LE 10 COPERTINE PIÙ BELLE DEL 2018… di autori italiani

Into The Read ha stilato una lista delle 10 copertine di autori italiani più belle del 2018, un anno ricco di novità, con tante uscite interessantissime, ma solo alcune Book Covers ci hanno veramente colpito.

La realtà è che lo stile di una cover può influenzare la scelta di un titolo, per tali ragioni i designer e gli artisti di talento creano immagini che catturano la nostra attenzione, esaltando così il contenuto di un libro.

Quando vado in libreria, mentre passeggio tra gli scaffali perdendomi in una sorta di contemplazione meditativa, ciò che richiama la mia attenzione, prima ancora dell’autore, è senza alcun dubbio la copertina.

Se la cover non mi dice nulla, o addirittura non mi piace e scelgo il libro semplicemente in base al suo autore, anche quando è una garanzia, il 98% delle volte il libro mi delude, l’istinto in tal senso non mi ha mai tradita! Ѐ come se la cover suscitasse in me una sorta di fascinazione rivelatrice, difficile da ignorare.

Quindi oltre al contenuto, con tutto il suo preziosissimo peso, nella scelta di un libro la sua copertina è sempre fondamentale; in fondo l’occhio si lascia attirare, a primo acchito, proprio dalla cover. Soprattutto quando il lettore sfoglia un catalogo online, pieno di copertine in formato thumbnail, quindi ridotto.

In considerazione di ciò, Into The Read ha stilato una lista delle copertine più belle del 2018 di autori italiani, basandosi sulle scelte grafiche, sulla creatività e sull’equilibrio tra contenuto e immagini.

Queste non sono alcune delle copertine eccellenti pubblicate nel 2018, sono le 10 che Into The Read ha selezionato su altre per i suoi lettori:

 

 

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Postorino

 

 

abbandono

 

 

Mazzariol

 

 

Dai tuoi occhi solamente 01

 

 

cognetti

 

 

unicorns

 

 

sapienti

 

 

spiati

 

 

resto qui

 

IL CIELO NON Ѐ PER TUTTI Barbara Garlaschelli

Quanto dolore si può sopportare? Quanto? Non c’è un metro, non c’è una misura standard, ma Alida sa che più di così è impossibile.

cieloQuesta è una storia di adulti e giovani ragazzi, è anche un racconto che sa spiegare il dolore, quello prodotto dalla violenza, fisica e psichica, che reclama a gran voce un riscatto che solo l’amicizia, i sogni e l’amore permettono di ottenere. Ma principalmente è la storia di una fuga, quella di due tredicenni stanchi di subire il passato spaventoso e destabilizzante degli adulti che li circondano, fatto di traumi, incomprensioni e abissi interiori e desiderosi solo di vivere la propria infanzia, senza essere caricati da tutte quelle responsabilità che spettano agli adulti, non ai bambini.

Il cielo non è per tutti di Barbara Garlaschelli, edito da Frassinelli, si apre con la morte del nonno del tredicenne Giacomo, che diventa motivo di profondo malessere, poiché essendo un uomo rigido, burbero e brutale con tutti, il solo desiderio di averlo voluto più volte morto, apre la strada ad angosce profonde. La fuga per Giacomo rappresenta l’unica possibilità per scappare dalle sue paure, dal funerale del nonno e dall’improvvisa indifferenza a cui il fratello maggiore, Samuele, sembra averlo condannato.

Ѐ così affranto dalla distanza che si è creata tra loro che gli viene da piangere.

Alida, coetanea di Giacomo, non ha mai avuto una vita facile, con una madre apprensiva, tormentata da un passato fatto di dolore, abusi e violenza, che l’ha portata a coltivare dentro di sé una rabbia riversata su Alida ogni qualvolta la bambina compie un passo falso, nella direzione opposta a quella detta dalla madre. Infatti Regina, madre di Alida, è una donna albanese trasferitasi in Italia nel momento in cui ha sposato il ricco padre di Alida, nel quale vedeva una possibilità di fuga da una vita fatta di poco, ma resa tollerabile dall’amore familiare.  Eppure, lui si trasforma in un essere brutale, in un padre sempre ubriaco e violento, che Alida può incontrare solo in presenza di Delia, un’assistente sociale che ha saputo cogliere tutta la disperazione di Regina e quindi della figlia.

Per Alida sua madre è paragonabile a un vulcano, pronto a esplodere da un momento all’altro, poiché

era lì, in quella parte nascosta, che si preparavano le eruzioni e quando il vulcano esplode la cenere e i lapilli venivano proiettati a decine di chilometri al di sopra del cratere, proprio come accadeva alla mamma quando la sua furia bruciava tutto quello che aveva attorno, distruggendolo.

Ed è così che Alida, sentendosi responsabile dell’infelicità materna, trova in Giacomo il perfetto compagno per una fuga verso l’unico spiraglio di speranza: raggiungere lo zio Christian, il fratello di Regina, il solo capace di dare tranquillità alla bambina.

Anna, Regina, Alida, Giacomo, Samuele, Elia, nonno Simone, Riccardo ognuno è il custode di un segreto, sui cui viene strutturato il tessuto psicologico individuale.

La ricerca degli scomparsi dà spazio alla metafora narrativa e diviene deus ex machina nel momento cui gli adulti, riconoscendo errori e colpe, faranno i conti con i fantasmi interiori del proprio passato.

Il concetto di diversità è l’elemento fondamentale attraverso cui Barbara Garlaschelli costruisce l’azione, che accompagna tutta la narrazione: diverso è il rapporto che Riccardo ha con il padre, un uomo capace solo di denigrarlo e chiuso in un mondo che Giacomo immagina violento e zeppo di schegge di vetro; diverso è il legame che Anna costruisce con Giacomo, rispetto al figlio maggiore Samuele: Giacomo era la sua isola di felicità, l’ancora di salvezza; diverso è il rapporto di amicizia che lega Samuele a Elia, poiché davanti allo sguardo di Elia, quella resistenza era caduta in ginocchio, felice di essere stata abbattuta. Samuele, per la prima volta nella vita, si era sentito accolto, nel volgersi di un solo istante;  e diverso è anche il legame che unisce Alida e Regina: doveva difenderla, sua madre, a costo della vita, difenderla anche dalle proprie parole, perché come diceva Dolores, sua madre era una donna sola che cresceva al meglio delle sue possibilità una bambina di tredici anni, e viceversa perché Regina sa che nessuno potrà mai capirla, nessuno potrà mai comprendere il suo terrore. Nessuno può immaginare cosa provi ogni volta che pensa a quali pericoli vada incontro Alida, ogni giorno. Là fuori è un mondo di lupi pronti a sbranarla, ma pare non voler rendersene conto.

Lo stile di Barbara Garlaschelli è semplice, la narrazione scorre dentro, scivola piano e raggiunge il cuore, rendendo molto piacevole il ritmo del periodo. Le relazioni tra i vari personaggi danno il titolo ai capitoli, aiutando ad avere una visione completa dello svolgimento della vicenda, portata a coinvolgere più personaggi al contempo.

All’autrice la capacità di avere trascinato il lettore in una tempesta emotiva, che purtroppo ha più di un riscontro nella quotidianità di molti bambini, ai quali viene negata sempre più spesso la possibilità di vivere la propria infanzia, quel breve passaggio che ha il compito di strutturare l’adulto di domani e che in quanto tale non tornerà mai più.

La copertina, di Carlo Mascheroni, è molto accattivante, dai colori accesi, in un abbinamento di nero e fucsia, riproduce in ripetizione una gazza, che spesso palesa la propria presenza nel corso della narrazione, attirando l’attenzione di Alida, durante i pomeriggi fatti di studio e solitudine.

Il tempo è capace di azioni crudeli, come cancellare le forme e la sostanza di due persone che si amavano. O forse sono le persone incapaci di mantenere brillanti e nitide persino le loro ombre.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Le città della pianura padana, in estate, quando l’afa invade le strade deserte, hanno qualcosa di allucinato, immobili come sono sotto il loro cielo ingannevole. Silenziose, con quell’eco lontana di campagna che nessuno più riconosce. Desolate e vuote, salvo i pochi abitanti rimasti per forza: chi non è potuto partire, qualche anziano, le donne straniere che se ne prendono cura e certi ragazzini sperduti nella loro solitudine infantile. Come Giacomo, arrivato ai giardini a bordo della sua inseparabile bicicletta rossa. E come Alida, in compagnia dell’immancabile cellulare. Lui scappa da un funerale, quello del nonno terribile che nessuno amava e che ora tutti compiangono. Lei fugge dalle ossessioni di una madre che vorrebbe controllarle anche il respiro perché non subisca le sue stesse ferite del corpo e dell’anima. Lui è convinto di essere un assassino. Lei di essere la responsabile dell’infelicità materna. E con quella sintonia istintiva e naturale, che solo i bambini sono capaci di provare, decidono di andarsene insieme. La loro scomparsa, e la disperata ricerca che subito inizia, costringerà la famiglia di Giacomo e la madre di Alida a fare i conti con i fantasmi del loro passato, con le loro colpe e i loro errori. Li costringerà a essere adulti.

 

Chi è Barbara Garlaschelli

Barbara Garlaschelli (Milano, 1965) vive e lavora a Piacenza. Con Frassinelli ha pubblicato Nemiche (1998), Alice nell’ombra (2002), Sorelle (2004, Premio Scerbanenco) e Non ti voglio vicino (2010), finalista al premio Strega e vincitore dei premi Libero Bigiaretti (2010), Università di Camerino (2010), Alessandro Tassoni (2011) e Chianti (2012). Tra i numerosi libri che ha scritto, l’autobiografico Sirena. Mezzo pesante in movimento.

