10 BUONI MOTIVI PER DEDICARSI ALLA LETTURA

Mi è capitato di sentirmi rivolgere queste domande: “Come posso convincere i miei figli a leggere?”. Oppure, “Cosa rispondo ai miei figli quando mi chiedono perché la lettura è importante?”.

Se siete tra coloro che si pongono questi stessi interrogativi, eccovi forniti 10 buoni motivi con cui potrete argomentare.

Anche se è bene tenere a mente le parole dello scrittore francese Daniel Pennac, il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare” e il verbo “sognare”.

Sei pronta/o per iniziare?

Ecco allora 10 motivi per dedicarsi alla lettura:

 

Immaginazione

Leggendo, vieni coinvolto in tante storie meravigliose. Questo aiuta la tua immaginazione quando si tratta di pensare o stimolare la creatività e ti fornisce un aiuto indispensabile nel momento in cui a scuola devi affrontare il tema d’italiano. Leggendo, stai disegnando le immagini della storia nella tua mente, così i libri possono condurti ovunque tu voglia andare.

Gli audio libri sono un ottimo strumento per cominciare. Da bambina collezionavo Le fiabe sonore, una collana interamente dedicata alle fiabe classiche e devo dire che hanno rappresentato uno strumento interessante, alimentando il mio interesse per la lettura. Esistono comunque vari modi per aiutare i bambini a diventare avidi lettori, per risvegliare la loro immaginazione e migliorare le loro abilità linguistiche.

Vi segnalo le Audiofiabe, potete scaricare l’App, oppure ascoltarle direttamente cliccando qui… perfette, soprattutto in questo periodo di quarantena, per tenere i bambini occupati in modo piacevole.

Concentrazione

Quando leggi, ti stai concentrando su qualcosa. Stando fermo e leggendo stai allenando la tua mente e il tuo bambino è rilassato e concentrato sulla tua voce. Questo aiuta te e tuo figlio a rimanere focalizzati sulla lettura; inoltre, permettergli di toccare le pagine lo aiuta a memorizzare le parole da te lette, grazie alla sensazione tattile, che stimolano il suo cervello.

leggere storie

 

Memoria

Quando leggi, accetti tutto ciò di cui parla il libro: persone, luoghi, cose…!!! Durante la lettura, stai potenziando il cervello, allenando la tua memoria, soprattutto quella a lungo termine, quindi leggere a voce alta aiuta a memorizzare sul lungo termine. La lettura costituisce un importantissimo esercizio per la mente, migliora la memoria e stimola le capacità cerebrali.

Comunicazione

La lettura a voce alta aiuta tuo figlio a costruire un legame e a mantenere aperta la comunicazione. È sempre importante essere in grado di parlare con i propri figli, trovare un punto d’incontro, soprattutto quando entrano nell’adolescenza. Inizia loro a leggere quando sono ancora piccoli, in modo da alimentare e stabilire quella connessione e quel senso di conforto che perdurerà nel tempo ogni qualvolta parlano con te.

La lettura aiuta anche a comunicare da adulti, fornendo maggiori spunti su cui poter argomentare.

Divertimento

La lettura è una delle migliori forme d’intrattenimento. Porta con te tuo figlio in biblioteca e in libreria, abitualo sin da piccolo, aiutali a familiarizzare con i libri, insegnandogli che possono aprirsi su mondi straordinari, che non avrebbe mai potuto immaginare senza un buon libro tra le mani. Il divertimento è garantito…

 

imparare a leggere

Immedesimazione

Osservarti leggere incoraggia tuo figlio a formare un’associazione positiva con libri e lettura. Avere in casa una libreria da cui poter attingere, con una sezione dedicata alla letteratura per l’infanzia, agevola il processo di immedesimazione e quindi lo invoglia alla lettura. Qui ti fornisco un nutrito elenco di libri dedicato ai giovani lettori.

Sviluppo del linguaggio

Neonati e bambini imparano a parlare ascoltando i suoni e le parole. Più ascoltano, più è probabile che parlino e comprendano velocemente ciò che viene loro detto. Le competenze linguistiche e l’alfabetizzazione di tuo figlio dipendono in buona parte dal tuo modo di esprimerti, che può sempre migliorare con la buona lettura.

 

a voce alta

 

Rilassamento

Quando si è stressati, leggere rilassa, perché perdersi nella trama di una storia aiuta a distaccarsi dalle preoccupazioni quotidiane, quindi favorisce il rilassamento. Tanto che dedicarsi alla lettura prima di andare a dormire, concilia il sonno, aiutando il sistema nervoso a distendersi.

Scioltezza

La scioltezza fornisce la capacità di leggere con velocità, precisione e intonazione. Ciò permette lo sviluppo di un linguaggio ricco di vocaboli e al contempo impeccabile: più leggi, più acquisisci scioltezza, un aspetto molto importante tanto per i bambini quanto per gli adulti.

Empatia

La lettura favorisce l’empatia. I bambini che leggono imparano il 50% di parole in più e in età adulta si dimostreranno più empatici, grazie anche al quel processo di immedesimazione a cui abbiamo accennato in precedenza. Leggere aiuta a immedesimarsi nell’altro, la descrizione di ciò che provano i personaggi, nel corso della lettura, rende più disponibili a mettersi nei panni dell’altro, riuscendo a comprendere come si sentono le persone nella vita reale e in una data situazione.

Ricorda, i bambini imitano quello che fai! Se sei un avido lettore, probabilmente anche i tuoi figli adoreranno i libri.

 

Il tempo per leggere è sempre tempo rubato, come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempo per amare. Rubato a cosa? Diciamo, al dovere di vivere. È forse questa la ragione per cui la metropolitana – assennato simbolo del suddetto dovere – finisce per essere la più grande biblioteca del mondo.

Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere. Se dovessimo considerare l’amore tenendo conto dei nostri impegni, chi mai si arrischierebbe? Chi ha tempo di essere innamorato? Eppure, si è mai visto un innamorato non avere tempo per amare? Non ho mai avuto tempo di leggere, eppure nulla, mai, ha potuto impedirmi di finire un romanzo che mi piaceva. La lettura non ha niente a che fare con l’organizzazione del tempo sociale. La lettura è, come l’amore, un modo di essere. La questione non è di sapere se ho o non ho tempo per leggere (tempo che nessuno, d’altronde, mi darà), ma se mi concedo o no la gioia di essere lettore.

DANIEL PENNAC Come un romanzo (Milano, Feltrinelli, 1993).

 

LA PROTESTA DEL GRUPPO LED – Librai Editori Distribuzione in rete

Buon pomeriggio miei cari lettori,

riporto la lettera aperta del gruppo LED – Librai Editori Distribuzione in rete – in merito alla riapertura delle librerie, annunciata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e prevista per domani, martedì 14 aprile.

Oltre centocinquantaquattro librerie indipendenti, tra dubbi e perplessità, non desiderano aderire alla riapertura del 14 aprile, denunciando l’assenza di misure e indicazioni per la sicurezza e la sanificazione, fatto spiegato chiaramente in una lettera aperta, pubblicata sul blog Minima&Moralia, dove potrete anche trovare l’elenco (destinato a crescere di ora in ora) delle librerie che da Nord a Sud hanno detto no alla riapertura.

