NIENTE CAFFÈ PER SPINOZA Alice Cappagli

Buongiorno lettori,

con NIENTE CAFFÈ PER SPINOZA inauguro su Into The Read una nuova categoria, Thumbnail Reviews, dedicata alle recensioni di dimensioni ridotte.

Le giornate richiedono maggiore impegno e dato che leggo veramente tantissimo, con molte priorità in attesa di essere recensite,  dedicare anche due parole a un libro, mi permette di consigliarvi la sua lettura in modo immediato, senza dover lasciare nulla in sospeso…

NIENTE CAFFÈ PER SPINOZA di Alice Cappagli, edito da Einaudi, coinvolge fin dalle prime pagine!

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Casa mia era nella penombra,  mi venne per la prima volta da pensare che una casa con poca luce non fa germogliare le speranze.

Marvi è una giovane donna disorientata da un matrimonio giunto al capolinea; Luciano Farnesi è un anziano professore che ha perso la vista, ma capace di orientarsi nella vita seguendo gli insegnamenti universali, dettati dai grandi filosofi.

La cecità diviene un ponte di collegamento tra due universi apparentemente opposti e lontani.

Alice Cappagli, con una scrittura asciutta ed essenziale, costruisce un romanzo coinvolgente e a tratti ironico e commovente, ricordandoci che dai libri abbiamo sempre da imparare.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Lei gli legge i filosofi e gli riordina la casa, lui le insegna che nei libri si possono trovare le idee giuste per riordinare anche la vita. Perché lui è un anziano professore capace di vedere nel buio, lei una giovane donna che ha perso la bussola. E mentre il sole entra a secchiate dai vetri, mentre il libeccio passa «in un baleno dall’orizzonte al midollo, modificando i pensieri e l’umore», il profumo della zuppa di lenticchie si mescola ai Pensieri di Pascal, creando tra i due un’armonia silenziosa e bellissima. «Bisogna che io legga nelle cose piccole verità universali. Ma mi occorre la sua collaborazione», dice il Professore a Maria Vittoria. E non resta che dargli ragione, perché in fondo siamo tutti responsabili della forma che imprimiamo alla felicità, nostra e degli altri.

Quando all’ufficio di collocamento le propongono di fare da cameriera e lettrice a un vecchio professore di filosofia che ha perso la vista, Maria Vittoria accetta senza pensarci due volte. Il suo matrimonio sta in piedi «come una capannuccia fatta con gli stuzzicadenti» e tutto, intorno a lei, sembra suggerirle di essere arrivata al capolinea. Il Professore la accoglie nella sua casa piena di vento e di luce e basta poco perché tra i due nasca un rapporto vero, a tratti comico e mordace, a tratti tenero e affettuoso, complice. Con lo stesso piglio livornese gioioso e burbero, Maria Vittoria cucina zucchine e legge per lui stralci di Pascal, Epitteto, Spinoza, Sant’Agostino, Epicuro. Il Professore sa sempre come ritrovare le verità dei grandi pensatori nelle piccole faccende di economia domestica e Maria Vittoria scopre che la filosofia può essere utile nella vita di tutti i giorni. Ogni lettura, per lei, diventa uno strumento per mettere a fuoco delle cose che fino ad allora le erano parse confuse e raccogliere i cocci di un’esistenza trascorsa ad assecondare gli altri. Intorno c’è Livorno, col suo mercato generale, la terrazza Mascagni e Villa Fabbricotti, le chiese affacciate sul mare. E una girandola di personaggi: gli amici coltissimi del Professore, la figlia Elisa, la temibile Vally, cognata maniaca del controllo, la signora Favilla alla costante ricerca di un gatto che le ricorda il suo ex marito, i vecchi studenti che vengono a far visita per imbastire interminabili discussioni. E poi Angelo, ma quello è un discorso a parte. A poco a poco Maria Vittoria e il Professore s’insegneranno molto a vicenda, aiutandosi nel loro opposto viaggio: uno verso la vita e l’altro – come vuole l’ordine delle cose – verso la morte. Senza troppi clamori, con naturalezza, una volta chiuso il libro ci rendiamo conto che la lezione del Professore sedimenta dentro a tutti noi: dai libri che amiamo è possibile ripartire sempre, anche quando ogni cosa intorno ci dice il contrario.

 

Chi è ALICE CAPPAGLI

Alice Cappagli è livornese e suona il violoncello nell’orchestra del Teatro alla Scala dal 1982. Laureata in filosofia, ha pubblicato nel 2010 per Statale 11 un racconto a tema musicale dal titolo Una grande esecuzione. Per Einaudi ha pubblicato Niente caffè per Spinoza (2019).

