LA MIA CASA DI MONTALBANO Costanza DiQuattro

Io e il nonno di fronte a questo mare in lunghissimi silenzi o in sincere confessioni intervallate da retate improvvise di parenti vari, ci siamo detti e raccontati più di quanto io stessa riesca a ricordare.

montalbanoUn pomeriggio d’estate del 2010, dato che alloggiavamo a Scicli, decisi di portare i miei figli, allora piccoli, a sicca, come viene chiamata dai locali Puntasecca, quel piccolo borgo marinaro siciliano, frazione di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, divenuto famoso per quella che milioni di persone ormai conoscono come la casa di Montalbano.

Faceva caldo. Ad accoglierci un mare che gareggiava con il cielo, rubandogli tutte le possibili tonalità del blu. Ammirata, di fronte quella casa rimasi un intero pomeriggio, domandandomi a chi potesse appartenere, quale storia potesse custodire le sue mura, in una realtà oltre la finzione.

Qualche giorno fa, esattamente il 23 giugno, presso la Piazzetta della Torre antistante la casa di Montalbano, a Puntasecca, è stato presentato il libro di Costanza DiQuattro, La mia casa di Montalbano, edito da Baldini+Castoldi, collana Le Boe. Si tratta di una biografia, dal tono evocativo, attraverso la quale l’autrice ripercorre gli anni vissuti durante la villeggiatura a casa dei nonni, in quella stessa casa che funge da residenza privata del Commissario Salvo Montalbano che, nell’invenzione scenica del grande Andrea Camilleri, è diventata la casa di Vigata.

In un passato non tanto remoto, quella stessa casa era per Costanza DiQuattro il luogo felice dove trascorrere le vacanze dai nonni, con i genitori e la sorella Vicky, mentre la routine quotidiana veniva filtrata dalla piena felicità data da una vita semplice fatta di pesca dei ricci, i bagni, i tramonti arti dal sole, le visite che si susseguivano in una giostra alternata di parenti, amici e personaggi illustri, quali Gesualdo Bufalino ed Elvira Sellerio.

Come afferma il regista Alberto Sironi, che dalla fine degli anni novanta dirige le puntate della famosa fiction RAI Il commissario Montalbano, “questo libro parla di quanta gioia abbia portato questa casa nell’animo di Costanza”. Una gioia tuttavia difficile da spiegare, perché per essere pienamente compresa andrebbe vissuta, eppure il lettore più attento si sentirà partecipe di tutta quella felicità che Costanza DiQuattro riesce a rievocare, con parole che spesso risuonano forti e incise:

Per il resto la giornata, salvo imprevisti, andava avanti così, tra bagni, polpette, sonnellini imposti e tramonti africani. I giorni si accavallavano ai giorni in un susseguirsi, a volte confuso altre volte nitido, di pacifica routine. Gesti ripetuti, orari rispettati, perfino le risate risuonavano sempre sulle stesse battute, sugli stessi argomenti, sulle storie del passato raccontate con meticolosa puntualità.

Durante la narrazione, i ricordi si fanno a tratti dolorosi e infine mesti là dove impregnati di quella nostalgica malinconia che travolge tutte le vicende legate a un’infanzia intrisa di una festosa spensieratezza, ormai capace di tornare a rivive solo nei ricordi di bambina dell’autrice. Ma si fa ancora più doloroso quando entra in gioco la perdita dei luoghi, avvenuta nel momento in cui venne deciso prima dal padre e, attraverso una scelta difficile, dal nonno, di cedere la casa al set televisivo del commissario Montalbano.

Di fatto questo fantomatico Montalbano era venuto e mi aveva rubato la casa, che non è un involucro di muri sul mare ma uno scrigno di ricordi che non ho avuto il tempo d’impacchettare e portare via.

Nella descrizione della casa e delle varie vicende familiari, l’autrice trascina il lettore nell’anima pulsante di una Sicilia ritualizzata da tutti quegli elementi che solo un siciliano riconosce nel senso e nel suo valore più profondo, perché tramandati di famiglia in famiglia, da generazione in generazione, quindi il bisogno del mare, che in un siciliano diviene assoluta necessità, l’amore indiscusso per la famiglia, i tramonti arsi dal sole cocente di Sicilia, i riposini pomeridiani, obbligo durante le lunghe giornate estive, le visite dei parenti e amici con il tradizionale pezzo duro (detto anche scumuni) da servire durante l’occasione. Ecco, in parte tutto ciò è Sicilia.

