GLI ITALIANI CHE HANNO FATTO LA FRANCIA. DA LEONARDO A PIERRE CARDIN Alberto Toscano

Ecco l’immagine del popolo migratore, che in Francia come altrove è stato capace d’integrarsi lavorando. Lavorando sempre, lavorando tanto.

I veri italiani che hanno <<fatto la Francia>> sono quei milioni di donne e di uomini che hanno sempre pensato al lavoro. Perché lavoro fa rima con futuro.

alberto toscanoI lettori di Into the Read ricorderanno “il più francese dei giornalisti italiani”, Alberto Toscano, autore di “Gino Bartali. Una bici contro il fascismo”, un interessantissimo saggio recensito sul blog il primo marzo 2019. Ecco che dal 21 maggio Alberto Toscano, attuale presidente del Club de la presse européenne di Parigi, è tornato in libreria con un altro saggio dalla copertina chiaramente significativa, “Gli italiani che hanno fatto la Francia. Da Leonardo a Pierre Cardin”, edito in Italia da Baldini+Castoldi e scritto con uno stile brillante ed elegante, che sin dalle prime pagine cattura l’interesse del lettore.

Alberto Toscano, in un lavoro complesso e ben articolato, traccia un itinerario lungo cinque secoli, per raccontare lo stretto rapporto che lega Italia e Francia, due “sorelle latine” unite dai tanti italiani che con la loro presenza in terra straniera hanno contribuito a fare grande la Francia, una Francia in buona parte fabriqué par les Italiens: da Marco Polo a Leonardo da Vinci, da Caterina de Medici a Zola fino a Yves Montand e Pierre Cardin, non omettendo di citare tutti quegli uomini e quelle donne che, pur essendo poco noti o addirittura dimenticati, hanno lasciato un’impronta indelebile nella costruzione di una cultura comune e europea.

Nel suo straordinario saggio, Alberto Toscano abilmente mostra il volto più creativo degli italiani all’estero, raccontando ai lettori cinque secoli di storia, condensati in 331 pagine, dove avvenimenti e ricordi fanno comprendere come l’edificazione socio-culturale di un Paese, in questo specifico caso la Francia, è sempre stato il risultato di un’integrazione a opera di nomi italiani, che non devono essere dimenticati. La perdita della propria identità nazionale è stato il debito che molti migranti italiani hanno dovuto pagare per integrarsi, uno scotto che molto spesso ha richiesto la francesizzazione di nomi e cognomi d’origine.

Il saggio, edito in Francia da Armand Colin con il titolo Ti amo Francia, nell’edizione italiana è stato ampliato, come ci suggerisce lo stesso autore nella prefazione:

Il libro che avete tra le mani è stato scritto in origine in lingua francese ed è stato pubblicato per la prima volta a Parigi nell’ottobre del 2019. L’edizione italiana è più di una traduzione. Nell’ampliare il testo originale, ho tenuto conto delle osservazioni e dei suggerimenti espressi dal pubblico francese.

L’excursus storico del saggio, che accompagna il lettore attraverso una suddivisione in capitoli, che non ha nulla a che vedere con la biografia, è scandito da una serie di aneddoti, in cui si alternano uomini e donne italiane, o di origine italiana, che hanno dato il loro significativo contributo alla storia francese, non solo in campo scientifico, ma anche politico e artistico, per arrivare ad abbracciare cinema, teatro, musica, moda e sport.

È incredibile il quantitativo di notizie riportate dall’autore, dove sapere e conoscenza siedono di fronte per ripercorrere un passato, in cui eventi e date vengono riportati in una perfetta ricostruzione storica, condotta con precisione e dovizia di informazioni, un lavoro suggestivo che si risolve in uno degli argomenti più spinosi e tristi del nostro tempo: l’immigrazione, affrontata in modo più ampio nell’ultima parte del libro.

Cominciando da Caterina de’ Medici, Alberto Toscano ci ricorda come il flusso migratorio degli italiani in Francia è ancora in atto, animato da secoli di scambi culturali, che hanno permesso di abbattere divisioni e pregiudizi, aprendo la strada all’integrazione, con un contributo giunto non solo dai Grandi del passato, ma anche da gente comune, il cui bisogno di rivalsa e affermazione ha permesso alla Francia di essere ciò che è oggi.

Nel vostro paese di disgraziati si muore di fame e voi siete ben contenti di venir qua a mangiare il pane dei francesi!”, perché le manifestazioni di xenofobia, alimentate da discriminazione e intolleranza, non sono mai mancate, ma è anche vero che “Osservando la storia nel suo insieme, è chiaro che il fenomeno dell’immigrazione italiana in Francia è stato enorme e si è tradotto in un’integrazione riuscita, addirittura esemplare.

