10 LIBRI DI VIAGGIO

Durante questo stranito 2020, le vacanze non riesco neppure a immaginarle: chiudo gli occhi e, oltre a un orizzonte troppo lontano per essere raggiunto, mi vengono alla mente bagnini e bagnanti in mascherina… un incubo!

E allora che fare?

Iniziare a viaggiare con la mente può essere d’aiuto, surrogato a una remota prospettiva che ci vede a cuor leggero dedicare del tempo a fare la valigia. Non sarà la stessa cosa, eppure un buon libro rappresenta sempre una destinazione avvincente!

M’abbandono all’adorabile viaggio: leggere, vivere dove guidano le parole.

Paul Valéry-

I libri di viaggio offrono un biglietto di sola andata per essere proiettati verso luoghi al momento preclusi, ve ne sono diversi coinvolgenti e senza andare troppo in là, la storia è piena di scrittori che si sono dedicati a questo genere, basti pensare a Marco Polo con Il Milione o a Viaggio in Italia di Goethe, ve ne consiglierò qualcuno che spero possa fare al caso vostro; quanto meno potrà servire da ispirazione per giorni migliori.

Allora pronti a partire, andiamo…

 

QUATTRO CONVERSAZIONI SULL’EUROPA

Europeo per nascita e per vocazione, cresciuto al crocevia tra Italia, Francia e Germania, Philippe Daverio ci accompagna in alcune riflessioni sul passato del vecchio continente e sulla sua eredità intellettuale. Si inserisce così nel dibattito politico attuale con la sua autorevole voce di storico dell’arte e antropologo culturale. Il presupposto è che l’Europa è la nostra casa comune, una condivisa visione del mondo, con uno stesso linguaggio artistico, musicale, architettonico e addirittura gastronomico. Partendo dal pensiero di alcuni grandi maestri dell’Ottocento e Novecento, tra cui Victor Hugo e Sir Winston Churchill, Altiero Spinelli e Paul Valéry, che hanno immaginato un’Europa unita, il discorso si sposta poi su alcuni periodi storici, come il Rinascimento carolingio o le corti del Settecento, per approfondire le differenze e le contaminazioni fra i vari Paesi. Alla fine si può quindi addirittura affermare, provocatoriamente, che “il senso dell’Europa sta anche nei sensi: guardiamo, ascoltiamo, sentiamo, annusiamo, mangiamo in modo diverso dagli altri popoli e in questo stanno le nostre radici comuni”. Philippe Daverio, Quattro conversazioni sull’Europa, Rizzoli.

borghi-sicilia

BORGHI DI SICILIA

Far conoscere l’isola attraverso traiettorie insolite e coinvolgenti: questo è l’intento del libro Borghi di Sicilia.

Grazie a testi compositi e al prezioso corredo iconografico, viene presentata una Sicilia lontana dagli stereotipi, unica e misteriosa, costellata di realtà insospettabili e sorprendenti, che lascia a bocca aperta anche chi, l’isola, pensa di conoscerla bene.

Ciascuno dei borghi per le sue caratteristiche e tutti quanti insieme ne raccontano così il volto poco conosciuto e non sufficientemente esplorato, dai significati e dai valori non scontati.

Il libro è stato costruito come progetto corale e collettivo grazie ad autori – tutti rappresentanti competenti e riconosciuti delle relative comunità locali – che li narrano da una “prospettiva interna” con un forte coinvolgimento emotivo.

Soffermandosi su territori caratterizzati da nuclei urbani di dimensioni contenute, poco popolati ed estranei alle consuete traiettorie turistiche, il libro Borghi di Sicilia illustra l’incredibile patrimonio di risorse artistiche, storiche, culturali, enogastronomiche e paesaggistiche che i borghi offrono a chiunque voglia visitarli. Edito da Dario Flaccovio Editore, Borghi di Sicilia è un libro a cura di Fabrizio Ferreri e Emilio Filadelfo Messina.

 

L’ULTIMO VIAGGIO DI AMUNDSEN

Un grande racconto documentario che indaga uno dei misteri irrisolti dell’esplorazione artica e il tragico destino dell’eroe polare Roald Amundsen.

Il 25 maggio 1928 il dirigibile Italia, tornando da una spedizione al Polo Nord, si schianta sulla banchisa a nord delle isole Svalbard. Il generale Umberto Nobile e gli altri otto sopravvissuti, malati, affamati e sull’orlo della follia, resistono quasi cinquanta giorni in un deserto di ghiaccio, chi aspettando i soccorsi, chi tentando una marcia disperata verso la terraferma. Per salvarli, ma anche per difendere interessi politici e territoriali, si mobilitano Italia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Francia e Unione Sovietica, dando inizio a una complessa e spettacolare operazione di soccorso seguita da reporter e cineoperatori di tutto il mondo. Il 18 giugno, a bordo di un idrovolante francese, parte anche il grande eroe polare norvegese Roald Amundsen. Con Nobile, nel 1926, aveva compiuto il primo sorvolo del Polo Nord a bordo del dirigibile Norge. Tra loro era esploso subito uno scontro di personalità e di potere, lasciando poi strascichi di offese reciproche. Eppure Amundsen è impaziente di volare a salvare il rivale, forse anche per il timore di essere stato messo in ombra dalle esplorazioni dei tempi nuovi, ormai in mano agli eroi dell’aria. Ma il Latham 47, che è solo un prototipo mai collaudato, una volta partito scompare per sempre. Amundsen si rendeva conto del rischio che correva? E cos’è successo all’aereo e al suo equipaggio? Monica Kristensen mette in campo sia le sue competenze scientifiche sia la sua esperienza di narratrice per ricostruire la vicenda con commossa accuratezza, arrivando, ragionamento dopo ragionamento, ad avanzare una sua originale interpretazione. E ci regala il ritratto emozionante di un grande eroe al tramonto. Monica Kristensen, L’ultimo viaggio di Amundsen, Iperborea.

 

L’ITALIA Ѐ UN SENTIERO. Storia di cammini e camminatori

Il racconto appassionato dell’Italia vista da quota zero: tra incantevoli sentieri di montagna e tratturi che rievocano pratiche antichissime, tra vie sacre di pellegrinaggio e percorsi che conservano memoria di scenari di guerra, questo libro è un invito irresistibile a uscire di casa e mettersi in cammino.

