ORA DI PRAGA di Nazim Hikmet

Millenovecento cinquantasette, diciassette gennaio,

suonano le nove.

Il freddo soleggiato, sincero,

il freddo è rosa pallido

il freddo è celeste cielo.

I miei baffi rossi stanno per gelarsi.

La città di Praga è incisa su una coppa di vetro

incisa con un diamante.

Risuonerebbe se la toccassi;

striata d’oro, limpida e bianca.

Sono le nove sonanti

a tutte le torri

e al mio orologio da polso.

In questo minuto, in questo istante

a Praga nessuno ha mentito

in questo minuto, in questo istante

le donne hanno partorito

senza doglie

e in tutte le strade

non è passata una sola bara.

In questo minuto, in questo istante

tutti i diagrammi sono saliti

– eccetto quelli dei malati –

in questo minuto, in questo istante

le donne eran tutte belle tutti gli uomini intelligenti

e i manichini di cera senza tristezza

in questo istante, in questo minuto

nelle scuole tutti i ragazzi han risposto

senza confondersi alle domande

in questo minuto, in questo istante

in tutte le stufe c’era carbone

tutti i termosifoni

eran caldi

e come sempre la Torre Nera dalla punta dìoro

in questo minuto, in questo istante

i ciechi han dimenticato la loro tenebra

e i gobbi la loro gobba

in questo minuto, in questo istante

non ho un solo nemico

nessuno può neanche immaginare

che i giorni passati potrebbero ritornare.

 

In questo minuto, in questo istante

Vastlav è sceso dal suo cavallo di bronzo

s’è mescolato alla folla

come uno sconosciuto

in questo minuto, in questo istante

mi amavi mio amore,

come non hai mai amato nessuno

in questo momento, in questo istante

il freddo soleggiato, sincero,

il freddo è rosa pallido

il freddo è celeste cielo.

La città di Praga è incisa su una coppa di vetro

incisa con un diamante.

Risuonerebbe se la toccassi

striata d’oro, limpida e bianca.

SULLA FIABA

Credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi. 

– Gianni Rodari –

Possiamo affermare, così come sosteneva Novalis, che “Tutto è fiaba”? Probabilmente no, ma possiamo sostenere l’assunto che fiaba è tutto o quasi: fiaba è estrapolazione fantastica in divenire, è creazione, è la perfetta rappresentazione dell’irrealtà nella finzione scenica del sogno. Ed è soprattutto la capacità di rendere vero ciò che non lo sarà mai.

Tuttavia una cosa è certa, di non-verità si tratta, anche se non possiamo parlare d’inganno, o bugia, poiché le fiabe non negano la verità, ma più semplicemente la trasmutano, la trasformano, quasi la trasfigurano, piegano la realtà al volere delle illusioni, facendone sogno, fascinazione e infine incanto.

hans
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Scopo della fiabe, così come accade con il mito, è liberare l’uomo dalle paure primordiali, ponendo in essere la sua funzione apotropaica, attraverso la quale i pericoli vengono scongiurati, il male punito e la diversità, solitamente rappresentata come un limite apparente, valorizzata.

E ciò può avvenire solo in quell’ambito atemporale, dove il tempo è fuori dal tempo e all’interno del quale il mondo fanciullesco si trasforma in un’infanzia collettiva e contagiosa. Dove non solo ai bambini, ma anche agli adulti, è concesso di seppellire incubi, inquietudini e insicurezze, riuscendo a placare qualunque fobia.

Quindi, per quanto affermato finora, possiamo dire che ascoltare o leggere una fiaba permette di metabolizzare le angosce, rendendole pensabili e quindi superabili.

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Di contro, narrare fiabe significa abbandonarsi a un apparente nonsense, per concedere agli uomini di essere  re, orchi, nani e negando qualunque logica si imponga nella razionale esistenza.

Solo così all’io fanciullesco è concesso tutto e al contempo di essere tutto.

Come ha mostrato Italo Calvino, con la sua raccolta Fiabe Italiane (Oscar Mondadori), i costrutti fiabeschi per lo più si sviluppano in ambito regionale, o addirittura provinciale. Essi sono la memoria popolare, la Storia che si lascia narrare, talvolta rivisitata e all’occorrenza studiata.

Le fiabe sono quella strada che conduce alle origini della memoria psichica umana.

Io credo questo: le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna.

– Dall’introduzione di Italo Calvino a Fiabe Italiane, edite da Einaudi nel novembre del 1956 –