WASAN L’ARTE DELLA MATEMATICA GIAPPONESE Toshimitsu Hirano

Nella nostra cultura la parola wasan (giapponese 和算) non trova alcun riscontro, in quanto si tratta di un’antica arte legata alla matematica applicata giapponese, risalente al periodo Edo (1603 – 1868), quando il Giappone si isolò completamente dal resto del mondo. Due secoli dopo, sotto il governo Meiji, iniziò l’occidentalizzazione, con l’introduzione delle scienze matematiche e quindi della matematica europea, ma fino a quel momento fu il wasan a influenzare le discipline scientifiche  giapponesi.

wasan

In Giappone, il wasan ha sempre goduto di un ampio seguito di appassionati grazie alla sua unicità, all’importanza storica e ai vari livelli di difficoltà che rendono alcuni dei problemi semplicemente divertenti e ingegnosi.

I 12 quesiti matematici più antichi del wasan (o matematica giapponese) sono proposti in questo saggio da Toshimitsu Hirano, docente alla Kyoto Women’s University; nel 2008, essendo venuto a conoscenza dei sangaku (che letteralmente significa “tavoletta di calcolo”) del tempio di Yasui Kompiragu a Kyoto, il professore Hirano ha raccolto questo suo studio in Wasan L’arte della matematica Giapponese.

Il principio primo del libro è che vi sono delle creazioni artistiche, tipiche del Giappone, legate anche e non solo ad aspetti della vita quotidiana, che non possono essere realizzate senza l’applicazione del wasan, come a esempio la lanterna tourou, le strisce poetiche tanzaku, le bambole tsuchi-ningyo, sino ad arrivare ad aspetti della vita pratica, quali la preparazione delle torte di riso noshimochi, la disposizione dei crisantemi, ecc. I 12 sangaku riportati in questo saggio sono i più antichi e offrono tutti gli elementi per poter cercare di  sfidarsi risolvendoli, in un percorso che, partendo dal procedimento più complesso, giunge al più semplice, fornendo la chiave di applicazione con soluzione finale.

Un esempio di problema contenuto nel saggio:

Oggi è la Festa dei crisantemi, e quindi vorresti mettere dei crisantemi in alcuni vasi da fiori. Hai 5 tipi di crisantemi e 5 tipi di vasi. Se metti un tipo di crisantemo in ogni vaso, quante combinazioni differenti sono possibili?

È anche vero che non vi è nulla di più distante della matematica dal mio modo di essere, questa disciplina, che con me da scienza si fa fantascienza, ha sempre rappresentato un grosso problema, siamo divergenti, eppure contro ogni logica ho deciso di acquistare il libro, poiché fornisce spunti storici e cognitivi interessanti e stimoli mentali che spingono a misurarsi con un passato sì complesso, ma al contempo armoniosamente ben strutturato. Infatti, l’armonica perfezione è l’elemento su cui poggia lo sviluppo dei sangaku, che venivano appesi fuori dai templi per sfidare e quindi incuriosire tutti coloro che ne erano interessati, senza fare distinzione di età, sesso e ceto sociale.

Contare il numero di foglie, che cadono in un dato periodo di tempo, o misurare la distanza dall’orizzonte e ancora calcolare le offerte al tempio diventa un avvincente rompicapo per tutte quelle menti matematicamente allenate, che solo con l’applicazione del wasan trovano il punto di equilibrio per essere risolti.

Per cui il wasan, con i suoi principi matematici, fornisce all’estetica giapponese, nel divenire creazione artistica, la sua soddisfazione, facendo ricorso a quel perfetto equilibrio che, senza il principio di armonia, non avrebbe alcun valore per questa particolare cultura.

Leggendolo, vi scervellerete… già lo so!

