L’ALTRA GRACE Margaret Atwood

Comunque, assassina è una parola pesante da portarsi dietro. Ha un odore quella parola, un odore muschiato e opprimente, come di fiori morti in vaso. Qualche volta, di notte, me lo ripeto a bassa voce: Assassina, assassina. Fruscia, come una gonna di taffetà sul pavimento.

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Margaret Atwood è tornata in libreria il 5 settembre 2019 con il suo ultimo romanzo I testamenti, sequel de Il racconto dell’ancella, che come sostiene lei stessa: «Questo libro nasce da tutte quelle domande che mi avete fatto su Gilead e i suoi meccanismi interni. Be’, non solo da questo. L’altra fonte d’ispirazione è il mondo in cui viviamo oggi».

Autrice di libri straordinari, di indubbio successo, che spaziano dalla narrativa alla poesia, dalla letteratura per bambini, alla saggistica, Margaret Atwood sa come catturare e mantenere l’attenzione del lettore e lo fa attraverso l’esplorazione dell’universo umano nella sua complessità sociale. Da fervida femminista, ci ha mostrato come in una società patriarcale alla donna viene negata la sua soggettività, un’affermazione che trova ampio spazio ne L’altra Grace, romanzo pubblicato in prima edizione nel settembre del 1996, la cui notorietà si è accentuata con una miniserie trasmessa su Netflix, e sceneggiata dalla stessa autrice, andata in onda nel novembre del 2017.

Ma chi è l’altra Grace? Il lettore è chiamato a dare una risposta (o anche più di una) a questa domanda! Nella sua ricostruzione, L’altra Grace è una storia vera di furia omicida e follia, raccontata in un romanzo edito da Ponte alle Grazie e nella traduzione di Margherita Giacobino.

Ispirandosi alle vicende legate alla vita di Grace Marks, Margaret Atwood riferisce di una giovane domestica, immigrata dall’Irlanda al Canada, che nel 1843, all’età di appena sedici anni, venne arresta per il brutale omicidio del suo datore di lavoro, Thomas Kinnear e della sua governante, nonché amante, Nancy Montgomery, il cui cadavere di quest’ultima, fatto a pezzi, fu rinvenuto nella cantina della dimora Kinnear.

Insieme a Grace venne accusato lo stalliere, James McDermott, indicato come l’esecutore materiale dei delitti e per tale ragione, una volta processato, venne impiccato; Grace riuscì a sfuggire alla pena di morte, commutata nel carcere a vita, grazie a una serie di circostanze attenuanti attribuibili alla sua giovane età, che faceva di lei una complice e non un’omicida.

Lei venne condannata non per omicidio, ma per complicità in omicidio, perché la sola cosa che si poté provare contro di lei fu che conosceva le intenzioni di McDermott e non le rivelò a nessuno; e che trascurò di rendere pubblico il fatto compiuto.

Per aver cambiato più volte la sua versione e a causa della testimonianza del giovane Jamie Walsh, che l’accusò di indossare durante il processo i vestiti di Nancy Montgomery, Grace Marks, pur dichiarandosi innocente, fu condannata e rinchiusa per un breve periodo in manicomio, per passare subito dopo al penitenziario canadese di Kingston, dove entrò il 21 novembre 1843, per essere scarcerata nell’agosto del 1872.

Nel romanzo della Atwood però i buchi temporali, che ruotano attorno alla storia vera di Grace, vengono colmati con l’introduzione di personaggi estranei alla veridicità dei fatti accaduti, ma che servono a dare continuità narrativa nel guidare il lettore durante il racconto; uno di questi è il dottor Simon Jordan, un giovane psichiatra incaricato di recarsi a Kingston per ascoltare la versione di Grace e riuscire a riportare alla superficie della sua memoria quella parte dei fatti che la giovane ha rimosso durante gli accadimenti, amnesia attribuita al trauma subito. A conclusione, una relazione con la testimonianza del dottor Jordan per il reverendo Verringer, a sostegno di quella petizione utile per far scarcerare Grace, “la cui verità renderà liberi”.

Vidi tre corvi appollaiati uno accanto all’altro sulla traversa dell’albero maestro, e anche mia madre li vide, e disse che portavano sfortuna, perché tre corvi in fila significano che qualcuno doveva morire.

Colpito dalla personalità articolata e sfuggente di Grace e dalla sua dialettica perfetta, il dottor Simon Jordan accompagnerà il lettore nel racconto a cui si abbandonerà Grace, vittima, in quanto donna e per di più povera, di una società per la quale la figura femminile è uno strumento d’istigazione maschile. Il tutto esposto con l’eleganza stilistica e l’incedere narrativo tipico di Margaret Atwood.

Tutte le figure maschili che ruotano attorno a Grace e con le quali il personaggio instaura un rapporto di fiducia, non sembrano possedere quella spinta emozionale tale da riuscire a creare un coinvolgimento emotivo forte con la protagonista, in grado di rappresentare un’azione salvifica in suo favore. Le vicissitudini di ognuno di loro li spinge a perdersi nel corso della vicenda, per seguire obiettivi che nulla hanno a che vedere con la scarcerazione di Grace.

Tutti i personaggi sono ben delineati, ciascuno dotato di una personalità ammaliante, trascinante e coinvolgente.

Eppure approcciarsi al libro cercando di comprendere l’innocenza o la colpevolezza di Grace è un grave errore, il racconto ci mostra un passato in cui tutto è già avvenuto; l’unica chiave di lettura possibile sta nel titolo, che come sempre accade con la Atwood si presta a varie interpretazioni e che nello specifico offre il giusto spunto per andare alla ricerca di quella parte di Grace da cui sembrano scaturire tutte le contraddizioni.

Penso a tutto quello che è stato scritto su di me: che sono un demonio disumano, che sono la vittima innocente di un farabutto e ho agito contro la mia volontà e dietro minaccia di morte, che ero troppo ignorante per sapere dissimulare e che impiccarmi sarebbe un crimine giudiziario, che amo gli animali, che sono molto bella e ho una carnagione luminosa, che ho gli occhi azzurri, che ho gli occhi verdi, che i miei capelli sono rosso scuro e anche bruni, che sono alta e che non supero la statura media, che sono vestita bene e con decoro, che per raggiungere questo risultato ho derubato una donna morta, che so lavorare bene e in fretta, che ho un brutto carattere e un temperamento litigioso, che sembro una donna al di sopra della mia modesta posizione sociale, che sono una brava ragazza di indole docile e con una buona reputazione, che sono astuta e scaltra, che sono un po’ scema e poco meno che idiota. E mi chiedo: come faccio a essere tutte queste cose diverse, tutte insieme?

Grace Marks è un personaggio complesso, articolato, che affascina e irretisce il lettore attraverso una dialettica lucida e impeccabile, la cui ambiguità risiede nelle molteplici sfaccettature, dettate dalla personale esperienza: qualunque cosa accade nella vita Grace viene vissuta dal personaggio con un certo distacco, forse dovuto anche al suo eccessivo autocontrollo, come se fosse sempre fuori dalla sua vita, mai dentro. Il lettore così si troverà in presenza di una Grace spettatrice di ciò che le accade, e una Grace che subisce quella stessa vita di cui è vittima. Tuttavia, questo concetto non è posto a giustificazione del titolo!