Per centinaia di migliaia di anni noi umani abbiamo conosciuto solo un modo per muoverci: mettere un passo davanti all’altro. In qualche caso muli e cavalli hanno aiutato, ma per spostarci abbiamo sempre dovuto affrontare lunghe scarpinate. Agli inizi del secolo scorso automobili, treni e aerei hanno sconvolto quest’abitudine, condizionando il nostro corpo e anche il nostro modo di pensare. Camminando ci accorgiamo di riuscire a osservare i luoghi sotto una prospettiva diversa, ci sembra di entrarci meglio, di viverli più in profondità. In queste pagine ritroveremo il piacere di uno sguardo nuovo a partire da luoghi vicini e accessibili: ripercorreremo i passi di Giustino Fortunato sui monti Lattari, quelli dell’inglese Edward Lear in Aspromonte e il cammino degli anarchici nei monti del Matese. Andremo sulla via Vandelli in Toscana e nelle trincee della Grande Guerra. Senza trascurare gli itinerari religiosi, dalle vie francigene ai cammini di Francesco d’Assisi. E ancora, i percorsi classici di escursionismo e trekking, fino al grande sogno del Sentiero Italia: seimila chilometri e più di 380 tappe attraverso tutta la penisola. Natalino Russo, L’Italia è un sentiero. Storie di cammini e camminatori, Laterza.

 

IL NOSTRO PIANETA

Il libro ufficiale per ragazzi della docuserie originale Netflix. Una straordinaria celebrazione delle bellezze naturali del nostro pianeta, con immagini meravigliose tratte dalla serie TV e splendide illustrazioni di piante e animali di terra e di mare, così vivide e realistiche che sembrano vive. Esplora i paesaggi ghiacciati, le giungle impenetrabili e gli immensi oceani, e scopri come tutti questi habitat siano legati l’uno all’altro per creare l’unico luogo che tutti noi chiamiamo casa: IL NOSTRO PIANETA. Questo libro straordinario sarà di ispirazione per grandi e piccini, e il suo messaggio di speranza toccherà il cuore di tutti noi. Con una speciale prefazione del celebre naturalista David Attenborough. Matt Whyman, Il nostro pianeta, HarperCollins.

 

IN MEZZO AL MARE. Storie di giovani rifugiati

Un libro illustrato, vincitore di molti premi, che ha il valore di un documento storico e la potenza di un libro di testimonianza.
Tradotto dai ragazzi della BIBLIOTECA IBBY DI LAMPEDUSA.
1€ di ogni copia venduta sarà devoluto alla Biblioteca.
Tutti i popoli sono stati migranti almeno una volta nella Storia. Spinti da guerre, persecuzioni, fame, molti sono stati i ragazzi e le ragazze che hanno preso la via del mare da soli o insieme ai loro cari, rischiando la vita per cercare rifugio. Questo libro ce lo ricorda, raccontando cinque storie vere. Quella di Ruth, in fuga dalla Germania nazista. Quella di Phu, via dal Vietnam in guerra. Quella di José, che si imbarca per non vivere più nella Cuba di Castro. Quella di Najeeba, che fugge dall’Afghanistan per salvarsi dai talebani. E infine quella di Mohamed, che dalla Costa d’Avorio in piena guerra civile affronta il viaggio per approdare in Italia, dove oggi vive e lavora. Mary Beth Leatherdale e Eleanor Shakespeare, In mezzo al mare, Il Castoro.

 

AUTOSTOP CON BUDDHA. VIAGGIO ATTRAVERSO IL GIAPPONE

Un abile scrittore rievoca il suo viaggio in Giappone, seguendo gli itinerari più inconsueti. Se ne ricava un’immagine nitida e vera, ricca di inquietudini, squilibri, contraddizioni. Ma c’è anche il vivido racconto di un’esperienza fatta di incontri, di persone, di caratteri indimenticabili. L’autore mostra una speciale maestria nella rappresentazione dei tratti psicologici oltre che nella descrizione suggestiva e attenta dei paesaggi e degli stili di vita. Raramente la letteratura di viaggio ha saputo entrare così a fondo e con tanta garbata e partecipe ironia nell’intimo delle persone. Will Ferguson, Autostop con Buddha. Viaggio attraverso il Giappone, Feltrinelli Editore.

 

PATAGONIA EXPRESS

Il diario di viaggio di Sepúlveda in Patagonia e nella Terra del Fuoco: riflessioni, racconti, leggende e incontri che s’intrecciano nel maestoso scenario del Sud del mondo, dove l’avventura non solo è ancora possibile, ma è la più elementare forma di vita. Il vecchio Eznaola, che naviga senza sosta per i canali cercando un vascello fantasma; i gauchos che ogni anno organizzano il “campionato di bugie” della Patagonia; l’aviatore Palacios e lo scienziato Kucimavic; Bruce Chatwin, Butch Cassidy e Sundance Kid… una serie di personaggi eccezionali sullo sfondo di un eccezionale paesaggio. Luis Sepùlveda, Patagonia Express, Guanda.

 

VIAGGIO IN PORTOGALLO

“Questo Viaggio in Portogallo è una storia. Storia di un viaggiatore all’interno del viaggio da lui compiuto, storia di un viaggio che in se stesso ha trasportato un viaggiatore, storia di un viaggio e di un viaggiatore riuniti nella fusione ricercata di colui che vede e di quel che è visto… Prenda il lettore le pagine che seguono come sfida e invito. Faccia il proprio viaggio secondo un proprio progetto, presti minimo ascolto alla facilità degli itinerari comodi e frequentati, accetti di sbagliare strada e di tornare indietro, o, al contrario, perseveri fino a inventare inusuali vie d’uscita verso il mondo. Non potrà fare miglior viaggio.” La storia di un viaggio nell’affascinante terra portoghese si trasforma nello spunto per una riflessione sul viaggiare come esperienza fondamentale. José Seragamo, Viaggio in Portogallo, Feltrinelli Editore.

 

SULLA STRADA

Sal Paradise, un giovane newyorkese con ambizioni letterarie, incontra Dean Moriarty, un ragazzo dell’Ovest. Uscito dal riformatorio, Dean comincia a girovagare sfidando le regole della vita borghese, sempre alla ricerca di esperienze intense. Dean decide di ripartire per l’Ovest e Sal lo raggiunge; è il primo di una serie di viaggi che imprimono una dimensione nuova alla vita di Sal. La fuga continua di Dean ha in sé una caratteristica eroica, Sal non può fare a meno di ammirarlo, anche quando febbricitante, a Città del Messico, viene abbandonato dall’amico, che torna negli Stati Uniti. Jack Kerouac, Sulla strada, Mondadori.

