INTERVISTA A DIEGO GALDINO

IMG-20190322-WA0009

Tempo fa una mia carissima amica mi parlò di un autore romano, di quanto le piacesse la sua scrittura e di come fosse rimasta incantata dai suoi romanzi. Contagiata da tanto entusiasmo, decisi di acquistare il suo romanzo d’esordio Il primo caffè del mattino, edito da Sperling & Kupfer. Avrete sicuramente capito che sto parlando di Diego Galdino, un autore che fa sognare ed emozionare i suoi lettori e che alterna la sua carriera di scrittore a quella imprenditoriale, dato che possiede un bar, al centro di Roma, dove intrattiene i suoi tanti fans preparando caffè; lui stesso sostiene che il caffè è la sua fonte d’ispirazione.

Il Messaggero di lui ha scritto: “Diego Galdino, barista e scrittore, è una delle favole che ogni tanto affiorano nel mare immenso della metropoli romana, la cui risacca più spesso restituisce il fragore di storie sinistre.”

Dal suo romanzo di esordio sono trascorsi sei anni e oggi Diego Galdino è un autore pubblicato non solo in vari paesi europei, tra cui Germania, Austria, Svizzera, Polonia, Bulgaria, Serbia, Spagna, ma è noto anche in Sudamerica. FB_IMG_1531820796209

Nato a Roma nel 1971, questo interessantissimo scrittore romano ama perdutamente il mondo dei libri, tanto da essere addirittura un collezionista di prime edizioni. Appassionato di cinema e letteratura straniera, soprattutto anglosassone, si è distinto per riscontro di critica e pubblico come una delle voci più interessanti della narrativa italiana contemporanea.

La sua carriera comincia nel 2013, quando Sperling & Kupfer pubblica il bestseller Il primo caffè del mattino, divenuto in breve tempo un caso letterario. Il successo è tale che ne vengono venduti i diritti cinematografici. Nel mentre scaturisce da questo stesso romanzo, Il viaggio delle fontanelle, un itinerario alla scoperta di Roma e delle sue fontanelle. Sempre con Sperling & Kupfer, nel 2014, pubblica Mi arrivi come da un sogno, nel 2017 Ti vedo per la prima volta e nel 2018 esce il sequel de Il primo caffè del mattino, dal titolo L’ultimo caffè della sera. Tutti grandi successi editoriali, tali da definire Diego Galdino il Nicholas Sparks italiano, un autore da più di un libro all’anno.

La sua ultima pubblicazione, Bosco Bianco, edito da Independently Published, è disponibile in tutte le librerie dal mese di aprile.

Poi la sua agente, Vicki Satlow, gli chiede di scrivere una storia straordinaria, lui la prende in parola e…

Ecco cosa ha raccontato ai lettori di Into The Read in questa intervista:

Da barista a scrittore il passo è stato breve. Come nasce lo scrittore Diego Galdino?

Si può dire che sono diventato lo scrittore di oggi per merito – o colpa – di una ragazza adorabile che a sua volta adorava Rosamunde Pilcher, una scrittrice inglese che di storie d’amore se ne intendeva parecchio. Un giorno lei mi mise in mano un libro e mi disse: «Tieni, questo è il mio romanzo preferito, lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile». Il titolo del romanzo era Ritorno a casa e la ragazza aveva pienamente ragione: quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice. Il mio preferito era I cercatori di conchiglie. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza, di cui ero perdutamente innamorato, era quello di vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie, ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: «Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere». Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra, con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia, un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Decine di foto al mare, al cielo, alle verdi scogliere, al muschio sulle rocce, al vento, al tramonto, per poi all’alba del giorno dopo riprendere il treno e fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari di tutti i santi d’Inghilterra che andavano a lavorare a Londra. Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita. Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza e forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Non c’incontrammo mai più, ma era lei che mi aveva ispirato quel viaggio e in fin dei conti tutto ciò che letterariamente mi è successo in seguito si può ricondurre alla scintilla che lei aveva acceso in me, la voglia di scrivere una storia d’amore che a differenza della nostra finisse bene.

*

Il tuo ultimo libro è Bosco Bianco, edito da Independently Published. Ce ne vuoi parlare?

Bosco Bianco nasce tanti anni fa in un periodo molto difficile della mia vita. Avevo appena divorziato e per uno scrittore di romanzi d’amore era una grande sconfitta. La paura di non poter più vivere quotidianamente le mie figlie, il senso di colpa per aver tolto loro una famiglia normale, o la possibilità di addormentarsi con la consapevolezza che in caso di un brutto sogno ci sarebbero stati entrambi i genitori a rassicurarle, ha fatto sì che io proiettassi queste cose sul protagonista della mia storia. Un uomo bisognoso di tornare a credere nell’amore e che lotta per recuperare la serenità e per dimostrare alle proprie figlie di essere un buon padre.

*

La grandezza di uno scrittore si costruisce nel tempo, attraverso una costante crescita stilistica e quindi letteraria. Da Il primo caffè del mattino a Bosco Bianco cosa è cambiato nella tua scrittura?