L’autrice è tradotta in Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Serbia, Messico.

 

DETTAGLI

Autore: Barbara Garlaschelli

Editore: Frassinelli

Data uscita: 26 febbraio 2019

Formato: Brossura

EAN: 9788893420501

Prezzo: 17,90

Pagine: 260

 

 

 

LA COMPAGNIA DELLE ILLUSIONI Enrico Ianniello

La bellezza della vita si può coniugare solo al presente, con una bella è con l’accento, colorata e squillante; se no la vita si chiama rimpianto o recriminazione, quattro inutili spicci di cui sono gonfi i borsellini degli infelici.

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Ci sono romanzi capaci di suscitare grande coinvolgimento, al punto da attraversarti la mente, anche dopo averne completato la lettura, così La Compagnia delle Illusioni, di Enrico Ianniello, che punta dritto al cuore.

Enrico Ianniello è uno scrittore brillante, dalla penna virtuosa, che nel 2015 si affaccia sulla scena letteraria pubblicando il suo primo romanzo pluripremiato, La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin, edito da Feltrinelli Editore, con il secondo romanzo, La Compagnia delle Illusioni, sempre con Feltrinelli Editore, non fa altro che confermare le sue doti di grande narratore, con uno stile poetico e coinvolgente.

Il protagonista, Antonio Morra, è un quarantottenne appagato da una vita quasi perfetta, che divide con la compagna Lea, in dolce attesa di una bambina e con la quale si dedica alla comune passione per la recitazione, che gli ha permesso di ricoprire un ruolo, in una serie televisiva, procurandogli una certa notorietà. Eppure quando il lettore comincia il racconto, tutto questo si è concluso da tempo, dato che Lea muore in un incidente, distruggendo ogni aspettativa di vita.

Così nel suo doversi dolorosamente reinventare, il protagonista comincia, con scarso entusiasmo, a dirigere una compagnia amatoriale, la Compagnia dei Sorrisi, messa su da cinque dentisti appassionati di teatro, che offrono ai propri pazienti biglietti gratis per le rappresentazioni e “ai pazienti più dotati, cioè quelli che spendono di più, o alle amanti di turno, offrono pure un ruolo”. Ed essendo in debito, il dentista di Antonio Morra decide di compensare offrendogli la parte da regista tuttofare, regolarmente stipendiato.

La sua vita però cambia nel momento in cui incontra Zia Maggie, che gli offre un misterioso lavoro, fare parte di una compagnia segreta, la Compagnia delle Illusioni, dove gli attori una volta ingaggiati non si limitano a ricoprire un ruolo, ma con il loro intervento diventano parte attiva nel cambiare la realtà, in base alle esigenze del committente. Unico dovere, oltre alla segretezza, trovarsi un soprannome da utilizzare durante l’ingaggio, quello di Antonio è ‘O Mollusco.

Allora pensai che ‘O Mollusco era veramente il nome da battaglia giusto per me. Perché avevo una personalità scivolosa, senza capo né coda, una personalità umida e vischiosa: la personalità pelosa di una cozza.

Con questa opportunità, ‘O Mollusco può indossare diverse maschere, con cui si identifica, per dare un senso alla propria esistenza, sarà l’interprete di mille ruoli diversi: un poliziotto in borghese, il proprietario di un ristorante, un fidanzato addolorato a un funerale e altri ancora. Ma la conversazione epistolare che continua a intrattenere con Lea, non fa altro che spingerlo sempre in dietro, in un passato sepolto.

Eppure, anche se può fingere di essere chi vuole, in fondo funzionano così le illusioni, i problemi sorgono nel momento in cui la vita lo obbliga a essere se stesso e Antonio ricomincia a vivere, prendendo coscienza di sé, solo quando incontrerà Beatrice, una barista di venticinque anni, che gli permetterà di mettere a fuoco la propria esistenza, proiettandolo in un futuro fatto di nuove possibilità e di maggiore autonomia.

La Compagnia delle Illusioni si traveste di una realtà che, se pur inficiata dalle illusioni, come tale sa essere cruda e vera, il lieto fine solo alle fiabe.

Il fiore dell’illusione produce il frutto della realtà.

Quindi un romanzo intenso, ricco di colpi di scena, dove la finzione viene portata alle estreme conseguenze, perché “la conseguenza estrema della finzione è la verità”. E sono i personaggi, tutti straordinari, a cui Ianniello dà vita, a trascinare il lettore in un mondo surreale, con situazioni che di volta in volta, in un’ambientazione spesso grottesca, si fanno comiche, poetiche e a tratti commoventi. Indimenticabile mamma Rossella, con il suo atteggiamento discreto, ma sempre protettivo, che si riassume in una semplice frase: “C’è qualcosa che non so?”, Beatrice, parte in causa di una messa in scena e la stessa Zia Maggie, donna dai mille volti e tessitrice di illusioni.

Così durante la lettura, si rimane coinvolti in un vortice di emozioni, in grado di modificarsi a ogni cambio di scena.

Il lessico del romanzo arricchisce ulteriormente la trama, ben miscelato tra virtuosismi lessicali, dialetto napoletano, espressioni popolari, modi di dire, il tutto accompagnato da una vena poetica, che rimarrà nel cuore del lettore, anche dopo averne concluso la lettura. Infatti lo stile poetico dell’autore, accompagnato comunque da un pizzico d’ironia, coinvolgendo, avvince.

Inoltre, Enrico Ianniello fa convergere nella narrazione la propria esperienza di attore e costruisce la trama attraverso una struttura romanzata di quel mondo a cui appartiene, infatti l’autore è anche attore e regista, noto al pubblico come il Commissario Nappi, nella fortunata serie Un passo dal cielo.

Quindi una storia che racchiude in sé tante storie e un personaggio che si trasforma in mille altri, per ritrovare se stesso.

Inoltre, crisi dell’identità, umorismo, il bisogno di essere altro da sé, la rappresentazione delle illusioni come chiave di lettura di una realtà altrimenti incomprensibile, gli stessi personaggi, grotteschi, caricaturali, bisognosi di riscatto da una vita dolorosa e sempre capaci di essere uno, nessuno e comunque centomila, sono tutti elementi comuni e riconducibili a Pirandello.

E come accade con Pirandello, anche in Enrico Ianniello il grottesco incanta, funziona e stupisce.

Credo che tu abbia molte anime. Ti auguro di conservarle sempre in armonia tra loro. Altrimenti faranno la rivoluzione contro di te e vinceranno.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Per lavorare nella Compagnia delle Illusioni un nome in codice è indispensabile, e quello di Antonio Morra è il più bello di tutti: ’O Mollusco.

Dopo una carriera d’attore con un solo ruolo importante – il portiere impiccione della serie tv Tutti a casa Baselice –, a quasi cinquant’anni Antonio Morra vive con la madre e la sorella Maria a Napoli, dove si arrangia dirigendo uno sfizioso gruppetto teatrale amatoriale. Il ragazzo di un tempo, pieno di sogni e forza di volontà, si è trasformato a causa di un terribile evento in un uomo senza capo né coda: perfetto dunque per la misteriosa Zia Maggie, che lo ha attirato nella potente rete segreta della Compagnia delle Illusioni. Così Antonio è diventato ’O Mollusco: l’interprete di mille ruoli diversi che gli permettono di influire sulle vite altrui fino a mutare la realtà, perché “le persone non vedono ciò che è vero, ma rendono vero quello che desiderano vedere”. E solo quando l’illusione avrà sovvertito anche la sua vita, Antonio potrà ritrovarsi. In fondo, come recita una delle regole della Compagnia, “la conseguenza estrema della finzione è la verità”.

Dopo lo straordinario esordio con La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin (Premio Campiello Opera Prima 2015), Enrico Ianniello – una delle voci più sorprendenti del panorama letterario italiano – ci rende spettatori attivi di una commedia agrodolce, ricca di svolte inaspettate.

 

Chi è Enrico Ianniello?

Enrico Ianniello (Caserta, 1970) è un attore, regista e traduttore. Ha lavorato a lungo nella compagnia di Toni Servillo. Dal catalano ha tradotto le opere di Pau Miró, Jordi Galceran, Sergi Belbel. Al cinema ha lavorato con Nanni Moretti, in televisione è il commissario Nappi della serie “Un passo dal cielo”. La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin (Feltrinelli, 2015), il suo primo romanzo, ha vinto il Premio Campiello Opera Prima 2015 e diversi altri premi, tra cui Il premio John Fante Opera prima 2015, il Premio Cuneo 2015 e il premio Selezione Bancarella 2015. Per Feltrinelli ha pubblicato anche, nella collana digitale Zoom Flash, Appocundría (2016) e il romanzo La Compagnia delle Illusioni (2019).

 

DETTAGLI

Autore: Enrico Ianniello

Editore: Feltrinelli Editore

Data d’uscita: gennaio, 2019

Collana: I Narratori

Pagine: 272

Prezzo: 17,00 €

ISBN: 9788807033261

Genere: Narrativa

 

 

 

IL LUNGO VIAGGIO DI GARRY HOP Moony Witcher

Buongiorno lettori e buon mercoledì,

con questa recensione del mese di ottobre inauguro una nuova sezione di INTO THE READ, dedicata alla letteratura per ragazzi, Kid’s Republic sarà la categoria di riferimento.

