KARAJAN. RITRATTO INEDITO DI UN MITO DELLA MUSICA Leone Magiera

Karajan non era soltanto il “mito” che veniva ritratto dalle riviste di tutto il mondo in pose divistiche al pari delle più celebri star di Hollywood; era anche un uomo sensibile e gentile, severo e imperioso all’occorrenza, ma con un profondo senso di umanità e di giustizia.

magieraChi non ha sentito parlare di Herbert von Karajan, uno tra i più grandi direttori d’orchestra del Novecento? Per chi serbasse questa mancanza o per chi volesse approfondire la figura di questo colosso della musica mondiale, dallo scorso 13 febbraio è disponibile in tutte le librerie il ritratto del suo mito, raccontato in una visione del tutto inedita da Leone Magiera, suo amico e collaboratore. Karajan. Ritratto inedito di un mito della musica, edito da La nave di Teseo, nasce dalla necessità del suo autore di parlare, oltre che del grande Maestro, dell’uomo, in quanto come egli stesso afferma:

Nel corso degli anni, ho letto racconti e giudizi sull’uomo e sul direttore che non sempre corrispondono ai miei ricordi, per cui, a trent’anni dalla morte, ho deciso di parlarne.

Appassionato di scrittura, lo stile di Magiera è scorrevole e accompagna il lettore nei suoi ricordi di vita, in un racconto che non deve considerarsi scontato, dato che si snoda attraverso un’analisi del personaggio-Karajan da un punto di vista compositivo e interpretativo.

Oggetto della sua immensa ammirazione, Magiera ha coltivato con Herbert von Karajan un rapporto artistico privilegiato; il Maestro austriaco, che poco si concedeva, lo scelse come collaboratore per numerose produzioni operistiche e come coordinatore dei corsi per cantanti lirici al Festival di Salisburgo.

Nel susseguirsi dei ricordi, il lettore viene accompagnato dall’autore nelle frequentazioni con Karajan fatte di esperienze, confidenze, scambi di opinioni, consigli avvenuti nei grandi teatri di tutto il mondo: Milano, Berlino, Salisburgo, Vienna, Parigi.

Ha visitato Berlino? Non ancora? Vada a vedere quell’obbrobrio che è il Muro. Avrebbe dovuto ammirare questa città prima della guerra. Meglio pensare alla musica: le parlerò di un progetto per il Festival di Salisburgo.

Oltre l’approfondita analisi di quella che è stata la leggendaria tecnica direttoriale di Karajan, di cui Magiera ne confessa “la resistenza opposta dal Maestro alle mie precise domande”, ne vengono fuori aspetti umani fino ad oggi poco noti: il sense of humor, che si rivela anche nell’abilità di travestirsi per sfuggire alle situazioni più difficili o semplicemente per non farsi riconoscere; la sua curiosità per il gossip  e il pettegolezzo, che gli permetteva di stare aggiornato su tutto ciò che accadeva nel mondo musicale internazionale; la sua generosità e l’inaspettata disponibilità.

Quindi, un uomo straordinario, dalle mille sfaccettature, a sostegno di una personalità magnetica, decisa e sicura. I tratti peculiari che trasfigurano Herbert von Karajan “nel vero Dio della musica” sono un raffinato gusto estetizzante del suono, la ricerca di timbri morbidi e vellutati, il culto del fraseggio legato, tutti elementi riconducibili a una sua precipua Weltanschauung.

Era una presenza magnetica che ispirava un misto di sentimenti: rispetto, timore, ammirazione. Notai che non era molto alto, ma si muoveva con grande agilità, e da ogni suo gesto traspariva una forza interiore che ci fece scattare immediatamente tutti in piedi, quasi sull’“attenti”.

Filo conduttore dell’amicizia tra i due direttori d’orchestra, Mirella Freni con cui Leone Magiera cominciò a flirtare in gioventù e che per vent’anni fu sua moglie, sua allieva, nonché la madre di sua figlia, per essere ricordata come uno dei soprani più famosi del secolo scorso.