 

QUARTA DI COPERTINA

Per oltre due secoli, tra il 1603 e il 1868, il Giappone visse un lungo periodo di isolamento, durante il quale interruppe quasi del tutto le relazioni con il resto del mondo e sviluppò una cultura unica e originale. In quegli anni nacque la poesia haiku e fiorì la matematica che prende il nome di wasan, una pratica antica che unisce la creatività dell’arte, l’intuito della filosofia e la precisione della scienza. Il wasan era praticato,da studenti ma anche da persone comuni, che affrontavano problemi matematici per divertimento e per risolvere le necessità della vita quotidiana, come costruire un ventaglio e disporre i fiori nei vasi. I quesiti erano disegnati su piccole tavolette di legno, i sangaku, che venivano appese di fronte ai templi per sfidare i passanti a scrivere la soluzione sul retro della tavola. Una matematica partecipativa e divertente, di cui nei secoli si sono perse le tracce e che questo libro riporta finalmente alla luce. Un tuffo in una cultura sconosciuta attraverso 12 giochi matematici ispirati alla vita di tutti i giorni, una sfida per i lettori di tutte le età che aspetta di essere risolta da 150 anni.

 

Chi è Toshimitsu Hirano?

Toshimitsu Hirano insegna alla Kyoto Women’s University e utilizza i principi del wasan per le sue lezioni e conferenze. Nel 2008, grazie alla segnalazione di uno studente, ha scoperto i sangaku del tempio di Yasui Kompiragu a Kyoto, da cui ha tratto i problemi contenuti in questo libro.

 

DETTAGLI

Autore: Toshimitsu Hirano

Editore: La nave di Teseo

Collana: Le Onde

Data uscita: 18 ottobre 2018

Pagine: 180

Formato: brossura, illustrato

Illustrazioni: Jessica Lagatta

Lingua: Italiano

Traduzione: Rino Serù

EAN: 9788893446532

Listino: € 15,00

 

 

 

STORIA DELLE TERRE E DEI LUOGHI LEGGENDARI Umberto Eco

StoriaStoria delle terre e dei luoghi leggendari, uno dei tanti libri di Umberto Eco che ho avuto modo di leggere, un amore cominciato con il film e poi la lettura de Il nome della rosa, per passare a Il Pendolo di Foucault (letto due volte), L’isola del giorno prima e Il cimitero di Praga. Tutti i suoi libri posseggono un’impronta peculiare, là dove storia, filosofia, estetica e conoscenza si combinano, per dar vita a opere di magistrale bellezza e sconfinato sapere.

Eppure, quando ho cominciato Storia delle terre e dei luoghi leggendari un senso di incompiutezza aveva preso a serpeggiare nella mia mente, qualcosa infastidiva la lettura, sino a quando non ho capito che stavo completamente sbagliando il mio approccio al libro e vi spiego il perché.

Si tratta di un saggio di antropologia culturale che, rimanendo fedele al titolo, viene strutturato attraverso storia e fantasia, mito e leggenda, utilizzando un apparato iconografico posto in essere con l’ausilio di un gran numero di illustrazioni, estrapolate da dipinti e stampe, quadri e sculture, alcune volte riportando semplici dettagli, che mettono in particolare risalto l’argomento trattato. Il risultato è un libro, anche e non solo, esteticamente pregevole.

The Lady of Shalott 1888 by John William Waterhouse 1849-1917
John William Waterhouse – The Lady of Shalott (1888), London, Tate Gallery

Articolato in 15 capitoli, Storia delle terre e dei luoghi leggendari spazia dai più disparati argomenti, che vanno dalla terra piatta agli antipodi, le terre della Bibbia, quelle di Omero, le meraviglie d’Oriente, il paradiso terrestre con le Isole Fortunate ed Eldorado, il mito di Atlantide, Mu e Lemuria, l’ultima Thule, Iperborea, le migrazioni del Graal, Alamut, il paese della Cuccagna, le isole dell’Utopia, l’isola di Salomone e la Terra Australe e ancora l’interno della terra, il mito polare e Agarttha, l’invenzione di Rennes-le-Château, per concludere con la sezione che maggiormente ho preferito, quella dei luoghi romanzeschi e le loro verità, dove si fa cenno ai luoghi misteriosi della jungla nera di Emilio Salgari, dell’Isola del Tesoro di Stevenson e ancora Baker Street, dove abitò Sherlock Holmes e così via.

L’intero apparato iconografico e antologico è di vaste proporzioni, molto simile a un volume enciclopedico, ma redatto con uno stile divulgativo legato all’immenso patrimonio culturale di ordine storico, filosofico e artistico di Umberto Eco.