Mi capita spesso di riflettere sul fatto che un blog come Into The Read non dovrebbe prescindere dal recensire libri per ragazzi, perché ritengo che un lit-blog non può definirsi tale senza considerare anche i lettori più giovani.

il lungoCosì ho scelto l’ultimo libro dell’autrice Moony Witcher, un fantasy dal titolo IL LUNGO VIAGGIO DI GARRY HOP, dove elementi magici e mistici si uniscono alle forze della natura per dar vita a una grande avventura, articolata in 208 pagine. Garry Hop è infatti il protagonista del racconto, un giovane eroe di undici anni, che comincia un viaggio fantastico alla ricerca di un luogo magico, l’Isola di Hunnia, in grado con la sua particolare vegetazione di alleviare le sofferenze di due popoli sempre in guerra, quello dei Fiderbi e dei Verroti, ma soprattutto di salvare la vita della propria mamma, nota guaritrice verrota.

Come vuole la buona tradizione, tutto prende il via con una sequenza di parole magiche opportunamente pronunciate, Giovine vagante, passo felpante e basta solo questo per far scaturire tutta quella fascinazione alchemica, che ha permesso all’autrice di creare un fantasy ben articolato, con tutti gli elementi tipici di questo genere letterario: abbiamo la ricerca di un luogo magico (Isola di Hunnia) che spinge un giovane eroe, in compagnia di quella che inizialmente dovrebbe essere un’acerrima nemica, a cominciare un’avventura; personaggi dotati di magici poteri, come Bandeo Gropiùs, saggio sciamano dell’isola e conoscitore della magia alchemica, che scaturisce dallo stesso luogo in cui risiede; la continua lotta del bene contro il male e la presenza di creature fantastiche, capaci di suscitare grande tenerezza: indimenticabili i Mani Grandi, le Uncinate, le Occhioline Lente, ma anche orrore come i sanguinari Tauri. Chi sono? Per saperne di più dovete leggere il racconto.

Con gli occhi colmi di gioia proseguì il viaggio verso la Riserva di petali. Più si avvicinava più era intenso il profumo che sentiva. Solo poche Occhioline Lente giocavano tra cumuli di petali di colori diversi. Grandi, piccoli, ovali e lunghi, tondi e sferici. Petali che emanavano un’energia inebriante.

Nei fantasy la morale non è sempre dovuta o necessaria in quanto, a differenza della favola, il racconto fantastico non deve necessariamente educare, ma bensì intrattenere e quindi divertire, eppure ne Il lungo viaggio di Garry Hop la morale fa da padrona, cercando di insegnare ai più giovani quanto la diversità possa rappresentare una fonte inesauribile di conoscenza, scambio e riflessione, cosicché nel corso della narrazione non costituisce un ostacolo, bensì permette di superare pericoli e stringere legami forti e duraturi, abolendo quindi ogni pregiudizio.

Alina spostò lentamente la mano dal suo tatuaggio e fece per accarezzare il viso di Garry.

Ma si trattenne: “Siamo diversi”.

Il giovane Hop le prese la mano: “Nella diversità c’è uguaglianza. Ecco quello che penso da quando ti ho incontrata”.

Anche gli antagonisti hanno sempre qualcosa da insegnare, là dove l’errore viene mostrato come tale. Durante il viaggio, infatti, la natura brutale di Alina sembra subire un cambiamento dovuto alle parole di Garry, che pian piano fanno breccia nell’animo della ragazzina, inizialmente ostile e combattiva, il cui carattere era stato strutturato non solo dal dolore per la perdita dei genitori a opera del nemico verrota, ma anche dalla crudele presenza dello zio Kornelius, che l’aveva costretta a una vita dura e piena di pericoli.

Alina si alzò e andò verso il piccolo braciere. Era talmente emozionata che riuscì a sussurrare solo poche parole: “Salvando Hunnia salveremo noi stessi”.

Un libro quindi dove luce e ombre, bene e male, solo scontrandosi danno vita a una varietà infinita di colori, rendendo il tutto complementare.

La descrizione di paesaggi fantastici arricchisce la narrazione di Moony Witcher, con una natura rigogliosa ed esplosiva, da cui si possono attingere tutti quei medicamenti che permettono di superare anche malattie incurabili, perché a Hunnia la magia può tutto…!!! Ciò spinge il lettore al rispetto della stessa natura, che diviene strumento di pace e al contempo di insegnamento, facendo comprendere che bisogna sempre credere in se stessi e nelle proprie capacità.

Per cui Il lungo viaggio di Garry Hop si rivela una grande storia di crescita, un elogio alla pace e al valore della diversità, in grado di affascinare e coinvolge tanto i grandi, quanto i piccoli lettori, anche perché come sosteneva C.S. Lewis una storia per bambini che piaccia solo ai bambini non è un granché.

Dico questo poiché il difficile in un fantasy è riuscire a rendere credibile l’incredibile agli occhi dei lettori, anche di quelli più smaliziati, ma Moony Witcher ha la capacità di creare atmosfere incantate e magiche, sostenute da un coinvolgente clima figurale, tale da permettere di viaggiare verso l’Isola di Hunnia sostenuti dal solo senso del fantastico e dell’irreale, senza minimamente cadere nell’illusione della finzione fantastica. Il tutto si mostra credibile, pur trattandosi di un costrutto legato all’immaginazione, con in più la veridicità di una morale, che diviene consequenziale al racconto stesso.

Come diceva giustamente Sir James Matthew Barrie, autore di Peter Pan, c’è un’Isola-che-non-c’è per ogni bambino, e sono tutte differenti

Ogni dolore si sconfigge

con la purezza del pensiero.

Dove si toccano le nuvole,

là si riflette la verità degli sguardi.

Usa mani e cuore,

solo così sentirai la voce di fiori e foglie.

E alla fine ringrazierai gli animali magici

che ti accompagneranno nel cammino.

                                       Bandeo Gropiùs

            Sciamano dell’Isola di Hunnia.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Mentre le città di Bessia e Karan si consumano in una guerra lacerante tra i loro cittadini, i Fiderbi e Verroti, Garry Hop, che ha già perso suo padre, vive il dolore della malattia della madre, destinata a non sopravvivere in assenza di medicine. L’unico in grado di darle salvezza e salute è il vecchio sciamano Bandeo Gropiùs, che risiede nella magica isola di Hunnia, proprio la causa del contendere tra i due popoli. Garry, di nascosto, parte alla volta dell’isola e comincia un viaggio che sarà per lui un’immensa scoperta, di luoghi, sentimenti e verità. A cambiare il suo sguardo sul mondo sarà l’incontro con una giovane Fiderba, Alina: i due ragazzi, destinati a conoscersi nell’odio, si ritroveranno compagni di viaggio e, infine, amici.

 

Chi è Moony Witcher?

Moony Witcher è lo pseudonimo di Roberta Rizzo, giornalista e scrittrice nata a Venezia nel 1957. Laureata in Filosofia presso L’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha conseguito il diploma Irrsae Veneto come Formatore dei formatori.
Nel 1985 inizia la carriera giornalistica che la porterà a ricoprire numerosi incarichi nei diversi quotidiani del Gruppo editoriale “L’Espresso”, fino alla decisione di dedicarsi solo alla scrittura.
Nel 2002 pubblica con il nome d’arte Moony Witcher, il primo romanzo fantasy La bambina della Sesta Luna raggiungendo i vertici delle classifiche. La saga è tradotta nel mondo in 34 paesi.
Attualmente l’intera produzione dei romanzi ha raggiunto i due milioni di copie vendute solo in Italia.
Dal 2004 è amministratore delegato della società “Sesta Luna srl” che organizza eventi e Corsi di Scrittura Creativa in tutta Italia per giovani e giovanissimi.
Nel 2007 e 2008 con Sesta Luna promuove il primo festival per ragazzi dedicato alla creatività, il “Fantasio Festival-Fantasio Giovani”.
Nel sito ufficiale www.moonywitcher.com organizza corsi di scrittura on-line per bambini, giovani ed adulti.

 

DETTAGLI

Editore: Giunti

Collana: Biblioteca Junior

Copertina: Cartonato con sovraccoperta

ISBN – EAN:  9788809863651

Data di pubblicazione: 21 Marzo 2018

Pagine: 208

Prezzo: € 12,00

 

 

 

 

LE SORELLE DONGURI Banana Yoshimoto

Vogliono avere la certezza che lanciando un sassolino in questo oceano così vasto potranno vedere comunque i cerchi nell’acqua. Vogliono sapere che dall’altra parte c’è qualcuno, anche se si tratta di qualcuno che non potranno mai vedereyoshimoto

Banana Yoshimoto, l’autrice giapponese più amata dagli italiani, torna in libreria sempre per Feltrinelli con LE SORELLE DONGURI. Il costrutto narrativo ruota attorno a tutti gli elementi tipici dell’autrice, sembra quasi di riuscire a percepire il profumo del samgyetang, piatto tipico coreano, spesso citato nel corso della narrazione.

LE SORELLE DONGURI sono due giovani ragazze giapponesi, rimaste orfane, il cui percorso di vita ha lasciato in ognuna segni indelebili, sui quali hanno strutturato la propria personalità: Guriko, la voce narrante, è la più piccola e la più introversa, che ha permesso al dolore di renderla sì sensibile, ma al contempo fragile e poco avvezza alla socializzazione; di contro, la maggiore delle due sorelle, Donko, è estroversa, quella che ama farsi attraversare dai sentimenti, senza però volerne rimanere del tutto coinvolta.

Credo che sia difficile trovare la felicità da adulti se non si è assaporata davvero l’infanzia, ma in fondo noi avevamo cercato disperatamente di riprendercela.