L’amnesia dissociativa, per la quale è chiamato a rispondere il dottor Simon Jordan, con la dissociazione della personalità, nota allora come dédoublement, diventò una vera teoria soltanto negli ultimi tre decenni del XIX secolo; l’incapacità di ricordare, ma comunque l’estrema difficoltà di scoprire cosa è realmente accaduto, è uno dei temi ricorrenti in Margaret Atwood.

Come lei sa, signore, non ricordo con esattezza gli avvenimenti di quel giorno terribile, ho la sensazione di non essere stata presente, di essere rimasta in stato d’incoscienza per molte ore; ma sapevo bene che se l’avessi detto mi avrebbero riso in faccia; Jefferson, il macellaio, testimoniò di avermi vista e di aver parlato con me, io gli avrei detto che non avevamo bisogno di carne fresca.

Il XIX secolo, periodo in cui è ambientato il romanzo, è un terreno fertile per le osservazioni di un romanziere contemporaneo, in quanto fu un’epoca ossessionata dalla memoria, dall’oblio, dal sonnambulismo e dall’ipnosi, senza dimenticare Mesmerismo e Spiritismo che si mostravano in tutto il loro fascino alla scienza, ma fu un momento storico di grande importanza poiché per la prima volta si attribuì un valore scientifico alla mente e alla psiche umana.

Con L’altra Grace Margaret Atwood ancora una volta reinterpreta Storia e Società, coinvolgendo con ambientazioni visionarie e tormentate, la cui atmosfera, accentuata dal richiamo a superstizioni e miti popolari e con l’alternarsi di filastrocche e versetti poetici, trascina il lettore in suggestioni che solo una grandissima scrittrice, dotata di grande cultura, sensibilità e spiccata intuizione, riesce a raccontare con maestria ed eleganza stilistica.

In questi giorni penso spesso a Mary Whitney, e a quella volta che ci gettammo dietro le spalle le bucce di mela; in un certo senso, si è avverato tutto. Io ho sposato un uomo il cui nome comincia per J, proprio come diceva lei; diceva anche che prima dovevo attraversare l’acqua per tre volte, e così è stato: due volte sul vaporetto per Lewiston, all’andata e al ritorno, e poi un’altra volta per venire qui.

QUARTA DI COPERTINA

Nel 1843 il Canada è sconvolto da un atroce fatto di cronaca nera: l’omicidio del ricco possidente Thomas Kinnear e della sua amante, la governante Nancy Montgomery. Imputata insieme a un altro servo, la sedicenne Grace Marks viene spedita in carcere e, sospettata di insanità mentale, in manicomio. A lungo oggetto dei giudizi contrastanti dell’opinione pubblica – propensa a vedere in lei ora una santa, ora una carnefice – la protagonista del romanzo può finalmente raccontare la propria vita al giovane dottore Simon Jordan. Convinto di mettere le proprie conoscenze al servizio della verità sul caso, e al tempo stesso contribuire al progresso della scienza psicologica, Jordan non potrà fare a meno di restare ammaliato da questa personalità complessa e inafferrabile.
Nelle mani di Margaret Atwood, il dialogo che si instaura tra i due si trasforma nel ritratto psicologico di una persona due volte vittima del sistema sociale – in quanto povera e in quanto donna – e assurge a denuncia delle enormi contraddizioni di una società maschilista e tormentata da conflitti interni perché incapace di accettare l’«altro».

Chi è MARGARET ATWOOD

Margaret Atwood è una delle voci più note della narrativa e della poesia canadese. Laureata a Harvard, ha esordito a diciannove anni. Ha pubblicato oltre venticinque libri tra romanzi, racconti, raccolte di poesia, libri per bambini e saggi. Più volte candidata al Premio Nobel per la letteratura, ha vinto il Booker Prize nel 2000 per L’assassino cieco e nel 2008 il premio Principe delle Asturie. Fra i suoi titoli più importanti ricordiamo: L’altra Grace (2008), L’altro inizio (2014), Per ultimo il cuore (2016), Il canto di Penelope (2018), tutti usciti per Ponte alle Grazie. Margaret Atwood vive a Toronto con il marito, lo scrittore Graeme Gibson, e la figlia Jess.

DETTAGLI

Titolo: L’altra Grace

Autore: Margaret Atwood

Editore: Ponte alle Grazie

Collana: Scrittori

Data pubblicazione: 19 ottobre 2017

Formato: Brossura

Pagine: 576

Prezzo: € 20,00

EAN: 9788868337377

Traduttrice: Margherita Giacobino

CACCIA AL LIBRO nei film

Nel rapporto, spesso conseguenziale, tra libri e cinema non vi sono solo film tratti da libri, vi sono anche libri protagonisti nella stessa struttura e trama, basti pensare al metaromanzo di Michael End La storia infinita o Labyrinth di A. C. H. Smith, dove l’intero piano narrativo ruota intorno al libro.

E vi sono anche quei casi in cui all’interno di una ripresa cinematografica il libro è un elemento fuggevole, una comparsa, che appare nell’inquadratura per pochi istanti.

Ma di quali libri si tratta e se realmente esistenti adesso lo andremo a scoprire…

L’altra sera, guardando in TV l’intramontabile capolavoro di Blake Edwards, Colazione da Tiffany, trasmesso in seconda serata, ho notato un particolare a cui non avevo mai dato importanza, mi riferisco alla scena dove Paul Varjak (George Peppard) porta in regalo a Holly Golightly (Audrey Hepburn) il suo libro, Nine Lives. nine

Sebbene Paul Varjak non esiste, essendo solo il personaggio del film, non sarebbe esatto asserire che il suo Nine Lives è altrettanto inesistente, dato che se cercate avrete modo di trovarlo in diversi siti, tra cui Amazon, in un’edizione curata da Dave Dumanis, che si risolve in una raccolta di racconti immaginari ispirati al film. Altro libro presente in una scena è South America Land of Wealth and Promise, che Holly sfoglia in previsione del suo matrimonio con un miliardario sudamericano.

Ed ecco di seguito una carrellata di libri piuttosto noti, qualcuno addirittura inesistente, con i rispettivi film, che appaiono nella scena di

 

ASSASSINIO SUL NILO, regia di John Guillermin (anno 1978); un film tratto da uno dei più celebri romanzi di Agatha Christie, Poirot sul Nilo, pubblicato nel 1937.

Con Peter Ustinov, Bette Davis, George Kennedy, Jane Birkin, Mia Farrow, Jon Finch, Angela Lansbury, Lois Chiles, Olivia Hussey, David Niven, Maggie Smith, Jack Warden, Harry Andrews, L.S. Johar, Simon MacCorkindale.

CURIOSITÀ: Peter Ustinov è stato cognato di Angela Lansbury, la famosa attrice che per anni ha vestito i panni di Jessica Fletcher, nel noto telefilm di successo La signora in giallo. Per questo film ricevette un premio, come migliore attrice non protagonista, dal National Board of Review Awards. Nel film vi è un errore: quando il personaggio di Bette Davis dà la buonanotte a Poirot, lui risponde Bonjour. Un pignolo come Poirot, e per di più di nazionalità belga, avrebbe mai potuto rispondere buongiorno a una buonanotte?