Quindi quella di Costanza DiQuattro una biografia evocativa e coinvolgente dal retrogusto dolce-amaro, che restituisce vita a una casa che “prima era mia e poi di tutti”.

Fu un attimo.

La porta si chiuse alle spalle e io ebbi la sensazione che nessuno l’avrebbe aperta mai più.

Per molti anni il ricordo di quella casa rimase sopito e a tratti lacerante.

Oggi la casa di Puntasecca, oltre a essere il set televisivo del commissario Montalbano, è anche un B&B, ma se vi recherete a visitarla, così come fu per me, vi basterà un’occhiata per comprende quanta serenità si percepisce tra quelle mura, impregnate di tutta quella gioia che solo l’amore di chi ci ha abitato e  le risate spensierate di due bambine che scendono leste le scale per raggiungere il mare, sanno dare a un luogo che sarà per sempre una casa dove aleggia la presenza rumorosa del nonno e quella elegante e pacifica della nonna. Una casa che si affaccia sul mare con uno sguardo imperturbabile e sornione, sorridente ed eternamente malinconico.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Sicilia, primi anni Novanta, una casa sul mare. La terrazza brulica di avventori accaldati, brocche di caffè freddo e aranciata presidiano la tavola, e i bambini seminano la sabbia sul pavimento. Tra loro, anche l’autrice, Costanza, che a tinte lievi e imbevute d’infanzia ripercorre la vita dentro e fuori le stanze della casa di villeggiatura di famiglia, prima che quelle facessero spazio al set televisivo ispirato ai romanzi più amati di Andrea Camilleri. In un valzer di ricordi, tra ospiti illustri, le corse ai ricci di mare e il confine impaziente tra l’inverno e l’estate, “La mia casa di Montalbano” regala personaggi insieme unici e veri: a cominciare dal nonno, chino sul pianoforte o in un baciamano, e dalla nonna, con la sua grazia decisa e i prendisole fiorati. Eppure, tutto non può che cambiare quando Punta Secca rinasce nella fittizia Vigata, il vecchio soggiorno in una camera da letto, e l’uomo di casa in un commissario di polizia: Salvo Montalbano. Una biografia corale e agrodolce che restituisce rughe, vita e passato a una casa che «prima era mia e poi di tutti» e ormai entrata, per rimanervi, nell’immaginario collettivo nazionale.

 

Chi è COSTANZA DIQUATTRO

Costanza DiQuattro (Ragusa, 1986), laureata in Lettere Moderne all’Università di Catania, dal 2008 si occupa attivamente del Teatro Donnafugata, teatro di famiglia restituito alla fruizione del pubblico dopo sei anni di restauri, e nel 2010 ne assume la Direzione artistica con la sorella Vicky, dando inizio a importanti collaborazioni artistiche con prestigiosi teatri nazionali e compagnie teatrali di fama. Parallelamente alle stagioni di prosa, di musica classica e di teatro per bambini, coadiuvata da uno staff tutto al femminile, si apre alla organizzazione di festival e mostre.

Ha collaborato con <<Il Foglio>> e poi con alcune testate online siciliane. Il suo campo di scrittura spazia dalla critica sociale al costume, dal mondo della cultura a quello più strettamente legato al teatro.

 

DETTAGLI

Autore: Costanza DiQuattro

Editore: Baldini+Castoldi

Collana: Le Boe

Data uscita: 20 giugno 2019

Formato: Brossura, illustrato

EAN: 9788893881944

Listino: € 15,00

Pagine: 122

 

 

GINO BARTALI. UNA BICI CONTRO IL FASCISMO Alberto Toscano

Gli ebrei nel Manifesto di Verona erano definiti <<nemici dello Stato>>. Ad aiutarli si rischiava la galera, la deportazione, anche la pelle. Per 800 almeno di loro e altri antifascisti Bartali fu postino e salvatore.

Coloro che dimenticano il passato sono condannati a ripeterlo, sosteneva il filosofogino George Santayana e proprio per non dimenticare questo passato 26.973 persone vengono ricordate nel Giardino dei Giusti, al Memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme, dove troviamo anche il nome di una leggendaria figura del ciclismo italiano, Gino Bartali, citato tra gli altri 500 italiani che rischiarono la vita per aiutare i perseguitati durante la Shoah.

Lui che metteva in pratica i comandamenti e amava il prossimo suo, ha fatto quello che riteneva giusto e da questa primavera un albero lo ricorda nel Giardino dei Giusti, con la g maiuscola.

