in quanto la parola viene associata al CRITICARE, che a mio avviso non deve avere necessariamente una connotazione negativa.

La lingua italiana è un dedalo infernale!

Su Into the Read il contenuto principale del blog è dedicato proprio alle recensioni, ma sin dall’inizio, da quando ho cominciato a recensire, anche sul mio vecchio blog Dentro La Quarta, ho deciso di operare una scelta ben precisa: recensire solo ciò che mi è VERAMENTE e sottolineo veramente piaciuto, senza riserva alcuna!

Non recensisco mai autori il cui lavoro non mi ha convinta, non recensisco mai autori esordienti (e anche qui ci sarebbe tanto da dire), hanno ancora molta strada davanti e non recensisco generi che non amo.

Dietro ogni libro, dentro ogni storia, in ogni pagina ci sono sogni, speranze, ambizioni, fatica e tanta convinzione e per quanto spesso sarebbe facilissimo demolire l’impegno altrui, semplicemente supero e vado avanti.

Ѐ anche vero che mi vengono proposti libri e qualche volta mi permetto di propormi tuttavia, qualora non trovassi interessante la lettura, rimanderei indietro ciò che ho ricevuto, accompagnato dalle mie scuse più sincere, oppure considererei di aver fatto un pessimo acquisto. A tutt’oggi non ho ricevuto nulla che non valesse la pena di essere recensito e nelle mie scelte non mi sono mai sbagliata, esclusa qualche rarissima eccezione. Infatti, con presunzione affermo di aver sviluppato un ottimo intuito.

Valorizzare il lavoro di un autore che merita mi gratifica, aprire e leggere un buon libro è meraviglioso, ho cominciato a dedicarmi alla lettura piuttosto presto, l’interesse è sorto alle scuole elementari, il maestro proponeva letture di una piccola della biblioteca scolastica che, se fossero piaciute, si sarebbero potute acquistare. Ho continuato a leggere regolarmente dal primo anno di scuole medie e poi l’influenza familiare in tal senso è spesso determinante. Il tempo mi ha concesso di acquisire una certa esperienza, di affinare l’intuito. Leggere è trovarsi di fronte la vita in un concentrato di esperienze possibili, per me ha spesso rappresentato un rifugio e il processo di immedesimazione ha fatto il resto.

Quindi in considerazione della responsabilità che si ha nel momento in cui si recensisce, dell’impegno che si prende prima con il lettore e poi con l’autore, per quanto riguarda Into The Read sempre e solo recensioni costruttive.

Certo mi piacerebbe leggere molto di più, ci sono molti libri che in questi anni non ho fatto in tempo a recensire, la lettura mi proietta continuamente in avanti, eppure in un modo o in un altro ve li ho segnalati.

L’atto del leggere implica un evento di significazione, che sottintende il vissuto di una cultura all’interno delle relazioni tra autore e personaggio – CARLO AUGIERI

Altra scelta operata sul mio blog è quella di evitare di leggere il primo lavoro di un autore, mi è capitato di inficiare i giudizi successivi al primo libro, stranamente le ingenuità iniziali mi sono tornate in mente con il secondo. Quindi, spesso leggo il secondo lavoro e poi magari prendo il primo. Così come non leggo mai i generi che non prediligo particolarmente, questo avrebbe un’incidenza negativa sul lavoro del suo autore, sarebbe perfettamente inutile.

Amo l’entusiasmo dei “giovani” scrittori, la solidità dei professionisti, la forza creativa delle loro ambizioni e altrettanto detesto il volere a qualunque costo distruggere il lavoro altrui, quando immotivato.

In Italia, a differenza di ciò che viene detto, si legge tanto (anche se si potrebbe leggere ancora di più) e si scrive tantissimo!

E un buon lettore riconosce, intuisce, filtra: è ben capace di operare una scelta, al di là delle parole di un recensore. Comunicargli però che quel libro non è un buon libro significa mettere in discussione tutta una serie di fattori che vanno oltre il proporre una lettura, richiedono motivazioni concrete che poggiano su conoscenze profonde e specifiche, includendo vari campi del sapere. Per stroncare un libro servono competenze, non basta un semplice non mi piace, non si tratta di una chiacchierata tra amici, soprattutto se critichi l’operato altrui pubblicamente, quindi ci vuole qualcosa di più di tante letture.