KARAJAN. RITRATTO INEDITO DI UN MITO DELLA MUSICA Leone Magiera

Karajan non era soltanto il “mito” che veniva ritratto dalle riviste di tutto il mondo in pose divistiche al pari delle più celebri star di Hollywood; era anche un uomo sensibile e gentile, severo e imperioso all’occorrenza, ma con un profondo senso di umanità e di giustizia.

magieraChi non ha sentito parlare di Herbert von Karajan, uno tra i più grandi direttori d’orchestra del Novecento? Per chi serbasse questa mancanza o per chi volesse approfondire la figura di questo colosso della musica mondiale, dallo scorso 13 febbraio è disponibile in tutte le librerie il ritratto del suo mito, raccontato in una visione del tutto inedita da Leone Magiera, suo amico e collaboratore. Karajan. Ritratto inedito di un mito della musica, edito da La nave di Teseo, nasce dalla necessità del suo autore di parlare, oltre che del grande Maestro, dell’uomo, in quanto come egli stesso afferma:

Nel corso degli anni, ho letto racconti e giudizi sull’uomo e sul direttore che non sempre corrispondono ai miei ricordi, per cui, a trent’anni dalla morte, ho deciso di parlarne.

Appassionato di scrittura, lo stile di Magiera è scorrevole e accompagna il lettore nei suoi ricordi di vita, in un racconto che non deve considerarsi scontato, dato che si snoda attraverso un’analisi del personaggio-Karajan da un punto di vista compositivo e interpretativo.

Oggetto della sua immensa ammirazione, Magiera ha coltivato con Herbert von Karajan un rapporto artistico privilegiato; il Maestro austriaco, che poco si concedeva, lo scelse come collaboratore per numerose produzioni operistiche e come coordinatore dei corsi per cantanti lirici al Festival di Salisburgo.

Nel susseguirsi dei ricordi, il lettore viene accompagnato dall’autore nelle frequentazioni con Karajan fatte di esperienze, confidenze, scambi di opinioni, consigli avvenuti nei grandi teatri di tutto il mondo: Milano, Berlino, Salisburgo, Vienna, Parigi.

Ha visitato Berlino? Non ancora? Vada a vedere quell’obbrobrio che è il Muro. Avrebbe dovuto ammirare questa città prima della guerra. Meglio pensare alla musica: le parlerò di un progetto per il Festival di Salisburgo.

Oltre l’approfondita analisi di quella che è stata la leggendaria tecnica direttoriale di Karajan, di cui Magiera ne confessa “la resistenza opposta dal Maestro alle mie precise domande”, ne vengono fuori aspetti umani fino ad oggi poco noti: il sense of humor, che si rivela anche nell’abilità di travestirsi per sfuggire alle situazioni più difficili o semplicemente per non farsi riconoscere; la sua curiosità per il gossip  e il pettegolezzo, che gli permetteva di stare aggiornato su tutto ciò che accadeva nel mondo musicale internazionale; la sua generosità e l’inaspettata disponibilità.

Quindi, un uomo straordinario, dalle mille sfaccettature, a sostegno di una personalità magnetica, decisa e sicura. I tratti peculiari che trasfigurano Herbert von Karajan “nel vero Dio della musica” sono un raffinato gusto estetizzante del suono, la ricerca di timbri morbidi e vellutati, il culto del fraseggio legato, tutti elementi riconducibili a una sua precipua Weltanschauung.

Era una presenza magnetica che ispirava un misto di sentimenti: rispetto, timore, ammirazione. Notai che non era molto alto, ma si muoveva con grande agilità, e da ogni suo gesto traspariva una forza interiore che ci fece scattare immediatamente tutti in piedi, quasi sull’“attenti”.

Filo conduttore dell’amicizia tra i due direttori d’orchestra, Mirella Freni con cui Leone Magiera cominciò a flirtare in gioventù e che per vent’anni fu sua moglie, sua allieva, nonché la madre di sua figlia, per essere ricordata come uno dei soprani più famosi del secolo scorso.

Mirella Freni è venuta a mancare il 9 febbraio, qualche giorno prima dell’uscita del libro, a cui ha partecipato con la sua prefazione stringata, ma puntuale.

Per la carriera artistica di Mirella Freni, Herbert von Karajan fu fondamentale. Divenuta tra le sue interpreti predilette, l’aveva sentita in qualche occasione, senza palesare la propria presenza, dato che capitava che il Maestro si travestiva per non farsi riconoscere e andava in teatro ad ascoltare; fu così che la scelse per La Bohème. Da lì iniziò la straordinaria carriera della Freni.

Il libro scorre intrecciando ricostruzioni di fatti e volti noti, quali Luciano Pavarotti, Riccardo Muti, John Vickers, Leontyne Price, Raina Kabaivanska e ancora Placido Domingo, Mario Del Monaco, Cecilia Gasdia, Montserrat Caballé, Fiamma Izzo D’Amico, Nicolai Ghiaurov e altri ancora, con altrettanti aneddoti che non rivelerò per evitare di togliere gusto alla lettura, lasciando al lettore il piacere di scoprire.

Dico indescrivibile perché la stecca della Caballé fu tanto sconvolgente da farmi pensare che Andrea Camilleri, il popolarissimo scrittore siciliano, fosse presente alla serata e vi si sia ispirato per scrivere successivamente uno dei suoi romanzi più belli, quel Birraio di Preston di cui consiglio vivamente la lettura agli appassionati di musica lirica.

Karajan diventa quindi un passaggio obbligato per ogni melomane, che alla fine del libro troverà un’appendice con brevi cenni di tecnica direttoriale, utile per chi professionalmente è interessato alla direzione d’orchestra e voglia approfondire i segreti di questa importante figura musicale; in egual modo, si rivelerà un libro interessante e coinvolgente anche per chi, attraverso le parole del suo autore, vuol conoscere i retroscena di un universo, quello lirico, che mette a nudo l’anima di uomini e donne che con tenacia, tecnica, talento e profonda sensibilità artistica l’hanno reso grande agli occhi del mondo; ma soprattutto Karajan mostra i retroscena del sodalizio tra due uomini, capaci di riconosce l’uno nell’altro l’indiscussa immensità artistica.