LIBRI: Il Capitale di Karl Marx

Passione sotto l’albero di cachi di Salomè Otterbourne (LIBRO INESISTENTE)

 

SERENDIPITY, regia di Peter Chelsom (anno 2001).

Con John Cusack, Kate Beckinsale, Jeremy Piven, Molly Shannon, Eugene Levy, Bridget Moynahan.

CURIOSITÀ: il film è pieno di citazioni a romanzi intramontabili come Il Padrino, Peter Pan e Il Mago di Oz. Inoltre, a causa degli attentati dell’11 settembre 2001, il film fu privato di tutte le immagini del World Trade Center nella versione definitiva.

LIBRI: Love in the time of cholera di Gabriel García Márquez (l’intero film ruoto intorno a questo libro)

Harry Potter and the Socerer’s stone di J. K. Rowling

A perfect spy di John Le Carré

 

BASTARDI SENZA GLORIA, regia di Quentin Tarantino (anno 2009).

Con Brad Pitt, Christoph Waltz, Eli Roth, Mélanie Laurent, Diane Kruger, Daniel Brühl.

CURIOSITÀ: pur non penalizzando la versione del film approvata dal regista, la censura in Germania modificò la locandina del film, la legge tedesca infatti prevede la censura di ogni simbolo che faccia riferimento al nazismo. La prima “O”, in Inglourious Basterds era appunto una svastica, che nella versione tedesca venne sostituita da un proiettile.

LIBRI: Le Saint a New York di Leslie Charteris

 

JOHN WICK, regia di Chad Stahelski (anno 2014).

Con Keanu Reeves, Michael Nyqvist, Alfie Allen, Adrianne Palicki, Willem Dafoe.

CURIOSITÀ: l’Hotel Continental, ritrovo di criminali e controllato dal manager Charon, al quale si deve consegnare una moneta d’oro per poter rimanere all’interno della struttura, ha la stessa facciata esterna della borsa valori de Il Cavaliere Oscuro. Inoltre, incredibile ma vero, il ruolo di John Wick non era stato pensato per Keanu Reeves: inizialmente il personaggio doveva avere circa 60 anni, ma durante una seconda stesura si decise di optare per un attore più giovane, dal passato cupo.

LIBRI: Alvaro Siza di Philip Jodidio

Shibumi di Trevanian

 

THE TOURIST, regia di Florian Hanckel von Donnersmarck (anno 2010).

Con Johnny Depp, Angelina Jolie, Paul Bettany, Timothy Dalton, Steven Berkoff, Rufus Sewell.

CURIOSITÀ: in una delle scene del film le riprese sono state girate a Mestre, ma un paletto con le indicazioni creerà la finzione scenica voluta inducendo a credere che siano a Parigi.

LIBRO: The Berlin Vendetta di Charles Torbett (LIBRO INESISTENTE)

 

SUL LAGO DORATO, regia di Mark Rydell (anno 1981).

Con Jane Fonda, Henry Fonda, Katharine Hepburn, Dabney Coleman, Christopher Rydell, Doug McKeon.

CURIOSITÀ: Katharine Hepburn con questo film conquistò un primato tuttora ineguagliato, vincere il quarto Premio Oscar di miglior attrice. Inoltre, si tratta dell’unico film che valse un premio Oscar a Henry Fonda, oltre a essere l’ultimo film della sua lunga carriera e l’unico in cui ha recitato con la figlia Jane.

LIBRI: Treasure Island di Robert Louis Balfour Stevenson

A tale of two cities di Charles Dickens.

 

STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI, regia di Brian Percival (anno 2013); un film tratto dal romanzo di Markus Zusak, La bambina che salvava i libri, edito da Frassinelli.

Con Geoffrey Rush, Emily Watson, Sophie Nélisse, Ben Schnetzer, Nico Liersch.

CURIOSITÀ: il film negli USA è stato vietato ai minori di 13 anni, a causa di alcune scene violente, tuttavia ha incassato globalmente 76.586.316 dollari, partendo da un budget di 19. Il libro di Markus Zusak La bambina che salvava i libri, edito in Italia da Frassinelli, da cui è stato tratto il film, rimase per 8 anni nelle classifiche del New York Times, vendendo 8 milioni di copie. Zusak dichiarò di aver tratto ispirazione dalle vicende narrate dai suoi genitori, quando era ancora un bambino, inerenti agli anni del Nazismo.

LIBRI: Il manuale del becchino (LIBRO INESISTENTE)

Der Unsichtbare di H. G. Wells

Der traumträger (LIBRO INESISTENTE)

The silly jelly-fish di Basil Hall Chamberlain

Mein Kampf di Adolf Hitler

The happy servant di Liesel Meminger.

 

RAGIONE E SENTIMENTO, regia di Ang Lee (anno 1996); un film tratto dal romanzo di Jane Austen Sense and Sensibility. La prima edizione italiana risale al 1845.

Con Emma Thompson, Hugh Grant, Kate Winslet, Alan Rickman, Greg Wise, Imelda Staunton.

CURIOSITÀ: le riprese del film si sono svolte nel periodo 19 Aprile 1995 – 07 Luglio 1995 in Inghilterra. Ragione e sentimento è arrivato per la prima volta nelle sale italiane il 23 Febbraio 1996; la data di uscita della prima è stata il 13 Dicembre 1995 (USA).

LIBRI: I sonetti di William Shakespeare

Sonetti di Hartley Coleridge

The Faerie Queen di Edmund Spenser.

 

C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA, regia di Sergio Leone (anno 1984).

Con Darlanne Fluegel, Frank Gio, Karen Shallo, Angelo Florio, Scott Schutzman Tiler, Adrian Curran, Mike Monetti, Noah Moazezi, Frankie Caserta, Joey Martella, Clem Caserta.

CURIOSITÀC’era una volta in America è arrivato per la prima volta nelle sale italiane il 28 Settembre 1984. Le riprese del film si sono svolte nel periodo 14 Giugno 1982 – 22 Aprile 1983 in Canada, Francia, Italia e USA. Nelle due sale americane in cui fu organizzata la prima, a Boston e a New York, ne fu proiettata una versione non approvata dal regista, dimezzata e soprattutto sconvolta nell’intreccio, appiattito nella sua linea narrativa e cronologica, per rivelarsi in seguito il capolavoro che tutti conosciamo. Ѐ stato l’ultimo film girato da Sergio Leone.

LIBRI: Martin Eden di Jack London

Dalla Bibbia un passo de Il Cantico dei Cantici.

 

CASSANDRA CROSSING, regia di George Pan Cosmatos (anno 1976); un film tratto dal romanzo di Robert Katz, The Cassandra Crossing.

Con Richard Harris, Sophia Loren, Ingrid Thulin, Burt Lancaster, Martin Sheen, Ava Gardner.

CURIOSITÀ: il ponte ferroviario protagonista nel finale non è il San Michele di Paderno d’Adda come si è a lungo creduto, bensì il viadotto di Garabit, situato nel Cantal (regione Alvernia) in Francia. Cassandra Crossing è arrivato per la prima volta nelle sale italiane il 18 Dicembre 1976; la data della prima è il 31 Marzo 1977 (UK).

Le riprese del film si sono svolte in Francia, Italia e Svizzera.