A seguire il testo integrale della lettera.

Il nuovo decreto preannunciato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte prevede per il 14 aprile la riapertura delle librerie, riconosciute da più fronti come presidi sociali e luoghi essenziali per il tessuto culturale del nostro Paese.

Come libraie e librai siamo contenti di questa improvvisa attenzione al nostro lavoro, ma ci sarebbe piaciuto ci fosse stata anche prima delle misure governative per il contenimento della pandemia e, soprattutto, ci piacerebbe ci fosse dopo: se siamo dei luoghi essenziali del tessuto culturale italiano, allora sarebbe il caso che questa funzione ci fosse riconosciuta sempre e in modo strutturale, attraverso una serie di misure economiche a sostegno delle nostre attività nel quotidiano.

Mentre sono ancora in vigore misure che costringono le persone dentro casa e sospendono la mobilità, viene chiesto a noi librai e, di conseguenza ai nostri lettori, di tornare a muoverci per raggiungere le librerie.

Ci siamo adoperati tutti quanti, come cittadini prima di tutto, a rispettare le regole, a proteggere gli altri e noi stessi, ci siamo fermati e abbiamo pensato, cercando modi alternativi di continuare a fare rete, cultura e dove possibile servizio.
Ci siamo re-inventati sui canali digitali, abbiamo raccontato libri a distanza, abbiamo studiato le formule giuste per permettere ai libri di arrivare alle porte delle persone senza mettere in pericolo nessuno, abbiamo messo in atto modalità, come quella delle consegne e spedizioni a domicilio, in assenza di un contesto normativo chiaro e unitario, per non perdere il contatto con i lettori.

Se alla decisione di riaprire possono aver contribuito lettere e appelli che fanno forza sul valore e sul conforto culturale del libro, la prima domanda da porsi è: a quali condizioni? E perché tra le firme di questi appelli mancano proprio quelle dei librai?
In merito alla proposta di riaprire le librerie, molte e molti di noi nutrono una serie di dubbi e perplessità che ci piacerebbe fossero sciolti:

1. Sono state previste delle indicazioni precise per la sicurezza del nostro lavoro, come l’adozione di specifici dispositivi? E nel caso: quali? Il lavoro del libraio, infatti, prevede un tempo lungo della comunicazione verbale faccia a faccia, una pratica che, se non precisamente regolata, comporta in questo momento degli evidenti rischi di sicurezza sanitaria. Inoltre è buona abitudine di chi frequenta le librerie prendere, toccare, manipolare una gran quantità dei libri presenti sui nostri scaffali. È stata pensata una procedura per la sanificazione di libri e ambienti? Senza contare l’inevitabile ripresa dell’attività di tutti i lavoratori (corrieri, logistica, promotori ecc.) coinvolti nel funzionamento della filiera e la cui salute va tutelata al pari di quella di chiunque altro.

2. È stato considerato cosa significhi, dal punto di vista della sicurezza sanitaria, fare muovere tutti i librai e le libraie d’Italia verso i loro luoghi di lavoro, e tutti i nostri lettori in direzione delle librerie, in tempi in cui viene chiesto a tutti i cittadini italiani di restare a casa il più possibile? Andare in libreria implica che i lettori escano di casa, scendano in strada, salgano in macchina o sui mezzi pubblici, passino del tempo tra gli scaffali a maneggiare libri e a cercare dialogo e confronto con noi librai. La scelta di un libro avviene per contatto diretto, per passaggi di mano e di idee. Come gestire tutto questo?

3. Malgrado la riapertura delle librerie restano comunque in vigore le misure restrittive che limitano la libertà di movimento e circolazione delle persone. Andare a comprare un libro sarà una giustificazione valida per uscire, esattamente come andare al supermercato?

4. È stato considerato cosa significhi in merito alla possibilità di concordare sulla base dell’art. 1623 c.c una congrua riduzione dei canoni di affitto delle nostre attività, l’intervento di una disposizione che ci dà facoltà di riaprire ma a fronte di una prevedibile e consistente riduzione delle vendite? Aiutare le librerie, in quanto riconosciuti luoghi di produzione di cultura, non prevedrebbe invece la possibilità di una norma che consenta ai proprietari dei nostri locali di godere loro di un credito di imposta equivalente alla riduzione che ci accorderebbero sulle pattuizioni contrattuali relative al canone di locazione ed alle spese relative?

5. Perché non creare un fondo nazionale o una partnership con i servizi postali, simile nella premessa alle iniziative attualmente sostenute dal contributo libero degli editori, ma su finanziamento statale, per aiutare le librerie a sostenere la gestione economica delle forme alternative di vendita attualmente in atto (spedizioni fuori città, spedizioni a domicilio ecc.)?

6. In questo momento sono attive delle misure di welfare (possibilità di cassa integrazione straordinaria, accessi a contributi pubblici, agevolazioni fiscali) pensate per contribuire alla sostenibilità economica degli esercizi commerciali. Quali certezze abbiamo che queste misure verranno mantenute anche dopo la riapertura “simbolica”?

Riaprire le librerie non può essere considerato un puro gesto simbolico, ma deve essere un’azione strutturata e gestita nella sua complessità, così come dovrebbe avvenire per tutte le altre attività necessarie alla vita sociale.

Le librerie sono dei presìdi culturali che vivono costruendo relazioni, dei luoghi che hanno un peso nella creazione di comunità culturali e sociali, spazi che creano dibattiti, lavorano alla promozione e alla diffusione della lettura e della cultura in senso ampio, organizzano eventi e occasioni di confronto. Quando una libreria viene disarticolata da questo tessuto connettivo, quando non si guarda al complesso di attività che svolge e la si riduce a mero luogo di vendita delle merci non solo si tradisce il ruolo che riveste nel territorio ma si fa finta di non vedere la differenza tra consumo e fruizione, tra cliente e cittadino.

Tanti di noi hanno continuato a lavorare senza alcuna certezza di sostegno economico, ad altri non è stato possibile portare avanti il proprio lavoro nel quotidiano, ma NON abbiamo mai smesso di fare cultura: abbiamo continuato a dialogare con la nostra comunità di lettori attivando tutti i mezzi a nostra disposizione. Ora non abbiamo intenzione di esporci al solo scopo di fingere una “ripresa culturale delle anime” che ci potrà essere davvero solo quando sarà possibile la messa in sicurezza di tutti i corpi.

In mancanza di garanzie sulle richieste qui avanzate molti di noi si riservano di non riaprire comunque l’attività nemmeno dopo l’entrata in vigore del decreto, finché non sarà possibile esercitare il nostro lavoro nelle condizioni e con le tutele adeguate.