L’immigrazione è un argomento che divide non solo il nostro Paese, ma il mondo intero, un tema controverso che dovrebbe ricordare soprattutto a noi italiani come la storia del nostro Paese è stata costruita sui grandi spostamenti, sulle grandi emigrazioni, un processo che non si è mai arrestato.

Questo perché tutta la storia umana è una storia di immigrazione.

Si sa quanti sono partiti: dal 1876 al 1925 circa sette milioni e mezzo per i Paesi europei, quasi nove milioni per le Americhe.

Gli italiani che hanno fatto la Francia vuol sottolineare proprio quest’aspetto della storia, perché “Malgrado, il tam-tam dei nazionalismi, oggi noi tutti respiriamo l’aria di una nuova Europa e noi tutti (in particolare i molti francesi in Italia e italiani in Francia) ci sentiamo a casa là dove abbiamo scelto di vivere.

Forse in pochi sanno che la Marsigliese, l’inno nazionale Francese, è opera del compositore piemontese Gianbattista Viotti e “Viotti sa che le Variazioni in do maggiore del 1781 assomigliano fin troppo alla Marsigliese. Ma nella Francia della Restaurazione non gli interessa insistere più di tanto.

Questo e tanto altro ancora nel suggestivo saggio Gli italiani che hanno fatto la Francia, di Alberto Toscano, la cui scrittura raffinata ed elegante, conduce il lettore verso tematiche che, se pur legate a un passato apparentemente remoto, si riveleranno estremamente attuali.

Con o senza documenti, molti italiani portano con sé la Preghiera dei migranti, benedetta nel 1931 da papa Pio XI. Dice: <<O Gesù, che fin dai primi giorni della vostra vita terrena doveste lasciare con Maria, vostra tenera madre, e con Giuseppe il luogo natìo, e sopportare in Egitto le pene e i disagi dei poveri emigranti, volgete pietoso lo sguardo su noi e sui fratelli nostri che costretti dal bisogno, abbiamo lasciato la diletta patria. Lontano da tutto quello che a noi è più caro, in cerca di onesto lavoro, viviamo tra i disagi e talvolta fra i pericoli per la nostra vita e per la salvezza dell’anima.>>

Magari non sarà per tutti la diletta patria, ma certamente questa preghiera vale per ogni essere umano che lontano da casa va alla ricerca di condizioni di vita migliori, spingendosi oltre i confini di un’esistenza fatta solo di miseria e in alcuni casi di orrori, per cui emigrare spesso rappresenta l’ultima, se non l’unica, possibilità di salvezza.

 

QUARTA DI COPERTINA

Dalle scienze alla politica, dalla commedia alla pittura, dalla musica al cinema, dall’architettura alla moda e allo sport: tanti sono gli italiani che hanno contribuito a fare grande la Francia. Da Leonardo da Vinci a Pierre Cardin, da Caterina de’ Medici a Émile Zola fino a Yves Montand… Questo libro non raccoglie biografie, ma traccia un itinerario attraverso le eredità che questi due Paesi, l’Italia e la Francia, condividono. Il risultato è il racconto di una storia veramente europea: a suon di aneddoti e avvenimenti storici, Alberto Toscano illustra secoli di scambi culturali. La storia ci insegna, infatti, che malgrado le difficoltà, l’arte, la cultura e la bellezza sono frutto di emigrazioni, integrazione e conoscenza: “Gli italiani che hanno fatto la Francia” vuole essere un tassello nel grande mosaico di una memoria da ritrovare e (finalmente) da valorizzare.

Chi è ALBERTO TOSCANO

Alberto Toscano (Novara, 1948) è giornalista, saggista e politologo. È stato ricercatore dell’ISPI di Milano e redattore del settimanale << Relazioni Internazionali>>. A Parigi, dove vive dal 1986 e collabora con i principali gruppi radiotelevisivi, i media lo hanno definito “Il più francese dei giornalisti italiani”. Ex presidente dell’Associazione stampa estera in Francia e attuale presidente del Club de la presse européenne di Parigi, è membro dell’Unità di formazione e ricerca di italiano della Sorbona. È cavaliere dell’Ordine del merito sia della Repubblica francese sia della Repubblica italiana. Per Baldini+Castoldi, nel 2019 ha pubblicato Gino Bartali. Una bici contro il fascismo.