 

DETTAGLI

Autore: Alice Cappagli

Editore: Einaudi

Collana: I Coralli

Pagine: 280

Data pubblicazione: 5 febbraio 2019

Prezzo: € 17,50

Formato: Brossura

EAN: 9788806240035

 

 

 

 

SULLA FIABA

Credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi. 

– Gianni Rodari –

Possiamo affermare, così come sosteneva Novalis, che “Tutto è fiaba”? Probabilmente no, ma possiamo sostenere l’assunto che fiaba è tutto o quasi: fiaba è estrapolazione fantastica in divenire, è creazione, è la perfetta rappresentazione dell’irrealtà nella finzione scenica del sogno. Ed è soprattutto la capacità di rendere vero ciò che non lo sarà mai.

Tuttavia una cosa è certa, di non-verità si tratta, anche se non possiamo parlare d’inganno, o bugia, poiché le fiabe non negano la verità, ma più semplicemente la trasmutano, la trasformano, quasi la trasfigurano, piegano la realtà al volere delle illusioni, facendone sogno, fascinazione e infine incanto.

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Scopo della fiabe, così come accade con il mito, è liberare l’uomo dalle paure primordiali, ponendo in essere la sua funzione apotropaica, attraverso la quale i pericoli vengono scongiurati, il male punito e la diversità, solitamente rappresentata come un limite apparente, valorizzata.

E ciò può avvenire solo in quell’ambito atemporale, dove il tempo è fuori dal tempo e all’interno del quale il mondo fanciullesco si trasforma in un’infanzia collettiva e contagiosa. Dove non solo ai bambini, ma anche agli adulti, è concesso di seppellire incubi, inquietudini e insicurezze, riuscendo a placare qualunque fobia.

Quindi, per quanto affermato finora, possiamo dire che ascoltare o leggere una fiaba permette di metabolizzare le angosce, rendendole pensabili e quindi superabili.

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Di contro, narrare fiabe significa abbandonarsi a un apparente nonsense, per concedere agli uomini di essere  re, orchi, nani e negando qualunque logica si imponga nella razionale esistenza.

Solo così all’io fanciullesco è concesso tutto e al contempo di essere tutto.

Come ha mostrato Italo Calvino, con la sua raccolta Fiabe Italiane (Oscar Mondadori), i costrutti fiabeschi per lo più si sviluppano in ambito regionale, o addirittura provinciale. Essi sono la memoria popolare, la Storia che si lascia narrare, talvolta rivisitata e all’occorrenza studiata.

Le fiabe sono quella strada che conduce alle origini della memoria psichica umana.

Io credo questo: le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna.

– Dall’introduzione di Italo Calvino a Fiabe Italiane, edite da Einaudi nel novembre del 1956 –

IL MESTIERE DELLO SCRITTORE Murakami Haruki

MurakamiA quel tempo ciò che mi interessava, che mi premeva, più che dare un ampio movimento alla storia, era costruire un mondo fatto alla mia maniera. Un mondo armonioso, insomma un rifugio per resistere alla violenza della realtà.

Scrittore giapponese straordinario, Murakami Haruki pur essendo un uomo riservato, un po’ schivo, ne Il mestiere dello scrittore, sua ultima pubblicazione, si mette a nudo, mostrando al lettore le dinamiche e lo sviluppo di tutto il processo creativo attraverso cui prendono vita i suoi romanzi, come  Norwegian Wood o 1Q84.

Senza riserve ripercorre i primi anni in cui si palesò improvviso il bisogno di scrivere; una crescita non solo stilistica, ma anche emotiva e quindi personale, sostenuta dall’esperienza, ha permesso a Murakami di aprire poco per volta tutti quei cassetti della memoria, di cui ha imparato a servirsi durante la costruzione dei suoi lavori.

È un diritto imprescindibile di ogni scrittore sperimentare le possibilità del linguaggio in tutti i modi che riesce a immaginare e allargarne la portata, perché senza questo spirito d’avventura non si creerebbe nulla di nuovo.

Scrittore dotato di grande umiltà, ha l’abitudine di mettersi sempre in discussione; grazie a una preponderante energia interiore, unita a un indomabile desiderio di libertà espressiva, prende le distanze da qualunque canonizzazione stilistica e strutturale, legata alla tradizione culturale giapponese.

La civiltà giapponese, che piaccia o meno, punta all’armonia ed evita, come si dice, di << sollevare le onde >>, quindi tende fortemente a organizzare la cultura in maniera piuttosto rigida.