Le due sorelle, dopo la morte del nonno, decidono di aprire un sito di posta del cuore, che darà l’occasione a Guriko di seguire una serie di segni, che la condurranno da ciò che si mostra come un semplice sogno a una realtà dolorosa, legata ad un amore del passato. Il tutto narrato con grande delicatezza e perseguito con un’incognita di fondo…

Che succederebbe allora? Se tutto fosse un sogno, intendo. Se tu e io in realtà fossimo morte nello stesso incidente dei nostri genitori e stessimo solo sognando di essere vive. Se questo cielo e tutte le ceramiche che abbiamo comprato oggi fossero solo un sogno.

Con LE SORELLE DONGURI, Banana Yoshimoto ci mostra un universo apparentemente fragile, costruito intorno a sensazioni, percezioni e suggestioni oniriche, che trovano conferma e manifestazione nella realtà.

Tutto il racconto è percorso da un profondo amore per la natura, la cui purezza si sposa con quell’armonia tutta giapponese, sostenuta da equilibri, quasi a riflesso dello svolgimento della storia personale delle sorelle Donguri.

Per strada c’era sempre qualcuno che ci fermava e si metteva a parlare, quindi non ci sentivamo mai sole, senza contare che eravamo circondate dalla natura. I tramonti erano immensi, la luna e le stelle splendenti, era pieno di fonti termali, gli inverni erano relativamente temperati, le primavere un tripudio di gemme.

E anche in questo libro tornano i temi cari all’autrice: la morte, quindi la sofferenza dovuta alla perdita, il ripiegarsi nel dolore per raggiungere quella rinascita, che solo la riscoperta dei legami affettivi offre. Le sorelle Donguri vengono delineate nel consueto stile della Yoshimoto, che ricorre sempre a una scrittura molto femminile: le protagoniste sono due donne in bilico tra il dolore e la speranza, che rifiorisce non soltanto attraverso l’autoguarigione, soprattutto di Guriko, ma grazie anche all’amore di chi sta loro vicino, rendendole sempre più forti e fiduciose. In tutto questo Banana Yoshimoto mette in gioco una serie di elementi, quali estetica e trascendenza, per una storia avvincente e delicata.

Nel corso degli anni ho avuto modo di leggere diversi libri dell’autrice, tra cui H/H, Ricordi di un vicolo cieco e Il giardino segreto per il quale non mi resi conto che faceva parte di una quadrilogia, di cui mi mancavano i due libri precedenti. Eppure, pur sembrando sospeso in un limbo di elementi mancanti, dato che non conoscevo nei particolari la vicenda della protagonista, la storia mi ha coinvolta con il suo stile trascinante, fatto di periodi brevi e arricchito da pensieri e parole preziose che, così come accade in tutti gli altri libri di Banana Yoshimoto, spingono il lettore a riflettere sui grandi temi della vita.

Infatti, tutti i mondi tracciati dall’autrice sono immutabili nel tempo, le atmosfere spesso rarefatte, tipiche dei sogni, si infrangono come bolle di sapone; le sue storie non hanno trame complesse o sovrastrutturate e le vicende, che coinvolgono i suoi personaggi, se pur intrise di dolore e sofferenza, hanno sempre qualcosa di prezioso, raffinato, ricercato, sofisticato, insomma tutto si fa bellezza. I vari stati d’animo dei suoi protagonisti, le considerazioni sul vivere e sul morire, i progressi con il conseguente superamento e la rinascita si avvicendano con la sofisticata raffinatezza letteraria tipica di quest’autrice.

Quindi LE SORELLE DONGURI si rivelano sicuramente una lettura dai tratti spiritualmente positivi, il cui arricchimento interiore attinge direttamente dalla tradizione culturale nipponica, pronta sempre a offrire vari spunti di riflessione per una cultura tanto diversa dalla nostra.

Quando non si esce di casa per tanti giorni, nella nostra testa il mondo diventa a poco a poco più grande di quello reale. Senza che ce ne accorgiamo, le nostre fissazioni prendono il sopravvento.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Rimaste orfane, Guriko e Donko gestiscono un sito di posta del cuore che si chiama Le sorelle Donguri (donguri significa ghianda in giapponese). Donko è tanto energica e indipendente quanto la sorella è solitaria e taciturna. Questo fino a quando Guriko riceve il messaggio di una donna che le scrive del dolore per la perdita del marito, parole che inducono Guriko a ripensare al suo primo amore, Mugi, incontrato ai tempi della scuola e poi sparito nel nulla. Segretamente cova da sempre il desiderio e la speranza di ritrovarlo, decide allora di interrompere la sua clausura e di andare a cercarlo.
Attraverso la delicata voce narrante di Guriko, Banana Yoshimoto affronta temi quali la perdita e il superamento del dolore, ponendo l’accento sul potere salvifico della condivisione e sulla capacità dei sogni di sciogliere tensioni e problemi.

 

Chi è Banana Yoshimoto?

Banana Yoshimoto (Tokyo, 1964) ha conquistato un grandissimo numero di lettori in Italia a partire da Kitchen, pubblicato da Feltrinelli nel 1991, e si è presentata come un autentico caso letterario. Dei suoi altri libri, tutti pubblicati da Feltrinelli, ricordiamo: N.P. (1992), Sonno profondo (1994), Tsugumi (1994), Lucertola (1995), Amrita (1997), Sly (1998), L’ultima amante di Hachiko (1999), Honeymoon (2000), H/H (2001), La piccola ombra(2002), Presagio triste (2003), Arcobaleno (2003), Il corpo sa tutto (2004), L’abito di piume (2005), Ricordi di un vicolo cieco (2006), Il coperchio del mare (2007), Chie-Chan e io (2008), Delfini (2010), Un viaggio chiamato vita (2010), High & Dry. Primo amore (2011), Moshi moshi (2012), A proposito di lei (2013),  Andromeda HeightsIl Regno 1 (2014), Il dolore, le ombre, la magia. Il Regno 2 (2014), Il lago (2015), Il giardino segreto. Il Regno 3(2016), Another World. Il Regno 4 (2017), Le sorelle Donguri (2018) oltre ad alcuni racconti nella collana digitale Zoom (Moonlight Shadow, 2012, Ricordi di un vicolo cieco, 2012, La luce che c’è dentro le persone, 2011). Banana Yoshimoto ha vinto il premio Scanno nel 1993, il premio Maschera d’Argento nel 1999 e il premio Capri nel 2011.

 

DETTAGLI

Editore: Feltrinelli

Data d’uscita: Giugno 2018

Collana: I Narratori

Pagine: 112

Prezzo: 12,00€

ISBN: 9788807032943

Genere: Narrativa

Traduttore: Gala Maria Follaco

 

 

LA LIBRERIA Penelope Fitzgerald

la libreria“Sta parlando di cultura?” disse il direttore, con una voce a mezza strada fra la pietà e il rispetto.

“La cultura è per i dilettanti. Non posso gestire il mio esercizio in perdita. Shakespeare era un professionista!”.

Quest’anno alla Berlinale, il Festival internazionale del cinema di Berlino, è stato presentato il film di Isabel Coixet The bookshop, che ha riscosso grande successo, così ho deciso di prenotare (perché non era disponibile) il libro da cui è stato tratto il film: La Libreria, edito da Sellerio.

Il romanzo è di Penelope Fitzgerald, classe 1916, una scrittrice pluripremiata che ha cominciato la sua attività di scrittrice all’età di sessant’anni e il libro non è altro che il risultato dell’esperienza professionale svolta dall’autrice in una libreria, nella sperduta cittadina dell’East Anglia, che include le contee di Norfolk e Suffolk, nell’Inghilterra Orientale, spesso citate nel corso della narrazione.

L’intera vicenda si conclude nell’arco di un anno: il primo capitolo si apre nel 1959 e si consuma in 180 pagine, per trovare la sua fine nel 1960.

La protagonista del romanzo, Florance Green, è una donna di mezz’età, dal forte temperamento, la quale alla morte del marito, avendo da parte dei risparmi e un’esperienza lavorativa acquisita da Müller’s, decide di aprire una libreria a Hardborough, una piccola cittadina in cui vive da quasi dieci anni, descritta come un luogo ventoso, circondato da paludi, dove la vita è stagnante.

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La locandina del film The Bookshop di Isabel Coixet

Il cielo si rischiarò da un orizzonte all’altro, e l’alta nube bianca si riflesse su un miglio dopo l’altro di lucida acqua stagnante, così che le paludi sembrarono sostare fra nuvola e nuvola.

La sede scelta da Florance Green per la sua libreria è la Old House, uno dei più vecchi edifici di Hardborough, ricco di storia, ma che tuttavia versa in pessime condizioni e con presenze soprannaturali che rendono la vita complicata.

Nella stanza sul retro Florance non aveva mai sentito né visto alcun segno di malignità. Ci sono patti non formulati anche con il metafisico, e il picchio li aveva infranti.

Malgrado varie opposizioni, la protagonista ottiene un prestito che le assicura la prestigiosa sede, utilizzata anche come abitazione, riuscendo a riempirla di tutti quei libri che man mano le vengono recapitati. Tutto questo movimento scuote e lede le regolari abitudini di Hardborough, suscitando nei cittadini curiosità, ma anche qualche fastidio.

Aiutata da una ragazzina, Christine Gipping, che si rivela una preziosa assistente e sostenuta moralmente dal signor Brundish, un residente anziano e autorevole, tutto sembra andare per il meglio e la libreria prospera grazie anche alla vendita di un libro alquanto scandaloso scritto da Nabokov, che va a ruba.