In genere, la valutazione critica di un prodotto editoriale viene operata da figure professionali ben precise, primo fra tutti il critico letterario, che è in possesso di tutti gli strumenti di ordine teorico, pratico, contenutistico, atti alla valutazione letteraria in generale e di un’opera nello specifico. Pensare di possedere le armi giuste per distruggere il lavoro altrui presentandosi in battaglia con una fionda è ridicolo, se devo criticare un’opera e quindi il suo autore mi dovrò armare di un’artiglieria talmente pensante da non destare alcun dubbio.

La letteratura ha le spalle larghe, è un campo di battaglia troppo serio per fingersi audaci!

Io non ricopro la funzione di critico letterario, né lo desidero, voglio solo che il lettore quando troverà una mia recensione potrà riconoscere tutti i punti di forza che sono stata in grado di cogliere e che fanno di buon libro un ottimo autore. Il lettore di contro, un essere senziente e capace di discernere una buona lettura, potrà comprendere il potenziale di ciò che il recensore vuole proporre, oppure semplicemente non condividerne l’entusiasmo.

Certamente ci sarà sempre chi dissente, democrazia è anche questo!

I genitori ti insegnano ad amare, ridere e correre. Ma solo entrando in contatto con i libri si scopre di avere le ali – HELEN HAYES

DIVERSITÀ E FIABA

Le fiabe, così come di fatto le favole, sono un retaggio che ci portiamo dentro sin dall’infanzia, rappresentano delle sfaccettature fantastiche, di una realtà altrimenti inesistente, che si sviluppano nel narratore con lo scopo di creare nel bambino un atteggiamento ottimistico e positivo nei confronti della vita, spesso entrando volutamente in contrasto con quelle che poi sono le esperienze reali del bambino.

 

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LA BELLA ADDORMENTATA

Così, la fiaba appartiene a quel filone letterario che più di tutti si presta ad aiutare il bambino a costruire una propria visione del mondo, acquisendo e condividendo un sistema di valori, attraverso esperienze e percorsi interiori, che il narratore descrive utilizzando un linguaggio simbolico, ma immediatamente fruibile per un fanciullo.

 

L’utilizzo di un linguaggio simbolico permette al narratore di celare aspetti della realtà troppo crudi o sgradevoli per un bambino, senza per questo rimuoverli; così attraverso uno sforzo interpretativo, anche i più piccoli giungono a conoscenza dei fatti più crudi della realtà, ma mitigati da una narrazione che porta in sé il magico mondo della fantasia e dell’immaginazione.

Ѐ dunque naturale che un concetto complesso come quello di diversità assuma spesso nella fiaba una veste simbolica tale, da giungere al bambino solo attraverso uno sforzo interpretativo.

il principe ranocchio
IL PRINCIPE RANOCCHIO

Per diversità, ovviamente, si intende tutto ciò che si scosta interamente dalla norma e che quindi, per definizione, differisce. ma è interessante notare come nelle fiabe la diversità, pur manifestandosi nelle sue forme più accentuate, si trasforma in un vantaggio per il protagonista, il quale riuscirà, grazie ad essa, a conseguire successi che senza non avrebbe potuto ottenere.

Sono molti i racconti, appartenenti alla tradizione fiabistica, dove la rappresentazione della diversità si fa strada all’interno della fiaba, divenendo la protagonista indiscussa e l’elemento strutturale intorno a cui ruotano le vicende in essa narrate.

Per fare un esempio concreto basti pensare alle fiabe dei fratelli Grimm, in cui capita spesso d’incontrare personaggi che a causa di un sortilegio o per una punizione vengono trasformati in animali (si pensi a Il principe ranocchio, Fratellino e Sorellina), la cui metamorfosi, attraverso un processo simbolico, permette facilmente di essere associata nella realtà ad un incidente o una malattia che rende diversi.

 

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FRATELLINO E SORELLINA

Tuttavia, connotato comune di quasi tutte le fiabe è che alla fine il diverso verrà salvato dall’amore, per il quale otterrà la piena accettazione, unico elemento capace di reintegrarlo nella società, restituendogli la sua “umanità”.

Quindi, da quanto detto finora, la diversità s trova nella fiaba il terreno fertile per germogliare nei modi e nei tempi più disparati, anzi, spesso fiaba e diversità diventano un tutt’uno, forse proprio perché nella fiaba nulla è reale, tutto è diverso da ciò che ci circonda nella quotidianità e tutto sembra ruotare intorno ad una dimensione onirica, fra conscio e inconscio.

Ma se diverso è ciò che si discosta dalla norma, la fiaba dal canto suo per definizione sembra sovvertire completamente la norma (poiché porta con sé, per estensione del termine, l’irreale), sposandosi in un ambito in cui la diversità deve per forza di cose impregnare il racconto, quello spazio senza tempo, né contorni, che poi più di tutti ci permette di esprimere e di esprimerci, per non essere sempre uguali e quindi normali.