In realtà nella mia scrittura non è cambiato molto, anzi forse nulla, ancora oggi non sono stilisticamente perfetto e il mio modo di scrivere continua ad essere poco ricercato, sono un istintivo, scrivo senza pensare, di cuore, di pancia, magari così facendo lascio qualcosa per strada, però almeno sono sicuro di poter arrivare a tutti nel minor tempo possibile… Dalla pelle al cuore e dal cuore alla pelle…Per fortuna poi ci sono i correttori di bozze…

*

La tua intensa attività letteraria comincia nel 2013. A quale dei tuoi libri sei più legato e perché?

Il libro a cui sono più affezionato è sicuramente il prossimo che uscirà a San Valentino. Diciamo che l’ho scritto come se fosse l’ultimo romanzo d’amore che avrei scritto nella mia vita. Una storia straordinaria è una specie di testamento sentimentale, letterario, l’eredità del mio cuore che ho deciso di lasciare alle mie figlie.

*

Il sentimento, l’amore, l’emozioni sono gli elementi strutturali intorno ai quali ruotano i tuoi costrutti narrativi, quanto riflettono del tuo mondo e della tua interiorità?

I miei scritti sono un riflesso della mia anima di eterno innamorato dell’amore, io vivo le storie che scrivo insieme ai miei personaggi. Ogni libro è un viaggio interiore, che faccio insieme a loro.

*

In un autore lettura e scrittura rappresentano una dicotomia imprescindibile. Da lettore, qual è il libro che ti è rimasto nel cuore?

Il mio libro della vita è sicuramente Persuasione di Jane Austen.

*

François-René de Chateaubriand affermò che lo scrittore originale non è quello che non imita nessuno, ma quello che nessuno può imitare. Spesso sei stato definito il Nicholas Sparks italiano, che valore ha per te questo accostamento?

Essere considerato il Nicholas Sparks italiano è una bella responsabilità, stiamo parlando del più importante scrittore di romanzi d’amore al mondo e al momento i numeri e i film tratti dai suoi libri attestano che lui è di un altro pianeta, un maestro per chi come me si cimenta nel genere romantico. Di sicuro entrambi scriviamo storie che cercano di emozionare i lettori, facendo leva sul sentimento più bello ed importante.

La prima volta che ci siamo incontrati durante un suo firmacopie a Milano io avevo appena firmato il contratto con la Sperling & Kupfer, la stessa casa editrice che pubblicava i suoi romanzi in Italia e lui quel giorno mi pronosticò un luminoso futuro letterario. Sono contento di non averlo smentito.

*

L’aroma del caffè accompagna le tue giornate da imprenditore, ma da quali influenze si lascia attraversare la tua scrittura?

La mia scrittura viene influenzata dall’amore, la mia vita ruota continuamente intorno a questo sentimento. Che sia l’amore per il caffè, per Roma, per le persone quando scrivo ho l’amore sulle mani, sulle braccia, sui vestiti, quando scrivo ho l’amore dappertutto.

*

In Ti vedo per la prima volta tratti il delicato tema della narcolessia. Perché un libro proprio su questa patologia?

Ho avuto la possibilità di parlare con persone affette da questa gravissima malattia incazzate nere, perché nei film e nei libri la narcolessia veniva descritta o associata solo a situazioni ironiche o a persone con altre diverse problematiche. Ho voluto far capire nel mio piccolo alla gente che la Narcolessia d’ironico non ha nulla e può esserne affetto chiunque.

*

Il 14 febbraio prossimo uscirà Una storia straordinaria (Leggereditore), il tuo ultimissimo libro, che tu stesso hai affermato di amare pazzamente. Qualche anticipazione per i lettori di Into The Read?

Riguardo il mio nuovo romanzo non posso anticipare molto per volere della mia casa editrice, però posso dire che questo libro sarebbe dovuto uscire in primavera ma la Leggereditore non appena ha finito di leggerlo ha pensato che il giorno perfetto per far uscire Una storia straordinaria fosse San Valentino… E ho detto tutto…

 

 

 

 

 

5 AUTORI PER 7 DOMANDE

Abbiamo coinvolto, in una breve intervista articolata in 7 domande, 5 autori brillanti e di talento! Requisito richiesto da Into the Read: s i n t e t i c i t à.

Quindi abbiamo dialogato con

 

Cinzia Giorgio (Amori Reali Newton Compton Editori)

Elisabetta Bricca (Il rifugio delle ginestre Garzanti)

Costanza Di Quattro (La mia casa di Montalbano Baldini+Castoldi)

Mattia Signorini (Stelle minori Feltrinelli)

Piero Sorrentino (Un cuore tuo malgrado Mondadori)

 

*

 

Senza riepilogare in alcun modo, di cosa parla il tuo ultimo libro?

 

CINZIA GIORGIO: È un saggio che si intitola Amori Reali e racconta degli amori tra teste coronate. Parte da Giulio Cesare per arrivare a Meghan Markle.

ELISABETTA BRICCA: Della riscoperta del proprio valore in quanto donna, della lotta per la libertà di pensiero, di coraggio, di libri, di femminismo, di viaggi interiori. Di un’icona della letteratura del XIX secolo.