A conclusione troviamo l’indice degli autori, indice degli artisti, illustrazioni senza indicazioni d’autore, i fotogrammi cinematografici, riferimenti bibliografici delle traduzioni utilizzate, opere di autore anonimo, bibliografia generale e i crediti fotografici, per un’opera enorme. Tale enormità è maggiormente amplificata dalla presenza, in quasi tutti i capitoli, di brani antologici che permettono richiami e approfondimenti vari.

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Le fasi di applicazione della polvere di simpatia, da Kenelm Digby, Theatrum Sympatheticum, Nürnberg (1660)

L’errore, tuttavia, in cui ci si può imbattere e nel quale sono incorsa anch’io, è che trattandosi di un testo paratattico crea nel lettore un senso di attesa, durante il quale ci si aspetterebbe dal suo autore chissà quali rivelazioni, ma non vi è chiave di lettura peggiore; infatti le argomentazioni vengono affrontate con grande razionalità e pertinenza, senza mai spogliare il libro di quella che è la sua reale funzione: approfondire la conoscenza dei miti e delle leggende, semplicemente per ciò che sono.

Non troverete affermazioni a sostegno del vero, il lettore dovrà affrontare la lettura con la consapevolezza che Umberto Eco non vuol trasformare la leggenda in verità ma, scavando nell’immaginario collettivo, racconta la memoria culturale e storica tramandata di generazione in generazione.

Quindi se desiderate compiere un viaggio nell’immaginazione letteraria, attraversando luoghi e terre leggendarie e avvalendovi di illustrazioni, con citazioni accurate e minuziose, e indicazioni che rimandano a terre sconosciute, allora Storia delle terre e luoghi leggendari fa al caso vostro.

D’altronde, fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza (Dante – Inferno, canto XXVI).

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Dante Gabriel Rossetti – Maria Maddalena (1887) Wilmington, Delaware Art Museum

 

QUARTA DI COPERTINA

La nostra immaginazione è popolata da terre e luoghi mai esistiti, dalla capanna dei sette nani alle isole visitate da Gulliver, dal tempio dei Thugs di Salgari all’appartamento di Sherlock Holmes. Ma in genere si sa che questi luoghi sono nati solo dalla fantasia di un narratore o di un poeta. Al contrario, e sin dai tempi più antichi, l’umanità ha fantasticato su luoghi ritenuti reali, come Atlantide, Mu, Lemuria, le terre della regina di Saba, il regno del Prete Gianni, le Isole Fortunate, l’Eldorado, l’Ultima Thule, Iperborea e il paese delle Esperidi, il luogo dove si conserva il santo Graal, la rocca degli assassini del Veglio della Montagna, il paese di Cuccagna, le isole dell’utopia, l’isola di Salomone e la terra australe, l’interno di una terra cava e il misterioso regno sotterraneo di Agarttha. Alcuni di questi luoghi hanno soltanto animato affascinanti leggende e ispirato alcune delle splendide rappresentazioni visive che appaiono in questo volume, altri hanno ossessionato la fantasia alterata di cacciatori di misteri, altri ancora hanno stimolato viaggi ed esplorazioni così che, inseguendo una illusione, viaggiatori di ogni paese hanno scoperto altre terre.

 

Chi è Umberto Eco?