 

 

 

SNOOPY lo straordinario beagle di Charlie Brown

Buongiorno webnauti,

quante volte vi sarà capitato di notare sui social post dedicati a Snoopy, post che io stessa mi diletto a pubblicare data la genuinità del personaggio che, con la sua vivace ironia, fornisce divertenti spunti di riflessione.

Snoopy è il personaggio di punta, quello più vivace dei Peanuts la famosa striscia a fumetti più venduta nel mondo e ideata da Charles Schulz, che ha reso la serie tanto popolare e che tutti abbiamo avuto modo di vedere rappresentato su pelouche, magliette, quaderni, tazze, biglietti d’auguri e altro. Chi a scuola non aveva un diario o un quaderno del celebre beagle?

Charles Schulz è stato un importante cartoonista statunitense, divenuto disegnatore con un corso per corrispondenza; negli anni ha pubblicato diversi libri, creato special televisivi e inventato una serie di prodotti che gli aprirono la strada dell’industria.

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Schulz ebbe modo di proporre Snoopy per la prima volta in una striscia nell’ottobre del 1950, creando un personaggio ispirato  dal proprio cane Spike, un pointer; inizialmente era un semplice cane di quartiere, di una cittadina statunitense imprecisata, in un mondo animato da bambini e animali, privo di adulti dove sono i bambini a sostenere tale ruolo, mettendo in gioco emozioni e debolezze.

Nel 1955, Schulz stabilì che il padrone di Snoopy fosse Charlie Brown, un personaggio all’inizio di soli 4 anni, i cui tratti caratteriali, e non solo, erano molto simili a quelli del suo autore, infatti come Schulz, Charlie Brown era timido e introverso, aveva un cane e i genitori ricoprivano lo stesso ruolo sociale dei genitori di Schulz: il padre barbiere e la madre casalinga. Il tema della solitudine è ricorrente, soprattutto nel personaggio di Charlie Brown, altro elemento autobiografico in cui si riflette il suo autore.

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Così dal 1950 fino al 2000, a Snoopy sono state dedicate più di 1700 strisce a fumetti; il 2000 è l’anno del decesso di Charles Schulz.

Ed è solo dal 1956 in poi che Snoopy acquista delle caratteristiche sempre più antropomorfe: cammina su due zampe, utilizzando quelle anteriori come se fossero delle mani; addirittura i personaggi della serie lo identificano a un bambino, Piperita Patty riferendosi a Snoopy dice: “il bambino buffo con un gran naso”. Eppure non parla, emette solo dei suoni, ma di contro pensa tantissimo.

Col passare del tempo nuovi filoni narrativi sono stati inventati per lui, con conseguenziali alter-ego: asso del volo durante la prima guerra mondiale, legionario, dottore, astronauta, giocatore di hockey, football e golf, scrittore dal famoso incipit “Era una notte buia e tempestosa”, capo scout e avvocato. Solo per citare alcuni dei 150 ruoli a lui attribuiti e impersonati nel corso degli anni.

Inoltre, ha interpretato più di un centinaio di personaggi famosi da Topolino a Joe Falchetto e si è trasformato in svariati animali, dall’avvoltoio al rinoceronte. Quindi Snoopy è una celebrità, oggi di fama mondiale, molto ben articolata, che si presta facilmente a diversi ruoli, un po’ nevrotico e grande sognatore, che riesce a ottenere ciò che vuole, ma solo nella sua immaginazione.

La serie dei Peanuts inoltre è stata oggetto di interesse da parte degli intellettuali: tradotta in più di 20 lingue, in Italia anche da Umberto Eco e pubblicata in oltre settanta nazioni.

A partire dal 1963, i Peanuts esordiscono in una serie di volumi di Giovanni Gandini, editi dalla Milano Libri, eppure il successo arriva nel momento in cui sempre la Milano Libri pubblica il primo numero della rivista a fumetti mensile Linus, nell’aprile 1965, che prende il nome da uno dei personaggi del fumetto.

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Attualmente, con la collana I Peanuts, in formato cartaceo, Baldini+Castoldi propone una vasta scelta di volumi dedicati proprio a Snoopy & Co. E tutti i giorni il giornale online il Post pubblica le strisce dei Peanuts.

Nel novembre 2017, Magazzini Salani pubblica Il meglio di Snoopy, in cui propone una raccolta delle strisce ufficiali più amate sul personaggio.

A seguire, per i lettori di Into The Read, alcune divertenti strisce

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