Mirella Freni è venuta a mancare il 9 febbraio, qualche giorno prima dell’uscita del libro, a cui ha partecipato con la sua prefazione stringata, ma puntuale.

Per la carriera artistica di Mirella Freni, Herbert von Karajan fu fondamentale. Divenuta tra le sue interpreti predilette, l’aveva sentita in qualche occasione, senza palesare la propria presenza, dato che capitava che il Maestro si travestiva per non farsi riconoscere e andava in teatro ad ascoltare; fu così che la scelse per La Bohème. Da lì iniziò la straordinaria carriera della Freni.

Il libro scorre intrecciando ricostruzioni di fatti e volti noti, quali Luciano Pavarotti, Riccardo Muti, John Vickers, Leontyne Price, Raina Kabaivanska e ancora Placido Domingo, Mario Del Monaco, Cecilia Gasdia, Montserrat Caballé, Fiamma Izzo D’Amico, Nicolai Ghiaurov e altri ancora, con altrettanti aneddoti che non rivelerò per evitare di togliere gusto alla lettura, lasciando al lettore il piacere di scoprire.

Dico indescrivibile perché la stecca della Caballé fu tanto sconvolgente da farmi pensare che Andrea Camilleri, il popolarissimo scrittore siciliano, fosse presente alla serata e vi si sia ispirato per scrivere successivamente uno dei suoi romanzi più belli, quel Birraio di Preston di cui consiglio vivamente la lettura agli appassionati di musica lirica.

Karajan diventa quindi un passaggio obbligato per ogni melomane, che alla fine del libro troverà un’appendice con brevi cenni di tecnica direttoriale, utile per chi professionalmente è interessato alla direzione d’orchestra e voglia approfondire i segreti di questa importante figura musicale; in egual modo, si rivelerà un libro interessante e coinvolgente anche per chi, attraverso le parole del suo autore, vuol conoscere i retroscena di un universo, quello lirico, che mette a nudo l’anima di uomini e donne che con tenacia, tecnica, talento e profonda sensibilità artistica l’hanno reso grande agli occhi del mondo; ma soprattutto Karajan mostra i retroscena del sodalizio tra due uomini, capaci di riconosce l’uno nell’altro l’indiscussa immensità artistica.

Ciò che appare chiaro durante la lettura, al di là della personalità straordinaria e unica di Karajan, è il modo in cui un uomo eccezionale viene ricordato da un uomo eccezionale, Leone Magiera, che con competenza e grandissima professionalità ha saputo fissare sulla carta un universo personale e professionale con assoluta modestia e uno stile talmente armonioso da riuscire a far vibrare le corde dell’animo umano.

Non ho mai potuto pensare che un uomo così sensibile, altruista e sempre pronto ad aiutare i giovani di qualsiasi razza e nazionalità, avesse potuto macchiarsi di crimini durante il suo passato nazista, come ebbe a confessarmi Nino Sanzogno, il suo vecchio amico e collega che lo soccorse a Trieste nel dopoguerra.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Leone Magiera ci dà, in questo volume, una visione del tutto inedita di Herbert von Karajan. Amico e collaboratore del Maestro per molti anni, Magiera, oltre ad analizzare in profondità la sua tecnica direttoriale e molte delle più famose interpretazioni, ci racconta, nei suoi incontri con Karajan, della personalità più nascosta e segreta del grande Maestro austriaco. Ne risulta un aspetto umano pressoché sconosciuto, con risvolti mai narrati precedentemente. Il sense of humor di Karajan, che si estrinsecava anche nell’abilità nel travestirsi per sfuggire alle situazioni più difficili e pericolose, ma anche semplicemente per non farsi riconoscere; la sua curiosità, quasi morbosa, che gli permetteva di stare continuamente aggiornato su tutto ciò che accadeva nel mondo musicale internazionale…

Una breve appendice tecnica, utile per chi è interessato professionalmente alla direzione d’orchestra o all’appassionato che voglia scoprire i segreti di questa importante figura musicale, espone in modo semplice ma efficace un pensiero forgiato dall’attività sul campo e dai grandi incontri artistici.