LIBRI: Brain Sell di Jennifer Rispoli

The Daily Telegraph Twelfth Crossword Puzzle Book di Alan Cash, Daily Telegraph

Anna Karenina di Lev Tolstoj

Where il love? di Barbara Cartland

Epidemics and Crowd Diseases

Bacterial warfare

 

LA MIA AFRICA, regia di Sydney Pollack (anno 1985); un film tratto dal romanzo autobiografico della scrittrice danese Karen Blixen La mia Africa, pubblicato nel 1937.

Con Meryl Streep, Robert Redford, Klaus Maria Brandauer, Michael Kitchen, Malick Bowens.

CURIOSITÀ: per dare vita al ruolo di Karen Blixen, Meryl Streep ha dovuto lavorare sulla sua pronuncia, ascoltando delle registrazioni della Blixen, mentre leggeva i suoi lavori.

LIBRO: A Shropshire Lad di Alfred Edward Housman.

 

CAMERA CON VISTA, regia di James Ivory (1985); film tratto dal romanzo dello scrittore inglese E. M. Forster, A Room with a View, pubblicato nel 1908.

Con Helena Bonham Carter, Julian Sands, Daniel Day-Lewis, Denholm Elliott, Maggie Smith.

CURIOSITÀ’: il film ha ottenuto 8 candidature e vinto 3 Premi Oscar e un premio ai David di Donatello, oltre a essere premiato al Festival di Venezia e vincere un premio ai Golden Globes.

LIBRI: Under a Loggia di Eleanor Lavish

A Shropshire Lad di Alfred Edward Housman.

 

FORREST GUMP, regia di Robert Lee Zemeckis (anno 1994); film tratto dall’omonimo romanzo di Winstom Groom, pubblicato nel 1986.

Con Tom Hanks, Robin Wright, Gary Sinise, Mykelti Williamson, Sally Field, Rebecca Williams.

CURIOSITÀ: Tom Hanks ha firmato il contratto subito dopo aver letto la sceneggiatura, ma ha accettato solo a condizione che il film fosse storicamente accurato. La famosa panchina del film si trovava nel centro storico di Savannah, in Georgia, a Chippewa Square, successivamente venne rimossa e collocata in un museo.

LIBRO: Curious George di Hans Augusto Rey.

 

LA CASA SUL LAGO DEL TEMPO, regia di Alejandro Agresti (anno 2006).

Con Keanu Reeves, Sandra Bullock, Dylan Walsh, Shohreh Aghdashloo, Christopher Plummer.

CURIOSITÀ: la casa sul lago del tempo segna la seconda collaborazione tra Keanu Reeves e Sandra Bullock, coppia già vista in Speed, uscito dodici anni prima, nel 1994. Quel film è stato uno dei titoli più importanti per le carriere di entrambi gli attori.

LIBRI: Crime and Punishment di Fëdor Dostoevskij

Persuasion di Jane Austen

Life works di Simon Wyler.

 

I PONTI DI MEDISON COUNTY, regia di Clint Eastwood (1995); film tratto dal romanzo di Robert James Waller, The Bridges of Madison County.

Con Clint Eastwood, Meryl Streep, Annie Corley, Victor Slezak, Jim Haynie, Sarah Kathryn Schmitt.

CURIOSITÀ: la pellicola fu girata interamente in terra americana; i ponti protagonisti della vicenda si trovano nel piccolo paesino di Winterset, un minuscolo centro ubicato nello stato americano dello Iowa. Il film all’uscita divenne un vero e proprio cult per tutte quelle donne desiderose di vivere una vita diversa da quella che stavano realmente vivendo.

LIBRI: The collected poems di W. B. Yeats

Four days remembering di Robert Kincaid.

 

VITA DI PI, regia di Ang Lee (anno 2012); film tratto dal romanzo originale di Yann Martel, Life of Pi.

Con Suraj Sharma, Irrfan Khan, Tabu, Rafe Spall, Gérard Depardieu, Adil Hussain.

CURIOSITÀ: cominciamo col dire che l’attore protagonista Suraj Sharma non si è mai trovato in barca con una tigre, la maggior parte delle scene col bellissimo felino sono state girate in CGI (Computer Generates Imagery) e solo pochissime scene, tra cui quella che vede l’animale in acqua, hanno visto la presenza di un vero esemplare. Yann Martel, autore del romanzo Vita di Pi, ha dichiarato di aver tratto l’ispirazione per la storia da Max e os felino, un romanzo del 1981, scritto dal brasiliano Moacyr Scliar e uscito anche in Italia col titolo Piccola guida per naufraghi con giaguaro e senza sestante, pubblicato da Meridiano Zero: il libro ha come protagonista un ragazzo ebreo, in fuga dal nazismo, che si ritroverà naufrago su una barca, in mezzo all’Oceano Atlantico, con un giaguaro.

Per la scena del maremoto, la produzione ha fatto costruire un generatore di onde con un serbatoio capace di contenere circa 1.8 milioni di liti d’acqua, alto 70 metri, il che ne fa il più gigantesco al mondo.

Il film ha vinto 3 Oscar (Miglior regia, Migliore fotografia, Migliori effetti speciali, Miglior colonna sonora), 1 Golden Globe (Migliore colonna sonora) e 2 BAFTA (Migliore fotografia, Migliore effetti speciali).

Il budget della pellicola è stato di 120 milioni di dollari, mentre l’incasso totale è stato di 609.016.565.

LIBRI: L’ile mysterieuse di Jules G. Verne

Notes from underground di Fëdor Dostoevskj

L’entranger di Albert Camus.

 

BLADE RUNNER, regia di Ridley Scott (anno 1982); film tratto dal romanzo Il cacciatore di androidi dello scrittore statunitense Philip K. Dick.

Con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos, M. Emmet Walsh, Daryl Hannah.

CURIOSITÀ: del film sono state rilasciate nel tempo sette versioni differenti; i replicanti in Blade Runner hanno un caratteristico bagliore rosso, che si riflette nei loro occhi, Ridley Scott e il direttore della fotografia Jordan Cronenweth ottennero questo risultato utilizzando il cosiddetto Effetto Schüfftan, un trucco cinematografico che consiste nel far rimbalzare la luce negli occhi dell’attore, attraverso un pezzo di vetro semitrasparente, posto a 45° rispetto alla telecamera.

L’attrice Joanna Cassidy, che nel film interpreta la replicante Zhora, affermò di essere stata completamente a suo agio nell’avere un serpente attorno al collo, poiché in realtà si trattava di Darling, il suo pitone domestico.

Nell’interpretare Roy Batty, l’attore Rutger Hauer, dimostrando di possedere grande talento creativo, ha arricchito la caratterizzazione del suo personaggio con molti colpi di testa. Qualche esempio: l’idea per la scena in cui afferra e accarezza una colomba, oppure l’iconica frase del monologo finale: “e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia”.

Lo scrittore Philip K. Dick riuscì a vedere solo i primi 20 minuti del film, morì infatti il 2 marzo del 1982, prima che la pellicola fosse completa. Tuttavia ne rimase particolarmente colpito, sebbene Ridley Scott non avesse mai letto il suo romanzo.

LIBRO: America: A Prophecy di William Blake.

