TERRA DI FATE di Edgar Allan Poe

Valli di nebbia, fiumi tenebrosi
e boschi che somigliano alle nuvole:

poi che tutto è coperto dalle lacrime
nessuno può distinguerne le forme.

Enormi lune sorgono e tramontano
ancora, ancora, ancora…
in ogni istante
della notte inquiete, in un mutare
incessante di luogo.

E così
spengono la luce delle stelle
col sospiro del loro volto pallido.

Poi viene mezzanotte sul quadrante lunare
ed una più sottile delle altre
(di una specie che dopo lunghe prove
fu giudicata la migliore)
scende giù,
sempre giù, ancora giù,
fin quando
il suo centro si posa sulla cima
di una montagna, come una corona,
mentre l’immensa superficie,
simile a un arazzo,
s’adagia sui castelli
e sui borghi (dovunque essi si trovino)
e si distende su strane foreste,
sulle ali dei fantasmi, sopra il mare,
sulle cose che dormono e un immenso
labirinto di luce le ricopre.

Allora si fa profonda – profonda! –
la passione del sonno in ogni cosa.

Al mattino, nell’ora del risveglio,
il velo della luna si distende
lungo i cieli in tempesta e,
come tutte le cose,
rassomiglia ad un giallo albatro.

Ma quella luna non è più la stessa:
più non sembra una tenda stravagante.

A poco a poco i suoi esili atomi
si disciolgono in pioggia: le farfalle
che dalla terra salgono a cercare
ansiose il cielo e subito discendono
(creature insoddisfatte!) ce ne portano
solo una goccia sulle ali tremanti.

LA SOTTILE ARTE DELLA RECENSIO

Le recensioni non sono scritte per lo scrittore. Sono scritte per i lettori. Che una recensione sia favorevole o sfavorevole, è una cosa che davvero non tocca quel processo lungo, arduo e intricato attraverso il quale un romanzo prende forma. Nel corso di un singolo giorno di lavoro, uno scrittore alle prese con un romanzo compie migliaia di scelte e queste scelte sono decise da migliaia di altri fattori, eccetera. Il lavoro del recensore, non importa quanto dotato, si svolge in un’altra sfera – PHILIP ROTH

Sui social mi capita spesso di imbattermi in post dove ci si domandano se sia giusto favorire lo scrittore, proponendo solo l’aspetto positivo di una recensione perché, priva di critiche, non è una buona recensione in termini di veridicità.

Se volessimo sintetizzare il fatto, mi verrebbe da pensare che è un po’ come quando incontri qualcuno criticandolo per come è vestito, potresti semplicemente astenerti e non pensarci più. Tuttavia, la questione è certamente molto più seria e merita un maggiore approfondimento.

Intanto, partiamo dal termine RECENSIRE, il quale deriva dal verbo latino recensere e significa esaminare, passare in rassegna, riflettere.

Se facciamo una ricerca sui dizionari di lingua italiana, anche online, viene riportato più o meno: recensire, esaminare un’opera letteraria, scientifica o artistica di cui vengono analizzati gli aspetti contenutistici ed estetici.

Dovrebbe essere chiaro quello che è lo scopo di una recensione, ovviamente nello specifico mi riferisco alle recensioni libri, ma tutte le recensioni hanno lo stesso scopo, vale a dire avvicinare un potenziale fruitore, quindi il lettore, a un libro, suscitandone la curiosità, catturando così l’interesse di un potenziale acquirente, dopo che il libro è stato posto al vaglio del recensore. Che se onesto e ama fare ciò che fa NON PUÒ NON AVER LETTO CIÒ CHE SI ACCINGE A PROPORRE! Sarebbe una follia pensare di recensire un libro senza averlo letto, anche perché basta un’insidia dietro l’angolo per essere sbugiardati.

Altro scoglio da superare è la definizione etimologica del termine, che serve a definire colui o colei che recensisce e che mi sono resa conto non è poi così scontata, dato che mi è capitato di imbattermi in recensionista, il termine non trova alcuna collocazione etimologica, essendo inesistente nella lingua italiana. Si utilizza recensore, raro il femminile recensitrice o recensóra.

Tuttavia, mi rifiuto di essere un recensore e ancor di più una recensora, anche con recensitrice ho i miei problemi, è un termine cacofonico, ha un suono orribile.  Ma questo è!

Quindi stabilito ciò, il lavoro del recensore/recensitrice è un impegno di grande responsabilità, devi essere assolutamente sincero con chi ti legge e al contempo devi essere fedele a te stesso.

Certo la “recensione” si presta a varie interpretazioni, in quanto la parola viene associata al CRITICARE, che a mio avviso non deve avere necessariamente una connotazione negativa.

La lingua italiana è un dedalo infernale!

Su Into the Read il contenuto principale del blog è dedicato proprio alle recensioni, ma sin dall’inizio, da quando ho cominciato a recensire, anche sul mio vecchio blog Dentro La Quarta, ho deciso di operare una scelta ben precisa: recensire solo ciò che mi è VERAMENTE e sottolineo veramente piaciuto, senza riserva alcuna!