DETTAGLI

Autore: Alberto Toscano

Titolo: Gli italiani che hanno fatto la Francia. Da Leonardo a Pierre Cardin

Editore: Baldini+Castoldi

Collana: Le Boe

Data uscita: 21 maggio 2020

Formato: brossura

Pagine: 331

Prezzo: € 19,00

EAN: 9788893882873

 

 

 

GINO BARTALI. UNA BICI CONTRO IL FASCISMO Alberto Toscano

Gli ebrei nel Manifesto di Verona erano definiti <<nemici dello Stato>>. Ad aiutarli si rischiava la galera, la deportazione, anche la pelle. Per 800 almeno di loro e altri antifascisti Bartali fu postino e salvatore.

Coloro che dimenticano il passato sono condannati a ripeterlo, sosteneva il filosofogino George Santayana e proprio per non dimenticare questo passato 26.973 persone vengono ricordate nel Giardino dei Giusti, al Memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme, dove troviamo anche il nome di una leggendaria figura del ciclismo italiano, Gino Bartali, citato tra gli altri 500 italiani che rischiarono la vita per aiutare i perseguitati durante la Shoah.

Lui che metteva in pratica i comandamenti e amava il prossimo suo, ha fatto quello che riteneva giusto e da questa primavera un albero lo ricorda nel Giardino dei Giusti, con la g maiuscola.

E infatti, nel 2013, i responsabili di Yad Vashem gli riconobbero l’impegno speso in favore degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, nominandolo ufficialmente Giusto tra le Nazioni.

Alberto Toscano, autore del libro Gino Bartali. Una bici contro il fascismo, edito da Baldini+Castoldi, ricorda lo sportivo, vincitore di tre Giri d’Italia e di due Tour de France e l’uomo che, con la sua forte personalità, sostenuta da una fede incrollabile, ha ricoperto una parte fondamentale nel contrastare la dittatura fascista, mostrando apertamente il proprio dissenso.

Il libro, nella sua ricostruzione storica, si snoda esattamente come un romanzo: partendo dalla prefazione di Gianni Mura, prosegue nel ricordo di Gino il Pio, Gino il Giusto e Gino il Vecchio, ponendo una rilettura dell’Italia contadina, che vedeva nella bicicletta un simbolo di libertà, trasformandola in quell’unica possibilità di riscatto sociale, che permetteva di costruire qualcosa di concreto. E Bartali ha saputo riporre nella bicicletta non solo le proprie speranze, ma anche quelle di tutti gli ebrei perseguitati tra la Toscana e l’Umbria.

Infatti Ginettaccio, macinando chilometri, attraversava la Toscana e l’Umbria in sella alla bici, nella quale trasportava nascosti i documenti falsi, che gli permisero di mettere in salvo moltissimi ebrei rifugiati nei conventi o presso famiglie disposte a dar asilo. E nel periodo che va dal 1943 al 1944, Bartali tenne nascosta in casa la famiglia di Giorgio Goldenberg, una famiglia ebrea.

Non abbiamo prove che il capo della Wehrmacht ad Assisi abbia direttamente salvato degli ebrei, ma abbiamo tanta voglia di crederlo. Ѐ bello credere al bene.

Eppure, Gino Bartali non considerava questo suo impegno un gesto fuori dal comune, da fervido credente sapeva che la sua era la semplice reazione che ogni persona dovrebbe avere nei confronti degli altri in un momento di pericolo. Nel corso degli anni, anche dopo la guerra, Bartali non raccontò mai nulla di ciò che fece per tanti ebrei in fuga, ma grazie alle testimonianze di coloro che ebbero rapporti diretti, venne messo in luce il suo impegno verso i perseguitati dal regime nazista e fascista.

Un campione Bartali che in tutti i modi cercò di contrastare la dittatura di Mussolini, anche rifiutandosi di compiere il saluto romano a conclusione di ogni gara, mettendo così in luce la sua totale estraneità al potere nazifascista.

Da uomo onesto, Gino non sopportava i prepotenti, quindi era umanamente incompatibile col fascismo.

Il tutto sostenuto da una grande fede, principale punto di forza nella sua avversione verso le discriminazioni alimentate dalle leggi razziali, introdotte in Italia da Mussolini nel 1938.

Io voglio essere ricordato per le mie imprese sportive e non come un eroe di guerra. Gli eroi sono altri. Quelli che hanno patito nelle membra, nelle menti, negli affetti. Io mi sono limitato a fare ciò che sapevo meglio fare. Andare in bicicletta. Il bene va fatto, ma non bisogna dirlo. Se viene detto non ha più valore perché è segno che uno vuol trarre della pubblicità dalle sofferenze altrui. Queste sono medaglie che si appuntano sull’anima e varranno nel Regno dei Cieli, non su questa terra.