Eppure, non tutto è come sembra e Florance sarà costretta a prendere decisioni, che la condurranno molto lontano dalle sue aspettative.

Il libro è scritto con eleganza, delicatezza e senso dell’ironia, sembra quasi un acquerello impressionistico, notevole pur nella sua semplicità, ma non è un libro a lieto fine, questo in fondo è un destino che appartiene solo alle fiabe e questa non è una fiaba. Infatti l’autrice sembra accettare l’evolversi negativo degli eventi, non facendoli vivere come tali alla sua protagonista, i cui risvolti divengono la normale conseguenza di una mancata accettazione.

A Flintmarket prese il 10.46 per Liverpool Street. Mentre il treno usciva dalla stazione se ne stette col capo chino per la vergogna, perché la città dove era vissuta per quasi dieci anni non aveva voluto una libreria.

I personaggi sono tutti ben delineati, ognuno con proprie precipue peculiarità caratteriali, descritti attraverso uno stile semplice, che spesso rasenta l’ironia.

L’amore di Florance per i libri è sottinteso, mai chiaramente esplicitato e traspare solo attraverso le intenzioni della protagonista, determinata a portare avanti la propria attività a qualunque costo, anche sistemando i libri in un ambiente poco adatto e malsano, come la Old House.

Il lettore si lascia coinvolgere facilmente dalla vicenda, rimanendo inerme di fronte all’ineluttabilità del fallimento, che lascia un profondo senso di incompiutezza, dato dall’assurdità delle situazioni, perché il trionfo dell’ingiustizia, con tutto il suo retrogusto amaro, metteranno fine al racconto, volendo spingere a superare per dimenticare.

Chiuse gli occhi, in breve, fingendo per un po’ che gli esseri umani non si dividono in sterminatori e sterminati, con i primi che predominano, in qualunque momento.

 

Clicca qui per leggere l’intervista di Salvatore Trapani a ISABEL COIXET, regista del film The Bookshop (“La libreria“) tratto dall’omonima novella di Penelope Fitzgerald.

 

QUARTA DI COPERTINA

Florence Green è piccola di statura, asciutta, di aspetto «alquanto insignificante davanti e totalmente dietro»; è vedova, sola, e non più giovane. Vive in una piatta cittadina ventosa, circondata da paludi, affacciata su di un mare ostile, dove la vita è stagnante, e i fermenti del risveglio culturale dell’Inghilterra, che esploderanno di lì a poco – corre l’anno 1959 – sembrano ancora impensabili. Non ancora rassegnata a farsi da parte, Florence vuole mettere a frutto qualche suo risparmio e un’esperienza di impiegata nell’industria editoriale aprendo una piccola libreria, ma scopre a sue spese quanto la gente possa mostrarsi ostile verso qualsiasi cosa scuota il suo trantran – e questo malgrado l’inopinato, momentaneo successo di un romanzo piovutole dal cielo e intitolato Lolita. Anche Penelope Fitzgerald, come la sua protagonista di questo libro che la rivelò a sessantadue anni nel 1978 (prima aveva scritto soprattutto una vita del pittore Edward Burne-Jones, e una detective story per intrattenere il marito malato) e che fu subito segnalato al Booker Prize, aveva lavorato in una libreria a Southwold, cittadina sulla sabbiosa costa dell’East Anglia, altrettanto irraggiungibile con i mezzi pubblici dell’immaginaria Hardborough qui descritta; anche lei aveva abitato in una casa vicina al porto che restava allagata durante l’alta marea; e anche nella sua bottega si manifestavano forze soprannaturali, con smartellamenti e abbassamento della temperatura. Ma nella storia che i ricordi le dettarono, rivelandole il suo asciutto genio di scrittrice, gli elementi si fondono e lievitano, e l’avventura di Florence, dimentica di come gli uomini «si dividano in sterminatori e sterminati, con i primi che predominano, in qualunque momento», diventa, in un contesto di malinconica, irresistibile ironia, una parabola in cui si riconosce chiunque si batta, magari pateticamente, per la civiltà.

 

Chi è Penelope Fitzgerald

Penelope Fitzgerald (1916-2000) è nata a Lincoln nel 1916. Laureatasi a Oxford nel 1939, sposatasi con Desmond Fitzgeral nel 1941, ebbe varie esperienze di lavoro e di vita, fra l’altro il giornalismo e la storia dell’arte. Iniziò a scrivere opere narrative all’età di sessant’anni. Quasi tutti i suoi romanzi hanno vinto premi prestigiosi fra cui il Booker Prize. Con questa casa editrice ha pubblicato Il fiore azzurro (1998), La libreria (1999), L’inizio della primavera (1999), Il cancello degli angeli (2001), Il Fanciullo d’oro (2002), Voci umane (2003), La casa sull’acqua (2003), Innocenza (2004) e Strategie di fuga (2008).

 

DETTAGLI

Titolo: La Libreria

Autore: Penelope Fitzgerald

Editore: Sellerio editore Palermo

Collana: La memoria n. 426

Data di pubblicazione: marzo 1999

EAN: 9788838914737

Pagine: 180

Prezzo: € 9,00

Traduzione: Masolino d’Amico

 

LA RAGAZZA CON LA LEICA Helena Janeczek

Era fatta così, era volubile e volitiva, un metro e mezzo di orgoglio e ambizione, senza i tacchi. Bisognava prenderla com’era: sincera sino a far male, affezionata a modo suo, sulla lunga durata.

Gerta Pohorylle è LA RAGAZZA CON LA LEICA, protagonista del nuovo romanzo di Helena Janeczek, che viene sempre nominata, nel corso della narrazione, Gerda in quanto come ci spiega l’autrice: Mi sono presa la licenza di chiamare la mia protagonista sempre “Gerda”, anche se si chiamava Gerta Pohorylle, perché lei stessa preferiva la versione più dolce e più diffusa del suo nome. IMG_20180706_074534.png

Storicamente poco ricordata, Gerda è stata una moltitudine di figure, tutte concentrate in una sola donna: cospiratrice antinazista appartenente alla borghesia ebraica di Stoccarda, diviene una grande fotografa di guerra, a fianco del profugo ungherese André Friedmann, noto come Robert Capa, ma è stata anche la prima fotoreporter morta sul campo di battaglia, un’eroina repubblicana, antifascista militante e rivoluzionaria. Grande amore e compagna di André Friedmann, su di lui esercitava un tale fascino da riuscire a reinventarlo completamente, costruendo poco per volta Robert Capa, l’autore delle più emozionanti e realistiche foto di guerra del ‘900 e fondatore dell’agenzia Magnum Photos.

<< Non basta essere tempestivi eccetera. Bisogna avere i nomi giusti, sennò crearli. Credi che un caporedattore sappia distinguere la semplice bontà di un’immagine? Raramente. La fotografia è fatta di nulla, inflazionata, merce che scade in un giorno. Si tratta di saperla vendere >>concludeva Gerda, e alzava gli occhi trionfanti e birichini verso la strada.

La vita della protagonista si conclude il 1° agosto del 1937 a Brunete, travolta da un carro armato, all’età di 27 anni, mentre era intenta a documentare con i suoi scatti la guerra civile spagnola.

Helena Janeczek la racconta filtrandone l’immagine attraverso i ricordi di tre figure storiche di spicco, quella del dottore Willy Chardack detto “il bassotto”, dell’ex modella Ruth Cerf e Georg Kuritzkes; così le reminiscenze dei tre protagonisti si snodano in luoghi e periodi differenti, portando in alcuni casi a delle inevitabili digressioni, dato che, nell’alternarsi degli eventi rievocati, la memoria tende ad accavallare e a sovrapporre i fatti, che vanno a intrecciarsi alle conoscenze linguistiche e ai virtuosismi lessicali dell’autrice.

Così la memoria di Gerda si fonde con quella di chi è portato a ricordarla, alla vita di tutti quegli amici con i quali ha condiviso gli stessi valori e ideali e dove le rivalità, anche in amore, non riescono a demolire il cameratismo della comune fuga dal regime totalitarista e antisemita del tempo. E per quanto l’esistenza di questa eroina sembra essere stata dimenticata dalla storia, con la sua rievocazione diviene un personaggio indimenticabile per tutti coloro che hanno avuto modo di incontrarla, per poi anche scoprirla nelle pagine di una storia.

Figura effimera quella di Gerda Taro solo nel ricordo degli uomini che l’hanno amata, sogno di una relazione sentimentale duratura, pensiero nostalgico e sfuggente poiché

In fin dei conti, la sola cosa che Gerda amava senza riserve non eravamo io e te e nessun altro, ma tutti quelli che impegnano le loro vite contro il fascismo, erano la Spagna e il suo lavoro al fianco del popolo spagnolo.  

Alla rappresentazione degli opposti, dove finzione e realtà, memoria privata e storia collettiva si intrecciano, l’autrice aggiunge un pizzico di fantasia, per dar vita a un’opera che seguendo la documentazione storica, mette in luce una donna coraggiosa, moderna e attuale, così come moderni e attuali sono i temi trattati.

Un romanzo questo di Helena Janeczek che ci spinge a non dimenticare mai chi siamo e da dove veniamo: ricordo e identità rappresentano il fondamento dell’esistenza individuale e su ciò si articola il racconto, che pur essendo di matrice biografica, quindi basato su fatti storici, il risultato finale è una spiegazione biografica romanzata e attenta di ciò che è stata Gerda Taro, la cui libertà ed emancipazione quasi spregiudicata dovettero fare i conti con la repressione di quel tempo oscuro della storia, che può essere raccontato solo scavando nella vita dei singoli.