COSTANZA DI QUATTRO: Il mio libro è un tuffo nel passato, nella quotidiana esistenza di una famiglia borghese durante il periodo della villeggiatura che ha rappresentato, tra l’infanzia e l’adolescenza, uno dei periodi più belli della mia vita.

MATTIA SIGNORINI: Di un segreto del passato che ritorna insieme al primo accecante amore. Di padri che non abbiamo deciso. E di maestri che invece scegliamo.

PIERO SORRENTINO: Dei modi in cui affrontiamo il dolore; di bugie e verità; di (piccole) speranze che ci aiutano a vivere.

 

*

 

Senza citare autori o libri, quali influenze attraversano la tua scrittura?

 

CINZIA GIORGIO: La storia delle donne, materia che per altro insegno.

ELISABETTA BRICCA: Amo la letteratura inglese e quella americana. Credo che in piccola parte questo abbia influenzato il mio modo di scrivere.

COSTANZA DI QUATTRO: La grande letteratura siciliana del 900 ha senza dubbio influenzato in maniera significativa non soltanto la mia scrittura ma soprattutto il mio pensiero.

MATTIA SIGNORINI: Cerco di pormi con curiosità quando osservo e ascolto gli altri, senza giudicarli. Di vedere come ognuno di noi sia attraversato da imperfezioni e contraddizioni. È lo stesso modo con cui racconto i personaggi nei miei libri.

PIERO SORRENTINO: Gli scrittori veneti del ‘900 italiano, la letteratura americana, la musica post rock.

 

 *

 

Cosa è successo nella tua vita mentre scrivevi il tuo ultimo libro?

 

CINZIA GIORGIO: Andavo in giro a tenere conferenze sul Sacro Femminino.

ELISABETTA BRICCA: Ho imparato a guardarmi intorno da un’altra prospettiva, ho cucinato tanto, ho apprezzato la solitudine.

COSTANZA DI QUATTRO: Scrivere “la mia casa di Montalbano” ha avuto una funzione catartica. Riuscendo a mettere nero su bianco le emozioni che temevo perdute di quella casa, me ne sono riappropriata assaporando, a distanza di anni, la felicità del ritorno.

MATTIA SIGNORINI: Stavo finendo una storia d’amore che credevo sarebbe durata a lungo, e attraverso gli occhiali di quel momento mi chiedevo, spesso, quali erano le parti di me che ancora non conoscevo.

PIERO SORRENTINO: Sono diventato dottore di ricerca in studi letterari, mi sono sposato, ho viaggiato molto.

 

*

 

Quali sono alcune delle parole, usate dai lettori e/o recensori, che ti hanno colpito particolarmente?

 

CINZIA GIORGIO: Quando mi dicono di aver provato emozioni e di aver avuto la curiosità di approfondire certi argomenti, io mi sento felice!

ELISABETTA BRICCA: Le confidenze sulla loro vita privata, il fatto che mi abbiano detto che il libro sia stata una letteratura terapeutica, che fa riflettere sulle scelte della propria vita e sul coraggio.

COSTANZA DI QUATTRO: “Il merito del tuo libro è stato quello di marcare il confine tra il successo della vita e il successo della finzione.” Questa, tra i tanti commenti ricevuti, è stata forse la frase che mi ha emozionata di più.

MATTIA SIGNORINI: Apprezzo quando mi scrivono che un mio romanzo è piaciuto, e accetto le critiche, ma infilo entrambe le cose in una scatola che non ha niente a vedere con quello che decido di scrivere in seguito. La scrittura è una cosa solitaria, cerco di tenerla separata dal mondo di fuori.

PIERO SORRENTINO: Paolo Isotta, nella sua bellissima recensione, ha parlato di “dominio classico della lingua”. Diego De Silva, candidandomi al Premio Strega 2019, ha detto di ’opera prima dalla scrittura sapientemente misurata nel trattare un tema delicato e indigesto come il senso di colpa”. Sono molto grato a entrambi.

 

*

 

Prescindendo dai requisiti e dalla formazione, se potessi scegliere una carriera oltre la scrittura quale sarebbe?

 

CINZIA GIORGIO: Insegno all’università, quindi la carriera accademica e l’organizzazione di eventi culturali.

ELISABETTA BRICCA: Il medico.

COSTANZA DI QUATTRO: Sceglierei sempre il teatro. Non quello da calcare sulle doghe di legno, bensì quello che si fa dietro le quinte. Quello dove mi sono formata e dove ho sviluppato ogni parte di me.

MATTIA SIGNORINI: È qualcosa che faccio già. Ho una scuola di scrittura, la Palomar, e un’agenzia di comunicazione che si chiama Giraffe. Cerco di trasferire ai miei studenti ciò che so sulla scrittura e di aiutare le aziende a far conoscere meglio i loro prodotti. Ed è sempre qualcosa che ha a che fare con le parole.

PIERO SORRENTINO: Quella di temuto critico gastronomico di fama internazionale.