Non esistono inquadrature del libro, ma i versi declamati dal replicante Roy Batty (Rutger Hauer) nella scena in cui chiede informazioni al fabbricante dei loro occhi, sono parafrasati dal libro di Blake (“Avvampando gli angeli caddero; profondo il tuono riempì le loro rive, bruciando con i roghi dell’orco”).

 

SAVING MR. BANKS, regia di John Lee Hancook (anno 2013).

Con Tom Hanks, Emma Thompson, Colin Farrell, Paul Giamatti, Jason Schwartzman, B.J. Novak.

CURIOSITÀ: Walt Disney aveva nascosto la sua abitudine di fumare in pubblico, temendo che avrebbe danneggiato la sua immagine. Tom Hanks volle darne un ritratto preciso, così fece pressioni per mostrarlo mentre fumava; la Disney però insistette sul fatto che il fumo non era appropriato per un film per famiglie, ma Tom Hanks ottenne alla fine una concessione da parte della società: un’inquadratura in cui si vede Walt Disney spegnere una sigaretta.

Walt Disney morì di cancro ai polmoni nel 1966.

LIBRO: Teachings of Gurdjieff di Charles Stanley Nott.

 

IL GIARDINO DEI FINZI CONTINI, regia di Vittorio De Sica (anno 1970); film tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Bassani.

Con Fabio Testi, Helmut Berger, Dominique Sanda, Lino Capolicchio, Romolo Valli, Edoardo Toniolo.

CURIOSITÀ: il film di De Sica è stato premiato con l’Orso d’Oro al Festival di Berlino, nel 1971 e con il Premio Oscar come miglior film straniero, nel 1972.

LIBRO: Storia d’Europa nel secolo decimo nono di Benedetto Croce.

 

A PROPOSITO DI SCHMIDT, regia di Alexander Payne (anno 2002).

Con Jack Nicholson, Kathy Bates, Hope Davis, Dermot Mulroney, June Squibb, Howard Hesseman.

CURIOSITA’: il film ha ottenuto 2 candidature ai Premi Oscar, 5 candidature e vinto 2 Golden Globes. Al Box Office Usa A proposito di Schmidt ha incassato 65 milioni di dollari.

LIBRI: Awaken The Giant Within di Anthony Robbins

Encyclopedia Brown Gets His Man di Donald J. Sobol.

 

BILLY ELLIOT, regia di Stephen Daldry (anno 2000).

Con Jamie Bell, Gary Lewis, Jamie Draven, Julie Walters, Jean Heywood, Stuart Wells.

CURIOSITÀ: Jamie Bell, il protagonista principale, ha preso veramente lezioni di danza quando era alle scuole superiori, il che gli causò anche atti di bullismo da parte di alcuni suoi coetanei. Tutto questo gli è stato molto utile quando ha dovuto interpretare Billy Elliot, per il quale ha spinto molto per ottenere il ruolo, superando ben 2000 ragazzi.

La pellicola ha vinto 3 BAFTA ed è stata candidata a 2 Golden Globe e a 3 Oscar.

A fronte di un budget di 5 milioni di dollari, il film ha incassato oltre 109.280.263 milioni di dollari.

LIBRI: Civvies di Lynda La Plante

Harem di Colin Falconer

Cabal di Clive Barker.

 

LA CRUNA DELL’AGO, regia di Richard Marquand (anno 1981); film tratto dal romanzo di Ken Follett Eye of the Needle.

Con Donald Sutherland, Stephen MacKenna, Philip Martin Brown, Kate Nelligan, Christopher Cazenove.

CURIOSITÀ: nel 1978 uscì il romanzo thriller di KEN FOLLETT, La cruna dell’ago, che divenne rapidamente un best-seller, vendendo tre milioni di copie. A titolo di curiosità, avrebbe dovuto intitolarsi Storm Island, dove è ambientata la seconda parte del racconto e in cui avvengono gli snodi principali del racconto.

Il titolo del film si rifà allo stiletto che il protagonista, un killer e spia, utilizza per uccidere: l’ago è utilizzato in senso metaforico, per definire l’arma del personaggio.

LIBRO: Il principe felice e altri racconti di Oscar Wilde.

 

LA SPIA CHE VENNE DAL FREDDO, regia di Martin Ritt (anno 1965); film tratto dal romanzo di spionaggio, The Spy Who Came in From the Cold, dell’autore John Le Carré.

Con Claire Bloom, Peter Van Eyck, Richard Burton, Oskar Werner, Robert Hardy.

CURIOSITÀ: il film ottenne 2 candidature ai Premi Oscar, vincendo un premio ai David di Donatello; è arrivato per la prima volta nelle sale italiane il 21 Aprile 1966.

Le riprese del film si sono svolte nel periodo 01 Gennaio 1965 – 01 Aprile 1965 in Inghilterra, Irlanda e Olanda.

LIBRO: The Werewolf di Montague Summer.

 

DUPLEX – UN APPARTAMENTO PER TRE, regia di Danny DeVito (anno 2003).

Con Ben Stiller, Drew Barrymore, Eileen Essell, Harvey Fierstein, Justin Theroux.

CURIOSITÀ: a coinvolgere Danny DeVito nella realizzazione del film sono stati Ben Stiller e Drew Barrymore, che fanno parte anche della produzione del film, inviandogli la sceneggiatura con tanto di proposta per dirigerlo. La storia è tratta da un fatto realmente accaduto in Francia nel 1965: un avvocato ha acquistato un appartamento, per soli 500 dollari, da dividere con un’anziana signora di novant’anni, fino alla morte di quest’ultima. Il destino ha voluto che la signora morisse alla tarda età di 122 anni, un anno dopo rispetto all’uomo, deceduto all’età di 67 anni, che non potè mai riscattare la proprietà.

LIBRI: Murder on riverside drive di Cooper Sinclair

Bonfire of the Vanities di Tom Wolfe

Architecture of fear di Nan Ellin

Two Years Before the Mast di Richard Henry Dana Jr.

Blue Bell di Andrew Vachss

Black Betty di Walter Mosley

Exiles and fugitives: the letters of Jacques and Raïssa Maritain, Allen Tate, and Caroline Gordon di Jacques Maritain

Murder at 11:17 di Cooper Sinclair

Duplex di Alex Rose.

 

 

 

 

 

 

LA LIBRERIA Penelope Fitzgerald

la libreria“Sta parlando di cultura?” disse il direttore, con una voce a mezza strada fra la pietà e il rispetto.

“La cultura è per i dilettanti. Non posso gestire il mio esercizio in perdita. Shakespeare era un professionista!”.

Quest’anno alla Berlinale, il Festival internazionale del cinema di Berlino, è stato presentato il film di Isabel Coixet The bookshop, che ha riscosso grande successo, così ho deciso di prenotare (perché non era disponibile) il libro da cui è stato tratto il film: La Libreria, edito da Sellerio.

Il romanzo è di Penelope Fitzgerald, classe 1916, una scrittrice pluripremiata che ha cominciato la sua attività di scrittrice all’età di sessant’anni e il libro non è altro che il risultato dell’esperienza professionale svolta dall’autrice in una libreria, nella sperduta cittadina dell’East Anglia, che include le contee di Norfolk e Suffolk, nell’Inghilterra Orientale, spesso citate nel corso della narrazione.