E infatti, nel 2013, i responsabili di Yad Vashem gli riconobbero l’impegno speso in favore degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, nominandolo ufficialmente Giusto tra le Nazioni.

Alberto Toscano, autore del libro Gino Bartali. Una bici contro il fascismo, edito da Baldini+Castoldi, ricorda lo sportivo, vincitore di tre Giri d’Italia e di due Tour de France e l’uomo che, con la sua forte personalità, sostenuta da una fede incrollabile, ha ricoperto una parte fondamentale nel contrastare la dittatura fascista, mostrando apertamente il proprio dissenso.

Il libro, nella sua ricostruzione storica, si snoda esattamente come un romanzo: partendo dalla prefazione di Gianni Mura, prosegue nel ricordo di Gino il Pio, Gino il Giusto e Gino il Vecchio, ponendo una rilettura dell’Italia contadina, che vedeva nella bicicletta un simbolo di libertà, trasformandola in quell’unica possibilità di riscatto sociale, che permetteva di costruire qualcosa di concreto. E Bartali ha saputo riporre nella bicicletta non solo le proprie speranze, ma anche quelle di tutti gli ebrei perseguitati tra la Toscana e l’Umbria.

Infatti Ginettaccio, macinando chilometri, attraversava la Toscana e l’Umbria in sella alla bici, nella quale trasportava nascosti i documenti falsi, che gli permisero di mettere in salvo moltissimi ebrei rifugiati nei conventi o presso famiglie disposte a dar asilo. E nel periodo che va dal 1943 al 1944, Bartali tenne nascosta in casa la famiglia di Giorgio Goldenberg, una famiglia ebrea.

Non abbiamo prove che il capo della Wehrmacht ad Assisi abbia direttamente salvato degli ebrei, ma abbiamo tanta voglia di crederlo. Ѐ bello credere al bene.

Eppure, Gino Bartali non considerava questo suo impegno un gesto fuori dal comune, da fervido credente sapeva che la sua era la semplice reazione che ogni persona dovrebbe avere nei confronti degli altri in un momento di pericolo. Nel corso degli anni, anche dopo la guerra, Bartali non raccontò mai nulla di ciò che fece per tanti ebrei in fuga, ma grazie alle testimonianze di coloro che ebbero rapporti diretti, venne messo in luce il suo impegno verso i perseguitati dal regime nazista e fascista.

Un campione Bartali che in tutti i modi cercò di contrastare la dittatura di Mussolini, anche rifiutandosi di compiere il saluto romano a conclusione di ogni gara, mettendo così in luce la sua totale estraneità al potere nazifascista.

Da uomo onesto, Gino non sopportava i prepotenti, quindi era umanamente incompatibile col fascismo.

Il tutto sostenuto da una grande fede, principale punto di forza nella sua avversione verso le discriminazioni alimentate dalle leggi razziali, introdotte in Italia da Mussolini nel 1938.

Io voglio essere ricordato per le mie imprese sportive e non come un eroe di guerra. Gli eroi sono altri. Quelli che hanno patito nelle membra, nelle menti, negli affetti. Io mi sono limitato a fare ciò che sapevo meglio fare. Andare in bicicletta. Il bene va fatto, ma non bisogna dirlo. Se viene detto non ha più valore perché è segno che uno vuol trarre della pubblicità dalle sofferenze altrui. Queste sono medaglie che si appuntano sull’anima e varranno nel Regno dei Cieli, non su questa terra.

Un grande uomo, un esempio, bisognoso di fare del bene perché dotato di quel senso dell’umano che spinge ad amare il prossimo al di là di qualunque pregiudizio. Un’umanità che oggi sembra quasi del tutto svanita e che non trova spazio in un mondo dove prevaricazioni, odio e diseguaglianze sociali, spingono a dar vigore a quelle ombre del passato che, facendo leva e strisciando tra le crepe dell’insoddisfazione, hanno rappresentato una pagina vergognosa della storia, non solo italiana, ma anche europea.

Il romanzo è il risultato delle ricerche condotte da Alberto Toscano, giornalista italiano, che vive e lavora a Parigi da 33 anni, raccolte in una precedente edizione del libro scritto in francese e pubblicato dall’editore Armand Colin, con il titolo Un vélo contre la barbarie nazie, uscito nell’aprile del 2018 a Parigi.