Ciò che appare chiaro durante la lettura, al di là della personalità straordinaria e unica di Karajan, è il modo in cui un uomo eccezionale viene ricordato da un uomo eccezionale, Leone Magiera, che con competenza e grandissima professionalità ha saputo fissare sulla carta un universo personale e professionale con assoluta modestia e uno stile talmente armonioso da riuscire a far vibrare le corde dell’animo umano.

Non ho mai potuto pensare che un uomo così sensibile, altruista e sempre pronto ad aiutare i giovani di qualsiasi razza e nazionalità, avesse potuto macchiarsi di crimini durante il suo passato nazista, come ebbe a confessarmi Nino Sanzogno, il suo vecchio amico e collega che lo soccorse a Trieste nel dopoguerra.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Leone Magiera ci dà, in questo volume, una visione del tutto inedita di Herbert von Karajan. Amico e collaboratore del Maestro per molti anni, Magiera, oltre ad analizzare in profondità la sua tecnica direttoriale e molte delle più famose interpretazioni, ci racconta, nei suoi incontri con Karajan, della personalità più nascosta e segreta del grande Maestro austriaco. Ne risulta un aspetto umano pressoché sconosciuto, con risvolti mai narrati precedentemente. Il sense of humor di Karajan, che si estrinsecava anche nell’abilità nel travestirsi per sfuggire alle situazioni più difficili e pericolose, ma anche semplicemente per non farsi riconoscere; la sua curiosità, quasi morbosa, che gli permetteva di stare continuamente aggiornato su tutto ciò che accadeva nel mondo musicale internazionale…

Una breve appendice tecnica, utile per chi è interessato professionalmente alla direzione d’orchestra o all’appassionato che voglia scoprire i segreti di questa importante figura musicale, espone in modo semplice ma efficace un pensiero forgiato dall’attività sul campo e dai grandi incontri artistici.

Questi e altri aspetti inediti fanno di questo libro una lettura indispensabile per chi voglia conoscere più compiutamente la personalità di uno dei più grandi direttori d’orchestra di ogni tempo.

 

Chi è LEONE MAGIERA

Leone Magiera, nato a Modena, enfant prodige – già a 12 anni si esibiva come pianista solista – è stato direttore d’orchestra, dirigente teatrale, collaboratore pianistico in recital cameristici di quasi tutti i più celebri cantanti della scena lirica internazionale. Docente di canto al Conservatorio G. B. Martini di Bologna, fra i tanti allievi divenuti celebri, ha avuto Luciano Pavarotti, Mirella Freni, Ruggero Raimondi e, più recentemente, Carmela Remigio, Fabio Sartori e Mariangela Sicilia. Con Luciano Pavarotti, di cui è stato maestro sin dagli inizi, ha tenuto oltre mille serate teatrali dalla prima Bohème del debutto (1961) all’ultima esibizione per le Olimpiadi invernali del 2006. Vasta la sua discografia per le più importanti edizioni. Da sempre appassionato di scrittura, ha avuto un successo internazionale con il suo Pavarotti visto da vicino, anche nella versione inglese (Pavarotti Up Close).

 

DETTAGLI

Autore: Leone Magiera

Titolo: Karajan. Ritratto inedito di un mito della musica

Editore: La nave di Teseo

Data uscita: 13 febbraio 2020

Pagine: 265

Prezzo: € 18,00

Formato: brossura

EAN: 9788893950602

 

JOHN CONNOLLY con un invito ai suoi lettori

Miei cari lettori,

questa mattina, ho ricevuto un’email della Fanucci Editore, che ho trovato molto interessante, dato che si riallaccia a un concetto che ho ribadito più volte in questo periodo, quello di reinventarsi, nel senso di proporsi in modo nuovo; quindi ho pensato di condividerla.

L’email contiene una lettera del noto autore irlandese John Connolly che, in considerazione di questo momento tanto difficile, ha deciso di avvicinarsi ai suoi lettori in un modo per lui del tutto inusuale, ma che trova adatto al periodo che stiamo attraversando.

Riporto integralmente quanto ricevuto, non solo per chi già conosce John Connolly, ma anche per chi desidera scoprire questo maestro indiscusso del thriller, che con suspence e mistero, ha saputo creare un legame tra i suoi personaggi e i tanti lettori che lo seguono in tutto il mondo.

Ecco quanto ricevuto:

Cari amici,

          Okay, lo so, sono passate solo un paio di settimane dall’ultima newsletter, e Dio non voglia che diventi anch’io uno di quelli che chiamano solo per sapere come state, o che vi credono sulla parola quando dite che dovrebbero farsi vedere più spesso.

          “Oh no, ancora lui!”

          “Digli che non siamo a casa.”

          “Se gli dico che non siamo a casa, saprà che siamo a casa. Cosa sei, un idiota?”

          “Se faccio stare zitti i bambini, magari se ne andrà.”

          “Non se ne va mai. È ostinato. Come i pidocchi.”

          Insomma, non voglio essere uno di quelli. Di nuovo.

          Ma ero dispiaciuto per il rinvio della pubblicazione di The Dirty South a causa delle attuali sgradevolezze, nonché per le difficoltà di alcune edizioni all’estero. E volevo offrire ai lettori una piccola distrazione per le prossime settimane e i prossimi mesi, perché se sei uno scrittore, l’unica cosa che puoi fare per coloro che apprezzano il tuo lavoro è scrivere.

          E così, da giovedì 2 aprile, e a seguire ogni giorno fino alla conclusione della vicenda, pubblicherò sul mio sito, a puntate di 500/600 parole ciascuna, una breve novella con Parker intitolata “Le sorelle Strange“. Per rendere la cosa più interessante, la storia non è stata ancora completata, e non ne conosco né il centro né la fine. Per ora ho scritto soltanto un paio di migliaia di parole, e l’ho fatto perché possano essere tradotte, visto che ogni giorno sul sito verranno pubblicate anche le versioni in francese, spagnolo e italiano. (La novella sarà disponibile anche per i miei editori in altri paesi, ma coordinare i brani in quattro lingue è probabilmente il massimo che possa fare direttamente.)

          È un metodo di lavoro che va contro quello che adotto di solito, il quale consiste nello scrivere con grande lentezza una prima stesura, senza mai rileggere quello che ho creato il giorno prima, e riprendere dall’inizio solo dopo essere giunto al termine. Nessuno vede il libro finché non è stato rivisto e corretto a più riprese e dall’inizio alla fine, processo che mi permette altresì di riorganizzare il materiale, ripensare agli snodi narrativi e riposizionare i personaggi. Io stesso scopro il libro, la storia e i personaggi a mano a mano che scrivo. È l’unico modo in cui so davvero lavorare, ed è così che i miei libri sono stati creati fin dall’inizio della mia carriera.