Critico, saggista, scrittore e semiologo di fama internazionale. A ventidue anni si è laureato all’Università di Torino con una tesi sul pensiero estetico di Tommaso d’Aquino.
Dopo aver lavorato dal 1954 al 1959 come editore dei programmi culturali della Rai, negli anni Sessanta ha insegnato prima presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano, poi presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. Infine presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Inoltre, ha fatto parte del Gruppo 63, rivelandosi un teorico acuto e brillante.
Dal 1959 al 1975 ha lavorato presso la casa editrice Bompiani, come senior editor. Nel 1975 viene nominato professore di Semiotica all’Università di Bologna, dove impianta una vivace e agguerrita scuola. Negli anni 1976-’77 e 1980-’83 ha diretto l’Istituto di Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo, presso l’Università di Bologna.
I suoi saggi spaziano dall’estetica medievale (Il problema dell’estetica in Tommaso d’Aquino, 1956; Arte e bellezza nell’estetica medievale, 1987), alla semiotica (Trattato di semiotica generale, 1975; Semiotica e filosofia del linguaggio, 1983; La ricerca della lingua perfetta, 1993), soffermandosi sui codici della comunicazione artistica (Opera aperta, 1962; Apocalittici e integrati, 1964). Noto per le brillanti inchieste sulla cultura di consumo (Diario minimo, 1963; Il superuomo di massa, 1976; Sette anni di desiderio, 1983; Il secondo diario minimo, 1992), ha ottenuto un successo mondiale con il romanzo Il nome della rosa (Bompiani, 1980, premio Strega), thriller gotico d’ambientazione medievale e conventuale che sviluppa, con lucido razionalismo, la fitta trama di un dibattito ideologico. Più elaborati, nel linguaggio e nella tecnica compositiva, i romanzi successivi (Il pendolo di Foucault, 1988; L’isola del giorno prima, 1994; Baudolino, 2000; La misteriosa fiamma della regina Loana, 2004: tutti Bompiani). Critico verso le concezioni ontologiche dell’interpretazione, ha posto l’accento sulla relazione autore-lettore in diversi scritti: La struttura assente (1968), Lector in fabula (1979), I limiti dell’interpretazione (1990), Sei passeggiate nei boschi narrativi (1994, ciclo di conferenze tenuto alla Harvard University nel 1993), Tra menzogna e ironia (1998), Sulla letteratura (2002). Si ricordano inoltre: La definizione dell’arte (1968), Le forme del contenuto (1971), Sugli specchi e altri saggi (1985), Kant e l’ornitorinco (1997), Storia della bellezza (2004), A passo di gambero (2006) e la felice traduzione dei funambolici Esercizi di stile (1983) di R.Queneau.
Tra i suoi ultimi libri: il romanzo Il cimitero di Praga (2010), la raccolta di saggi Costruire il nemico (2011), Storia delle terre e dei luoghi leggendari (2013), Numero Zero (2015), Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida (2016).
Umberto Eco è stato uno dei favoriti per l’assegnazione del premio Nobel per la Letteraura (dall’Enciclopedia della Letteratura – Garzanti).

 

DETTAGLI

Editore: Bompiani

Collana: Vintage

Anno edizione: 2013

Pagine: 478

Formato: illustrato, rilegato

ISBN: 9788845277580

 

 

 

BUONA VITA A TUTTI J.K. Rowling

Non occorre la magia per trasformare il mondo. Dentro di noi abbiamo già tutto il potere che ci serve: il potere d’immaginarlo migliore.

BUONA VITA A TUTTI di J.K. ROWLING

In questo periodo, mi è capitato spesso di vedere pubblicizzato in diversi siti internet BUONA VITA A TUTTI,  di J.K. Rowling e onestamente non pensavo di acquistarlo, eppure in libreria, una volta adocchiato, ho dovuto prenderlo: un discorso distribuito in 70 pagine, accompagnate da una serie di illustrazioni di Joel Holland, che mi ha incuriosita.

BUONA VITA A TUTTI, libro edito da Salani, riporta un discorso tenuto dalla Rowling, nel 2008, quando venne invitata in occasione della cerimonia di laurea ad Harvard; l’autrice decise di focalizzare l’attenzione su due temi fondamentali: i benefici del fallimento e l’importanza dell’immaginazione. Nel suo dire, sintetizzato in poche pagine, la Rowling mette completamente a nudo la propria anima, il cui interius è quello non solo di una donna, ma anche di una madre, che ha trasformato il fallimento iniziale, in un incipit, il cui epilogo è riuscito a condurla verso ciò che più voleva: riscattare la propria vita, per essere ciò che desiderava.

Tuttavia i miei genitori, che avevano entrambi alle spalle un passato di ristrettezze e non erano andati all’università, consideravano la mia fervida immaginazione come una simpatica stravaganza.

Il discorso proferito a Harvard possiede verità e ottimismo, il tutto sostenuto da un senso dell’ironia tipicamente british, nessuna polemica, nessuna retorica trapela dalle sue parole, solo i momenti bui e il percorso intrapreso per superarli.

La vita è difficile, complicata e sfugge al controllo di chiunque e l’umiltà di capirlo vi consentirà di sopravvivere alle sue vicissitudini.