L’ultima parte del testo è dedicata al secondo dopoguerra e al rapporto che Gino Bartali istaurò con il nemico-amico di sempre Fausto Coppi, in compagnia del quale intrattenne e divertì gli italiani, nel momento in cui si accesero le telecamere sul programma serale Il Musichiere, in un periodo dove era “tutto sbagliato, tutto da rifare!” e in un’Italia che cercava di riprendersi dai disastri della guerra.

A concludere Gino Bartali. Una bici contro il fascismo la postfazione di Marek Halter.

Da bravo giornalista, Alberto Toscano ha seguito passo dopo passo le tracce del suo eroe. In questo libro racconta come la bicicletta, per decenni oggetto del desiderio di milioni di adolescenti italiani, abbia potuto diventare per un grande atleta, ammirato da un’intera nazione, il mezzo per compiere gesta umanamente straordinarie.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Alberto Toscano analizza la figura del leggendario ciclista Gino Bartali, vincitore di tre Giri d’Italia e due Tour de France, a partire da tutti gli aspetti del suo essere: l’uomo, lo sportivo, il credente, il marito fedele «di due mogli» (la sua bicicletta da corsa e quella in carne e ossa, Adriana), l’antifascista, l’anima controversa e schiva lacerata dalla morte prematura del fratello Giulio. Un uomo giusto, che preferiva inimicarsi il potere piuttosto che concludere una gara col saluto romano. La sua religiosità ha giocato un ruolo importante nell’avversione verso le leggi razziali, nel rifiuto dei simboli della dittatura, oltre che nello straordinario dinamismo della rete clandestina nata nel 1943 per nascondere e salvare moltissimi ebrei. Per questo motivo oggi leggiamo il suo nome sul Muro dei Giusti al Memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme. «Ginettaccio» non amava parlare dei suoi meriti extra sportivi e tantomeno dei suoi «chilometri per la vita», percorsi fra la Toscana e l’Umbria per salvare gli ebrei perseguitati, procurando loro i documenti falsi, che nascondeva nell’intelaiatura metallica e nella sella della sua bicicletta. Non lo considerava un gesto fuori dal comune, ma la reazione che ogni persona dovrebbe avere di fronte alla vita minacciata degli altri. Un esempio di umanità per ricordarci la nostra. Un esempio importante soprattutto nei momenti difficili della nostra storia passata, presente e futura. Prefazione di Gianni Mura. Postfazione di Marek Halter.

 

Chi è Alberto Toscano?

Alberto Toscano (Novara, 1948) è giornalista, saggista e politologo. È stato ricercatore dell’ISPI di Milano e redattore del settimanale «Relazioni Internazionali». A Parigi, dove vive dal 1986 e collabora con i principali gruppi radiotelevisivi, i media lo hanno definito «il più francese dei giornalisti italiani». Ex presidente dell’Associazione stampa estera in Francia e attuale presidente del Club de la presse européenne di Parigi, è membro dell’Unità di formazione e ricerca di italiano della Sorbona. È cavaliere dell’Ordine del merito sia della Repubblica francese sia della Repubblica italiana.

 

DETTAGLI

Autore: Alberto Toscano

Titolo: Gino Bartali. Una bici contro il fascismo

Editore: Baldini+Castoldi

Collana: Le Boe

Formato: Brossura

Pagine: 198

Prezzo: € 17,00

EAN: 9788893881654

Data di uscita: 24/01/2019

 

 

 

ANCHE LE FORMICHE NEL LORO PICCOLO POSTANO Gino & Michele, Francesco Bozza

le formiche 2Avete presente quei giorni in cui gira storto, poi aprite Facebook e scorrete tutti quei meme o freddure tipiche del web, che cominciano a divertirvi sciogliendo la tensione? Bene! Preparatevi, perché dopo quasi 30 anni dalla nascita del primo libro, Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano, ritorna la saga comica più famosa, quella delle Formiche, con Gino (Vignali) & Michele (Mozzati), noi le avevamo lasciate “incazzate”, ma adesso in compagnia di Francesco Bozza, noto pubblicitario, si fanno social e danno vita al secondo libro, scritto a sei mani, Anche le formiche nel loro piccolo postano, edito da Baldini+Castoldi.

Certo i tempi sono cambiati, oggi una buona parte di quotidianità si svolge davanti a un display e tutto si fa più veloce e immediato, anche l’umorismo, che richiede una certa dose di agilità mentale. Infatti, se siete social al punto giusto, leggendo Anche le formiche nel loro piccolo postano, non potrete non conoscere, e quindi riconoscere, tutta una serie di battute-tormentone che, rimbalzando da un post a un altro, finiscono con il consumarsi su WhatsApp, dando vita così a nuove tipologie e a nuove espressioni, non solo lessicali, di una comicità sempre più trascinante.