KARAJAN. RITRATTO INEDITO DI UN MITO DELLA MUSICA Leone Magiera

Karajan non era soltanto il “mito” che veniva ritratto dalle riviste di tutto il mondo in pose divistiche al pari delle più celebri star di Hollywood; era anche un uomo sensibile e gentile, severo e imperioso all’occorrenza, ma con un profondo senso di umanità e di giustizia.

magieraChi non ha sentito parlare di Herbert von Karajan, uno tra i più grandi direttori d’orchestra del Novecento? Per chi serbasse questa mancanza o per chi volesse approfondire la figura di questo colosso della musica mondiale, dallo scorso 13 febbraio è disponibile in tutte le librerie il ritratto del suo mito, raccontato in una visione del tutto inedita da Leone Magiera, suo amico e collaboratore. Karajan. Ritratto inedito di un mito della musica, edito da La nave di Teseo, nasce dalla necessità del suo autore di parlare, oltre che del grande Maestro, dell’uomo, in quanto come egli stesso afferma:

Nel corso degli anni, ho letto racconti e giudizi sull’uomo e sul direttore che non sempre corrispondono ai miei ricordi, per cui, a trent’anni dalla morte, ho deciso di parlarne.

Appassionato di scrittura, lo stile di Magiera è scorrevole e accompagna il lettore nei suoi ricordi di vita, in un racconto che non deve considerarsi scontato, dato che si snoda attraverso un’analisi del personaggio-Karajan da un punto di vista compositivo e interpretativo.

Oggetto della sua immensa ammirazione, Magiera ha coltivato con Herbert von Karajan un rapporto artistico privilegiato; il Maestro austriaco, che poco si concedeva, lo scelse come collaboratore per numerose produzioni operistiche e come coordinatore dei corsi per cantanti lirici al Festival di Salisburgo.

Nel susseguirsi dei ricordi, il lettore viene accompagnato dall’autore nelle frequentazioni con Karajan fatte di esperienze, confidenze, scambi di opinioni, consigli avvenuti nei grandi teatri di tutto il mondo: Milano, Berlino, Salisburgo, Vienna, Parigi.

Ha visitato Berlino? Non ancora? Vada a vedere quell’obbrobrio che è il Muro. Avrebbe dovuto ammirare questa città prima della guerra. Meglio pensare alla musica: le parlerò di un progetto per il Festival di Salisburgo.

Oltre l’approfondita analisi di quella che è stata la leggendaria tecnica direttoriale di Karajan, di cui Magiera ne confessa “la resistenza opposta dal Maestro alle mie precise domande”, ne vengono fuori aspetti umani fino ad oggi poco noti: il sense of humor, che si rivela anche nell’abilità di travestirsi per sfuggire alle situazioni più difficili o semplicemente per non farsi riconoscere; la sua curiosità per il gossip  e il pettegolezzo, che gli permetteva di stare aggiornato su tutto ciò che accadeva nel mondo musicale internazionale; la sua generosità e l’inaspettata disponibilità.

Quindi, un uomo straordinario, dalle mille sfaccettature, a sostegno di una personalità magnetica, decisa e sicura. I tratti peculiari che trasfigurano Herbert von Karajan “nel vero Dio della musica” sono un raffinato gusto estetizzante del suono, la ricerca di timbri morbidi e vellutati, il culto del fraseggio legato, tutti elementi riconducibili a una sua precipua Weltanschauung.

Era una presenza magnetica che ispirava un misto di sentimenti: rispetto, timore, ammirazione. Notai che non era molto alto, ma si muoveva con grande agilità, e da ogni suo gesto traspariva una forza interiore che ci fece scattare immediatamente tutti in piedi, quasi sull’“attenti”.

Filo conduttore dell’amicizia tra i due direttori d’orchestra, Mirella Freni con cui Leone Magiera cominciò a flirtare in gioventù e che per vent’anni fu sua moglie, sua allieva, nonché la madre di sua figlia, per essere ricordata come uno dei soprani più famosi del secolo scorso.

Mirella Freni è venuta a mancare il 9 febbraio, qualche giorno prima dell’uscita del libro, a cui ha partecipato con la sua prefazione stringata, ma puntuale.

Per la carriera artistica di Mirella Freni, Herbert von Karajan fu fondamentale. Divenuta tra le sue interpreti predilette, l’aveva sentita in qualche occasione, senza palesare la propria presenza, dato che capitava che il Maestro si travestiva per non farsi riconoscere e andava in teatro ad ascoltare; fu così che la scelse per La Bohème. Da lì iniziò la straordinaria carriera della Freni.

Il libro scorre intrecciando ricostruzioni di fatti e volti noti, quali Luciano Pavarotti, Riccardo Muti, John Vickers, Leontyne Price, Raina Kabaivanska e ancora Placido Domingo, Mario Del Monaco, Cecilia Gasdia, Montserrat Caballé, Fiamma Izzo D’Amico, Nicolai Ghiaurov e altri ancora, con altrettanti aneddoti che non rivelerò per evitare di togliere gusto alla lettura, lasciando al lettore il piacere di scoprire.

Dico indescrivibile perché la stecca della Caballé fu tanto sconvolgente da farmi pensare che Andrea Camilleri, il popolarissimo scrittore siciliano, fosse presente alla serata e vi si sia ispirato per scrivere successivamente uno dei suoi romanzi più belli, quel Birraio di Preston di cui consiglio vivamente la lettura agli appassionati di musica lirica.

Karajan diventa quindi un passaggio obbligato per ogni melomane, che alla fine del libro troverà un’appendice con brevi cenni di tecnica direttoriale, utile per chi professionalmente è interessato alla direzione d’orchestra e voglia approfondire i segreti di questa importante figura musicale; in egual modo, si rivelerà un libro interessante e coinvolgente anche per chi, attraverso le parole del suo autore, vuol conoscere i retroscena di un universo, quello lirico, che mette a nudo l’anima di uomini e donne che con tenacia, tecnica, talento e profonda sensibilità artistica l’hanno reso grande agli occhi del mondo; ma soprattutto Karajan mostra i retroscena del sodalizio tra due uomini, capaci di riconosce l’uno nell’altro l’indiscussa immensità artistica.

Ciò che appare chiaro durante la lettura, al di là della personalità straordinaria e unica di Karajan, è il modo in cui un uomo eccezionale viene ricordato da un uomo eccezionale, Leone Magiera, che con competenza e grandissima professionalità ha saputo fissare sulla carta un universo personale e professionale con assoluta modestia e uno stile talmente armonioso da riuscire a far vibrare le corde dell’animo umano.

Non ho mai potuto pensare che un uomo così sensibile, altruista e sempre pronto ad aiutare i giovani di qualsiasi razza e nazionalità, avesse potuto macchiarsi di crimini durante il suo passato nazista, come ebbe a confessarmi Nino Sanzogno, il suo vecchio amico e collega che lo soccorse a Trieste nel dopoguerra.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Leone Magiera ci dà, in questo volume, una visione del tutto inedita di Herbert von Karajan. Amico e collaboratore del Maestro per molti anni, Magiera, oltre ad analizzare in profondità la sua tecnica direttoriale e molte delle più famose interpretazioni, ci racconta, nei suoi incontri con Karajan, della personalità più nascosta e segreta del grande Maestro austriaco. Ne risulta un aspetto umano pressoché sconosciuto, con risvolti mai narrati precedentemente. Il sense of humor di Karajan, che si estrinsecava anche nell’abilità nel travestirsi per sfuggire alle situazioni più difficili e pericolose, ma anche semplicemente per non farsi riconoscere; la sua curiosità, quasi morbosa, che gli permetteva di stare continuamente aggiornato su tutto ciò che accadeva nel mondo musicale internazionale…

Una breve appendice tecnica, utile per chi è interessato professionalmente alla direzione d’orchestra o all’appassionato che voglia scoprire i segreti di questa importante figura musicale, espone in modo semplice ma efficace un pensiero forgiato dall’attività sul campo e dai grandi incontri artistici.