Questi e altri aspetti inediti fanno di questo libro una lettura indispensabile per chi voglia conoscere più compiutamente la personalità di uno dei più grandi direttori d’orchestra di ogni tempo.

 

Chi è LEONE MAGIERA

Leone Magiera, nato a Modena, enfant prodige – già a 12 anni si esibiva come pianista solista – è stato direttore d’orchestra, dirigente teatrale, collaboratore pianistico in recital cameristici di quasi tutti i più celebri cantanti della scena lirica internazionale. Docente di canto al Conservatorio G. B. Martini di Bologna, fra i tanti allievi divenuti celebri, ha avuto Luciano Pavarotti, Mirella Freni, Ruggero Raimondi e, più recentemente, Carmela Remigio, Fabio Sartori e Mariangela Sicilia. Con Luciano Pavarotti, di cui è stato maestro sin dagli inizi, ha tenuto oltre mille serate teatrali dalla prima Bohème del debutto (1961) all’ultima esibizione per le Olimpiadi invernali del 2006. Vasta la sua discografia per le più importanti edizioni. Da sempre appassionato di scrittura, ha avuto un successo internazionale con il suo Pavarotti visto da vicino, anche nella versione inglese (Pavarotti Up Close).

 

DETTAGLI

Autore: Leone Magiera

Titolo: Karajan. Ritratto inedito di un mito della musica

Editore: La nave di Teseo

Data uscita: 13 febbraio 2020

Pagine: 265

Prezzo: € 18,00

Formato: brossura

EAN: 9788893950602

 

STELLA Takis Würger

stella2In occasione della prossima GIORNATA DELLA MEMORIA, il 27 gennaio, vorrei parlarvi del nuovo libro di Takis Würger, Stella, edito da Feltrinelli Editore, nella traduzione italiana di Nicoletta Giacon, che si è attirato numerose critiche in Germania ed è stato oggetto di dibattito: Il Süddeutsche Zeitung definisce il libro “ein Ärgernis, eine Beleidigung, ein Vergehen”, quindi una seccatura, un insulto, un’offesa, mentre per il Frankfurter Allgemeine, ha dichiarato che il romanzo è “Schund”, spazzatura.

Stella, con le sue ambientazioni, ci riporta in dietro nel tempo, in piena seconda guerra mondiale, nella Germania nazionalsocialista, nel periodo in cui i nazisti hanno il paese sotto controllo e la popolazione non “ariana” soffre a causa del razionamento, dei bombardamenti ed è sistematicamente sottoposta all’arbitraria violenza della polizia.

Ed è in questa Berlino che sapeva di carbone, di sapone di resina, di gasogeni trasportabili, di cera per pavimenti e barbabietole cotte, che il giornalista del Der Spiegel, Takis Würger, ambienta il suo secondo libro, un romanzo coinvolgente, ma al contempo controverso e a tratti crudele, seguito al bestseller Der Club, che venne tradotto in sette paesi e vinse il premio Lit.Cologne.

Friedrich, il protagonista, è un giovane svizzero ricco e apparentemente senza un preciso obiettivo, se non quello di occuparsi d’arte, arriva nella capitale tedesca per capire che aria tira e se veramente, così come gli era stato raccontato, la notte i nazisti sfollavano gli ebrei, caricandoli sui furgoni. Giunge al Grand Hotel Am Brandenburger Tor, all’inizio del gennaio 1942, per lasciare la città esattamente un anno dopo. Il suo passaporto svizzero è un perfetto lasciapassare per le strade della capitale, soggette a continui controlli.

Così, prende lezioni di disegno e incontra una donna che si presenta come Kristin:

Questa donna recitava così tanti ruoli, la modella nuda, la cantante con la voce sottile, la bellezza quando era distesa nella vasca da bagno, la penitente, la bugiarda, la vittima e la colpevole.