          “Le sorelle Strange”, al contrario, permetterà ai lettori di assistere a una sorta di “work in progress” nella fase stessa della sua creazione, e una volta che avrò deciso di pubblicare un brano non potrò più modificarlo. Inoltre, voi e io scopriremo la natura della storia e dei suoi personaggi più o meno in contemporanea. (Tra l’altro, la novella segna il temporaneo ritorno alla narrazione in prima persona.) Potrete leggerne un nuovo brano ogni giorno, oppure accumularli per goderveli alla fine della settimana. I nuovi brani saranno resi disponibili qui all’indirizzo http://www.johnconnollybooks.com/the-sisters-strange ogni mattina per almeno un mese, forse anche un po’ più a lungo.

          Comunque scegliate di leggere “Le sorelle Strange”, se lo farete, spero che vi piaccia. È un piccolo segno della mia gratitudine per la vostra gentilezza e il sostegno che mi avete dato negli anni, e un gesto di affetto. Nel corso della mia carriera di scrittore ho avuto la fortuna di conoscere di persona molti di voi, e in questo difficile momento voglio che stiate bene. Con un pizzico di fortuna, nonché di gentilezza, ci rivedremo quando sarà tutto finito. Ricordate, se potete, di sostenere le librerie di zona con i vostri acquisti. I libri ci aiuteranno molto a superare questa situazione, e così facendo anche voi aiuterete un’impresa locale a sopravvivere.

State bene,

John

connolly

CONSIGLI DI LETTURA? NAPOLI RISPONDE

Buongiorno miei lettori,

avrete avuto modo di notare come in questo periodo non mancano i gesti di solidarietà, la vita al tempo del coronavirus è attraversata da atti significativi, piccoli o grandi che siano ed è giusto sottolinearli, permettendo a tutti di venirne a conoscenza.

Così, oggi vorrei raccontarvi di un’iniziativa interessante del Grand Hotel Europa a Napoli il quale, come tutte le strutture turistiche, si trova ad affrontare una situazione difficile; i clienti hanno abbandonato da tempo le camere ma, come detta lo spirito del napoletano DOC, ci si reinventa e lo staff del Grand Hotel ha dato nuovo significato al concetto di solidarietà, in una forma del tutto digitale, con il suo progetto The Unstoppable Reception; tenere aperta la reception telefonica diventa una priorità, per far compagnia a coloro che possono sentirsi soli o semplicemente cercano un contatto con il mondo esterno.

E allora basta comporre il numero per discutere, chiedere, sapere: per farvi consigliare un libro, un film o semplicemente ricevere suggerimenti su una ricetta.

Oltre 900 milioni di persone in tutto il mondo sono confinate nelle loro abitazioni, al punto che con l’isolamento a Venezia sono tornati i cigni, i delfini sono riapparsi nel porto di Cagliari e la natura indisturbata si riappropria degli spazi, permettendo addirittura alle stelle di mostrarsi in tutti il loro splendore sul cielo notturno delle grandi capitali del mondo, fatto che non avveniva da tempo. Quindi affermare che il Covid-19 ha stravolto il Pianeta è dire poco, sappiamo che lo ha fatto in negativo, ma con un’incidenza sull’impatto ambientale insolitamente positiva e del tutto inaspettata.

E mentre le attività sono in stallo al Grand Hotel Europa, dopo aver rimborsato le prenotazioni, per non precipitare è bastato cambiare il modo di guardare alle cose, decidendo di arginare la solitudine e quel senso di abbandono in coloro che, soli, desiderano un contatto con l’esterno.

 

 

Così il Grand Hotel Europa non smette di accogliere e rassicurare, svolgendo le consuete mansioni, ma sotto un’altra ottica infatti, durante il lockdown, il telefono della reception diventa un numero di supporto per chi si sente solo.

Perché lo facciamo? Perché capiamo che le “prime necessità” non sono solo cibo e medicine. Perché sappiamo che la solitudine può essere molto dolorosa da combattere, ma che a volte basta poco per non sentirsi soli.

Quindi, se avete bisogno di compagnia, desiderate sfogarvi o solo per fare due chiacchiere, potete chiamare il Grand Hotel Europa, dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 14.00 al numero 351 7027052 e dalle 15.00 alle 18.00 al 339 3585580; loro assicurano:

Noi siamo sempre pronti alle cornette, per consigliarvi un libro da sfogliare, un film da vedere, una ricetta da preparare, o un itinerario da iniziare a sognare.

 


 

GRAND HOTEL EUROPA

Indirizzo: Corso Meridionale, 14, 80143 Napoli NA

Telefono: 081 267511

GLI EBOOK GRATUITI DI PAULO COELHO… e non solo

Miei carissimi lettori,

mentre l’isolamento sociale rende sempre più difficile l’accesso ai libri attraverso le librerie, di contro gli editori e gli autori stanno raddoppiando i loro sforzi in modo che i libri possano giungervi sempre più facilmente; uno dei tanti impegni presi in tal senso arriva anche dal più amato romanziere brasiliano, Paulo Coelho, che ha deciso di rendere gratuiti alcuni dei suoi titoli in formato digitale.

Sui social network, gli autori si fanno in quattro per riuscire a mantenere vivo l’interesse dei followers, e se organizzare presentazioni di nuove pubblicazioni è impensabile, capita spesso di notare scorrere, sulle varie homepage social, video in cui gli autori si cimentano in letture di brani tratti da prossimi libri in uscita, così come non è rara la pubblicazione di post contenenti brevi racconti inediti, per intrattenere i seguaci confinati.

E così, la scorsa settimana, scorrendo la mia homepage di Instagram mi sono imbattuta nel seguente post di Paulo Coelho

Sul suo sito web, l’autore rende disponibili molti dei suoi libri in formato EPUB, tra cui è  possibile trovare anche alcuni titoli in italiano, come sottolinea lo stesso autore nei commenti…

Per scaricare un titolo è semplicissimo: cliccate sulla copertina del libro che desiderate leggere; il formato EPUB consente l’accesso su vari supporti: PC, smartphone e tablet.

Inoltre volevo farvi presente che, dopo l’iniziativa #iorestoaleggere, dal 14 marzo l’intero catalogo ebook de La Nave di Teseo, Baldini+Castoldi e La Tartaruga offre uno sconto del 30%; come sottolinea l’ufficio stampa delle editrici su citate, questo vuole essere “Un gesto concreto considerata la chiusura temporanea delle librerie, per venire incontro al desiderio di lettura di tutti nel periodo complesso che stiamo attraversando.