Questi e altri aspetti inediti fanno di questo libro una lettura indispensabile per chi voglia conoscere più compiutamente la personalità di uno dei più grandi direttori d’orchestra di ogni tempo.

 

Chi è LEONE MAGIERA

Leone Magiera, nato a Modena, enfant prodige – già a 12 anni si esibiva come pianista solista – è stato direttore d’orchestra, dirigente teatrale, collaboratore pianistico in recital cameristici di quasi tutti i più celebri cantanti della scena lirica internazionale. Docente di canto al Conservatorio G. B. Martini di Bologna, fra i tanti allievi divenuti celebri, ha avuto Luciano Pavarotti, Mirella Freni, Ruggero Raimondi e, più recentemente, Carmela Remigio, Fabio Sartori e Mariangela Sicilia. Con Luciano Pavarotti, di cui è stato maestro sin dagli inizi, ha tenuto oltre mille serate teatrali dalla prima Bohème del debutto (1961) all’ultima esibizione per le Olimpiadi invernali del 2006. Vasta la sua discografia per le più importanti edizioni. Da sempre appassionato di scrittura, ha avuto un successo internazionale con il suo Pavarotti visto da vicino, anche nella versione inglese (Pavarotti Up Close).

 

DETTAGLI

Autore: Leone Magiera

Titolo: Karajan. Ritratto inedito di un mito della musica

Editore: La nave di Teseo

Data uscita: 13 febbraio 2020

Pagine: 265

Prezzo: € 18,00

Formato: brossura

EAN: 9788893950602

 

BAEK HEENA è la vincitrice dell’Astrid Lindgren Memorial Award 2020

illustratriceMalgrado le cancellazioni di tutti gli eventi, a causa della pandemia, lo scorso 31 marzo la giuria del prestigioso premio Astrid Lindgren Memorial Award (ALMA), istituito dal Governo svedese e destinato ad autori impegnati nel campo della letteratura per l’infanzia, ha proclamato vincitrice l’illustratrice sudcoreana Baek Heena, con la seguente motivazione:

Con una spiccata sensibilità per i materiali, la mimica e la gestualità, i libri illustrati di Baek Heena, dal chiaro approccio cinematografico, mettono in scena racconti sulla solitudine dei bambini, sull’amicizia e sul senso di appartenenza. Nei suoi universi in miniatura, zeppi di suggestioni, si mescolano piccoli panini alla nuvola e sorbetto di luna, animali, fate e persone di ogni tipo. La porta è sempre spalancata sull’incredibile, che diventa concreto, incisivo e vertiginoso.

La cerimonia, condotta dalla pronipote di Astrid Lindgren, Boel Westin, per la prima volta ha premiato un’autrice coreana, che ha ricevuto 5 milioni di corone svedesi (circa 455.000 €).

Quest’anno 240 autori, provenienti da 67 Paesi, erano in competizione per l’ambito premio, amministrato dallo Swedish Arts Council; la cerimonia di premiazione tradizionalmente viene trasmessa durante la Bologna Children’s Book Fair, ma a causa della pandemia l’evento è stato cancellato, quindi la cerimonia si è svolta nella casa di Astrid Lindgren, a Stoccolma, il 31 marzo; l’annuncio è stato dato in diretta streaming.

Durante la consegna del premio, il ministro svedese per la cultura e la democrazia, Amanda Lind, ha voluto sottolineare la rilevanza del premio in questo particolare momento storico, in cui i bambini di tutto il mondo e le loro famiglie sono costretti a rimanere a casa: “La lettura è un modo per ridurre le distanze e attraversare i confini“, ha precisato. Inoltre, Amanda Lind ha ricordato che l’idea del libro più famoso di Astrid Lindgren, Pippi Calzelunghe, è nato quando la figlia Karen, avendo la polmonite, le chiese di raccontarle la storia di Pippi Calzelunghe, un nome inventato al momento.

Ma chi è Baek Heena?

Nata a Seul nel 1971, Baek Heena è una delle più importanti illustratrici della letteratura per l’infanzia della Corea; ha studiato al California Institute of the Arts negli Stati Uniti e animazione alla Ewha Womans University di Seoul, laura che ha completato negli Stati Uniti. Dopo la nascita della figlia ha deciso di dedicarsi alla realizzazione di libri illustrati. Complessivamente, ha pubblicato 13 libri, alcuni dei quali sono stati tradotti e hanno ricevuto riconoscimenti importanti, non solo nel suo paese ma anche a livello internazionale. Il suo libro d’esordio è Cloud Bread, pubblicato in inglese nel 2011.

Le illustrazioni di Baek Heena sono caratterizzate da personaggi in miniatura che lei stessa realizza, fotografa e poi inserisce in piccole ambientazioni poetiche, dove la luce ha un ruolo fondamentale. Straordinaria la sua capacità nell’illustrare i gesti e le espressioni facciali dei bambini.

astrid

 

I VINCITORI DEL PREMIO ALMA fino a oggi

2019 Bart Moeyaert, Belgio

2018 Jacqueline Woodson, USA

2017 Wolf Erlbruch, Germania

2016 Meg Rosoff, UK/USA

2015 PRAESA Sudafrica (Progetto per lo studio di un’educazione alternativa in Sudafrica)

2014 Barbro Lindgren, Svezia

2013 Isol, Argentina

2012 Guus Kuijer, Olanda

2011 Shaun Tan, Australia

2010 Kitty Crowther, Belgio

2009 Tamer Institute for Community Education, Palestina

2008 Sonya Hartnett, Australia

2007 Banco del Libro, Venezuela

2006 Katherine Paterson, USA

2005 Philip Pullman, UK e Ryôji Arai, Giappone

2004 Lygia Bojunga, Brasile

2003 Maurice Sendak, USA e Christine Nöstlinger, Austria

JOHN CONNOLLY con un invito ai suoi lettori

Miei cari lettori,

questa mattina, ho ricevuto un’email della Fanucci Editore, che ho trovato molto interessante, dato che si riallaccia a un concetto che ho ribadito più volte in questo periodo, quello di reinventarsi, nel senso di proporsi in modo nuovo; quindi ho pensato di condividerla.

L’email contiene una lettera del noto autore irlandese John Connolly che, in considerazione di questo momento tanto difficile, ha deciso di avvicinarsi ai suoi lettori in un modo per lui del tutto inusuale, ma che trova adatto al periodo che stiamo attraversando.

Riporto integralmente quanto ricevuto, non solo per chi già conosce John Connolly, ma anche per chi desidera scoprire questo maestro indiscusso del thriller, che con suspence e mistero, ha saputo creare un legame tra i suoi personaggi e i tanti lettori che lo seguono in tutto il mondo.

Ecco quanto ricevuto:

Cari amici,

          Okay, lo so, sono passate solo un paio di settimane dall’ultima newsletter, e Dio non voglia che diventi anch’io uno di quelli che chiamano solo per sapere come state, o che vi credono sulla parola quando dite che dovrebbero farsi vedere più spesso.