 

*

 

Quali elementi ritieni siano il punto forte della tua scrittura?

 

CINZIA GIORGIO: La chiarezza e la fluidità.

ELISABETTA BRICCA: Ma, non so, sono sempre stati gli altri a dirlo. Partendo da ciò che mi sono sentire dire in questi anni: eleganza, lirismo, una scrittura molto visiva che coinvolge tutti i sensi.

COSTANZA DI QUATTRO: La linearità della forma e dello stile credo sia la mia peculiarità. Una scrittura semplice talvolta risulta più incisiva.

MATTIA SIGNORINI: Forse il lavoro che faccio per semplificare, per fare arrivare la storia nel modo più immediato possibile.

PIERO SORRENTINO: La lingua.

 

*

 

Il tuo prossimo obiettivo a cosa punta, qualche anticipazione?

 

CINZIA GIORGIO: In questi giorni sto editando il prossimo romanzo. È la storia di mia nonna.

ELISABETTA BRICCA: Crescere come autrice. Crescere. Crescere sempre.

COSTANZA DI QUATTRO: Mi piacerebbe proseguire sulla strada tracciata dal sogno della scrittura. Ci sto provando. Chissà…

MATTIA SIGNORINI: A vivere bene la vita, preoccupandomi di meno e lasciando che le cose vadano come devono andare. È un approccio che se gestito bene può illuminare tutto il resto.

PIERO SORRENTINO: Sto lavorando a un romanzo, temo assai ambizioso, sulla irrealtà.

 

 

 

 

 

 

 

 

Quattro chiacchiere con MOONY WITCHER

Da quando ho inaugurato su Into The Read la sezione Kid’s Republic, dedicata ai giovani lettori, un dubbio comincia a farsi spazio nella mia mente: è crisi tra i giovani e la lettura?

moony 2

Il mio parametro sono i miei figli, quindi sabato mattina passeggiando con Carlotta in libreria, alla domanda lei mi ha risposto: “Mamma, lo vuoi capire, alla mia età non leggono”. Carlotta ha sedici anni e tra i miei due figli sicuramente è quella che ha sempre tentato un approccio un po’ più spontaneo con la lettura. Dal canto mio, ho sempre pensato che avendo in casa libri in ogni dove, con un buon esempio e per un naturale processo di identificazione i miei figli poteva non leggere…??? POTEVANO…!!! Sempre con il cellulare a portata di mano… 

E poi è arrivata la conferma, Mario, il più grande dei miei figli da quando ha deciso di accantonare i social quasi definitivamente, ha trasformato la lettura in un piacevole imperativo.

Per cui è probabile che le tecnologie moderne, con tutte le distrazioni che può fornire internet, rappresentino delle divagazioni tali da essere un valido motivo di rottura tra i giovani e la lettura.

Kid’s Republic è stata inaugurata il mese scorso, con la recensione Il lungo viaggio di Garry Hop dell’autrice Moony Witcher, i cui fantasy sono rivolti a una fascia di età che va dagli 8 ai 13 anni. il lungo

Certamente, Moony Witcher, nome d’arte di Roberta Rizzo, è un’autrice che non ha bisogno di presentazioni, basterà fare solo un piccolo ripasso: classe 1957, è nata a Venezia, dopo la laurea in filosofia ha cominciato a frequentare le redazioni dei giornali e da giornalista professionista si è dedicata alla cronaca nera.

Ma nel 2002 con lo pseudonimo di Moony Witcher, pubblica il suo primo romanzo fantasy, Nina, la bambina della sesta luna; sono trascorsi da allora sedici anni ed è sicuramente il più famoso dei suoi racconti, una saga tradotta in 34 Paesi.

Nel 2006 è la volta di un altro suo fortunato personaggio Geno, che dà vita a un’altra serie di racconti fantasy, per giungere al 2007 con La magica avventura di Gatto Fantasio e nel 2009 Morga, la maga del vento. Tutte saghe fantastiche, che hanno coinvolto giovani lettori italiani e stranieri.

Dal 21 marzo scorso, Moony Witcher è in libreria con Il lungo viaggio di Garry Hop, un’avventura sempre a tema fantastico, ma molto attuale, che ho recensito nel mese di ottobre.

Leggendo i suoi libri si comprende subito come quest’autrice riesca non solo a coinvolgere, divertendo con la sua straordinaria creatività, ma impreziosisce il testo con tutti quei valori che ogni giovane lettore dovrebbe far propri. nina

In questo periodo è nel pieno di una fase creativa, sta lavorando a un nuovo fantasy, di cui ci anticipa nel corso dell’intervista, si è resa comunque disponibile, concedendo a Into The Read quest’intervista, così le abbiamo posto una serie di domande inerenti l’attività di scrittrice e l’ingerenza che hanno le nuove tecnologie sui ragazzi.

Ed ecco cosa ci ha risposto…

Ho letto che i tuoi studi filosofici hanno inciso sulla scintilla fantastica, che sta alla base della tua creatività. Com’è avvenuto il passaggio dalla giornalista di cronaca nera, alla scrittrice di libri per ragazzi? 