#IoRestoALeggere, sempre a casa. Perché con un libro non si è mai soli.

 

 

image002

 

L’EREDITÀ DI ARIANE Françoise Bourdin

<<[…] E poi, una casa nascosta nella foresta, che appare all’improvviso al centro di una radura, è qualcosa di magico. Quando vengo a trovarti e supero gli ultimi alberi lungo la strada, rimango sempre colpita dalla sobrietà della sua architettura, dal suo aspetto tranquillo e imponente. Ti viene voglia di entrare per metterti al riparo.>>

IMG_20200530_164932.pngFrançoise Bourdin è una tra i più talentuosi romanzieri contemporanei, nel 2013 Le Figaro littéraire la colloca al quarto posto tra gli autori più letti, con cinque milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Uscito in Italia il 27 febbraio, edito da Baldini+Castoldi, L’eredità di Ariane supera le 300.000 copie vendute, rivelandosi un altro bestseller della Bourdin, narrato con uno stile elegante, vivace e fluido, in grado di sedurre il lettore con il suo linguaggio armonioso e ben articolato, che permette all’autrice di rappresentare la fragilità dei sentimenti umani, là dove la vita si diverte a porre tutto in discussione, anche le certezze ben radicate.

Ariane Nogaro, vedova senza figli, appartiene a un’importante famiglia di produttori di resine, delle Landes de Gascogne, un’attività tuttavia destinata a fallire a causa del padre di Ariane, costretto a vendere la tenuta dei Nogaro. Per anni la vita di Ariane trascorre nel tentativo di riacquistare la proprietà di famiglia, così la sua determinazione le permette di compiere tutti quei passi, che la condurranno al conseguimento dei suoi propositi. Ma a quale prezzo?

<<Ero egoista come lo si può essere a vent’anni, e con tanta fretta di ritrovare la vita di prima. Con il pensiero, chiuso in un angolino della mente, ma sempre presente, rivolto a questa casa che mi era stata confiscata e di cui ero determinata a riappropriarmi un giorno.>>

Ormai vecchia e malata, Ariane decide di mettere ordine nei suoi affari, incaricando il suo commercialista, Pierre Laborde, di redigere il testamento. Considerata una “vecchia pazza” dal fratello minore, un professore in pensione, così come dal resto della sua famiglia, Ariane coltiva un legame affettivo e una forte complicità con la figlia più piccola del fratello, Anne, da sempre considerata la nipote prediletta, la quale regolarmente, una volta a settimana, si reca in visita dalla zia per discutere del passato e di quella che fu un tempo la famiglia Nogaro.

Amava molto la zia, apprezzava il suo comportamento da vecchia stramba e il suo umorismo pungente, ammirava il percorso atipico della sua vita. Un tocco di follia benvenuto in una famiglia troppo saggia.

Sposata con un veterinario e madre del dodicenne Léo, Anne esercita la sua professione di contabile a casa, conducendo una vita apparentemente tranquilla, cadenzata da tutte quelle abitudini, che le hanno permesso di costruirsi una quotidianità strutturata su solide certezze. Fino a quando improvvisamente, morendo Ariane, Anne diviene l’unica erede di tutto il patrimonio della zia, inclusa villa Nogaro, la proprietà immersa in una radura tra la pineta e l’oceano, dove Anne si reca una volta a settimana, a guardia della quale si trova Goliath, il fedele mastino di Ariane. Un evento questo che avrà ripercussioni sui legami familiari, riportando in vita vecchi rancori, invidie e tutte quelle inquietudini che sapranno risvegliare i ricordi di un passato lontano, ormai sepolto e di cui Anne verrà a conoscenza attraverso il diario della zia Ariane.

Improvvisamente, Anne si troverà a dover compiere delle scelte, che metteranno in discussione il suo matrimonio e che alimenteranno i malumori con la sua famiglia di origine, esclusa dal testamento di Ariane.

I romanzi di Françoise Bourdin sono costruiti intorno a elementi ricorrenti: donne forti, uomini indecisi, insidie e magnifici paesaggi, una serie di combinazioni che per il lettore si rivelano trascinanti; non fa eccezione L’eredità di Ariane.

Ogni personaggio, protagonista della propria storia personale, possiede tratti caratteriali tracciati con maestria e su cui l’autrice struttura universi esistenziali contrapposti e spesso inquieti: Anne, “spontanea, sincera, indisciplinata”, è un personaggio in continuo divenire, nel corso della narrazione subisce una serie di cambiamenti caratteriali dovuti alla lotta condotta per l’affermazione delle sue scelte e della sua indipendenza, che piano piano le permettono di venir fuori in tutta la sua spontaneità; Valère, il fratello maggiore di Anne, desidera da tempo un figlio, che la sua compagna Suki non riesce a dargli; Lily, la sorella maggiore di Anne, invidiosa e collerica, conduce un’esistenza che l’annoia profondamente, condotta tra la crescita delle figlie e un marito che sembra non bastarle. Infine, il fratello minore di Anne, Jérôme, un uomo di trentaquattro anni, che si trascina in una vita lontana dagli affetti familiari, riuscendo solo a mettersi nei guai, senza aver mai costruito nulla di concreto.

Anche Paul, il marito di Anne, apparentemente equilibrato e sempre sicuro di sé, consuma le proprie certezze all’ombra di quell’orgoglio, che non gli permette mai di compiere un passo in direzione della moglie dal momento in cui eredita, facendo sì che “non erano più fianco a fianco, ma uno di fronte all’altro”.

Aveva vissuto la conquista di Anne come qualcosa di molto importante e il loro matrimonio come un impegno coscienzioso. Non c’era stata nessuna leggerezza in tutto questo. Solo obiettivi, raggiunti grazie al buon senso.

Ariane di contro è un personaggio che si racconta attraverso le pagine di un diario, scoperto casualmente da Anne e che offre un’interessante alternarsi di situazioni, rendendo dinamica la narrazione. Anche il mastino di Ariane, Goliath, è un piccolo protagonista, anche se pur secondario, utilizzato per punteggiare l’azione, permettendo di passare a un piano narrativo più distensivo.