L’intera vicenda si conclude nell’arco di un anno: il primo capitolo si apre nel 1959 e si consuma in 180 pagine, per trovare la sua fine nel 1960.

La protagonista del romanzo, Florance Green, è una donna di mezz’età, dal forte temperamento, la quale alla morte del marito, avendo da parte dei risparmi e un’esperienza lavorativa acquisita da Müller’s, decide di aprire una libreria a Hardborough, una piccola cittadina in cui vive da quasi dieci anni, descritta come un luogo ventoso, circondato da paludi, dove la vita è stagnante.

locandina book
La locandina del film The Bookshop di Isabel Coixet

Il cielo si rischiarò da un orizzonte all’altro, e l’alta nube bianca si riflesse su un miglio dopo l’altro di lucida acqua stagnante, così che le paludi sembrarono sostare fra nuvola e nuvola.

La sede scelta da Florance Green per la sua libreria è la Old House, uno dei più vecchi edifici di Hardborough, ricco di storia, ma che tuttavia versa in pessime condizioni e con presenze soprannaturali che rendono la vita complicata.

Nella stanza sul retro Florance non aveva mai sentito né visto alcun segno di malignità. Ci sono patti non formulati anche con il metafisico, e il picchio li aveva infranti.

Malgrado varie opposizioni, la protagonista ottiene un prestito che le assicura la prestigiosa sede, utilizzata anche come abitazione, riuscendo a riempirla di tutti quei libri che man mano le vengono recapitati. Tutto questo movimento scuote e lede le regolari abitudini di Hardborough, suscitando nei cittadini curiosità, ma anche qualche fastidio.

Aiutata da una ragazzina, Christine Gipping, che si rivela una preziosa assistente e sostenuta moralmente dal signor Brundish, un residente anziano e autorevole, tutto sembra andare per il meglio e la libreria prospera grazie anche alla vendita di un libro alquanto scandaloso scritto da Nabokov, che va a ruba.

Eppure, non tutto è come sembra e Florance sarà costretta a prendere decisioni, che la condurranno molto lontano dalle sue aspettative.

Il libro è scritto con eleganza, delicatezza e senso dell’ironia, sembra quasi un acquerello impressionistico, notevole pur nella sua semplicità, ma non è un libro a lieto fine, questo in fondo è un destino che appartiene solo alle fiabe e questa non è una fiaba. Infatti l’autrice sembra accettare l’evolversi negativo degli eventi, non facendoli vivere come tali alla sua protagonista, i cui risvolti divengono la normale conseguenza di una mancata accettazione.

A Flintmarket prese il 10.46 per Liverpool Street. Mentre il treno usciva dalla stazione se ne stette col capo chino per la vergogna, perché la città dove era vissuta per quasi dieci anni non aveva voluto una libreria.

I personaggi sono tutti ben delineati, ognuno con proprie precipue peculiarità caratteriali, descritti attraverso uno stile semplice, che spesso rasenta l’ironia.

L’amore di Florance per i libri è sottinteso, mai chiaramente esplicitato e traspare solo attraverso le intenzioni della protagonista, determinata a portare avanti la propria attività a qualunque costo, anche sistemando i libri in un ambiente poco adatto e malsano, come la Old House.

Il lettore si lascia coinvolgere facilmente dalla vicenda, rimanendo inerme di fronte all’ineluttabilità del fallimento, che lascia un profondo senso di incompiutezza, dato dall’assurdità delle situazioni, perché il trionfo dell’ingiustizia, con tutto il suo retrogusto amaro, metteranno fine al racconto, volendo spingere a superare per dimenticare.

Chiuse gli occhi, in breve, fingendo per un po’ che gli esseri umani non si dividono in sterminatori e sterminati, con i primi che predominano, in qualunque momento.

 

Clicca qui per leggere l’intervista di Salvatore Trapani a ISABEL COIXET, regista del film The Bookshop (“La libreria“) tratto dall’omonima novella di Penelope Fitzgerald.

 

QUARTA DI COPERTINA

Florence Green è piccola di statura, asciutta, di aspetto «alquanto insignificante davanti e totalmente dietro»; è vedova, sola, e non più giovane. Vive in una piatta cittadina ventosa, circondata da paludi, affacciata su di un mare ostile, dove la vita è stagnante, e i fermenti del risveglio culturale dell’Inghilterra, che esploderanno di lì a poco – corre l’anno 1959 – sembrano ancora impensabili. Non ancora rassegnata a farsi da parte, Florence vuole mettere a frutto qualche suo risparmio e un’esperienza di impiegata nell’industria editoriale aprendo una piccola libreria, ma scopre a sue spese quanto la gente possa mostrarsi ostile verso qualsiasi cosa scuota il suo trantran – e questo malgrado l’inopinato, momentaneo successo di un romanzo piovutole dal cielo e intitolato Lolita. Anche Penelope Fitzgerald, come la sua protagonista di questo libro che la rivelò a sessantadue anni nel 1978 (prima aveva scritto soprattutto una vita del pittore Edward Burne-Jones, e una detective story per intrattenere il marito malato) e che fu subito segnalato al Booker Prize, aveva lavorato in una libreria a Southwold, cittadina sulla sabbiosa costa dell’East Anglia, altrettanto irraggiungibile con i mezzi pubblici dell’immaginaria Hardborough qui descritta; anche lei aveva abitato in una casa vicina al porto che restava allagata durante l’alta marea; e anche nella sua bottega si manifestavano forze soprannaturali, con smartellamenti e abbassamento della temperatura. Ma nella storia che i ricordi le dettarono, rivelandole il suo asciutto genio di scrittrice, gli elementi si fondono e lievitano, e l’avventura di Florence, dimentica di come gli uomini «si dividano in sterminatori e sterminati, con i primi che predominano, in qualunque momento», diventa, in un contesto di malinconica, irresistibile ironia, una parabola in cui si riconosce chiunque si batta, magari pateticamente, per la civiltà.

 

Chi è Penelope Fitzgerald

Penelope Fitzgerald (1916-2000) è nata a Lincoln nel 1916. Laureatasi a Oxford nel 1939, sposatasi con Desmond Fitzgeral nel 1941, ebbe varie esperienze di lavoro e di vita, fra l’altro il giornalismo e la storia dell’arte. Iniziò a scrivere opere narrative all’età di sessant’anni. Quasi tutti i suoi romanzi hanno vinto premi prestigiosi fra cui il Booker Prize. Con questa casa editrice ha pubblicato Il fiore azzurro (1998), La libreria (1999), L’inizio della primavera (1999), Il cancello degli angeli (2001), Il Fanciullo d’oro (2002), Voci umane (2003), La casa sull’acqua (2003), Innocenza (2004) e Strategie di fuga (2008).

 

DETTAGLI

Titolo: La Libreria

Autore: Penelope Fitzgerald

Editore: Sellerio editore Palermo

Collana: La memoria n. 426

Data di pubblicazione: marzo 1999

EAN: 9788838914737

Pagine: 180

Prezzo: € 9,00

Traduzione: Masolino d’Amico

 

PENSIERI NOTTURNI Marlene Dietrich

Pensieri notturniUna mattina di dicembre del 2005 mi venne recapitato per posta un plico, al cui interno vi era un libro con questa dedica:

Tra illusioni e disillusioni, molto spesso è difficile tenere le redini del proprio equilibrio. E quando si crede che il bello stia per accadere, invece non accade.Come fare allora? Bisogna credere che esiste il contrario delle cose, comunque quando il bello succede inatteso. Basta un po’ d’abitudine. Tutto qui…

Con amore, tuo fratello Salvo.