Il passaggio è avvenuto per amore. Grazie all’ingresso di due bambini nella mia vita, avvenuto nel 2000, decisi di scrivere una storia per loro. Proprio la classica storia da raccontare prima di fare la nanna. Nina, la bambina della Sesta Luna, è nata così. L’intera saga è frutto di una grande passione per la filosofia unita alla felicità di dare ai bambini, a tutti i bambini, un’avventura da vivere nel mondo dell’immaginazione. Devo però precisare che Nina era già un personaggio che albergava nel mio cuore fin da piccola. Era l’amica immaginaria che avevo creato per sentirmi meno sola. Crescendo e diventando adulta dimenticai Nina…ma con l’arrivo di due bambini è rinata. Ed ora è amata da tantissimi miei lettori.

genoJ.K. Rowling, attribuisce ai suoi personaggi nomi che spesso ne identificano il modo di essere. Come avviene in te la scelta dei nomi e quanta importanza hanno nella definizione dei tuoi personaggi? I nomi, tutti i nomi di persone e oggetti, sono frutto di fantasia. Una fantasia che si avvale sempre di studi, ricerche e intuizioni.

I giovani sembrano avere scarsa concentrazione, almeno questo è quello che è emerso da uno studio condotto in Canada dall’University of Western Ontario’s Brain & Mind Institute. Internet, con i social, quindi l’uso massiccio di smartphone e tablet che tipo di incidenza hanno avuto sui giovani? 

Senza demonizzare i social, l’uso degli smartphone e tablet, penso che la velocità richiesta per risposte o post non sia una conquista. Anzi. La velocità non rispetta la riflessione. La velocità impedisce la critica costruttiva. Sono preoccupata perché il tempo è vissuto come grande nemico da sconfiggere. Senza pensare che ogni comportamento, gesto, scritto, azione abbisognano di tempo. Cosa significa fare tutto in modo veloce? Cosa significa scrivere alla velocità della luce senza chiedersi perché o fermarsi a pensare? Tutto viene consumato subito: amicizie, amori, sentimenti. Se le parole hanno un senso, direi che si sta perdendo il loro potere di comunicare. Così come si stanno perdendo valori nei sentimenti e nelle espressioni. Le lacrime o i sorrisi hanno bisogno di rispetto non si possono gettare al vento come fossero nulla. Insomma, che senso ha digitare messaggi a raffica? Che bisogno c’è di bruciare il tempo? Cosa c’è di urgente da fare dopo…e dopo ancora? Confido nei giovani, anche se li vedo spesso persi. Ma non si può generalizzare, la speranza è che l’umanità ritrovi il senso della convivenza civile e non solo nei social.

Eppure sappiamo che i libri aiutano a pensare e quindi a immaginare. Una generazione che non sa fantasticare, che uomini e donne del domani saranno?

L’immaginazione non potrà mai sparire dalla mente degli umani. Fa parte di noi. La lettura aiuta moltissimo e prego perché l’abbandono dei libri sia bloccato. Leggere è una passione, è un divertimento. È vivere tante vite. Ma devo anche dire che spessissimo la scuola, di ogni grado, non aiuta molto ad amare la lettura. Sono contraria ad imporre testi ai ragazzi. La lettura può essere consigliata ma non imposta. Sarebbe auspicabile che i ragazzi decidano cosa voler leggere, magari facendo un giro in libreria. fantasio.jpg

Senso dell’amicizia, rispetto per la diversità, amore per la pace e coraggio trovano spazio nei tuoi libri, tutti elementi che in parte si dovrebbero trasmettere ai figli con il bagaglio educativo e anche formativo. Eppure i più giovani alcune volte ne sembrano privi, perché secondo te? 

Non credo che i più giovani ne siano privi. Penso che non sappiano esprimere cosa provano. Dietro a comportamenti aggressivi o di indifferenza si celano problemi di aggregazione, di solitudine. Quando un libro ti parla di ciò che tu pensi e provi diventa un amico. Un confidente. Uno specchio per guardare la realtà anche attraverso la fantasia e accettarla o cambiarla.  Molti dei miei lettori restano legati ai personaggi e mi ringraziano per averli aiutati a superare momenti bui. E non capita solo con i miei libri…

La velocità e quindi l’immediatezza offerti dalla tecnologia, a cui tutti ci siamo abituati, allontanano sempre più da quel tipo di immedesimazione, concentrazione, ma anche solitudine che richiede per obbligo la lettura. In che modo pensi si possono abituare i più piccoli alla gioia di una buona lettura?

Semplicemente facendo in modo che conoscano le storie che gli scrittori portano alla luce. Veicolando in modo non invasivo il mondo della scrittura. La lettura ne è conseguenza. Almeno lo spero.

La scrittura come si articola nel tuo quotidiano? 