La fame era una cattiva consigliera, e la disperazione anche peggiore. La fame e la disperazione lavoravano per i fascisti e i loro sostenitori neanche più tanto occulti.

La ragazza con la Leica è anche un grido di speranza corale sulla difesa dei valori di uguaglianza e libertà che oggi, paradossalmente più di allora, esigono di essere salvaguardati e l’autrice sottolinea tutto ciò anche con la forza delle immagini, utilizzando delle fotografie come rievocazione storica e attendibilità dei fatti posti in essere.

Nel suo insieme il libro consente al lettore di compiere un viaggio emotivo nei ricordi, non solo dei protagonisti, ma anche della storia e del tempo, in un’Europa lacerata dai conflitti, dove Madrid è sotto assedio, Hitler si prepara alla guerra, la Cina viene invasa dal Giappone e il Front Populaire si sgretola.

Tuttavia, allo stato attuale dei fatti, dimostriamo di non aver imparato nulla dalla storia, data la ripetitività delle situazioni, spesso disastrose e inumane, che si ripresentano in determinati momenti chiave dell’esistenza, forse perché come sostiene il giornalista tedesco Thomas Schmid Geschichte ereignet sich. Deshalb ist es schwer, aus ihr zu lernen, ossia  la storia accade. Ecco perché è difficile imparare da essa.

Gerda era Gerda… Era la gioia di vivere. Qualcosa che esisteva, si rinnovava, accadeva ovunque.

 

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia.

Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna.

Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg ­Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda ­rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di ­vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante.

È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro.

Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

 

Chi è Helena Janeczek?

Helena Janeczek, nata a Monaco di Baviera in una famiglia ebreo-polacca, vive in Italia da oltre trent’anni. È autrice dei romanzi Cibo (Mondadori, 2002), Le rondini di Montecassino (Guanda, 2010), finalista al Premio Comisso e vincitore del Premio Napoli, del Premio Sandro Onofri e del Premio Pisa, e Lezioni di tenebra (Guanda, 2011). Il suo sito internet è: www.helenajaneczek.com/la-ragazza-conla-leica.html

 

DETTAGLI

Titolo: La ragazza con la Leica

Autore Helena Janeczek

Collana: Narratori della Fenice

Casa Editrice: Guanda

ISBN: 9788823518353

Pagine: 320

Formato: Cartonato

Prezzo: € 18,00

 

 

SARA MARENGHI la libraia che ha saputo coniugare libri, tanta fiducia e piccole meraviglie…

Ricordate Sara Marenghi, titolare della Bookbank Libri D’altri Tempi di Piacenza, che la notte lascia fuori dalla libreria un piccolo scaffale, i clienti possono scegliere un libro e lasciare il dovuto sotto la porta? Affascinati dall’iniziativa, abbiamo deciso di intervistare Sara ed ecco cosa ha raccontato a Into The Read. bookb

“Se ben ci pensi la FIDUCIA è la prima cosa che si fiuta in una persona, dopo quella arriva il sorriso, la stretta di mano e tanto altro”.

Se vi dovesse capitare di passare da Piacenza, non potete non recarvi alla Bookbank Libri D’altri Tempi, una piccola libreria in una viuzza del centro storico, distribuita su tre piani, che accoglie libri di ogni genere. Come si può leggere sul sito Bookbankpiacenza.it si interessano alla “compravendita di libri di seconda mano, fuori catalogo, rari e antichi. In negozio si possono acquistare libri di ogni genere, dalla narrativa alla saggistica, dalla storia alla poesia, dalla fantascienza ai libri per ragazzi, libri in lingua (inglese, francese, spagnolo e qualcuno in tedesco) anche di recente pubblicazione, in condizioni ottimali…”.

Alla Bookbank Libri D’altri Tempi il passato è di casa, i libri distribuiti sugli scaffali conservano il profumo e i colori del tempo, attraverso i quali ciò che ci ha preceduto rievoca i suoi trascorsi, suscitando quella particolare malinconia, mista a mistero, detta Vellichor, tipica di un negozio di libri usati, perché questo è un luogo intriso di magia, grazie al cuore e alla mente della sua titolare, Sara Marenghi.

Ma se è vero che “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, come recita un antico detto, alla Bookbank  non è così, infatti durante la bella stagione, tutte le sere alla chiusura viene lasciato fuori dal negozio uno scaffale con dei libri… Questo è il momento in cui avviene la magia, che può nascere solo quando i rapporti umani si fanno autentici, perché sostenuti dalla fiducia e dal rispetto reciproco.

mi fidoE anche se oggigiorno fidarsi è un po’ come compiere un salto nel vuoto, una sorta di scommessa, una donna che decide con la propria attività di concedere agli altri, credendo nel prossimo, senza alcuna riserva, non poteva che suscitare il nostro interesse.

Com’è nato il progetto #MiFidoDiTe, cosa ti ha spinta a fidarti senza alcuna remore degli altri e da quanto tempo lo porti avanti?

#MiFidoDiTe è nato nell’estate del 2015. Stanca dell’ennesimo brutto TG e di quell’aria di diffidenza che serpeggia come vento nei vicoli, con Giovanni, compagno di sogni e di vita, abbiamo deciso di fare qualcosa, anche di molto piccolo, che potesse ritornare a far guardare il nostro prossimo con il sorriso. Se ben ci pensi la FIDUCIA è la prima cosa che si fiuta in una persona, dopo quella arriva il sorriso, la stretta di mano e tanto altro. Così a Giovanni si è accesa una lampadina: uno scaffale di libri, libero da costrizioni e dove la FIDUCIA potesse essere la componente fondamentale.

Ed è nato lo scaffale (costruito da Giovanni con legno di recupero) #MiFidoDiTe! Che poi è anche il titolo di una canzone di Jovanotti, nonché un libro di Massimo Carlotto…

Funziona così: tutte le sere, prima della chiusura della Bookbank, mettiamo fuori dalla porta uno scaffale di libri, diversi per generi e autori. Si possono consultare e se si sceglie di portarne a casa uno, bisogna semplicemente  infilare 1 EURO SOTTO LA PORTA!

In  realtà non è un’idea del tutto originale: in America il giornale si compra così, in alcuni Paesi del Nord acquisti non solo libri e giornali, ma anche viveri… diciamo che è una novità in Italia!

E a tutt’oggi sei mai stata delusa nelle tue aspettative?

La prima sera che ho messo lo scaffale #MiFidoDiTe fuori dalla porta, devo ammettere che non ho dormito bene, e invece SORPRESAAAA, sotto la porta c’erano delle monetine: 3 euro per 3 libri mancanti. E’ stato un po’ come arrivare alla mattina del 25 dicembre e scoprire che Babbo Natale è passato! La mia preoccupazione principale era che i libri venissero rovinati. Ecco mi sarebbe spiaciuto molto di più che non trovare i soldi sotto la porta. E invece i libri NON sono mai stati rovinati, strappati o altro.

Certo qualche furbetto c’è stato, ma fa parte anche del gioco. Poi se ci pensi, che senso ha rubare un libro per così poco? Io ci rimetto il valore economico ma tu, furbetto, ci rimetti in dignità: quanto vale la tua dignità? 1 euro? Pensaci.

Poi ci sono state tante belle storie da raccontare attorno al #MiFidoDiTe… come la ragazza straniera che non aveva spiccioli ed è tornata il giorno dopo, il ragazzo tatuato-borchiato dalla testa ai piedi, con cane appresso, che passa al mattino e mi fa i complimenti (e mi molla 5 euro per 5 libri presi la sera prima)… ed è pure scoccata una scintilla d’amore tra un signore insonne e una signora che fa i turni e che si son trovati lì per caso a curiosare e giorno dopo giorno è diventato un appuntamento fisso… e  per non parlare delle tante manifestazioni di solidarietà. Ecco, questo ci rende felici.

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Da alcuni è stato definito “un esperimento”… con scadenza?

Nato come un esperimento, è diventato un appuntamento fisso. Estivo, però. L’umidità, tipica piacentina, non dà tregua e così, proprio come un vecchio amico, lo scaffale notturno #MiFidoDiTe è meglio metterlo al riparo, pronto a risvegliarsi con la bella stagione. Non ha scadenza, almeno non finché sarò io a gestire Bookbank.

Cosa vuol dire oggi gestire una libreria?

Vuol dire non avere orari, vuol dire avere sempre una lampadina accesa, vuol dire sognare sempre e moltissimo. Perché di libri, soprattutto usati, non ci si campa (almeno non a Piacenza)!

Io vengo dal mondo del teatro e per me la libreria non è un punto di arrivo, ma di partenza. L’idea è quella di creare attorno alla Bookbank un mondo fatto di persone che parlano, che imparano, che guardano, che ridono, che si incontrano. Ed è per questo che organizzo tante attività, laboratori, incontri, mostre d’arte…

Da sempre, per esempio, in Bookbank si incrociano scrittura e arte: piccole e preziose esposizioni si alternano tra gli scaffali carichi di libri, moltiplicando le storie e creando nodi continui con l’illustrazione, la fotografia o i collage, grazie alla preziosa collaborazione di Elisa, curatrice d’arte, che con il progetto “C/Arte, arte in libreria” mi aiuta sempre ad organizzare mostre di alto livello. E da sempre si viene qui anche per imparare, ma soprattutto per sperimentare, per giocare. Laboratori, corsi, incontri in cui si parla di letteratura in inglese (Teatime with Jane – per info clicca qui) o in francese (Un verre de vin avec Jean Paul – per info clicca qui ) davanti a un tavolo carico di dolci o a un buon bicchiere di vino e a chi passa per la libreria arriva l’eco delle risate e non può non sorridere, di riflesso.