          “Oh no, ancora lui!”

          “Digli che non siamo a casa.”

          “Se gli dico che non siamo a casa, saprà che siamo a casa. Cosa sei, un idiota?”

          “Se faccio stare zitti i bambini, magari se ne andrà.”

          “Non se ne va mai. È ostinato. Come i pidocchi.”

          Insomma, non voglio essere uno di quelli. Di nuovo.

          Ma ero dispiaciuto per il rinvio della pubblicazione di The Dirty South a causa delle attuali sgradevolezze, nonché per le difficoltà di alcune edizioni all’estero. E volevo offrire ai lettori una piccola distrazione per le prossime settimane e i prossimi mesi, perché se sei uno scrittore, l’unica cosa che puoi fare per coloro che apprezzano il tuo lavoro è scrivere.

          E così, da giovedì 2 aprile, e a seguire ogni giorno fino alla conclusione della vicenda, pubblicherò sul mio sito, a puntate di 500/600 parole ciascuna, una breve novella con Parker intitolata “Le sorelle Strange“. Per rendere la cosa più interessante, la storia non è stata ancora completata, e non ne conosco né il centro né la fine. Per ora ho scritto soltanto un paio di migliaia di parole, e l’ho fatto perché possano essere tradotte, visto che ogni giorno sul sito verranno pubblicate anche le versioni in francese, spagnolo e italiano. (La novella sarà disponibile anche per i miei editori in altri paesi, ma coordinare i brani in quattro lingue è probabilmente il massimo che possa fare direttamente.)

          È un metodo di lavoro che va contro quello che adotto di solito, il quale consiste nello scrivere con grande lentezza una prima stesura, senza mai rileggere quello che ho creato il giorno prima, e riprendere dall’inizio solo dopo essere giunto al termine. Nessuno vede il libro finché non è stato rivisto e corretto a più riprese e dall’inizio alla fine, processo che mi permette altresì di riorganizzare il materiale, ripensare agli snodi narrativi e riposizionare i personaggi. Io stesso scopro il libro, la storia e i personaggi a mano a mano che scrivo. È l’unico modo in cui so davvero lavorare, ed è così che i miei libri sono stati creati fin dall’inizio della mia carriera.

          “Le sorelle Strange”, al contrario, permetterà ai lettori di assistere a una sorta di “work in progress” nella fase stessa della sua creazione, e una volta che avrò deciso di pubblicare un brano non potrò più modificarlo. Inoltre, voi e io scopriremo la natura della storia e dei suoi personaggi più o meno in contemporanea. (Tra l’altro, la novella segna il temporaneo ritorno alla narrazione in prima persona.) Potrete leggerne un nuovo brano ogni giorno, oppure accumularli per goderveli alla fine della settimana. I nuovi brani saranno resi disponibili qui all’indirizzo http://www.johnconnollybooks.com/the-sisters-strange ogni mattina per almeno un mese, forse anche un po’ più a lungo.

          Comunque scegliate di leggere “Le sorelle Strange”, se lo farete, spero che vi piaccia. È un piccolo segno della mia gratitudine per la vostra gentilezza e il sostegno che mi avete dato negli anni, e un gesto di affetto. Nel corso della mia carriera di scrittore ho avuto la fortuna di conoscere di persona molti di voi, e in questo difficile momento voglio che stiate bene. Con un pizzico di fortuna, nonché di gentilezza, ci rivedremo quando sarà tutto finito. Ricordate, se potete, di sostenere le librerie di zona con i vostri acquisti. I libri ci aiuteranno molto a superare questa situazione, e così facendo anche voi aiuterete un’impresa locale a sopravvivere.

State bene,

John

connolly

CONSIGLI DI LETTURA? NAPOLI RISPONDE

Buongiorno miei lettori,

avrete avuto modo di notare come in questo periodo non mancano i gesti di solidarietà, la vita al tempo del coronavirus è attraversata da atti significativi, piccoli o grandi che siano ed è giusto sottolinearli, permettendo a tutti di venirne a conoscenza.

Così, oggi vorrei raccontarvi di un’iniziativa interessante del Grand Hotel Europa a Napoli il quale, come tutte le strutture turistiche, si trova ad affrontare una situazione difficile; i clienti hanno abbandonato da tempo le camere ma, come detta lo spirito del napoletano DOC, ci si reinventa e lo staff del Grand Hotel ha dato nuovo significato al concetto di solidarietà, in una forma del tutto digitale, con il suo progetto The Unstoppable Reception; tenere aperta la reception telefonica diventa una priorità, per far compagnia a coloro che possono sentirsi soli o semplicemente cercano un contatto con il mondo esterno.

E allora basta comporre il numero per discutere, chiedere, sapere: per farvi consigliare un libro, un film o semplicemente ricevere suggerimenti su una ricetta.

Oltre 900 milioni di persone in tutto il mondo sono confinate nelle loro abitazioni, al punto che con l’isolamento a Venezia sono tornati i cigni, i delfini sono riapparsi nel porto di Cagliari e la natura indisturbata si riappropria degli spazi, permettendo addirittura alle stelle di mostrarsi in tutti il loro splendore sul cielo notturno delle grandi capitali del mondo, fatto che non avveniva da tempo. Quindi affermare che il Covid-19 ha stravolto il Pianeta è dire poco, sappiamo che lo ha fatto in negativo, ma con un’incidenza sull’impatto ambientale insolitamente positiva e del tutto inaspettata.

E mentre le attività sono in stallo al Grand Hotel Europa, dopo aver rimborsato le prenotazioni, per non precipitare è bastato cambiare il modo di guardare alle cose, decidendo di arginare la solitudine e quel senso di abbandono in coloro che, soli, desiderano un contatto con l’esterno.

 

 

Così il Grand Hotel Europa non smette di accogliere e rassicurare, svolgendo le consuete mansioni, ma sotto un’altra ottica infatti, durante il lockdown, il telefono della reception diventa un numero di supporto per chi si sente solo.

Perché lo facciamo? Perché capiamo che le “prime necessità” non sono solo cibo e medicine. Perché sappiamo che la solitudine può essere molto dolorosa da combattere, ma che a volte basta poco per non sentirsi soli.

Quindi, se avete bisogno di compagnia, desiderate sfogarvi o solo per fare due chiacchiere, potete chiamare il Grand Hotel Europa, dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 14.00 al numero 351 7027052 e dalle 15.00 alle 18.00 al 339 3585580; loro assicurano:

Noi siamo sempre pronti alle cornette, per consigliarvi un libro da sfogliare, un film da vedere, una ricetta da preparare, o un itinerario da iniziare a sognare.

 


 

GRAND HOTEL EUROPA

Indirizzo: Corso Meridionale, 14, 80143 Napoli NA

Telefono: 081 267511

GLI EBOOK GRATUITI DI PAULO COELHO… e non solo

Miei carissimi lettori,

mentre l’isolamento sociale rende sempre più difficile l’accesso ai libri attraverso le librerie, di contro gli editori e gli autori stanno raddoppiando i loro sforzi in modo che i libri possano giungervi sempre più facilmente; uno dei tanti impegni presi in tal senso arriva anche dal più amato romanziere brasiliano, Paulo Coelho, che ha deciso di rendere gratuiti alcuni dei suoi titoli in formato digitale.