Infatti nel gioco dei ruoli, Kristin, molto sicura di sé, poco alla volta sembra quasi sbiadire, per mostrare una personalità sempre più ambigua e insondabile, che la costringerà a rivelare chi  è realmente: Stella Goldschlag, una giovane ebrea, che vuole essere considerata a tutti i costi “ariana”, annullando completamente la sua identità, tanto da essere ricordata storicamente come il veleno biondo, la donna che collaborò con la Gestapo, scovando tutti quegli ebrei che, negli anni ’40, si nascondevano a Berlino, arrivando a denunciarne centinaia.

L’autore con maestria si destreggia tra finzione e realtà: la vera storia di Stella Goldschlag, che Takis Würger intreccia alla figura di Friedrich, personaggio di fantasia, così come la loro storia d’amore.

Friedrich è la voce narrante, la voce di un uomo innamorato, che tuttavia sembra vivere i fatti dall’esterno, come se fosse un semplice spettatore, incapace di lasciarsi coinvolgere emotivamente dal ruolo mostruoso giocato da Stella nei confronti degli ebrei, al punto da perdersi in pensieri che continuano a mettere in evidenza il suo atteggiamento del tutto passivo e neutrale:

Non so se è giusto tradire una persona per salvarne un’altra.

E mentre la Germania sta per distruggere milioni di persone, il protagonista filtra la vicenda attraverso uno specchio, che deforma le verità a sostegno di un amore, quello per Stella, che inizialmente la mostra vittima, ma che subisce una trasformazione, incessante e progressiva, per rivelarsi una carnefice, brutale e spietata.

 

La chiave di lettura, per comprendere quanto detto, si concentra in quel termine imputata che nel romanzo ricorre nei documenti, infatti Würger conclude ogni capitolo con piccoli brani in corsivo, tratti dalle dichiarazioni rilasciate in un tribunale militare sovietico e oggi conservate nel Landesarchiv di Berlino, dove vengono citati i fatti, i testimoni e quindi le vittime ebree, denunciate da Stella senza aver mai mostrato pietà o titubanza.

Il Signore ha creato tutto l’universo, lo sai? Merli, elefanti… Dio dimora in ogni essere umano, è scritto negli Atti degli Apostoli. Capisci? Per questo dobbiamo prendercene cura… di tutte le creature intendo.

E tutto nel romanzo scorre con studiato distacco, nonostante la crudezza degli argomenti trattati, che stridono con le ambientazioni e le finzioni attorno a cui ruota la storia d’amore dei protagonisti.

Per quanto il romanzo sia ben strutturato e si lasci leggere tutto d’un fiato, la vicenda solleva molte domande, a cui l’autore non intende dare risposta. Würger non ci prova nemmeno: se inizialmente la protagonista viene costretta dalla Gestapo a tradire, perché risparmi i genitori dalla deportazione, Stella continuerà nel suo intento, anche quando madre e padre sparirono dietro i cancelli di Auschwitz. Fatti che appunto non richiedono risposte, dato che la stessa protagonista non volle mai motivare le proprie azioni.

Come ho potuto essere così ingenuo? Ma non è forse una domanda che ci si pone sempre, quando si guarda al passato?

Il compagno di classe di Stella Goldschlag, Peter Wyden, pubblicò nel 1992 una biografia e inoltre due musical portano a Berlino la storia sul palco. Tuttavia, la vita di Stella è rimasta in gran parte sconosciuta fino a oggi, per essere infine raccontata dalla penna di Würger, che riesce a trascinare il lettore in un’ambientazione atroce, priva di pietismo. I protagonisti sono caratterialmente molto forti e ben delineati, i rapporti tra i personaggi sono articolati e posti in relazione con date ed eventi storici realmente accaduti; il capovolgersi dei ruoli, vittima-carnefice, conferisce al romanzo un ritmo incalzante e spinge il lettore a scavare per cercare con il protagonista la verità, quell’unica verità che permetterà alla storia di condannare Stella Goldschlag.