Per il lettore BUONA VITA A TUTTI diventa una spinta motivazionale e una carica di energia propositiva, attraverso cui poter credere che tutto è possibile, basta volerlo, con la consapevolezza che comunque la vita c’è a chi dà e a chi toglie.

Forse non tutti la ritengono tale, eppure J.K. Rowling è certamente una delle più grandi scrittrici del nostro tempo e non solo in merito al suo Harry Potter, con cui sappiamo bene è stata in grado di appassionare, in ventun anni di presenza, persone appartenenti alle più disparate fasce d’età ed estrazioni socio-culturali. Ma anche (e soprattutto) per l’invidiabile percorso professionale ed editoriale, che ha messo da subito in luce la versatilità dei svariati generi  letterari, a cui riesce a dare libero sfogo. Oltre a scrivere infatti libri di genere fantasy, ha pubblicato anche una serie di gialli, utilizzando lo pseudonimo di Robert Galbraith.

Il mio matrimonio era imploso in tempi straordinariamente brevi, non avevo un lavoro, ero una madre sola ed ero povera quanto lo si può essere ai nostri giorni in Gran Bretagna pur conservando un tetto sulla testa.

Ora per chi non conoscesse la Rowling (MA VERAMENTE…?!),  è un’autrice dalle cifre da capogiro; ecco alcuni dati estrapolati da un interessante articolo del New York Times, in cui stando a ciò che viene sostenuto i sette libri di Harry Potter hanno venduto 450 milioni di copie, per un introito di circa 7.7 miliardi e all’autrice sono andati 1,15 miliardi di dollari. Inoltre, il contratto che la Rowling ha stipulato con la Warner Bros è segretissimo, ma i quattro film hanno fruttato alla scrittrice 250 milioni di dollari, mentre i 4 film successivi avrebbero aggiunto al suo già cospicuo capitale $400 milioni di dollari. Per Animali Fantastici e Dove Trovarli, a fronte di un incasso da 500 milioni di dollari, è probabile che l’autrice abbia guadagnato altri 50 milioni di dollari per un totali dai soli film di 700 milioni di dollari. E mi fermo qui, anche se la sequela dei dati continua.

E mentre Forbes (rivista statunitense di economia e finanza), nel 2012, tolse la scrittrice dalla lista dei miliardari, a causa delle svariate opere di beneficenza a cui si dedica e le tasse britanniche, che sembrava avessero contribuito a erodere la sua fortuna, il Times ha continuato a sostenere il contrario, dato che le percentuali sui libri di Harry Potter, lo spettacolo di Harry Potter and the Cursed Child, il franchise di Animali Fantastici, gli e-book, la serie di Cormoran Strike, Pottermore, i parchi a tema “Wizarding World” e i diritti televisivi dei film, permettono alla Rowling di stare di diritto in cima alla lista.

Se davvero avessi avuto successo in qualcos’altro, forse non avrei mai trovato la forza di riuscire nell’unico campo a cui ero convinta di appartenere veramente.

Quindi un’attività professionale vincente, portata avanti da una donna estremamente determinata, coraggiosa e dotata di un profondo senso di umanità (fino 2012, erano 160 i milioni di dollari devoluti in beneficenza).

A differenza di tutte le altre creature terrene, gli esseri umani possono apprendere e comprendere senza sperimentare di persona. Possono immaginarsi al posto degli altri.

La grandezza di un individuo consiste anche nel riuscire a sovvertire il modo di guardare alle cose e la Rowling ha pienamente dimostrato di essere in questo una strada maestra.

Per il discorso integrale in inglese clicca qui

Per il discorso in italiano clicca qui

 

QUARTA DI COPERTINA

Quando J.K. Rowling è stata invitata a tenere il discorso per la cerimonia di laurea di Harvard, ha deciso di parlare di due temi che le stanno molto a cuore: i benefici del fallimento e l’importanza dell’immaginazione. Avere il coraggio di fallire, ha detto, è fondamentale per una buona vita, proprio come ogni altro traguardo considerato di successo. Immaginare se stessi al posto degli altri, soprattutto dei meno fortunati, è una capacità unica dell’essere umano e va coltivata a ogni costo.
Raccontando la propria esperienza e ponendo domande provocatorie, J.K. Rowling spiega cosa significa per lei vivere una ‘buona vita’. Un piccolo libro pieno di saggezza, umanità e senso dell’umorismo, ricco di ispirazione per chiunque si trovi a un punto di svolta della sua esistenza. Per imparare a osare e ad aprirsi alle opportunità della vita.