Sui social network, gli autori si fanno in quattro per riuscire a mantenere vivo l’interesse dei followers, e se organizzare presentazioni di nuove pubblicazioni è impensabile, capita spesso di notare scorrere, sulle varie homepage social, video in cui gli autori si cimentano in letture di brani tratti da prossimi libri in uscita, così come non è rara la pubblicazione di post contenenti brevi racconti inediti, per intrattenere i seguaci confinati.

E così, la scorsa settimana, scorrendo la mia homepage di Instagram mi sono imbattuta nel seguente post di Paulo Coelho

Sul suo sito web, l’autore rende disponibili molti dei suoi libri in formato EPUB, tra cui è  possibile trovare anche alcuni titoli in italiano, come sottolinea lo stesso autore nei commenti…

Per scaricare un titolo è semplicissimo: cliccate sulla copertina del libro che desiderate leggere; il formato EPUB consente l’accesso su vari supporti: PC, smartphone e tablet.

Inoltre volevo farvi presente che, dopo l’iniziativa #iorestoaleggere, dal 14 marzo l’intero catalogo ebook de La Nave di Teseo, Baldini+Castoldi e La Tartaruga offre uno sconto del 30%; come sottolinea l’ufficio stampa delle editrici su citate, questo vuole essere “Un gesto concreto considerata la chiusura temporanea delle librerie, per venire incontro al desiderio di lettura di tutti nel periodo complesso che stiamo attraversando.

#IoRestoALeggere, sempre a casa. Perché con un libro non si è mai soli.

 

 

image002

 

L’EREDITÀ DI ARIANE Françoise Bourdin

<<[…] E poi, una casa nascosta nella foresta, che appare all’improvviso al centro di una radura, è qualcosa di magico. Quando vengo a trovarti e supero gli ultimi alberi lungo la strada, rimango sempre colpita dalla sobrietà della sua architettura, dal suo aspetto tranquillo e imponente. Ti viene voglia di entrare per metterti al riparo.>>

IMG_20200530_164932.pngFrançoise Bourdin è una tra i più talentuosi romanzieri contemporanei, nel 2013 Le Figaro littéraire la colloca al quarto posto tra gli autori più letti, con cinque milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Uscito in Italia il 27 febbraio, edito da Baldini+Castoldi, L’eredità di Ariane supera le 300.000 copie vendute, rivelandosi un altro bestseller della Bourdin, narrato con uno stile elegante, vivace e fluido, in grado di sedurre il lettore con il suo linguaggio armonioso e ben articolato, che permette all’autrice di rappresentare la fragilità dei sentimenti umani, là dove la vita si diverte a porre tutto in discussione, anche le certezze ben radicate.

Ariane Nogaro, vedova senza figli, appartiene a un’importante famiglia di produttori di resine, delle Landes de Gascogne, un’attività tuttavia destinata a fallire a causa del padre di Ariane, costretto a vendere la tenuta dei Nogaro. Per anni la vita di Ariane trascorre nel tentativo di riacquistare la proprietà di famiglia, così la sua determinazione le permette di compiere tutti quei passi, che la condurranno al conseguimento dei suoi propositi. Ma a quale prezzo?

<<Ero egoista come lo si può essere a vent’anni, e con tanta fretta di ritrovare la vita di prima. Con il pensiero, chiuso in un angolino della mente, ma sempre presente, rivolto a questa casa che mi era stata confiscata e di cui ero determinata a riappropriarmi un giorno.>>

Ormai vecchia e malata, Ariane decide di mettere ordine nei suoi affari, incaricando il suo commercialista, Pierre Laborde, di redigere il testamento. Considerata una “vecchia pazza” dal fratello minore, un professore in pensione, così come dal resto della sua famiglia, Ariane coltiva un legame affettivo e una forte complicità con la figlia più piccola del fratello, Anne, da sempre considerata la nipote prediletta, la quale regolarmente, una volta a settimana, si reca in visita dalla zia per discutere del passato e di quella che fu un tempo la famiglia Nogaro.

Amava molto la zia, apprezzava il suo comportamento da vecchia stramba e il suo umorismo pungente, ammirava il percorso atipico della sua vita. Un tocco di follia benvenuto in una famiglia troppo saggia.

Sposata con un veterinario e madre del dodicenne Léo, Anne esercita la sua professione di contabile a casa, conducendo una vita apparentemente tranquilla, cadenzata da tutte quelle abitudini, che le hanno permesso di costruirsi una quotidianità strutturata su solide certezze. Fino a quando improvvisamente, morendo Ariane, Anne diviene l’unica erede di tutto il patrimonio della zia, inclusa villa Nogaro, la proprietà immersa in una radura tra la pineta e l’oceano, dove Anne si reca una volta a settimana, a guardia della quale si trova Goliath, il fedele mastino di Ariane. Un evento questo che avrà ripercussioni sui legami familiari, riportando in vita vecchi rancori, invidie e tutte quelle inquietudini che sapranno risvegliare i ricordi di un passato lontano, ormai sepolto e di cui Anne verrà a conoscenza attraverso il diario della zia Ariane.

Improvvisamente, Anne si troverà a dover compiere delle scelte, che metteranno in discussione il suo matrimonio e che alimenteranno i malumori con la sua famiglia di origine, esclusa dal testamento di Ariane.

I romanzi di Françoise Bourdin sono costruiti intorno a elementi ricorrenti: donne forti, uomini indecisi, insidie e magnifici paesaggi, una serie di combinazioni che per il lettore si rivelano trascinanti; non fa eccezione L’eredità di Ariane.

Ogni personaggio, protagonista della propria storia personale, possiede tratti caratteriali tracciati con maestria e su cui l’autrice struttura universi esistenziali contrapposti e spesso inquieti: Anne, “spontanea, sincera, indisciplinata”, è un personaggio in continuo divenire, nel corso della narrazione subisce una serie di cambiamenti caratteriali dovuti alla lotta condotta per l’affermazione delle sue scelte e della sua indipendenza, che piano piano le permettono di venir fuori in tutta la sua spontaneità; Valère, il fratello maggiore di Anne, desidera da tempo un figlio, che la sua compagna Suki non riesce a dargli; Lily, la sorella maggiore di Anne, invidiosa e collerica, conduce un’esistenza che l’annoia profondamente, condotta tra la crescita delle figlie e un marito che sembra non bastarle. Infine, il fratello minore di Anne, Jérôme, un uomo di trentaquattro anni, che si trascina in una vita lontana dagli affetti familiari, riuscendo solo a mettersi nei guai, senza aver mai costruito nulla di concreto.

Anche Paul, il marito di Anne, apparentemente equilibrato e sempre sicuro di sé, consuma le proprie certezze all’ombra di quell’orgoglio, che non gli permette mai di compiere un passo in direzione della moglie dal momento in cui eredita, facendo sì che “non erano più fianco a fianco, ma uno di fronte all’altro”.