Nell’inutile ricerca della perfezione e nella negazione della propria identità, si consumano i tradimenti perpetrati da Stella, attraverso l’inganno, un inganno che si fa collettivo, così come fu per tantissimi altri che al di là delle intenzioni reali, ossia quelle di sopravvivere agli orrori del nazismo, portarono allo sterminio di 6 milioni di esseri umani, 6 milioni di ebrei tra uomini, donne e bambini, senza fare distinzione alcuna.

Mio padre mi aveva detto che la verità è un segno d’amore. Che la verità è un dono. E a quell’epoca ero certo che fosse vero.

 

Ad Auschwitz, nei luoghi della memoria, oggi è possibile leggere queste parole:

Solo quando nel mondo a tutti gli uomini sarà riconosciuta la dignità umana, solo allora potrete dimenticarci.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Friedrich è un giovanotto svizzero che si trasferisce a Berlino per inseguire le sue ambizioni artistiche. In una scuola d’arte incontra Kristin, una ragazza molto bella e sicura di sé. È lei a prendersi cura di Fritz che, un po’ ingenuo, non si sa muovere bene in una grande città. Se lo porta in giro nelle folli notti berlinesi, tra locali alla moda e posti che non avrebbe mai trovato senza di lei, si divertono e s’innamorano. Un giorno però Kristin bussa alla sua porta, ferita, con dei lividi sul volto e sul corpo, e gli confessa di non avergli detto tutta la verità.
Un romanzo che nasce da una storia vera, una storia d’amore impossibile sullo sfondo della Seconda guerra mondiale, il nazismo e la caccia agli ebrei.

Ispirato a una storia vera, Stella è un romanzo d’amore ossessivo e tradimento nella spaventosa Berlino del 1942.

 

Chi è Takis Würger ?

Takis Würger, nato nel 1985, è scrittore e giornalista d’inchiesta per il “Der Spiegel” e vive a Berlino. Ha lavorato come reporter in Afghanistan, Libia, Ucraina e in tutto il Medioriente. Nel 2017 ha esordito come romanziere con Der Club (in pubblicazione per Keller Editore), premio Lit.Cologne e grande successo nelle librerie tedesche. Feltrinelli ha pubblicato Stella (2019), il suo secondo romanzo.

 

 DETTAGLI

Editore: Feltrinelli Editore

Data di uscita: Gennaio 2019

Collana: I Narratori

Pagine: 192

Prezzo: € 16,00

ISBN: 9788807033278

Genere: Narrativa

Traduttore: Nicoletta Giacon

 

 

BERLINO, DUSSMANN E UN SOGNO CHE PROFUMA DI CARTA

Bentrovati webnauti,

eccoci agli inizi di un nuovo anno, ricco di progetti e nuove opportunità…

Il 2018 per me non poteva concludersi in modo migliore, con la famiglia riunita a casa di mio fratello, nella meravigliosa cornice di un Natale berlinese, che ho sperato non finisse mai.

A Berlino ho lasciato un pezzo del mio cuore!

Sony Center a Potsdamer Platz – Berlino

Al rientro, mentre la sorvolavo, nascosta da una spessa coltre nuvolosa, riflettevo sul fatto che indicare Berlino con il termine di città significa stritolarla in un ambito riduttivo, che non le appartiene; città è chiusura, limite, confine, invece Berlino è una capitale sempre in espansione, dove la storia accompagna per mano una modernità, che si oppone di continuo al passato, per proiettarsi in un futuro immediato e fortemente avveniristico.