Scrivo circa 10-12 ore al giorno e talvolta anche di più. Scrivo e leggo. Penso e rifletto. Il lavoro di scrittrice è un vero e proprio impegno quotidiano. Ci sono momenti pesanti e giornate luminose e non sempre le idee vanno a buon fine. Amo molto alternare la scrittura con altre attività. Dipingo e cucino. E magari davanti ad un quadro incompleto o a un sugo che bolle mi vengono idee folgoranti per il romanzo che sto scrivendo. Inoltre la musica e il silenzio sono compagni inseparabili. Musica quando ho voglia di calmarmi e silenzio quando desidero ascoltare i miei pensieri.

Il lungo viaggio di Garry Hop avrà un sequel, oppure le sue avventure si sono esaurite con la prima stesura? Puoi anticiparci qualcosa? 

Sì. Garry Hop avrà un seguito. Lo sto scrivendo. Penso che il secondo libro uscirà a fine 2019. La trama non posso svelarla però dico che vi sbalordirà!

La magia è un elemento presente nei fantasy, non possiamo parlare di fantasy senza magia. Perché per i tuoi libri hai scelto l’alchimia? 

morgaL’alchimia è fonte seria di ispirazione. Non è magia ma studio degli elementi della natura secondo interpretazioni filosofiche ed addirittura mistiche. La magia è pur affascinante ma preferisco l’alchimia per la sua base simbolica.

Vuoi parlarci del tuo sito Sesta Luna Servizi Editoriali, un progetto che offre servizi “a tutti coloro che fanno delle parole un solido mestiere”? 

Sesta Luna Servizi Editoriali offre servizi per autori che desiderano far valutare e correggere l’opera. Fare l’editing di un testo non è cosa semplice ma sicuramente fondamentale. Un testo grezzo, seppur scritto decentemente, ha bisogno di una lettura approfondita per nascere come vero libro. Abbiamo molti autori, esordienti e non, che si avvalgono delle nostre competenze. Se alcuni testi sono ritenuti validi vengono poi valutati da una agenzia letteraria che, a sua volta, deciderà se proporli a case editrici. La strada della pubblicazione è irta, bisogna avere molta pazienza e umiltà. Tutti possono scrivere ma non tutti diventano scrittori.  Inoltre non basta aver pubblicato un libro o avere un successo per essere definiti scrittori. Ci sono autori che scompaiono come meteore. Certo, la colpa, se di colpa si può parlare, non è solo dell’autore illuso di toccare il cielo pensando di “avercela fatta” ma anche di certa editoria che divora e non segue chi ha vero talento.

Cosa stai leggendo in questo momento? 

Sto leggendo il secondo volume dei Codici Forster di Leonardo da Vinci. Più che una lettura è un volo fantastico nella mente di un genio senza eguali.

Con il ringraziare Moony Witcher per essersi resa disponibile, vorrei aggiungere a quanto detto che internet non è il male, ma questa è un’epoca in cui il valore assoluto è l’apparire, non l’essere; ogni giorno l’individuo sembra perdere consistenza, assorbendo informazioni ovunque e in ogni momento e acquisendo dati per lo più inutili alla definizione di una identità.

La velocità e l’immediatezza delle informazioni rende passivi, spesso apatici, anche di fronte ai cambiamenti più significativi della vita, si risponde agli impulsi esterni spinti dalla velocità del dire, non del fare, del credere, dell’agire.

La lettura, con tutta la riflessione, concentrazione e compenetrazione che richiede per obbligo, apre la mente e il cuore, permette di costruire un proprio mondo, secondo il personale modo di credere e sentire; leggere ci permette di essere noi stessi, ci rende liberi nelle riflessioni, nei ragionamenti. Leggere preserva il processo mentale, l’immaginazione, permette alla coscienza di coltivare ciò che siamo, no ciò che gli altri vorrebbero che fossimo, leggere ci definisce.

Ecco perché si dovrebbe cominciare a leggere da piccoli, per stimolare proprio quel processo cognitivo che definirà in età adulta: liberi da sovrastrutture mentali, capaci di fantasticare, e magari desiderare e sognare, coltivando una consapevolezza e preservando la mente, elemento fondamentale nella “costruzione” di un individuo senziente, libero da condizionamenti e quindi mentalmente autonomo.

 

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.

– Umberto Eco –

SARA MARENGHI la libraia che ha saputo coniugare libri, tanta fiducia e piccole meraviglie…

Ricordate Sara Marenghi, titolare della Bookbank Libri D’altri Tempi di Piacenza, che la notte lascia fuori dalla libreria un piccolo scaffale, i clienti possono scegliere un libro e lasciare il dovuto sotto la porta? Affascinati dall’iniziativa, abbiamo deciso di intervistare Sara ed ecco cosa ha raccontato a Into The Read. bookb

“Se ben ci pensi la FIDUCIA è la prima cosa che si fiuta in una persona, dopo quella arriva il sorriso, la stretta di mano e tanto altro”.

Se vi dovesse capitare di passare da Piacenza, non potete non recarvi alla Bookbank Libri D’altri Tempi, una piccola libreria in una viuzza del centro storico, distribuita su tre piani, che accoglie libri di ogni genere. Come si può leggere sul sito Bookbankpiacenza.it si interessano alla “compravendita di libri di seconda mano, fuori catalogo, rari e antichi. In negozio si possono acquistare libri di ogni genere, dalla narrativa alla saggistica, dalla storia alla poesia, dalla fantascienza ai libri per ragazzi, libri in lingua (inglese, francese, spagnolo e qualcuno in tedesco) anche di recente pubblicazione, in condizioni ottimali…”.