Berlino, dicembre 2005”.

Non credo che mio fratello me ne vorrà per aver riportato un nostro personalissimo momento di vita, uno dei tanti che ci appartengono e non solo da fratello e sorella, ma anche da amici, poiché non potevo prescindere dalle sue parole; la sua dedica accompagnava il florilegio di cui vi vorrei parlare, una raccolta preziosissima di Marlene Dietrich, dal titolo: “Pensieri Notturni” , editata nel novembre del 2005 da Frassinelli e curata dalla figlia Maria Riva, che per l’occasione venne intervistata da Salvatore Trapani, mio fratello.

Icona del cinema mondiale, ma stanca di essere tale, Marlene Dietrich decise di trascorrere gli ultimi anni ritirandosi in solitudine a Parigi e come racconta la figlia Maria Sieber, sposata Riva, nel silenzio della notte, quando non riusciva a mettere a tacere i fantasmi del passato, l’attrice tedesca dava voce ai ricordi, riportandoli su di un foglio che teneva a portata di mano, in modo forse un po’ scarabocchiato e da qui lo scatenarsi dei suoi pensieri che in questa raccolta si fanno Pensieri notturni. Per cui ad un certo punto della sua vita Maria Riva decise di farli pubblicare in una raccolta, ammettendo il probabile disappunto della madre, qualora fosse stata ancora in vita.

Sarebbe contenta che quei momenti così privati e insonni si trovino ora su queste pagine? Ne dubito, poiché viveva nel completo isolamento, il definitivo paradosso di un’icona senza tempo. Eppure per molte ragioni, essi meritano di essere divulgati.

E in realtà i “Pensieri Notturni” di Marlene Dietrich non sono altro che frammenti di vita di tutti quei personaggi appartenuti al suo passato e le cui vicende in un modo o in un altro si sono intrecciate alla vita pubblica e privata dell’attrice: tutti uomini illustri, legati al mondo dello spettacolo, della cultura e della politica che hanno avuto un ruolo predominante nell’esistenza di Marlene Dietrich, non solo da un punto di vista sociale, ma anche umano e personale.

Così, ricorda uomini e donne quali Frank Sinatra, Yul Brynner, Ernest Hemingway, Rainer Maria Rilke ed ancora Mae West, Edith Piaf, Johannes Mario Simmel, il generale Patton, Judy Garland grande amica della figlia, il cui sorriso le fu tanto caro. E tantissimi altri da cui resterete colpiti, non solo per la chiarezza lessicale con cui l’attrice ne dipinge il ricordo, ma anche per il ruolo che hanno ricoperto.

Eppure accade che i versi, così come le sue rievocazioni, in alcuni casi sono oscuri, quasi incomprensibili, dato che servono a richiamare particolari di vita che solo la Dietrich poteva conoscere e che la notte fa riemergere dai meandri della sua memoria. E ancora i pensieri intrisi di malinconia, del loro Weltschmerz, si fanno lontani, anche ferocemente implacabili, dolorosi, a tratti divertenti, che permettono prima alla donna e poi alla madre di venir fuori in tutta la sua autentica veridicità.

A concludere la raccolta gli ultimi pensieri dedicati alla figlia Maria Riva…

Ma chi è Maria Riva?

Figlia amatissima della Dietrich e del produttore cinematografico Rudolf Sieber, è stata un’attrice statunitense, conosciuta per un periodo di tempo con il nome d’arte di Maria Manton; prima e unica assistente personale della madre, fu talmente tanto amata da essere ritenuta quasi “una proprietà” da Marlene Dietrich e da ciò ne nacque un rapporto molto controverso e conflittuale, soprattutto in età adulta, poiché soffocata dall’amore apprensivo/oppressivo della Dietrich, sempre e comunque presente nella sua vita. Ed è qui che i pensieri notturni si fanno dolorosi, tristi, melanconici poiché si comprende come la separazione incombente tra madre e figlia non può essere evitata; giunge il sollievo nel momento in cui l’attrice si sfoga assicurando a Maria che comunque, malgrado la separazione definitiva, rimarrà sempre una donna con una posizione agiata, senza dover rinunciare a tutto ciò a cui è sempre stata abituata. Ciò che una madre spera per i propri figli è la serenità oltre tutto e tutti…

Per far comprendere quanto amore questa donna nutrisse per la propria figlia, da cui non si separava mai, tanto da non averle dato un’istruzione adeguata, a causa dei continui spostamenti dovuti al suo lavoro, vi è un aneddoto per il quale una sera, nel corso di una rappresentazione teatrale di Maria Riva, Marlene Dietrich otturasse una sirena con la propria pelliccia per evitare che disturbasse lo svolgimento dello spettacolo. Leggenda, verità? Chi lo sa, fatto sta che la Dietrich ha affermato che

Sei la mia pozione per svegliarmi! Non è una novità, ma ora sei anche la mia pozione sonnifera e ancora di più! La calma mi pervade come anni fa, quando noi due eravamo una cosa sola Tu raggomitolata in me. Ma ora – siamo separate – sole, non come quando tutto era ancora in ordine.

Tutti i suoi pensieri sono dettati dalla disperazione del momento, in cui l’attrice non riesce a prender sonno e irrequieti, vagando nella mente, la tormentano riemergendo con lucida prepotenza, senza volerle dare quella pace che, nella solitudine delle sue ultime giornate, probabilmente Marlene Dietrich cercava di riacquistare a fatica, anche ricorrendo all’oblio procurato dall’uso di sostanze chimiche.

La struttura del libro è tale da agevolarne la lettura che può essere completata velocemente, lasciandosi trascinare da una memoria storica, in grado di far compiere al lettore un viaggio a ritroso, in dietro nel tempo, per lasciarsi travolgere dalle suggestive atmosfere, non solo rievocate dall’attrice, ma anche da una madre quale è stata Marlene Dietrich.

“Pensieri Notturni” quindi si compone di 165 pagine, tutte arricchite con foto storiche di Marlene Dietrich e di tutti coloro che hanno ricoperto un ruolo fondamentale e imprescindibile, a documentare i suoi ricordi, mentre i pensieri si fanno versi attraverso una bipartizione: lingua originale e traduzione italiana, accompagnati tutti da una descrizione del personaggio ricordato e i rapporti intercorsi con l’attrice tedesca.

Nessuno che non sia stato in equilibrio sul più precario dei piedistalli, quello della celebrità, può capire quali disperati funambolismi esso richieda a creature tanto vulnerabili. Spesso l’unica via d’uscita è una rigorosa solitudine.