Quanta magia c’è in un negozio di libri usati, dove il passato fa da padrone?

Questo dei libri è un mondo così magico che non potrei farne a meno. La bellezza di conoscere le persone e le case dove vado a recuperare i libri, di conoscere le storie che hanno da raccontarti, il profumo della carta, i tesori che ci trovi dentro (lettere, segnalibri, santini, fiori, biglietti del treno, cartoline…) e questo secondo me si trasmette anche a chi ci entra. Qui non trovi l’ultimo libro fresco di stampa, qui devi farti trovare dal libro.

Sara-MarenghiLa Bookbank nasce come libreria, ma non è solo una libreria. È un posto in cui si sta bene. Un posto pieno di storie, parole, intrecci, un rifugio nel cuore della città dove ritrovare un tempo lento, dedicato a se stessi e alle piccole felicità. È per questo che qui non trovi solo libri, ma anche occasioni per scoprire cose nuove, rilassarti o lasciarti trasportare in mondi lontani e bellissimi. Bookbank è piccola, ma è disposta su tre piani e ci sono angoli di lettura quasi intimi.

Qualche tempo fa, poi, alle due B di BookBank ho aggiunto la terza, di Bottega, perché se è bellissimo trovare le storie giuste, che ci tengano per mano, è ancora più bello accompagnarle con sapori e profumi speciali. Insieme a Cecilia della Farmacia di San Polo ho creato le Tisane Letterarie, ispirate alle più famose donne della letteratura classica (per info clicca qui). E poi ho aggiunto bibite, vini, birre artigianali, miele, marmellate, biscotti… perché sono tanti i modi in cui si può gustare un buon libro e volevo che la Bookbank li avesse qui, per tutti i sognatori come me.

Occupandoti anche di libri antichi, ce n’è stato uno che ha raggiunto la Bookbank Libri D’altri Tempi e che non pensavi sarebbe mai stato tra le tue mani?

Ho da poco in libreria un paio di libri molto rari del 1600 circa… dei gioielli! La carta spessa, brunita, i caratteri particolari… Altro libro che mi ha stupita che capitasse proprio a me, è stata la prima edizione originale di A Moveable Feast di Hemingway. Poi nel tempo anche altre prime edizioni italiane: ogni volta per me è una grande emozione.

Cosa stai leggendo in questo periodo?

Di tutto e di più. In questo preciso momento Mostri di Stefano Benni e Le ragazze di Sanfrediano di Vasco Pratolini e Mister Pip di Lloyd Jones. Io al posto del classico comodino ho una piccola libreria, zeppa di libri ancora da leggere!

Per concludere Sara, quali progetti nell’immediato futuro?

Innanzitutto potenziare il progetto “Una libraia tutta per sé” (per info clicca qui) e “Colibrì” (per info clicca qui) e poi sto lavorando a nuovi gadget da fare con i libri, oltre al già affermato “Il giardino nei libri” (per info clicca qui). Vige la ferrea regola del “non si butta via niente” e quindi cerco di riutilizzare i libri in altra maniera: découpage con vecchie pagine di libro per realizzare scatole regalo, creo sacchetti di carta, buste e biglietti particolari… e ho in mente un paio di idee che però non posso ancora svelare, per scaramanzia!

Ah, di sicuro insieme a Sonia della libreria Fahrenheit 451 di Piacenza organizzeremo la seconda edizione del Festival Transumanza Letteraria, Libri e Lettori in Movimento sia a Piacenza che sulle nostre montagne.

Ecco, questa è Sara Marenghi, una donna che ogni giorno con entusiasmo, confidando negli altri, non solo rappresenta ma fa la differenza in un mondo dove non si crede più a niente, in una società che bisogna di incentivi, di esempi positivi.

 

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BUONA VITA A TUTTI J.K. Rowling

Non occorre la magia per trasformare il mondo. Dentro di noi abbiamo già tutto il potere che ci serve: il potere d’immaginarlo migliore.

BUONA VITA A TUTTI di J.K. ROWLING

In questo periodo, mi è capitato spesso di vedere pubblicizzato in diversi siti internet BUONA VITA A TUTTI,  di J.K. Rowling e onestamente non pensavo di acquistarlo, eppure in libreria, una volta adocchiato, ho dovuto prenderlo: un discorso distribuito in 70 pagine, accompagnate da una serie di illustrazioni di Joel Holland, che mi ha incuriosita.

BUONA VITA A TUTTI, libro edito da Salani, riporta un discorso tenuto dalla Rowling, nel 2008, quando venne invitata in occasione della cerimonia di laurea ad Harvard; l’autrice decise di focalizzare l’attenzione su due temi fondamentali: i benefici del fallimento e l’importanza dell’immaginazione. Nel suo dire, sintetizzato in poche pagine, la Rowling mette completamente a nudo la propria anima, il cui interius è quello non solo di una donna, ma anche di una madre, che ha trasformato il fallimento iniziale, in un incipit, il cui epilogo è riuscito a condurla verso ciò che più voleva: riscattare la propria vita, per essere ciò che desiderava.

Tuttavia i miei genitori, che avevano entrambi alle spalle un passato di ristrettezze e non erano andati all’università, consideravano la mia fervida immaginazione come una simpatica stravaganza.

Il discorso proferito a Harvard possiede verità e ottimismo, il tutto sostenuto da un senso dell’ironia tipicamente british, nessuna polemica, nessuna retorica trapela dalle sue parole, solo i momenti bui e il percorso intrapreso per superarli.

La vita è difficile, complicata e sfugge al controllo di chiunque e l’umiltà di capirlo vi consentirà di sopravvivere alle sue vicissitudini.

Per il lettore BUONA VITA A TUTTI diventa una spinta motivazionale e una carica di energia propositiva, attraverso cui poter credere che tutto è possibile, basta volerlo, con la consapevolezza che comunque la vita c’è a chi dà e a chi toglie.

Forse non tutti la ritengono tale, eppure J.K. Rowling è certamente una delle più grandi scrittrici del nostro tempo e non solo in merito al suo Harry Potter, con cui sappiamo bene è stata in grado di appassionare, in ventun anni di presenza, persone appartenenti alle più disparate fasce d’età ed estrazioni socio-culturali. Ma anche (e soprattutto) per l’invidiabile percorso professionale ed editoriale, che ha messo da subito in luce la versatilità dei svariati generi  letterari, a cui riesce a dare libero sfogo. Oltre a scrivere infatti libri di genere fantasy, ha pubblicato anche una serie di gialli, utilizzando lo pseudonimo di Robert Galbraith.

Il mio matrimonio era imploso in tempi straordinariamente brevi, non avevo un lavoro, ero una madre sola ed ero povera quanto lo si può essere ai nostri giorni in Gran Bretagna pur conservando un tetto sulla testa.

Ora per chi non conoscesse la Rowling (MA VERAMENTE…?!),  è un’autrice dalle cifre da capogiro; ecco alcuni dati estrapolati da un interessante articolo del New York Times, in cui stando a ciò che viene sostenuto i sette libri di Harry Potter hanno venduto 450 milioni di copie, per un introito di circa 7.7 miliardi e all’autrice sono andati 1,15 miliardi di dollari. Inoltre, il contratto che la Rowling ha stipulato con la Warner Bros è segretissimo, ma i quattro film hanno fruttato alla scrittrice 250 milioni di dollari, mentre i 4 film successivi avrebbero aggiunto al suo già cospicuo capitale $400 milioni di dollari. Per Animali Fantastici e Dove Trovarli, a fronte di un incasso da 500 milioni di dollari, è probabile che l’autrice abbia guadagnato altri 50 milioni di dollari per un totali dai soli film di 700 milioni di dollari. E mi fermo qui, anche se la sequela dei dati continua.

E mentre Forbes (rivista statunitense di economia e finanza), nel 2012, tolse la scrittrice dalla lista dei miliardari, a causa delle svariate opere di beneficenza a cui si dedica e le tasse britanniche, che sembrava avessero contribuito a erodere la sua fortuna, il Times ha continuato a sostenere il contrario, dato che le percentuali sui libri di Harry Potter, lo spettacolo di Harry Potter and the Cursed Child, il franchise di Animali Fantastici, gli e-book, la serie di Cormoran Strike, Pottermore, i parchi a tema “Wizarding World” e i diritti televisivi dei film, permettono alla Rowling di stare di diritto in cima alla lista.

Se davvero avessi avuto successo in qualcos’altro, forse non avrei mai trovato la forza di riuscire nell’unico campo a cui ero convinta di appartenere veramente.

Quindi un’attività professionale vincente, portata avanti da una donna estremamente determinata, coraggiosa e dotata di un profondo senso di umanità (fino 2012, erano 160 i milioni di dollari devoluti in beneficenza).

A differenza di tutte le altre creature terrene, gli esseri umani possono apprendere e comprendere senza sperimentare di persona. Possono immaginarsi al posto degli altri.

La grandezza di un individuo consiste anche nel riuscire a sovvertire il modo di guardare alle cose e la Rowling ha pienamente dimostrato di essere in questo una strada maestra.