Nel costrutto narrativo di Murakami, infatti, i personaggi aspirano ad una continua ricerca dell’equilibrio interiore, che avviene solo con il superamento di tutti i limiti. Per tale ragione, spesso le sue storie rimangono in sospeso, sacrificate dal concludersi del percorso formativo dei suoi personaggi, solitamente misteriosi, strani, quasi pittoreschi.

Il mestiere dello scrittore è redatto utilizzando un tono confidenziale e gli argomenti sembrano non seguire un percorso prestabilito, cronologicamente consequenziale, dato che si ripetono, ma solo dopo aver acquisito una maggiore forza descrittiva.

Inoltre, nel suo raccontarsi, Murakami Haruki mostra una mentalità individualista: appartenuto alla generazione delle rivolte studentesche, avvenute nel corso del Sessantotto giapponese, si rifiuta di entrare a far parte del sistema e da qui la sua libertà di spirito, che si rispecchia anche nel suo originale stile narrativo.

Così lo scrittore parlando di sé, dei difficili inizi, dopo aver abbandonato il sicuro per dedicarsi completamente alla scrittura e la faticosa scalata per il raggiungimento dei propri obiettivi, si rivela un uomo dagli incrollabili equilibri interiori, animato da un’invidiabile determinazione.

E ancora,  in questo saggio nell’affrontare diversi temi, che spaziano dal tempo, alla scuola, dal valore dell’immaginazione, al conflitto tra originalità e tradizione, realizza un’autentica autobiografia letteraria, che oltre a rivelare il percorso formativo di una “persona del tutto ordinaria”, come lui si definisce, mette in luce tutta la magnificenza creativa di uno dei più grandi scrittori del nostro tempo.

L’unica cosa che vorrei fosse chiara, è che io sono << una persona del tutto ordinaria >>. Penso di essere dotato di un certo talento di romanziere (altrimenti non sarei in pista dopo tanti anni), ma a parte ciò, non penso di essere qualcuno di speciale.

Così com’è accaduto con Terry Brooks ne “A volte la magia funziona”, ammetto di accogliere sempre con grande favore la possibilità di dedicarmi ai saggi biografici, dove grandi scrittori aprono le porte della loro mente, permettendo di sondare i meccanismi con i quali danno vita al processo di composizione creativa.

Si ha sempre da imparare dalla grandezza, non solo del passato, ma anche del nostro tempo.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Come si impara a scrivere? Esistono dei veri e propri esercizi per l’aspirante romanziere? Cosa determina l’originalità di un libro? È giusto assegnare ai premi letterari tanta importanza? Uno scrittore dove «trova» i personaggi da mettere in scena? La scuola prepara davvero alla vita o serve solo a rendere i ragazzi conformisti? Qual è l’importanza della forma fisica per un romanziere? E soprattutto: per chi si scrive? Con Il mestiere dello scrittore Murakami Haruki compie un gesto straordinario e inaspettato: fa entrare i suoi lettori nell’intimità del suo laboratorio creativo, li fa accomodare al tavolo di lavoro e dispiega davanti a loro i segreti della sua scrittura. Sono «chiacchiere di bottega», confidenze, suggerimenti, che presto però si aprono a qualcosa di piú: una riflessione sull’immaginazione, sul tempo e l’identità, sul conflitto creativo tra forma e libertà. In questo senso Il mestiere dello scrittore è anche un’autentica autobiografia letteraria di uno degli autori piú schivi del pianeta. È un libro pieno di curiosità e rivelazioni sul mondo di Murakami: dal fatto che la sua prima e piú importante editor è la moglie, che legge tutto quello che scrive e di cui lui ascolta tutti i consigli; a quando riscrisse Dance Dance Dance due volte: la prima a Roma, in una stanza d’albergo confinante con una coppia un po’ troppo focosa, la seconda a Londra quando si accorse che il dischetto su cui aveva salvato il file del romanzo si era cancellato – mesi dopo però, per le bizze a cui i computer ci hanno abituato, la prima versione rispunta fuori e Murakami deve ammettere che la seconda, che senza l’inghippo informatico non avrebbe mai scritto, è molto migliore della prima. Murakami regala ai suoi lettori un libro pieno di confidenze, dettagli biografici, ammissioni di passi falsi, insomma: di umanità.

Chi è Murakami Haruki?

Murakami Haruki è nato a Kyoto nel 1949. Tra i suoi libri, tutti pubblicati da Einaudi, ricordiamoIQ84, L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggioUomini senza donneVento & Flipper oltre ai volumi SonnoLa strana biblioteca e Gli assalti alle panetterie.

DETTAGLI

Genere: Saggio autobiografico

Editore: Einaudi
Pubblicato: 14/02/2017
Formato: Rilegato
Listino: €18,00
Collana: Frontiere
Pagine: 186
Isbn o codice id: 9788806232146