Berlino è soprattutto ricordo e al contempo superamento di tutti quei limiti imposti da un periodo storico pesante e catastrofico, quindi è accoglienza, ma soprattutto è kultur che si nutre di nostalgia e storicità, a cui si accompagna una controcultura, gegenkultur, intesa come contrapposizione ai principi culturali dominanti. Inoltre, essendo un museo a cielo aperto, biblioteche, librerie e caffè letterari fanno da cornice a un mondo in continuo fermento culturale; in Germania si legge molto di più che in Italia.

Quindi, rivelatasi terra di grandi opportunità, con i quartieri multietnici e le sue possibilità di lavoro, Berlino è molto ambita e sono tanti coloro che provenienti da varie parti del mondo vi si sono trasferiti e tra questi, da oltre vent’anni, mio fratello.

In questo contesto trova la sua perfetta collocazione una delle librerie più belle del mondo e più grandi d’Europa, la libreria Dussmann das Kulturkaufhaus. Potevo non andare? Un’opportunità del genere non me la sarei mai fatta sfuggire!

Dussmann das Kulturkaufhaus

Peter Dussmann in un arco temporale di 40 anni ha costruito un impero finanziario enorme e diversificato, il Dussmann Group, composto da 64.000 dipendenti in 21 Paesi, con una internazionalizzazione che partita nel 1968, da Monaco di Baviera, con i bagni chimici, non si è più fermata. Infatti, il Dussmann Group non si occupa solo di attività culturali, ma abbraccia case di cura per anziani e asili nido; oltre ai servizi di catering, si occupa anche di servizi per la gestione degli edifici commerciali e gli uffici, per passare alla creazione di tecnologie per la refrigerazione e la climatizzazione e servizi per l’esercito tedesco, come la pulizia della caserma di Edelweiβ, a Mittenwald e in passato si è anche occupato della fornitura di pasti alle truppe.

 “Ogni insuccesso è un’opportunità” 

– Peter Dussmann –

 Quindi un colosso finanziario da un giro d’affari enorme che coinvolge, fra tutti gli altri Paesi, anche l’Italia.

DUSSMANN – Crime & Thriller

Ma focalizziamo la nostra attenzione su una piccola parte di questo incredibile impero, quella nota come la Dussmann das Kulturkaufhaus – Dussmann la grande casa della cultura – distribuita su cinque piani e che occupa una superficie di 7.300 metri quadrati, al numero 90 di Friedrichstraβe, una centralissima strada, nel cuore di Berlino, vicino il quartiere di Kreuzberg, aperta tutti i giorni fino a mezzanotte, fatta eccezione per il sabato che anticipano la chiusura di mezz’ora, mentre la domenica rispettano il riposo settimanale.

Entrare da Dussmann equivale a cominciare un viaggio entusiasmante, un’esperienza indimenticabile, tra pagine e pagine di libri, oltre ad abbracciare altri affascinanti rami culturali, quali musica e cinema con CD, Dvd, Blu-ray e film in 3D, con accessori incentrati su saghe famose, quali Harry Potter, Star Wars e Game of Thrones.

Andiamo per ordine…

La libreria venne fondata nel 1997 e volle essere un dono per i berlinesi, oltre a rappresentare la realizzazione di un sogno, quello di poter creare una libreria, di ispirazione americana, aperta fino a tarda sera, con una caffetteria interna, la musica dal vivo e offrire diversi servizi per i clienti, con eventi dedicati a mostre, esposizioni e presentazioni di libri. E il tutto richiama alla mente il film con Meg Ryan e Tom Hanks, C’è posta per te, stereotipo americano, molto in voga negli anni ’80.

Sono arrivata da Dussmann il 24 dicembre, intorno a mezzogiorno, quindi a ridosso delle 14,00, orario di chiusura anticipata per via delle festività natalizie, con la riapertura prevista per il 27, giorno del mio rientro in Italia.