 «Come un racconto, così è la vita: non importa che sia lunga, ma che sia buona».
Seneca

 

Chi è J.K. Rowling?

J.K. Rowling è l’autrice dei sette libri della saga di Harry Potter, che sono stati venduti in più di 450 milioni di copie, tradotti in ottanta lingue e trasposti in otto film di successo planetario. Ha scritto anche i tre libri della BiblioteCa di Hogwarts, per beneficenza: Il Quiddich attraverso i secoli Gli Animali Fantastici: dove trovarli (a sostegno di Comic Relief e Lumos) e Le Fiabe di Beda il Bardo (a sostegno di Lumos). Co-autrice dell’opera teatrale Harry Potter e la Maledizione dell’Erede, che ha debuttato a Londra nel 2016, nello stesso anno ha pubblicato la sua prima sceneggiatura, lo script del film Animali Fantastici e dove trovarli. Ha scritto anche un romanzo per adulti, Il seggio vacante, oltre ad una serie di gialli sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith.

J.K. Rowling offre il suo supporto a un gran numero di cause attraverso Volant, il suo fondo di beneficenza. Ha fondato e presiede l’organizzazione benefica Lumos, che si adopera perché non sia più necessario rivolgersi a istituti e orfanotrofi e perché tutti i bambini possono crescere in un ambiente sicuro e amorevole. Insignita dell’Ordine dell’Impero Britannico (OBE) per il suo prezioso contributo alla letteratura per ragazzi, ha ricevuto numerosi altri premi e onorificenze, tra cui la Legione d’onore francese e il Premio Hans Christian Andersen.

 

DETTAGLI

Genere: Critica letteraria

Listino: € 10,00

Editore: Salani Editore

Data uscita: 20 novembre 2017

Pagine: 70

Formato: rilegato, Illustrato

Lingua: Italiano

Traduttori:Guido Calza

Illustratore: Joel Holland

EAN: 9788893813389

 

IL LIBRO DEI SIMBOLI Archive Research Archetypal Simbolysm

simboliUn libro particolarmente affascinante per il tema trattato è Il libro dei simboliedito dalla Taschen; si tratta di una pubblicazione del 2011, disponibile sul sito della casa editrice tedesca con il titolo The book of symbols e facilmente reperibile anche su vari siti italiani.

Sono sempre stata dell’idea che uno dei termini più articolati e complessi sia proprio quello di simbolo, non solo per la straordinaria varietà di associazioni cui si presta, ma soprattutto per il suo significato, che apre la strada a una concettualità che affonda (per non dire sprofonda) nella parte più inconscia della psiche umana.

Se cerchiamo il termine nel dizionario Treccani troviamo:

“Qualsiasi elemento (segno, gesto, oggetto, animale, persona) atto a suscitare nella mente un’idea diversa da quella offerta dal suo immediato aspetto sensibile, ma capace di evocarla attraverso qualcuno degli aspetti che caratterizzano l’elemento stesso, il quale viene pertanto assunto a evocare in particolare entità astratte, di difficile espressione”. E procede con una serie di esempi quali: il focolare è simbolo della famiglia; la palma è simbolo del martirio e così via.

Una parte di tutto questo è stato spiegato magistralmente, con l’ausilio di 17.000 immagini fotografiche (vedi immagine sottostante) provenienti da varie parti del mondo, ne Il libro dei simboli delle Edizioni Taschen e realizzato attraverso un lavoro di gruppo del The archive for research in archetypal symbolism (ARAS – Archivio della ricerca sul simbolo archetipo).

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Sedici settembre, René Magritte, olio su tela, 1956, Francia

Si tratta di un opera di facile consultazione, molto coinvolgente, che spinge alla riflessione su un lavoro complesso che ha richiesto l’ausilio di specifiche figure professionali, capaci di creare un collegamento valido tra il simbolo e un’esperienza specifica, con l’ausilio di un’immagine ad esso associabile e quindi in grado di fornire una visione della realtà archetipa.