La conclusione un finale aperto, che offre diverse possibilità…

L’eredità di Ariane si rivela quindi un universo intriso di segreti e rivelazioni, che vi terrà compagnia in questi giorni tanto lunghi, quanto difficili, sottolineati da una distanza che spesso si fa opprimente, dove ci viene chiesto di restare in casa, al sicuro, lontano da un mondo che sembra crollare, schiacciato dal peso dell’incertezza… #iorestoacasa e anche voi mi raccomando, restate a casa.

Si alzò e andò ad aprire una delle finestre, quella che si affacciava sul lato posteriore della villa, là dove gli alberi erano più vicini. Un gufo emetteva il suo grido a intervalli regolari, con una sorta di sinistra testardaggine. La notte sembrava molto buia, senza nessuna stella visibile, e le alte silhouette dei pini si distinguevano appena.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Proveniente da un’ex famiglia di proprietari terrieri delle Landes, Ariane Nogaro, vedova e senza figli, decide di mettere ordine nei suoi affari e di redigere il suo testamento. Il bene più importante che possiede è una grande casa nascosta tra la pineta e l’oceano, la culla della sua famiglia. Ma Ariane non ha più contatti né col fratello maggiore, insegnante in pensione, né con la cognata poiché non apprezzano il suo carattere originale, tantomeno il suo stile di vita. Solo con Anne, una delle sue nipoti, ha un legame affettuoso e complice. Sposata con un veterinario e madre di un ragazzino di dodici anni, Anne conduce una vita tranquilla, dividendosi tra il suo lavoro di commercialista e le visite settimanali alla zia. Ma quando Ariane muore improvvisamente tutto cambia: è Anne a ereditare i suoi beni, tra cui la grande casa dei Nogaro. L’apertura del testamento fa riemergere vecchie gelosie e nascere rancori sconvolgendo l’unità famigliare finora preservata, mettendo Anne di fronte a una scelta: che fare di quella villa che racchiude tanti ricordi? Venderla? Oppure andare a viverci, come lei vorrebbe fare nonostante il marito si opponga categoricamente? È giusto che Anne metta il suo matrimonio in pericolo e litighi con la sua famiglia per colpa di un’eredità?

 

Chi è Françoise Bourdin

Nata a Parigi nel 1952 da genitori cantanti lirici di professione, ha pubblicato il suo primo libro ancora minorenne. Nei suoi romanzi dipinge con passione e bravura i paesaggi incantevoli della Bretagna, e rende accattivante e piacevole l’aspetto sentimentale, usando un linguaggio musicale come l’ambiente in cui è cresciuta. Il suo universo affonda le proprie radici nelle storie di famiglia, nei segreti e nelle passioni che la attraversano. L Fra le scrittrici più amate in Francia, ha venduto oltre 9 milioni di copie e i suoi libri sono sempre ai vertici delle classifiche.

 

DETTAGLI

Autore: Françoise Bourdin

Editore: Baldini+Castoldi

Titolo: L’eredità di Ariane

Traduttrice: Raffaella Patriarca

Collana: Romanzi e Racconti

Data uscita: 27 febbraio 2020

Pagine: 336

Formato: brossura

Prezzo: € 19,00

EAN: 9788893882859

 

 

 

La lettera di ESHKOL NEVO agli italiani

Ho deciso di postare, per i lettori di Into The Read, la lettera dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, pubblicata il 13 marzo dal Corriere della Sera, in cui l’autore esprime la propria vicinanza all’Italia, che considera la sua seconda casa.

Nella traduzione di Raffaella Scardi

 

Se potessi vi inviterei tutti a casa mia

Solo restando umani vinceremo la sfida contro il virus

 

Sono preoccupato per i miei amici italiani. Molto preoccupato. Fino a oggi, la divisione è stata chiara: sono io quello che abita nel Paese in cui le catastrofi possono capitare in qualunque momento, perciò sono loro a telefonare a me, o a mandarmi WhatsApp. Da una settimana a questa parte, la situazione si è ribaltata. Sento l’esitazione che anche loro devono provare prima di chiedere come sto quando in Israele c’è una guerra. Esitazione che deriva dal fatto che posso sforzarmi disperatamente di immaginare cosa prova chi vive in Italia adesso. Ma non posso capirlo fino in fondo.

Se potessi, inviterei tutti i miei amici italiani a rifugiarsi in casa mia. Perché no? Apriremmo il divano letto. Rimedieremmo qualche materasso. Ci arrangeremmo. Ma da ieri è diventato impossibile: anche le porte del mio Paese si sono chiuse per gli ospiti. Anche qui le strade sono vuote, e tristi.

In questi ultimi anni, l’Italia è diventata la mia seconda casa. Mi sono innamorato della lingua, della musica, della bellezza, e soprattutto delle persone, della loro passione per la vita. Quando mi trovo in Italia, sono più emotivo. Più aperto. Più felice. Adesso guardo le foto di Milano, vedo piazza Duomo deserta, e mi si stringe il cuore. Mi scrivo con gli amici laggiù, preoccupati più per i loro genitori che per sé stessi, e mi salgono le lacrime agli occhi.

 

Per continuare la lettura della lettera nella sua versione integrale, a seguire il link del Corriere della Sera

https://www.corriere.it/opinioni/20_marzo_13/se-potessi-vi-invitereitutti-casa-mia-2032d3d2-654c-11ea-86da-7c7313c791fe.shtml?refresh_ce

NAPOLETANO? E FAMME ‘NA PIZZA! Guida ironica per sfuggire ai luoghi comuni partenopei Vincenzo Salemme

Persino la religione ci ricorda che polvere eravamo e polvere ritorneremo. E allora viva la fantasia che ci permette una via di uscita. Viva la cultura quando resta immaginazione.

salemmeFiglio della città partenopea, di cui ne esprime a pieno spirito e sensibilità, Vincenzo Salemme non è solo un attore, un po’ come Napoli, racchiude in sé mille sfaccettature: commediografo, doppiatore, comico, sceneggiatore, regista teatrale e cinematografico, si rivela anche scrittore, esordendo nel 2018 con il noir La bomba di Maradona, un romanzo edito da Baldini+Castoldi e ambientato a Napoli.

Il 27 febbraio è tornato in libreria con un libro divertente dal titolo Napoletano? E famme ‘na pizza! Guida ironica per sfuggire ai luoghi comuni partenopei, sempre edito da Baldini+Castoldi, dove, con sagace ironia, ci mostra una napoletanità, associabile a uno stile di vita, fortemente identitaria, tipica di chi nasce e vive a Napoli, una sorta di marchio di fabbrica, che solo il napoletano verace possiede, “una patente che ti viene data alla nascita ma che, a differenza di tutte le altre origini identitarie, è mille volte più dispotica, ardua e insidiosa”.