Alla Bookbank Libri D’altri Tempi il passato è di casa, i libri distribuiti sugli scaffali conservano il profumo e i colori del tempo, attraverso i quali ciò che ci ha preceduto rievoca i suoi trascorsi, suscitando quella particolare malinconia, mista a mistero, detta Vellichor, tipica di un negozio di libri usati, perché questo è un luogo intriso di magia, grazie al cuore e alla mente della sua titolare, Sara Marenghi.

Ma se è vero che “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, come recita un antico detto, alla Bookbank  non è così, infatti durante la bella stagione, tutte le sere alla chiusura viene lasciato fuori dal negozio uno scaffale con dei libri… Questo è il momento in cui avviene la magia, che può nascere solo quando i rapporti umani si fanno autentici, perché sostenuti dalla fiducia e dal rispetto reciproco.

mi fidoE anche se oggigiorno fidarsi è un po’ come compiere un salto nel vuoto, una sorta di scommessa, una donna che decide con la propria attività di concedere agli altri, credendo nel prossimo, senza alcuna riserva, non poteva che suscitare il nostro interesse.

Com’è nato il progetto #MiFidoDiTe, cosa ti ha spinta a fidarti senza alcuna remora degli altri e da quanto tempo lo porti avanti?

#MiFidoDiTe è nato nell’estate del 2015. Stanca dell’ennesimo brutto TG e di quell’aria di diffidenza che serpeggia come vento nei vicoli, con Giovanni, compagno di sogni e di vita, abbiamo deciso di fare qualcosa, anche di molto piccolo, che potesse ritornare a far guardare il nostro prossimo con il sorriso. Se ben ci pensi la FIDUCIA è la prima cosa che si fiuta in una persona, dopo quella arriva il sorriso, la stretta di mano e tanto altro. Così a Giovanni si è accesa una lampadina: uno scaffale di libri, libero da costrizioni e dove la FIDUCIA potesse essere la componente fondamentale.

Ed è nato lo scaffale (costruito da Giovanni con legno di recupero) #MiFidoDiTe! Che poi è anche il titolo di una canzone di Jovanotti, nonché un libro di Massimo Carlotto…

Funziona così: tutte le sere, prima della chiusura della Bookbank, mettiamo fuori dalla porta uno scaffale di libri, diversi per generi e autori. Si possono consultare e se si sceglie di portarne a casa uno, bisogna semplicemente  infilare 1 EURO SOTTO LA PORTA!

In  realtà non è un’idea del tutto originale: in America il giornale si compra così, in alcuni Paesi del Nord acquisti non solo libri e giornali, ma anche viveri… diciamo che è una novità in Italia!

A tutt’oggi sei mai stata delusa nelle tue aspettative?

La prima sera che ho messo lo scaffale #MiFidoDiTe fuori dalla porta, devo ammettere che non ho dormito bene, e invece SORPRESAAAA, sotto la porta c’erano delle monetine: 3 euro per 3 libri mancanti. E’ stato un po’ come arrivare alla mattina del 25 dicembre e scoprire che Babbo Natale è passato! La mia preoccupazione principale era che i libri venissero rovinati. Ecco mi sarebbe spiaciuto molto di più che non trovare i soldi sotto la porta. E invece i libri NON sono mai stati rovinati, strappati o altro.

Certo qualche furbetto c’è stato, ma fa parte anche del gioco. Poi se ci pensi, che senso ha rubare un libro per così poco? Io ci rimetto il valore economico ma tu, furbetto, ci rimetti in dignità: quanto vale la tua dignità? 1 euro? Pensaci.

Poi ci sono state tante belle storie da raccontare attorno al #MiFidoDiTe… come la ragazza straniera che non aveva spiccioli ed è tornata il giorno dopo, il ragazzo tatuato-borchiato dalla testa ai piedi, con cane appresso, che passa al mattino e mi fa i complimenti (e mi molla 5 euro per 5 libri presi la sera prima)… ed è pure scoccata una scintilla d’amore tra un signore insonne e una signora che fa i turni e che si son trovati lì per caso a curiosare e giorno dopo giorno è diventato un appuntamento fisso… e  per non parlare delle tante manifestazioni di solidarietà. Ecco, questo ci rende felici.

MiFidoDiTeautunnosito-470x140

Da alcuni è stato definito “un esperimento”… con scadenza?

Nato come un esperimento, è diventato un appuntamento fisso. Estivo, però. L’umidità, tipica piacentina, non dà tregua e così, proprio come un vecchio amico, lo scaffale notturno #MiFidoDiTe è meglio metterlo al riparo, pronto a risvegliarsi con la bella stagione. Non ha scadenza, almeno non finché sarò io a gestire Bookbank.

Cosa vuol dire oggi gestire una libreria?