Come sosteneva Hegel “Il simbolo è più o meno il contenuto che esso esprime come simbolo”.

ARAS, essendosi ispirato all’opera di Jung sugli archetipi e l’inconscio collettivo, in 808 pagine ha prodotto un archivio suddiviso in cinque parti, all’interno del quale sono stati catalogati gli aspetti simbolici, legati all’esperienza umana:

–         Creazione e Cosmo

–         Mondo Vegetale

–         Mondo Animale

–         Mondo Umano

–         Mondo Spirituale.

L’opera è destinata a tutti coloro che vogliono approfondire  l’analisi simbolica della vita interiore, ma anche a chi desidera approfondire la conoscenza della vita simbologica umana.

La curatissima veste editoriale si sposa con l’eloquenza dei simboli, per dar vita ad un progetto che mette chiaramente in luce come… TUTTO È SIMBOLO…!!!

Per cui se volete scoprire i simboli che stanno alla base dell’inconscio del mondo  e della stessa esistenza umana, allora questo è il libro che fa per voi.

QUARTA DI COPERTINA

Il libro dei simboli costituisce un affidabile compendio di immagini e saggi dalla portata potenzialmente rivoluzionaria: una guida alle immagini simboliche che si rivelerà indispensabile per psicoterapeutici, artisti, storici dell’arte, designer e quanti indagano la vita interiore. – PROF. JAMES C. HARRIS (Johns Hopkins University).

DETTAGLI

Editore: Taschen
Genere: Storia dell’arte
Anno: 28 Novembre 2011
Formato: Rilegato, illustrato
EAN: 9783836533072
Listino: € 29,99
Collana: Varia
Pagine: 808
Lingua: italiano

 

 

IL MESTIERE DELLO SCRITTORE Murakami Haruki

MurakamiA quel tempo ciò che mi interessava, che mi premeva, più che dare un ampio movimento alla storia, era costruire un mondo fatto alla mia maniera. Un mondo armonioso, insomma un rifugio per resistere alla violenza della realtà.

Scrittore giapponese straordinario, Murakami Haruki pur essendo un uomo riservato, un po’ schivo, ne Il mestiere dello scrittore, sua ultima pubblicazione, si mette a nudo, mostrando al lettore le dinamiche e lo sviluppo di tutto il processo creativo attraverso cui prendono vita i suoi romanzi, come  Norwegian Wood o 1Q84.

Senza riserve ripercorre i primi anni in cui si palesò improvviso il bisogno di scrivere; una crescita non solo stilistica, ma anche emotiva e quindi personale, sostenuta dall’esperienza, ha permesso a Murakami di aprire poco per volta tutti quei cassetti della memoria, di cui ha imparato a servirsi durante la costruzione dei suoi lavori.

È un diritto imprescindibile di ogni scrittore sperimentare le possibilità del linguaggio in tutti i modi che riesce a immaginare e allargarne la portata, perché senza questo spirito d’avventura non si creerebbe nulla di nuovo.

Scrittore dotato di grande umiltà, ha l’abitudine di mettersi sempre in discussione; grazie a una preponderante energia interiore, unita a un indomabile desiderio di libertà espressiva, prende le distanze da qualunque canonizzazione stilistica e strutturale, legata alla tradizione culturale giapponese.

La civiltà giapponese, che piaccia o meno, punta all’armonia ed evita, come si dice, di << sollevare le onde >>, quindi tende fortemente a organizzare la cultura in maniera piuttosto rigida.

Nel costrutto narrativo di Murakami, infatti, i personaggi aspirano ad una continua ricerca dell’equilibrio interiore, che avviene solo con il superamento di tutti i limiti. Per tale ragione, spesso le sue storie rimangono in sospeso, sacrificate dal concludersi del percorso formativo dei suoi personaggi, solitamente misteriosi, strani, quasi pittoreschi.

Il mestiere dello scrittore è redatto utilizzando un tono confidenziale e gli argomenti sembrano non seguire un percorso prestabilito, cronologicamente consequenziale, dato che si ripetono, ma solo dopo aver acquisito una maggiore forza descrittiva.