Al primo piano, ho avuto modo di ammirare la Sfinge della Regina Hatshepsut,

Sfinge della Regina Hatshepsut, Civiltà Egizia, Nuovo Regno, XVIII dinastia.

un prestito permanente, antico 4000 anni, del Museo Egizio di Berlino, che si trova nell’androne centrale e sembra dare il benvenuto; alle spalle della Sfinge, vi sono le scale, che permettono di scendere al piano 0, per raggiungere il caffè-ristorante Ursprung, inaugurato nel 2012 e aperto dalle 09,00 alle 21,00 con cucina tipica tedesca, ma con un pizzico di innovazione; qui è possibile fare colazione, o semplicemente consumare il pranzo, per esempio a base di tagliatelle fatte in casa, con verdure colorate, pomodori secchi e parmigiano, al prezzo di € 7,20 e non manca il tè pomeridiano, servito non prima delle 16,00. I posti al suo interno sono 74 e alle prime 9 telefonate è permesso prenotare.

Sotto la scala, che immette al caffè, si trova una vasca impreziosita da mosaici, al cui interno è possibile ammirare alcuni pesci rossi. Ma l’elemento straordinario del piano 0 è il giardino verticale, che occupa una parete di 270 metri quadrati, dove sono state collocate 6000 piante tropicali, si tratta del “Mur Végétal”, opera d’arte (vivente) del famoso botanico Patrick Blanc.

MUR VÉGÉTAL, un’opera d’arte vivente, di Patrick Blanc

Il Mur Végétal vuole simboleggiare il rispetto per la sostenibilità da parte del Dussmann Group.

Poi, man mano che si salgono i piani, abbiamo una distribuzione di libri, Dvd, Blu-ray, film in 3D e Cd, di cui non ricordo l’esatta distribuzione per piano ma, una cosa è certa, la scelta è ampia e riesce a soddisfare qualunque richiesta, grazie anche alla presenza del personale addetto, sempre molto disponibile e prodigo di consigli.  Le varie sezioni si susseguono tra un piano e un altro, dove si possono trovare tutte le novità in campo letterario, con una vasta esposizione di oggetti di cartolibreria, una room dedicata ai libri per bambini in lingua straniera, la Children’s International e ancora libri in lingua originale: italiano, spagnolo, francese, e una piccola sezione in lingua polacca e svedese. I libri in lingua italiana sono suddivisi in libri d’importazione e libri scritti da autori tedeschi in italiano. Inoltre, vi è una sezione dedicata alla letteratura specialistica e libri di saggistica su argomenti vari, libri di psicologia, cucina, oppure guide, libri di viaggio e ancora al terzo piano troviamo libri per l’apprendimento del tedesco, ma anche di altre lingue e libri di marketing o per la programmazione. Molto ricca è la sezione fantasy, a cui si affianca un’ala dedicata alla letteratura per l’infanzia, con una nutrita esposizione di libri in 3D.

Durante la visita è anche possibile occupare una delle poltrone presenti in libreria, leggendo ciò che si desidera, senza essere disturbati, oppure ci si può accomodare in una delle scrivanie, per cominciare una ricerca o una semplice consultazione. hdr

E dato che a Berlino tutto è possibile, da Dussmann potete realizzare il sogno di rimanere in libreria per una notte. Come è semplicissimo: una volta all’anno, 20 persone vengono sorteggiate e chiuse dentro la libreria, per dieci ore. Le richieste sono così tante, che non si può scegliere senza un sorteggio, così come per sorteggio si scelgono 19 lettori, che uno alla volta al mese vengono ospitati nel salotto letterario, per discutere con l’autore del suo ultimo libro.

È una cattedrale della cultura, un concetto riuscitissimo di libreria supermercato, con dentro una libreria raffinata. Ha un proprietario ricchissimo e atipico, che vuole avere un centro di cultura. E la più brava direttrice del mondo

– Inge Feltrinelli –

Credo, comunque, che Dussmann non si debba raccontare, bisogna andare a vedere con i propri occhi come un sogno, di ispirazione americana, possa diventare il sogno di chiunque vi si rechi, giungendo in un giorno qualunque, da qualunque parte del mondo.

 

berlin mur
Berlin Mur – Street Art