Aveva vissuto la conquista di Anne come qualcosa di molto importante e il loro matrimonio come un impegno coscienzioso. Non c’era stata nessuna leggerezza in tutto questo. Solo obiettivi, raggiunti grazie al buon senso.

Ariane di contro è un personaggio che si racconta attraverso le pagine di un diario, scoperto casualmente da Anne e che offre un’interessante alternarsi di situazioni, rendendo dinamica la narrazione. Anche il mastino di Ariane, Goliath, è un piccolo protagonista, anche se pur secondario, utilizzato per punteggiare l’azione, permettendo di passare a un piano narrativo più distensivo.

La conclusione un finale aperto, che offre diverse possibilità…

L’eredità di Ariane si rivela quindi un universo intriso di segreti e rivelazioni, che vi terrà compagnia in questi giorni tanto lunghi, quanto difficili, sottolineati da una distanza che spesso si fa opprimente, dove ci viene chiesto di restare in casa, al sicuro, lontano da un mondo che sembra crollare, schiacciato dal peso dell’incertezza… #iorestoacasa e anche voi mi raccomando, restate a casa.

Si alzò e andò ad aprire una delle finestre, quella che si affacciava sul lato posteriore della villa, là dove gli alberi erano più vicini. Un gufo emetteva il suo grido a intervalli regolari, con una sorta di sinistra testardaggine. La notte sembrava molto buia, senza nessuna stella visibile, e le alte silhouette dei pini si distinguevano appena.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Proveniente da un’ex famiglia di proprietari terrieri delle Landes, Ariane Nogaro, vedova e senza figli, decide di mettere ordine nei suoi affari e di redigere il suo testamento. Il bene più importante che possiede è una grande casa nascosta tra la pineta e l’oceano, la culla della sua famiglia. Ma Ariane non ha più contatti né col fratello maggiore, insegnante in pensione, né con la cognata poiché non apprezzano il suo carattere originale, tantomeno il suo stile di vita. Solo con Anne, una delle sue nipoti, ha un legame affettuoso e complice. Sposata con un veterinario e madre di un ragazzino di dodici anni, Anne conduce una vita tranquilla, dividendosi tra il suo lavoro di commercialista e le visite settimanali alla zia. Ma quando Ariane muore improvvisamente tutto cambia: è Anne a ereditare i suoi beni, tra cui la grande casa dei Nogaro. L’apertura del testamento fa riemergere vecchie gelosie e nascere rancori sconvolgendo l’unità famigliare finora preservata, mettendo Anne di fronte a una scelta: che fare di quella villa che racchiude tanti ricordi? Venderla? Oppure andare a viverci, come lei vorrebbe fare nonostante il marito si opponga categoricamente? È giusto che Anne metta il suo matrimonio in pericolo e litighi con la sua famiglia per colpa di un’eredità?

 

Chi è Françoise Bourdin

Nata a Parigi nel 1952 da genitori cantanti lirici di professione, ha pubblicato il suo primo libro ancora minorenne. Nei suoi romanzi dipinge con passione e bravura i paesaggi incantevoli della Bretagna, e rende accattivante e piacevole l’aspetto sentimentale, usando un linguaggio musicale come l’ambiente in cui è cresciuta. Il suo universo affonda le proprie radici nelle storie di famiglia, nei segreti e nelle passioni che la attraversano. L Fra le scrittrici più amate in Francia, ha venduto oltre 9 milioni di copie e i suoi libri sono sempre ai vertici delle classifiche.

 

DETTAGLI

Autore: Françoise Bourdin

Editore: Baldini+Castoldi

Titolo: L’eredità di Ariane

Traduttrice: Raffaella Patriarca

Collana: Romanzi e Racconti

Data uscita: 27 febbraio 2020

Pagine: 336

Formato: brossura

Prezzo: € 19,00

EAN: 9788893882859

 

 

 

La lettera di ESHKOL NEVO agli italiani

Ho deciso di postare, per i lettori di Into The Read, la lettera dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, pubblicata il 13 marzo dal Corriere della Sera, in cui l’autore esprime la propria vicinanza all’Italia, che considera la sua seconda casa.

Nella traduzione di Raffaella Scardi

 

Se potessi vi inviterei tutti a casa mia

Solo restando umani vinceremo la sfida contro il virus

 

Sono preoccupato per i miei amici italiani. Molto preoccupato. Fino a oggi, la divisione è stata chiara: sono io quello che abita nel Paese in cui le catastrofi possono capitare in qualunque momento, perciò sono loro a telefonare a me, o a mandarmi WhatsApp. Da una settimana a questa parte, la situazione si è ribaltata. Sento l’esitazione che anche loro devono provare prima di chiedere come sto quando in Israele c’è una guerra. Esitazione che deriva dal fatto che posso sforzarmi disperatamente di immaginare cosa prova chi vive in Italia adesso. Ma non posso capirlo fino in fondo.

Se potessi, inviterei tutti i miei amici italiani a rifugiarsi in casa mia. Perché no? Apriremmo il divano letto. Rimedieremmo qualche materasso. Ci arrangeremmo. Ma da ieri è diventato impossibile: anche le porte del mio Paese si sono chiuse per gli ospiti. Anche qui le strade sono vuote, e tristi.

In questi ultimi anni, l’Italia è diventata la mia seconda casa. Mi sono innamorato della lingua, della musica, della bellezza, e soprattutto delle persone, della loro passione per la vita. Quando mi trovo in Italia, sono più emotivo. Più aperto. Più felice. Adesso guardo le foto di Milano, vedo piazza Duomo deserta, e mi si stringe il cuore. Mi scrivo con gli amici laggiù, preoccupati più per i loro genitori che per sé stessi, e mi salgono le lacrime agli occhi.

 

Per continuare la lettura della lettera nella sua versione integrale, a seguire il link del Corriere della Sera

https://www.corriere.it/opinioni/20_marzo_13/se-potessi-vi-invitereitutti-casa-mia-2032d3d2-654c-11ea-86da-7c7313c791fe.shtml?refresh_ce

L’IMPORTANZA DELLE PAROLE

Parlando di lingue, è più che nota l’importanza dell’inglese, oggi più di ieri, un’importanza su cui incidono diversi fattori: in primo luogo è una lingua parlata in tutti i continenti, inoltre è la più utilizzata in ambito internazionale, nel commercio e negli affari, è la lingua ufficiale dei Paesi più influenti del pianeta, è la più studiata ed è la lingua più parlata su internet.

Quest’ultimo fattore ha fatto sì che alcuni inglesismi si riversassero e diventassero di uso comune in italiano: fotogallery, influencer, hater, youtuber, masterchef, black Friday, stepchild adoption, spending review sono solo alcuni; molti altri se ne potrebbero aggiungere che fungono da supporto linguistico, soprattutto in ambito tecnologico e informatico.

Così si viene a creare una sorta di miscellanea linguistica, con l’introduzione di nuove terminologie, a sostegno di idiomi sempre più globalizzati e in continua evoluzione.

E se nella lingua italiana la parola più lunga è precipitevolissimevolmente, forse non tutti sanno che la parola più lunga al mondo è un termine scientifico utilizzato per identificare una proteina, la connectina, indicata come Methionylthreonylthreonylglutaminylarginyl… impronunciabile nel suo complesso, a causa della difficoltà determinata dalle sue 189.819 lettere.