Non recensisco mai autori il cui lavoro non mi ha convinta, non recensisco mai autori esordienti (e anche qui ci sarebbe tanto da dire), hanno ancora molta strada davanti e non recensisco generi che non amo.

Dietro ogni libro, dentro ogni storia, in ogni pagina ci sono sogni, speranze, ambizioni, fatica e tanta convinzione e per quanto spesso sarebbe facilissimo demolire l’impegno altrui, semplicemente supero e vado avanti.

Ѐ anche vero che mi vengono proposti libri e qualche volta mi permetto di propormi tuttavia, qualora non trovassi interessante la lettura, rimanderei indietro ciò che ho ricevuto, accompagnato dalle mie scuse più sincere, oppure considererei di aver fatto un pessimo acquisto. A tutt’oggi non ho ricevuto nulla che non valesse la pena di essere recensito e nelle mie scelte non mi sono mai sbagliata, esclusa qualche rarissima eccezione. Infatti, con presunzione affermo di aver sviluppato un ottimo intuito.

Valorizzare il lavoro di un autore che merita mi gratifica, aprire e leggere un buon libro è meraviglioso, ho cominciato a dedicarmi alla lettura piuttosto presto, l’interesse è sorto alle scuole elementari, il maestro proponeva letture di una piccola della biblioteca scolastica che, se fossero piaciute, si sarebbero potute acquistare. Ho continuato a leggere regolarmente dal primo anno di scuole medie e poi l’influenza familiare in tal senso è spesso determinante. Il tempo mi ha concesso di acquisire una certa esperienza, di affinare l’intuito. Leggere è trovarsi di fronte la vita in un concentrato di esperienze possibili, per me ha spesso rappresentato un rifugio e il processo di immedesimazione ha fatto il resto.

Quindi in considerazione della responsabilità che si ha nel momento in cui si recensisce, dell’impegno che si prende prima con il lettore e poi con l’autore, per quanto riguarda Into The Read sempre e solo recensioni costruttive.

Certo mi piacerebbe leggere molto di più, ci sono molti libri che in questi anni non ho fatto in tempo a recensire, la lettura mi proietta continuamente in avanti, eppure in un modo o in un altro ve li ho segnalati.

L’atto del leggere implica un evento di significazione, che sottintende il vissuto di una cultura all’interno delle relazioni tra autore e personaggio – CARLO AUGIERI

Altra scelta operata sul mio blog è quella di evitare di leggere il primo lavoro di un autore, mi è capitato di inficiare i giudizi successivi al primo libro, stranamente le ingenuità iniziali mi sono tornate in mente con il secondo. Quindi, spesso leggo il secondo lavoro e poi magari prendo il primo. Così come non leggo mai i generi che non prediligo particolarmente, questo avrebbe un’incidenza negativa sul lavoro del suo autore, sarebbe perfettamente inutile.

Amo l’entusiasmo dei “giovani” scrittori, la solidità dei professionisti, la forza creativa delle loro ambizioni e altrettanto detesto il volere a qualunque costo distruggere il lavoro altrui, quando immotivato.

In Italia, a differenza di ciò che viene detto, si legge tanto (anche se si potrebbe leggere ancora di più) e si scrive tantissimo!

E un buon lettore riconosce, intuisce, filtra: è ben capace di operare una scelta, al di là delle parole di un recensore. Comunicargli però che quel libro non è un buon libro significa mettere in discussione tutta una serie di fattori che vanno oltre il proporre una lettura, richiedono motivazioni concrete che poggiano su conoscenze profonde e specifiche, includendo vari campi del sapere. Per stroncare un libro servono competenze, non basta un semplice non mi piace, non si tratta di una chiacchierata tra amici, soprattutto se critichi l’operato altrui pubblicamente, quindi ci vuole qualcosa di più di tante letture.

In genere, la valutazione critica di un prodotto editoriale viene operata da figure professionali ben precise, primo fra tutti il critico letterario, che è in possesso di tutti gli strumenti di ordine teorico, pratico, contenutistico, atti alla valutazione letteraria in generale e di un’opera nello specifico. Pensare di possedere le armi giuste per distruggere il lavoro altrui presentandosi in battaglia con una fionda è ridicolo, se devo criticare un’opera e quindi il suo autore mi dovrò armare di un’artiglieria talmente pensante da non destare alcun dubbio.

La letteratura ha le spalle larghe, è un campo di battaglia troppo serio per fingersi audaci!

Io non ricopro la funzione di critico letterario, né lo desidero, voglio solo che il lettore quando troverà una mia recensione potrà riconoscere tutti i punti di forza che sono stata in grado di cogliere e che fanno di buon libro un ottimo autore. Il lettore di contro, un essere senziente e capace di discernere una buona lettura, potrà comprendere il potenziale di ciò che il recensore vuole proporre, oppure semplicemente non condividerne l’entusiasmo.

Certamente ci sarà sempre chi dissente, democrazia è anche questo!

I genitori ti insegnano ad amare, ridere e correre. Ma solo entrando in contatto con i libri si scopre di avere le ali – HELEN HAYES