Inoltre, nel suo raccontarsi, Murakami Haruki mostra una mentalità individualista: appartenuto alla generazione delle rivolte studentesche, avvenute nel corso del Sessantotto giapponese, si rifiuta di entrare a far parte del sistema e da qui la sua libertà di spirito, che si rispecchia anche nel suo originale stile narrativo.

Così lo scrittore parlando di sé, dei difficili inizi, dopo aver abbandonato il sicuro per dedicarsi completamente alla scrittura e la faticosa scalata per il raggiungimento dei propri obiettivi, si rivela un uomo dagli incrollabili equilibri interiori, animato da un’invidiabile determinazione.

E ancora,  in questo saggio nell’affrontare diversi temi, che spaziano dal tempo, alla scuola, dal valore dell’immaginazione, al conflitto tra originalità e tradizione, realizza un’autentica autobiografia letteraria, che oltre a rivelare il percorso formativo di una “persona del tutto ordinaria”, come lui si definisce, mette in luce tutta la magnificenza creativa di uno dei più grandi scrittori del nostro tempo.

L’unica cosa che vorrei fosse chiara, è che io sono << una persona del tutto ordinaria >>. Penso di essere dotato di un certo talento di romanziere (altrimenti non sarei in pista dopo tanti anni), ma a parte ciò, non penso di essere qualcuno di speciale.

Così com’è accaduto con Terry Brooks ne “A volte la magia funziona”, ammetto di accogliere sempre con grande favore la possibilità di dedicarmi ai saggi biografici, dove grandi scrittori aprono le porte della loro mente, permettendo di sondare i meccanismi con i quali danno vita al processo di composizione creativa.

Si ha sempre da imparare dalla grandezza, non solo del passato, ma anche del nostro tempo.

QUARTA DI COPERTINA

Come si impara a scrivere? Esistono dei veri e propri esercizi per l’aspirante romanziere? Cosa determina l’originalità di un libro? È giusto assegnare ai premi letterari tanta importanza? Uno scrittore dove «trova» i personaggi da mettere in scena? La scuola prepara davvero alla vita o serve solo a rendere i ragazzi conformisti? Qual è l’importanza della forma fisica per un romanziere? E soprattutto: per chi si scrive? Con Il mestiere dello scrittore Murakami Haruki compie un gesto straordinario e inaspettato: fa entrare i suoi lettori nell’intimità del suo laboratorio creativo, li fa accomodare al tavolo di lavoro e dispiega davanti a loro i segreti della sua scrittura. Sono «chiacchiere di bottega», confidenze, suggerimenti, che presto però si aprono a qualcosa di piú: una riflessione sull’immaginazione, sul tempo e l’identità, sul conflitto creativo tra forma e libertà. In questo senso Il mestiere dello scrittore è anche un’autentica autobiografia letteraria di uno degli autori piú schivi del pianeta. È un libro pieno di curiosità e rivelazioni sul mondo di Murakami: dal fatto che la sua prima e piú importante editor è la moglie, che legge tutto quello che scrive e di cui lui ascolta tutti i consigli; a quando riscrisse Dance Dance Dance due volte: la prima a Roma, in una stanza d’albergo confinante con una coppia un po’ troppo focosa, la seconda a Londra quando si accorse che il dischetto su cui aveva salvato il file del romanzo si era cancellato – mesi dopo però, per le bizze a cui i computer ci hanno abituato, la prima versione rispunta fuori e Murakami deve ammettere che la seconda, che senza l’inghippo informatico non avrebbe mai scritto, è molto migliore della prima. Murakami regala ai suoi lettori un libro pieno di confidenze, dettagli biografici, ammissioni di passi falsi, insomma: di umanità.

Chi è Murakami Haruki?

Murakami Haruki è nato a Kyoto nel 1949. Tra i suoi libri, tutti pubblicati da Einaudi, ricordiamoIQ84, L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggioUomini senza donneVento & Flipper oltre ai volumi SonnoLa strana biblioteca e Gli assalti alle panetterie.

DETTAGLI

Genere: Saggio autobiografico

Editore: Einaudi
Pubblicato: 14/02/2017
Formato: Rilegato
Listino: €18,00
Collana: Frontiere
Pagine: 186
Isbn o codice id: 9788806232146