Incredibile, vero?

La lingua è un sistematico arricchirsi non solo di vocaboli stranieri ma di parole in grado di adeguarsi ai tempi e luoghi in cui nascono, ricordiamo qualche anno fa l’introduzione nel dizionario della parola petaloso e l’uso anche giornalistico di carrambata e ancora asinocrazia, balotellata, webete, spesometro, azzardopatia, fantuttone.

Poi ci sono parole straniere come mooreeffoc o nacirema, dalla storia etimologica molto interessante e particolare, che assolvono la loro funzione esplicativa attraverso un rovesciamento della lettura, per cui per riuscire a comprenderne origine e significato bisogna leggerle al contrario.

Mooreeffoc è un termine legato alla biografia di Charles Dickens, in cui lo scrittore, raccontando gli anni della sua gioventù vissuta in povertà, scrisse:

Sulla porta c’era una targa ovale di vetro con le semplici parole Coffee Room, scritte sopra in modo che potessero essere lette dalla strada. La conseguenza era che a me, che stavo dentro il caffè, queste parole apparivano come mooR eeffoC e ancora adesso il veder talvolta delle iscrizioni a rovescio mi produce una singolare scossa al sangue.

Quindi una parola irreale, inventata dal famoso autore britannico, nota anche come effetto Mooreeffoc, utilizzata per sottolineare la stranezza delle cose comuni quando vengono viste da una nuova prospettiva; una parola rara, per evidenziare l’importanza di un cambio del punto di vista. Fantasia e creazione immaginifica sono le armi di una mente creativa, capace di andare oltre le razionali ovvietà.

L’aneddoto è stato riportato da Gilbert Keith Chesterton nel suo Ortodossia e anche J. R. R. Tolkien riprende l’argomento sull’importanza del cambio di punto di vista, nel suo saggio Sulle Fiabe:

La fantasia creativa, dal momento che tenta soprattutto di fare qualcos’altro (qualcosa di nuovo), è capace di aprire il vostro forziere e far volare via tutte le cose in esso racchiusevi, come uccelli da una gabbia. Le gemme si trasformano tutte in fiori e fiamme, e vi accorgerete allora che tutto ciò che avevate (o sapevate) era pericoloso e dotato di poteri, nient’affatto saldamente impastoiato, sì anzi libero e selvaggio; e tanto poco vostro quanto quelle cose non erano voi stessi.

albero e
Acquista ALBERO E FOGLIA su Amazon

Tolkien coglie l’essenza della questione; lette, scritte, cantate o recitate le parole sono storie pure e semplici, nate tutte dalla capacità di andare al di là dell’ovvio e percorrere strade ancora inesplorate. E infatti qualche cosa di simile all’effetto Mooreeffoc accadde anche a Tolkien mentre correggeva il compito di un suo alunno, colto da noia, girò il foglio e scrisse: In un buco nella terra viveva uno hobbit, senza sapere nemmeno cosa fosse un hobbit. Il prosieguo di quella frase dovreste conoscerlo.

Anche Nacirema non è altro che il termine americano scritto al contrario, su Wikipedia viene riportato che si tratta di “un termine usato in antropologia e la sociologia in relazione agli aspetti del comportamento e della società dei cittadini degli Stati Uniti d’America. Il neologismo tenta di creare un senso di auto-deliberata presa di distanza, in modo che gli antropologi americani potrebbero guardare la propria cultura in modo più obiettivo.”

Tutto ciò mostra come la parola ricopra in ogni lingua un ruolo fondamentale, non solo per la comprensione e quindi la comunicazione, ma anche per lo studio del suo etimo, che ne permette il giusto utilizzo in ambito linguistico.

Senza le parole non potremmo scrivere, leggere, pensare, essere… è la parola a definirci! Le parole danno voce all’esperienza umana.

A seguire una serie di vocaboli inglesi che trovo particolarmente interessanti, PER PROSEGUIRE con alcuni vocaboli italiani, che magari per qualcuno saranno solo parole orrende, eppure costituiscono una piccolissima parte dell’ossatura linguistica su cui si fonda il prezioso bagaglio culturale, espressivo e comunicativo di quel dedalo infernale che è la lingua italiana:

VELLICHIOR: la strana malinconia delle librerie di libri usati

SOPHROSYNE: uno stato d’animo, caratterizzato da autocontrollo, moderazione e una profonda consapevolezza del proprio vero sé e risultante in vera felicità

FERNWEH: un dolore per i luoghi distanti; il desiderio di viaggiare

PSITHURISM: il suono del vento tra gli alberi e il fruscio di foglie

PLUVIOPHILE: un amante della pioggia; qualcuno che trova gioia e tranquillità durante i giorni di pioggia.

PETRICHOR: il meraviglioso odore nell’aria dopo che ha piovuto

CODDIWOMPLE: viaggiare in modo intenzionale verso una vaga destinazione

Ed ecco alcuni vocaboli italiani poco usuali:

(dalla TRECCANI dizionario enciclopedico)

Granciporro: nome di varie specie di granchi, in partic. di Cancer pagurus, commestibile, che può raggiungere notevoli dimensioni. 2. In senso fig., non com. (per lo stesso traslato, o per scherz. alterazione, di granchio), errore madornale, strafalcione.

Cervògia: antico nome di una specie di birra, fatta con orzo o avena fermentata; usato spesso, in poesia e nella lingua letter., come sinon. di birra.

Cernécchio: ciocca di capelli arruffata, ricciolo sfatto.

Solipsista: chi aderisce alla teoria o alle posizioni proprie del solipsismo. Per estens., in usi letter. o elevati, chi ha un atteggiamento di soggettivismo estremo, o chi non vede che il proprio mondo, ignorando o trascurando quello degli altri.

Onusto: carico, meno com. aggravato.

Almanaccare: fantasticare; stillarsi il cervello per trovare un espediente o per indovinare qualche cosa

Sicofante: parola di formazione chiara ma di sign. incerto; secondo un’antica interpretazione, sarebbe in origine colui che denunciava l’esportazione clandestina di fichi dall’Attica. Lett. chi denuncia qualcuno…

Gnomico: sentenzioso; che contiene o è ricco di sentenze, o è costituito da sentenze. In partic., presso i Greci, poesia gn., genere tradizionale di poesia sentenziosa e moraleggiante che si conclude con la gnome o sentenza, racchiusa in un verso esametro o trimetro giambico o in un distico elegiaco.

Còmputo: il computare, conto, calcolo. 1. Nella contabilità relativa ai lavori di costruzioni edilizie, c. metrici, i calcoli numerici tendenti ad accertare la quantità delle singole specie di lavoro; c. estimativi, quelli tendenti ad accertare il costo economico delle opere. 2. Computo ecclesiastico, complesso dei calcoli che servono per regolare il tempo per gli usi ecclesiastici (determinazione della Pasqua e delle feste mobili) sulla base dei seguenti elementi: lettera domenicale, ciclo solare, indizione romana, numero d’oro e epatta.

Carampana: donna volgare, sguaiata, oppure brutta e vecchia.

Mooreeffoc