DIVERSITÀ E FIABA

Le fiabe, così come di fatto le favole, sono un retaggio che ci portiamo dentro sin dall’infanzia, rappresentano delle sfaccettature fantastiche, di una realtà altrimenti inesistente, che si sviluppano nel narratore con lo scopo di creare nel bambino un atteggiamento ottimistico e positivo nei confronti della vita, spesso entrando volutamente in contrasto con quelle che poi sono le esperienze reali del bambino.

 

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LA BELLA ADDORMENTATA

Così, la fiaba appartiene a quel filone letterario che più di tutti si presta ad aiutare il bambino a costruire una propria visione del mondo, acquisendo e condividendo un sistema di valori, attraverso esperienze e percorsi interiori, che il narratore descrive utilizzando un linguaggio simbolico, ma immediatamente fruibile per un fanciullo.

 

L’utilizzo di un linguaggio simbolico permette al narratore di celare aspetti della realtà troppo crudi o sgradevoli per un bambino, senza per questo rimuoverli; così attraverso uno sforzo interpretativo, anche i più piccoli giungono a conoscenza dei fatti più crudi della realtà, ma mitigati da una narrazione che porta in sé il magico mondo della fantasia e dell’immaginazione.

Ѐ dunque naturale che un concetto complesso come quello di diversità assuma spesso nella fiaba una veste simbolica tale, da giungere al bambino solo attraverso uno sforzo interpretativo.

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IL PRINCIPE RANOCCHIO

Per diversità, ovviamente, si intende tutto ciò che si scosta interamente dalla norma e che quindi, per definizione, differisce. ma è interessante notare come nelle fiabe la diversità, pur manifestandosi nelle sue forme più accentuate, si trasforma in un vantaggio per il protagonista, il quale riuscirà, grazie ad essa, a conseguire successi che senza non avrebbe potuto ottenere.

Sono molti i racconti, appartenenti alla tradizione fiabistica, dove la rappresentazione della diversità si fa strada all’interno della fiaba, divenendo la protagonista indiscussa e l’elemento strutturale intorno a cui ruotano le vicende in essa narrate.

Per fare un esempio concreto basti pensare alle fiabe dei fratelli Grimm, in cui capita spesso d’incontrare personaggi che a causa di un sortilegio o per una punizione vengono trasformati in animali (si pensi a Il principe ranocchio, Fratellino e Sorellina), la cui metamorfosi, attraverso un processo simbolico, permette facilmente di essere associata nella realtà ad un incidente o una malattia che rende diversi.

 

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FRATELLINO E SORELLINA

Tuttavia, connotato comune di quasi tutte le fiabe è che alla fine il diverso verrà salvato dall’amore, per il quale otterrà la piena accettazione, unico elemento capace di reintegrarlo nella società, restituendogli la sua “umanità”.

Quindi, da quanto detto finora, la diversità s trova nella fiaba il terreno fertile per germogliare nei modi e nei tempi più disparati, anzi, spesso fiaba e diversità diventano un tutt’uno, forse proprio perché nella fiaba nulla è reale, tutto è diverso da ciò che ci circonda nella quotidianità e tutto sembra ruotare intorno ad una dimensione onirica, fra conscio e inconscio.

Ma se diverso è ciò che si discosta dalla norma, la fiaba dal canto suo per definizione sembra sovvertire completamente la norma (poiché porta con sé, per estensione del termine, l’irreale), sposandosi in un ambito in cui la diversità deve per forza di cose impregnare il racconto, quello spazio senza tempo, né contorni, che poi più di tutti ci permette di esprimere e di esprimerci, per non essere sempre uguali e quindi normali.

 

 

 

INTO THE READ

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Ciao a tutte/i,

mi presento, sono Savina Trapani, una lettrice innamorata del concetto di libro, sotto ogni suo aspetto e forma; sono anche un’autrice di libri per ragazzi: ho cominciato con la fiaba, sono passata per le favole, fino ad approdare al fantasy.

E’ con grande piacere che mi accingo a presentarvi il mio nuovo blog INTO THE READ, nato da un passaggio personalmente quasi obbligato: dal blogspot DENTRO LA QUARTA al nuovo blog WordPress.

E dato che omnia tempus habent, pur avendo solo 5 mesi di vita, Dentro La Quarta era diventato un contenitore troppo stretto, per quello che mi sono prefissata di realizzare.

Anche INTO THE READ nasce dal desiderio di condividere con voi le mie varie e variegate letture che, se avrete la voglia e l’interesse di continuare a seguirmi, vi condurranno in un percorso di analisi dei libri proposti, dando giustificazione allo stesso titolo. La lettura è un processo che ci permette di comprendere, mentre al contempo ci informa e richiede un certo quantitativo di concentrazione, per cogliere tutti quegli aspetti che tendono a suscitare in noi un qualche interesse. Recensire, permette di mettere in luce, attraverso un’indagine del testo proposto, tutti quegli aspetti che dovrebbero spingere un lettore a scegliere, assecondando i propri gusti e le proprie inclinazioni  di genere.

L’intento di INTO THE READ quindi è analogo a quello di Dentro La Quarta, ossia analizzare non solo le letture proposte, ma anche conoscere, sondando quello che è il mondo culturale ed editoriale in genere.

Così non parleremo solo di nuove uscite e di work in progress ma anche di pubblicazioni che, pur stuzzicando il vostro interesse, possibilmente non saranno più in commercio. E allora cosa fare…? Magari cercherete un po’ in giro, rovistando in una bancarella di libri usati, di un qualunque mercatino.

Mi occuperò di generi diversi, da leggere in cartaceo, e-book, paperback, hardcover books, quindi tascabili o con copertina rigida e quant’altro.

Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso… (Daniel Pennac)

Un’ulteriore parte di INTO THE READ verrà dedicata alle librerie, da quelle storiche a quelle che hanno lasciato un segno in ambito editoriale e bibliofilo.

Parleremo infine anche di Editori, deus ex machina di questa industria complessa, produttrice di miraggi incisi sulla carta.

Un editore è fatto più spesso di difetti che di qualità. Deve essere, per esempio, aggressivo, prepotente e colonialista. Deve spingere la propria ambizione fino alla vanità, per far propria la vanità segreta dello scrittore. Deve saper mentire per poter sostenere anche i libri di cui non sia convinto. Deve, talvolta, dar credito più all’istinto che al raziocinio. (Valentino Bompiani, Discorso in omaggio a Arnoldo Mondadori, 1970)

Forse un progetto un po’ ambizioso, che spero riuscirò a portare avanti in ogni suo punto, suscitando interesse in chi mi vorrà seguire.

Quindi anticipatamente grazie e…

…BUONA LETTURA…!!!!