  1. Ricominciamo dai fondamentali: la Terra gira intorno al Sole, gli scudetti della Juve sono 34 e chiunque abbandona 629 persone in mare è uno stronzo. (Gipo di Napoli, dalla pagina Facebook <<Satiraptus>>).

Per cui freddure estemporanee e molto attuali, che permettono anche di dire come la si pensa su determinate problematiche.

Per questo torna a essere decisivo il <<cartaceo>>. Il libro con il suo profumo di cellulosa e di inchiostro. Perché il libro ti obbliga a leccarti il dito per girare la pagina, tempo necessario per tre secondi di riflessione.

Anche le formiche nel loro piccolo postano è un lavoro ben strutturato, che ha richiesto una bipartizione: una prima parte, contenente 540 battute, come nel primo libro, che si susseguono mettendo in luce la comicità del popolo del web, fatta di calembours sagaci, freddure, botta e risposta divertenti e dedicando invece la seconda parte, con gli ultimi 10 capitoli, alla storia che si nasconde dietro i meme più famosi, di come sono nati e perché sono stati realizzati. Sicuramente, quello che mi ha più sorpresa è il fenomeno virale Keep Calm and Carry On, dietro al quale la storia inglese e una semplice coincidenza hanno dato il loro contributo.

Ci sono libri che vanno letti in un determinato momento e con un preciso stato d’animo, disposto ad accogliere, quindi

540 battute che si consumano su un Frecciarossa o in una pausa pranzo. Per essere un po’ meno cupi e incazzosi, ma solari e incazzati, quello può andar bene.

Insomma, se vi siete persi qualche battuta sui social, la recupererete facilmente con Anche le formiche nel loro piccolo postano e poi con le formiche ci si può anche intenerire, per questo vi rimando alla lettura della prefazione di Francesco Bozza e alla conclusione dei suoi ringraziamenti, che recita così:

Ovunque egli sia: Papà visto? Ci siamo vendicati…

Ma per scoprire a cosa si riferisce Bozza, dovete leggere il libro.

Quindi, se volete farvi trascinare dalla comicità di Gino & Michele, o dal senso dell’humor di Francesco Bozza partendo da tutto ciò che normalmente avete sotto gli occhi, ossia i social network, con internet a portata di mano, non potete perdere Anche le formiche nel loro piccolo postano, una raccolta destinata a regalarvi momenti di puro divertimento!

Mason Cooley affermava che l’umorismo non ci salva dall’infelicità, ma ci consente di scostarcene di qualche passo… un passo che evidentemente si fa sempre più 2.0.

 

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Un grande ritorno. A quasi trent’anni dalla nascita si ripete la saga comica più famosa d’Italia, quella delle Formiche.

Insieme al pubblicitario Francesco Bozza, da sempre cultore di battute e grande conoscitore del web, Gino & Michele tornano a proporre, con 540 battute nuovissime, l’antologia che ha lanciato un genere nell’editoria italiana, raggiungendo milioni di lettori. Questa volta Gino & Michele e Francesco Bozza raccolgono il meglio della comicità del web e dei social in una divertentissima e curiosa rassegna che diventa quasi una fotografia della contemporaneità attraverso il virtuale. Ancora una volta si parte dal comico, oltre che per divertirsi, per conoscere un po’ la società sia nei suoi aspetti più frivoli che in quelli più critici. Inoltre, in dieci schede, viene spiegata dagli autori, la storia dei meme più famosi del mondo, dallo schiaffo di Batman al John Travolta confuso.

Anche le formiche nel loro piccolo postano entra di diritto a far parte di un filone, quello di una comicità istantanea e libera che ha saputo conquistare un numero sempre crescente di lettori dal loro esordio a oggi.

 

Chi sono Gino & Michele, Francesco Bozza?

Gino Vignali e Michele Mozzati, meglio noti come Gino & Michele, sono scrittori, autori televisivi e teatrali e condirettori di Smemoranda.

Francesco Bozza è un affermato pubblicitario. Durante la sua carriera ha vinto numerosi premi nazionali e internazionali. Oggi è Chief Creative Officer di FCB Milan.

 

DETTAGLI

Editore: Baldini + Castoldi

Collana: Le Boe

Genere: Umorismo

Listino: € 15,00

Formato: Cartonato, Illustrato

Ean: 9788893881456

Pagine: 286

Data di pubblicazione: 27/09/2018