Vuol dire non avere orari, vuol dire avere sempre una lampadina accesa, vuol dire sognare sempre e moltissimo. Perché di libri, soprattutto usati, non ci si campa (almeno non a Piacenza)!

Io vengo dal mondo del teatro e per me la libreria non è un punto di arrivo, ma di partenza. L’idea è quella di creare attorno alla Bookbank un mondo fatto di persone che parlano, che imparano, che guardano, che ridono, che si incontrano. Ed è per questo che organizzo tante attività, laboratori, incontri, mostre d’arte…

Da sempre, per esempio, in Bookbank si incrociano scrittura e arte: piccole e preziose esposizioni si alternano tra gli scaffali carichi di libri, moltiplicando le storie e creando nodi continui con l’illustrazione, la fotografia o i collage, grazie alla preziosa collaborazione di Elisa, curatrice d’arte, che con il progetto “C/Arte, arte in libreria” mi aiuta sempre ad organizzare mostre di alto livello. E da sempre si viene qui anche per imparare, ma soprattutto per sperimentare, per giocare. Laboratori, corsi, incontri in cui si parla di letteratura in inglese (Teatime with Jane – per info clicca qui) o in francese (Un verre de vin avec Jean Paul – per info clicca qui ) davanti a un tavolo carico di dolci o a un buon bicchiere di vino e a chi passa per la libreria arriva l’eco delle risate e non può non sorridere, di riflesso.

Quanta magia c’è in un negozio di libri usati, dove il passato fa da padrone?

Questo dei libri è un mondo così magico che non potrei farne a meno. La bellezza di conoscere le persone e le case dove vado a recuperare i libri, di conoscere le storie che hanno da raccontarti, il profumo della carta, i tesori che ci trovi dentro (lettere, segnalibri, santini, fiori, biglietti del treno, cartoline…) e questo secondo me si trasmette anche a chi ci entra. Qui non trovi l’ultimo libro fresco di stampa, qui devi farti trovare dal libro.

Sara-MarenghiLa Bookbank nasce come libreria, ma non è solo una libreria. È un posto in cui si sta bene. Un posto pieno di storie, parole, intrecci, un rifugio nel cuore della città dove ritrovare un tempo lento, dedicato a se stessi e alle piccole felicità. È per questo che qui non trovi solo libri, ma anche occasioni per scoprire cose nuove, rilassarti o lasciarti trasportare in mondi lontani e bellissimi. Bookbank è piccola, ma è disposta su tre piani e ci sono angoli di lettura quasi intimi.

Qualche tempo fa, poi, alle due B di BookBank ho aggiunto la terza, di Bottega, perché se è bellissimo trovare le storie giuste, che ci tengano per mano, è ancora più bello accompagnarle con sapori e profumi speciali. Insieme a Cecilia della Farmacia di San Polo ho creato le Tisane Letterarie, ispirate alle più famose donne della letteratura classica (per info clicca qui). E poi ho aggiunto bibite, vini, birre artigianali, miele, marmellate, biscotti… perché sono tanti i modi in cui si può gustare un buon libro e volevo che la Bookbank li avesse qui, per tutti i sognatori come me.

Occupandoti anche di libri antichi, ce n’è stato uno che ha raggiunto la Bookbank Libri D’altri Tempi e che non pensavi sarebbe mai stato tra le tue mani?

Ho da poco in libreria un paio di libri molto rari del 1600 circa… dei gioielli! La carta spessa, brunita, i caratteri particolari… Altro libro che mi ha stupita che capitasse proprio a me, è stata la prima edizione originale di A Moveable Feast di Hemingway. Poi nel tempo anche altre prime edizioni italiane: ogni volta per me è una grande emozione.

Cosa stai leggendo in questo periodo?

Di tutto e di più. In questo preciso momento Mostri di Stefano Benni e Le ragazze di Sanfrediano di Vasco Pratolini e Mister Pip di Lloyd Jones. Io al posto del classico comodino ho una piccola libreria, zeppa di libri ancora da leggere!

Per concludere, Sara quali progetti nell’immediato futuro?

Innanzitutto potenziare il progetto “Una libraia tutta per sé” (per info clicca qui) e “Colibrì” (per info clicca qui) e poi sto lavorando a nuovi gadget da fare con i libri, oltre al già affermato “Il giardino nei libri” (per info clicca qui). Vige la ferrea regola del “non si butta via niente” e quindi cerco di riutilizzare i libri in altra maniera: découpage con vecchie pagine di libro per realizzare scatole regalo, creo sacchetti di carta, buste e biglietti particolari… e ho in mente un paio di idee che però non posso ancora svelare, per scaramanzia!

Ah, di sicuro insieme a Sonia della libreria Fahrenheit 451 di Piacenza organizzeremo la seconda edizione del Festival Transumanza Letteraria, Libri e Lettori in Movimento sia a Piacenza che sulle nostre montagne.

Ecco, questa è Sara Marenghi, una donna che ogni giorno con entusiasmo, confidando negli altri, non solo rappresenta ma fa la differenza in un mondo dove non si crede più a niente, in una società che bisogna di incentivi, di esempi positivi.

 

bb