Un grande uomo, un esempio, bisognoso di fare del bene perché dotato di quel senso dell’umano che spinge ad amare il prossimo al di là di qualunque pregiudizio. Un’umanità che oggi sembra quasi del tutto svanita e che non trova spazio in un mondo dove prevaricazioni, odio e diseguaglianze sociali, spingono a dar vigore a quelle ombre del passato che, facendo leva e strisciando tra le crepe dell’insoddisfazione, hanno rappresentato una pagina vergognosa della storia, non solo italiana, ma anche europea.

Il romanzo è il risultato delle ricerche condotte da Alberto Toscano, giornalista italiano, che vive e lavora a Parigi da 33 anni, raccolte in una precedente edizione del libro scritto in francese e pubblicato dall’editore Armand Colin, con il titolo Un vélo contre la barbarie nazie, uscito nell’aprile del 2018 a Parigi.

L’ultima parte del testo è dedicata al secondo dopoguerra e al rapporto che Gino Bartali istaurò con il nemico-amico di sempre Fausto Coppi, in compagnia del quale intrattenne e divertì gli italiani, nel momento in cui si accesero le telecamere sul programma serale Il Musichiere, in un periodo dove era “tutto sbagliato, tutto da rifare!” e in un’Italia che cercava di riprendersi dai disastri della guerra.

A concludere Gino Bartali. Una bici contro il fascismo la postfazione di Marek Halter.

Da bravo giornalista, Alberto Toscano ha seguito passo dopo passo le tracce del suo eroe. In questo libro racconta come la bicicletta, per decenni oggetto del desiderio di milioni di adolescenti italiani, abbia potuto diventare per un grande atleta, ammirato da un’intera nazione, il mezzo per compiere gesta umanamente straordinarie.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Alberto Toscano analizza la figura del leggendario ciclista Gino Bartali, vincitore di tre Giri d’Italia e due Tour de France, a partire da tutti gli aspetti del suo essere: l’uomo, lo sportivo, il credente, il marito fedele «di due mogli» (la sua bicicletta da corsa e quella in carne e ossa, Adriana), l’antifascista, l’anima controversa e schiva lacerata dalla morte prematura del fratello Giulio. Un uomo giusto, che preferiva inimicarsi il potere piuttosto che concludere una gara col saluto romano. La sua religiosità ha giocato un ruolo importante nell’avversione verso le leggi razziali, nel rifiuto dei simboli della dittatura, oltre che nello straordinario dinamismo della rete clandestina nata nel 1943 per nascondere e salvare moltissimi ebrei. Per questo motivo oggi leggiamo il suo nome sul Muro dei Giusti al Memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme. «Ginettaccio» non amava parlare dei suoi meriti extra sportivi e tantomeno dei suoi «chilometri per la vita», percorsi fra la Toscana e l’Umbria per salvare gli ebrei perseguitati, procurando loro i documenti falsi, che nascondeva nell’intelaiatura metallica e nella sella della sua bicicletta. Non lo considerava un gesto fuori dal comune, ma la reazione che ogni persona dovrebbe avere di fronte alla vita minacciata degli altri. Un esempio di umanità per ricordarci la nostra. Un esempio importante soprattutto nei momenti difficili della nostra storia passata, presente e futura. Prefazione di Gianni Mura. Postfazione di Marek Halter.

 

Chi è Alberto Toscano?

Alberto Toscano (Novara, 1948) è giornalista, saggista e politologo. È stato ricercatore dell’ISPI di Milano e redattore del settimanale «Relazioni Internazionali». A Parigi, dove vive dal 1986 e collabora con i principali gruppi radiotelevisivi, i media lo hanno definito «il più francese dei giornalisti italiani». Ex presidente dell’Associazione stampa estera in Francia e attuale presidente del Club de la presse européenne di Parigi, è membro dell’Unità di formazione e ricerca di italiano della Sorbona. È cavaliere dell’Ordine del merito sia della Repubblica francese sia della Repubblica italiana.

 

DETTAGLI

Autore: Alberto Toscano

Titolo: Gino Bartali. Una bici contro il fascismo

Editore: Baldini+Castoldi

Collana: Le Boe

Formato: Brossura

Pagine: 198

Prezzo: € 17,00

EAN: 9788893881654

Data di uscita: 24/01/2019