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QUARTA DI COPERTINA

Quando J.K. Rowling è stata invitata a tenere il discorso per la cerimonia di laurea di Harvard, ha deciso di parlare di due temi che le stanno molto a cuore: i benefici del fallimento e l’importanza dell’immaginazione. Avere il coraggio di fallire, ha detto, è fondamentale per una buona vita, proprio come ogni altro traguardo considerato di successo. Immaginare se stessi al posto degli altri, soprattutto dei meno fortunati, è una capacità unica dell’essere umano e va coltivata a ogni costo.
Raccontando la propria esperienza e ponendo domande provocatorie, J.K. Rowling spiega cosa significa per lei vivere una ‘buona vita’. Un piccolo libro pieno di saggezza, umanità e senso dell’umorismo, ricco di ispirazione per chiunque si trovi a un punto di svolta della sua esistenza. Per imparare a osare e ad aprirsi alle opportunità della vita.

 «Come un racconto, così è la vita: non importa che sia lunga, ma che sia buona».
Seneca

 

Chi è J.K. Rowling?

J.K. Rowling è l’autrice dei sette libri della saga di Harry Potter, che sono stati venduti in più di 450 milioni di copie, tradotti in ottanta lingue e trasposti in otto film di successo planetario. Ha scritto anche i tre libri della BiblioteCa di Hogwarts, per beneficenza: Il Quiddich attraverso i secoli Gli Animali Fantastici: dove trovarli (a sostegno di Comic Relief e Lumos) e Le Fiabe di Beda il Bardo (a sostegno di Lumos). Co-autrice dell’opera teatrale Harry Potter e la Maledizione dell’Erede, che ha debuttato a Londra nel 2016, nello stesso anno ha pubblicato la sua prima sceneggiatura, lo script del film Animali Fantastici e dove trovarli. Ha scritto anche un romanzo per adulti, Il seggio vacante, oltre ad una serie di gialli sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith.

J.K. Rowling offre il suo supporto a un gran numero di cause attraverso Volant, il suo fondo di beneficenza. Ha fondato e presiede l’organizzazione benefica Lumos, che si adopera perché non sia più necessario rivolgersi a istituti e orfanotrofi e perché tutti i bambini possono crescere in un ambiente sicuro e amorevole. Insignita dell’Ordine dell’Impero Britannico (OBE) per il suo prezioso contributo alla letteratura per ragazzi, ha ricevuto numerosi altri premi e onorificenze, tra cui la Legione d’onore francese e il Premio Hans Christian Andersen.

 

DETTAGLI

Genere: Critica letteraria

Listino: € 10,00

Editore: Salani Editore

Data uscita: 20 novembre 2017

Pagine: 70

Formato: rilegato, Illustrato

Lingua: Italiano

Traduttori:Guido Calza

Illustratore: Joel Holland

EAN: 9788893813389

 

DIAVOLI CUSTODI Erri De Luca e Alessandro Mendini

A undici anni ho saputo che scrivere una storia produce dissociazione da me stesso. Dopo oltre mezzo secolo e altri racconti, so che in me esiste una folla di altri che a turno prendono il sopravvento.

Diavoli custodiUn giorno accadde che due personalità di valore vennero presentate da amici comuni e da qui prese il via “una gita sottobraccio” tra Erri De Luca e Alessandro Mendini, che si risolve con DIAVOLI CUSTODI, edito da Feltrinelli.

Il libro in una suddivisione ben precisa, articola la pagina sinistra in modo da accogliere le illustrazioni grafiche di Alessandro Mendini, mentre la destra riporta i racconti di Erri De Luca, come risultato improvvisato ai disegni. Da qui le trentasei illustrazioni, alcune a colori altre in bianco e nero, per trentasei racconti, la cui successione viene volutamente sovvertita a chiusura del libro.

I due artisti infatti, dotati di un diverso modo di sentire e di percepire il quotidiano, presentano un campionario di mostruosità, indicati come mostri diurni, venuti fuori dalle riflessioni sulla suggestione, sull’indifferenza, sull’ostinazione, sulla paura e su malinconiche reminiscenze, il cui serraglio per tenerli a bada non è altro che lo sfondo bianco intorno alle illustrazioni prodotte da Alessandro Mendini, che non vuole accogliere, ma isolare tali mostruosità diurne.

Per comprendere tutto ciò bisogna andare oltre le immagini, là dove la parola si fa didascalia.

In questi duetti con Alessandro Mendini, di pagine nostre che vanno sottobraccio, dichiaro la mia dipendenza. Provo suggestione nel seguire le linee del suo inchiostro. Quello che scrivo dipende dal riflesso di uno che è preso alla sprovvista.

Nel corso dell’esposizione Erri De Luca sostiene che i mostri non possono essere debellati, ma si possono guardare in faccia mentre si muovono nel buio del nostro inconscio, sepolti nel labirinto dell’interiorità umana e in grado di acquistare una definizione tangibile solo attraverso l’esposizione grafica di Alessandro Mendini. Così, sarà il disegno a conferire riscontro e concretezza alle parole, divenendo l’immagine il frutto di una meditazione e lo scritto un’improvvisazione, scaturita dall’immediata risposta, quella di Erri De Luca, a impressione dell’illustrazione.

Con Diavoli Custodi quindi stile ed estetica, sublimando, si equiparano divenendo un tutt’uno.

Artista è chi riporta in superficie la vita che gli scorre sotto traccia.

In Erri De Luca la parola compone frasi che si susseguono attraverso una propria essenzialità stilistica: i racconti si consumano in poche pagine, o addirittura in una, ma nella sua essenzialità espositiva troviamo concentrata tutta la profondità del suo sentire, pura emozione in divenire, espressa nel un suo personalissimo modo di dire, influenzando così il ritmo narrativo dell’intero racconto.

Le immagini di Alessandro Mendini, ricorrendo ad una primitività artistica, vengono epurate da qualunque sovrastruttura, mostrandosi in tutta la loro concettualizzazione simbolica.

Alcune illustrazioni sono state ispirate dai disegni di Pietro Farina, un bambino caro ad entrambi gli autori.

Piegare la schiena per ricucire un rammendo, per issare un’ancora, per innescare un filo: sono piegamenti che danno dignità al gesto più antico. Piegarsi per ossequio a una pubblica autorità invece produce sottomissione.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Dall’incontro di due personalità eccezionali nasce un libro unico e prezioso, che affianca a trentasei racconti di Erri De Luca altrettanti disegni (in bianco e nero e a colori) dell’artista Alessandro Mendini.
Un duetto che rimanda a una nostra tradizione forte – basti pensare al connubio fra Rodari e Munari – e che qui comincia sempre con un’illustrazione, da cui poi il racconto prende liberamente l’abbrivio. “Quello che scrivo,” dice De Luca, “dipende dal riflesso di uno che è preso alla sprovvista.” E a stupire, a spiazzare sono quei disegni che fanno spalancare gli occhi come uno strappo nel cielo, fanno sentire nudi “come quei due nel primo giardino, dopo l’assaggio scippato dall’albero della conoscenza”, perché “la suggestione è una manifestazione della verità”.
Erri De Luca e Alessandro Mendini iniziano quasi per gioco – ispirandosi ai disegni di un bambino caro a entrambi – e poi via via stabiliscono fra loro un dialogo di forme e parole serrato e ricco di senso, tracciano sulla pagina le proprie paure, le tentazioni, le fiere ostinazioni, e tutto un vivace campionario di “mostruosità terrestri”. Compongono dunque un libro di eroismi quotidiani che scandaglia, attraverso percorsi tutt’altro che logici e prevedibili, il nostro più profondo sentire: facendoci avvertire il fiato dei mostri dietro le nostre spalle e al contempo consegnandoci le chiavi del serraglio dentro cui tenerli a bada.

I mostri sono i diavoli custodi dell’infanzia, nessun angelo può tenerli a bada.

 

Chi sono Erri De Luca e Alessandro Mendini?

Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950. Ha pubblicato con Feltrinelli: Non ora, non qui (1989), Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997, 2004), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino; 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre (2006), Almeno 5 (con Gennaro Matino; 2008), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011), I pesci non chiudono gli occhi (2011), Il torto del soldato (2012), La doppia vita dei numeri (2012), Ti sembra il Caso? (con Paolo Sassone-Corsi; 2013), Storia di Irene (2013), La musica provata (2014; il libro nella collana “I Narratori”, nella collana “Varia” il dvd del film), La parola contraria (2015), Il più e il meno (2015), il cd La musica insieme (2015; con Stefano Di Battista e Nicky Nicolai), Sulla traccia di Nives (2015), La faccia delle nuvole (2016), La Natura Esposta (2016), Morso di luna nuova. Racconto per voci in tre stanze (2017), Diavoli custodi (2017; con Alessandro Mendini) e, nella serie digitale Zoom, Aiuto (2011), Il turno di notte lo fanno le stelle (2012) e Il pannello (2012). Per i “Classici” dell’Universale Economica ha tradotto l’Esodo, Giona, il Kohèlet, il Libro di Rut, la Vita di Sansone, la Vita di Noè ed Ester. Sempre per Feltrinelli ha tradotto e curato L’ultimo capitolo inedito de La famiglia Mushkat. La stazione di Bakhmatch di Isaac B. Singer e Israel J. Singer (2013).

Alessandro Mendini è nato a Milano nel 1931, architetto, artista, designer, è personaggio rappresentativo dell’idea di una progettazione critica cosciente e poetica. Ha diretto le riviste “Casabella”, “Modo”, “Ollo”, “Domus”. Dagli anni ’70 è punto di riferimento nella svolta verso il design post-moderno. Vive e lavora a Milano. Per Feltrinelli ha pubblicato Diavoli custodi (2017 con Erri De Luca).

 

DETTAGLI

Genere: Narrativa moderna e contemporanea

Editore: Feltrinelli

Collana: I Narratori

Pagine: 96

Listino: € 14,00

Data di uscita: 14 Settembre 2017

Formato: brossura illustrato

EAN: 9788807032554