Questo perché essere napoletani significa manifestare un’appartenenza tale da riuscire a inficiare ogni ambito della vita, ma che richiede “devozione e disciplina assolute, nonché il rispetto di un gran numero di regole”.

Eppure l’assunto di questa guida ironica parte da una domanda che Salemme si pone e al contempo pone al lettore: essendo nato a Bacoli, un comune di Napoli, può o non può definirsi a tutti gli effetti un “Napoletano Verace”, come tutti coloro che nascono a Napoli città? E i Probi Viri, come chiama Salemme i napoletani veraci, che criticano i napoletani che non si dimostrano tali, avranno da ridire? Al lettore l’ardua sentenza.

E qui entra in gioco la lista, redatta dall’autore con dovizia, in cui riporta una serie di stereotipi, che accompagnano il napoletano e che danno corpo a questa guida, per sfuggire ai luoghi comuni partenopei; a conclusione di ogni capitolo, Vincenzo Salemme si abbandona a una confessione, di ordine opposto e contrario al luogo comune esposto, attraverso la quale vuol dimostrare che, malgrado tutto, lui è e si sente un napoletano DOC.

Facciamo così: io vi dico quello che penso di ognuna delle voci che ho sopra elencato, ma alla fine di ogni paragrafo vi rivelo anche un mio peccato, un mio piccolo tradimento a ognuno dei nostri riti consacrati dalla Storia e dal Popolo.

Lo humour di Vincenzo Salemme, con la sua capacità di cogliere gli aspetti comici e paradossali della vita, accompagna il lettore lungo il percorso narrativo, velato da un pizzico di appocundria da cui emerge il profondo amore dell’autore per Napoli, il tutto esposto in un tono discorsivo, che a tratti si fa colloquiale.

Essendo una guida, il lettore viene introdotto alla conoscenza di tutti quei luoghi comuni, invariati per secoli, intorno a cui viene strutturata la napoletanità, spaziando dalla pizza, al caffè, per giungere alla religione attraverso San Gennaro, con un cenno a San Patrizia, sino a raccontare dei grandi della napoletanità, quali Totò, Troisi, Eduardo De Filippo, per coinvolgere il pensiero filosofico di Benedetto Croce, approdando alle prelibatezze tipiche partenopee, note ormai in tutto il mondo, quali la mozzarella, la pastiera, i dolci di Natale. Non può mancare un cenno alla camorra, argomento introdotto affiancando la commedia Il sindaco del rione sanità e includendo Gomorra che “ce lo teniamo così com’è e gli auguriamo lunga vita, e speriamo che serva da monito per ricordarci sempre che, mentre il giorno e la luce sono patrimonio della Napoli di Un posto al sole, il buio e le tenebre sono il patrimonio dell’universale natura umana, quella che parla la lingua del male ma purtroppo non abbiamo i sottotitoli per capirla e combatterla“.

Quindi tutti “segni identitari, ma di una cultura dispotica e dogmatica”.

Un insegnamento importante, quello che è possibile cogliere dalle pagine di Vincenzo Salemme, per cui dobbiamo avere il coraggio di liberarci da tutte quelle sovrastrutture che ci vogliono ingabbiati in stereotipi, radicalizzati attraverso futili preconcetti… liberi di esprimerci per potere essere!

Lasciamo che chi ci guarda non veda in noi un napoletano, ma un essere umano e che non venga più spontaneo pensare: “Napoletano? E famme ‘na pizza!”

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Dici Vincenzo Salemme, dici Napoli. Infatti non c’è sua opera, sia essa teatrale o cinematografica, e recentemente anche narrativa, che non ci cali nell’atmosfera del Golfo e, soprattutto, che non ce ne trasmetta i colori vividi, la filosofia, il modo di intendere la vita. A volte però essere napoletani è difficile: bisogna farsi piacere il caffè bollente, mangiare il ragù la domenica e il capitone a Natale, saper raccontare barzellette, suonare il mandolino e cantare perfettamente intonati i grandi classici della canzone partenopea, amare la pizza sopra ogni cosa, saper nuotare e fare il bagno in ogni stagione dell’anno… Ma come mai, si è chiesto Vincenzo, tutte queste pretese le subisce soltanto chi è napoletano mentre chi nasce da un’altra parte è in fin dei conti più libero di essere e fare quel che gli pare? È da una domanda come questa che nasce il suo nuovo libro, una confessione sincera ed esilarante che ci mostra un altro volto di Napoli e dei suoi abitanti. Attraverso un viaggio negli stereotipi e nei luoghi comuni più duri a morire, Salemme ci racconta quanta “fatica” comporta essere sempre all’altezza delle aspettative e quanto è liberatorio, invece, rompere ogni tanto gli schemi, per essere soltanto se stessi.

Chi è VINCENZO SALEMME

Vincenzo Salemme (Bacoli, 1957) è attore, commediografo, regista teatrale e cinematografico, sceneggiatore, ed è uno dei più popolari artisti della sua generazione. Dagli anni Settanta, in cui a teatro era uno degli interpreti preferiti da Eduardo De Filippo, a oggi, campione di incassi con i suoi film, Salemme rappresenta l’anima migliore di Napoli, quella popolare e insieme nobile, e lo fa sempre con la sensibilità e lo spirito dei figli prediletti della città. Fra le messe in scena da lui firmate, ricordiamo solo l’ultima (per ora…) Con tutto il cuore. Al cinema, sono molti i film che lo hanno visto nel doppio ruolo di regista e attore, da L’amico del cuore a E fuori nevica! In televisione, è stato recentemente protagonista di un esperimento di straordinario successo su Raidue: portare per la prima volta le sue commedie in diretta tv come fossero uno show televisivo vero e proprio. Nelle vesti di scrittore, nel 2018 Baldini+Castoldi ha pubblicato il suo esordio nella narrativa, il romanzo noir La bomba di Maradona.

DETTAGLI

Autore: Vincenzo Salemme

Editore: Baldini+Castoldi

Titolo: Napoletano? E famme ‘na pizza! Guida ironica per sfuggire ai luoghi comuni partenopei.

Collana: Le Boe

Data uscita: 27 febbraio 2020

Formato: brossura

Pagine: 160

Prezzo: € 15,00

EAN: 9788893882774