QUARTA DI COPERTINA

Leggendaria diva cinematografica, negli ultimi anni Marlene Dietrich scelse di scomparire al mondo. Passava le notti insonni mettendo sulla carta i pensieri che si affollavano alla sua mente irrequieta. Ora Maria Riva, la figlia, ha reso pubblici quegli scritti: i ricordi malinconici di un’esistenza famosa, gli sguardi poetici su amici e amanti, protagonisti del mondo dello spettacolo, della letteratura, della politica. Le brevi poesie e i virtuosi ritratti della diva ridonano vita ai grandi del suo tempo. Le veloci istantanee colgono il carattere di personaggi indimenticabili, ne riassumono l’unicità, la debolezza, il genio: il carismatico Jean Gabin, un uomo disperatamente triste nonostante fosse circondato da sciami di donne: la mitica cantante Edith Piaf; il poeta Rainer Maria Rilke, la cui opera commosse così intensamente l’attrice da convincerla che incontrarlo l’avrebbe uccisa dall’emozione; il comico Charlie Chaplin che per tutta la vita restò sempre un bambino indifeso; il “compagno d’armi” Erich Maria Remarque, oppure Judy Garland con il suo indimenticabile sorriso. La carrellata di miniature notturne cela un tesoro che cangia tra gli incubi e i sussurri d’amore, l’impegno sociale e l’affetto materno. Marlene Dietrich si accomiata dialogando con coloro che l’hanno accompagnata sulla via della celebrità. Arricchito da splendide foto, un libro avvincente, uno sguardo poetico nel mondo di una donna straordinaria.

DETTAGLI

Editore: Frassinelli
Autore: Marlene Dietrich
Data di pubblicazione: 29 novembre 2005
Lingua: italiano
ISBN: 9788876848797
Pagine 165
Prezzo: 20,00 €
Formato: illustrato
Curatore: Maria Riva
Traduttore: Robin Benatti

 

 

IO PRIMA DI TE Jojo Moyes

IO PRIMALouisa Clark vive in una piccola cittadina immersa nella campagna, poco distante da Londra, su cui domina il castello di Stortford; è una giovane donna di ventisei anni, dalla personalità vivace ma al contempo un po’ insicura, non ha grandi prospettive per il futuro e permette a quelle che ha di bastarle; la sua vita è fatta di poche certezze, una di queste è che “Ci sono cinquanta passi tra la fermata dell’autobus e casa mia” ed un’altra di queste certezze la spinge a credere di essere innamorata del fidanzato di sempre Patrick, giovane atletico, dalle grandi ambizioni e dai pochissimi spazi per gli altri.

Eppure la vita di Lou cambierà per sempre nel momento in cui diverrà l’assistente di William Traynor, affascinante uomo d’affari, che a causa di un incidente la vita ha deciso di inchiodare in una sedia a rotelle, facendo di lui un tetraplegico C 5/6.

La ventata di freschezza che Louisa saprà portare nella vita di Will, segnata dalla sofferenza, lo spingeranno a donarle le istruzioni d’uso per un’esistenza ricca di emozioni e infinite possibilità, istruzioni di cui il giovane Traynor ha deciso di non avere più bisogno per se stesso.

Dipinsi il mondo che lui aveva creato per me, pieno di meraviglie e possibilità”.

Una storia d’amore dalle forti contraddizioni, dove dolce e amaro, ironia e drammaticità, odio e amore mettono in scena un’incredibile varietà di sentimenti, spesso contrastanti e con cui abilmente Jojo Moyes tesse il costrutto emotivo dei suoi personaggi.

Il lettore arrendevole si lascerà trascinare in un vortice di emozioni che, pagina dopo pagina, gli permetterà di cogliere tutta quella tenerezza, dolcezza, eleganza, forza, commozione e dolore che questa storia d’amore sembra gridare.

Da ciò ne nasce un libro intenso, fortemente commovente e coinvolgente che porta a riflettere su un tema sempre attuale ma lo fa attraverso un costrutto narrativo mai banale, in cui i protagonisti, epurati da qualunque egoismo, saranno in grado di comprendersi, oltre ogni umana ragione, grazie al loro amore e permettendo a uno di ribellarsi a una condizione dolorosa e all’altra di accettare una vita migliore, ricca di nuove possibilità.

Non ti sto dicendo di buttarti da un grattacielo o di nuotare con le balene o cose di questo genere (anche se in cuor mio mi piacerebbe che lo facessi), ma di sfidare la vita. Metticela tutta. Non adagiarti. Indossa quelle calze a righe con orgoglio. E se proprio insisti a volerti sistemare con qualche tizio strampalato, assicurati di mettere in serbo un po’ di questa vitalità. Sapere che hai ancora delle possibilità è un lusso. Sapere che potrei avertele date io è stato motivo di sollievo per me”.

Lo stile narrativo della Moyes è accattivante e a tratti brillante, il suo pensiero scorre fluido e riesce ad essere ironica, pur trattando un argomento difficile.

La narrazione è in prima persona, la voce narrante è quella di Louisa Clark, ma in tre capitoli  viene sostituita, mettendo in evidenza il punto di vista di altri personaggi. Il passaggio si comprende facilmente grazie alla titolazione del capitolo, che riporta il nome di colui che si sovrappone alla voce narrante principale.

 

QUARTA DI COPERTINA

A ventisei anni, Louisa Clark sa tante cose. Sa esattamente quanti passi ci sono tra la fermata dell’autobus e casa sua. Sa che le piace fare la cameriera in un locale senza troppe pretese nella piccola località turistica dove è nata e da cui non si è mai mossa, e probabilmente, nel profondo del suo cuore, sa anche di non essere davvero innamorata di Patrick, il ragazzo con cui è fidanzata da quasi sette anni. Quello che invece ignora è che sta per perdere il lavoro e che, per la prima volta, tutte le sue certezze saranno messe in discussione. A trentacinque anni, Will Traynor sa che il terribile incidente di cui è rimasto vittima gli ha tolto la voglia di vivere. Sa che niente può più essere come prima, e sa esattamente come porre fine a questa sofferenza. Quello che invece ignora è che Lou sta per irrompere prepotentemente nella sua vita portando con sé un’esplosione di giovinezza, stravaganza e abiti variopinti. E nessuno dei due sa che sta per cambiare l’altro per sempre. “Io prima di te” è la storia di un incontro. L’incontro fra una ragazza che ha scelto di vivere in un mondo piccolo, sicuro, senza sorprese e senza rischi, e un uomo che ha conosciuto il successo, la ricchezza e la felicità, e all’improvviso li ha visti dissolversi, ritrovandosi inchiodato su una sedia a rotelle. Due persone profondamente diverse, che imparano a conoscersi senza però rinunciare a se stesse, insegnando l’una all’altra a mettersi in gioco.

 

Chi è Jojo Moyes?

Scrittrice britannica, madre di tre figli, Moyes inizia la sia carriera come giornalista. Dal 2001 è diventata una scrittrice a tempo pieno, ottenendo un grandissimo successo. Di lei ricordiamo anche la ragazza che hai lasciato, Luna di miele a Parigi, Una più unoInnamorarsi in n giorno di pioggia e Dopo di te di cui vi parlerò a breve.

 

DETTAGLI

Genere: Romanzo rosa
Editore: Mondadori
Formato: Brossura con aletta
Pagine: 396
Isbn: 9788804662655
Traduttore: Maria Carla Dallavalle
Collana: Oscar Absolute
Pubblicato: 05 Luglio 2016
Listino: € 13,00