TERRA DI FATE di Edgar Allan Poe

Valli di nebbia, fiumi tenebrosi
e boschi che somigliano alle nuvole:

poi che tutto è coperto dalle lacrime
nessuno può distinguerne le forme.

Enormi lune sorgono e tramontano
ancora, ancora, ancora…
in ogni istante
della notte inquiete, in un mutare
incessante di luogo.

E così
spengono la luce delle stelle
col sospiro del loro volto pallido.

Poi viene mezzanotte sul quadrante lunare
ed una più sottile delle altre
(di una specie che dopo lunghe prove
fu giudicata la migliore)
scende giù,
sempre giù, ancora giù,
fin quando
il suo centro si posa sulla cima
di una montagna, come una corona,
mentre l’immensa superficie,
simile a un arazzo,
s’adagia sui castelli
e sui borghi (dovunque essi si trovino)
e si distende su strane foreste,
sulle ali dei fantasmi, sopra il mare,
sulle cose che dormono e un immenso
labirinto di luce le ricopre.

Allora si fa profonda – profonda! –
la passione del sonno in ogni cosa.

Al mattino, nell’ora del risveglio,
il velo della luna si distende
lungo i cieli in tempesta e,
come tutte le cose,
rassomiglia ad un giallo albatro.

Ma quella luna non è più la stessa:
più non sembra una tenda stravagante.

A poco a poco i suoi esili atomi
si disciolgono in pioggia: le farfalle
che dalla terra salgono a cercare
ansiose il cielo e subito discendono
(creature insoddisfatte!) ce ne portano
solo una goccia sulle ali tremanti.

VOCE DI CARNE E DI ANIMA Alda Merini

Domandano tutti come si fa a scrivere un libro. Si va vicino a Dio e gli si dice: feconda la mia mente, mettiti nel mio cuore e portami via dagli altri, rapiscimi.

Così nascono i libri, così nascono i poeti.

Da settembre è disponibile in tutte le librerie il volume Voce di carne e di anima, una raccolta poetica della grande poetessa del Novecento italiano, Alda Merini, un’opera editoriale Frassinelli, editato a distanza di dieci anni dalla sua morte. IMG_20200530_165217.png

Voce di carne e di anima è una raccolta che riassume poesie e brevi pensieri dell’autrice affidati, negli ultimi dieci anni della sua vita, all’amico Arnoldo Mosca Mondadori, per il quale rappresentano: “Una misteriosa sinfonia poetica, che mi coglieva nei momenti più impensati, quando di giorno o di notte arrivava la sua telefonata con la sua voce, come un oracolo di grazia”.

Si tratta di un florilegio, in cui credo e vocazione religiosa si fanno amore mistico, trasformando il verso in preghiera, attraverso la voce e il dolore in carnalità. L’intera raccolta, fortemente simbolica, è una commistione di voci che, di volta in volta, in Alda Merini suonano evocative, sensuali, carnali, terrene; un disperato grido d’amore, alimentato da un’ispirazione lucida e disincantata, un canto di preghiera, che trasforma la visione in realtà e dove il concetto stesso di amore è sublimato da quella sofferenza, che ha attraversato l’esistenza di Alda Merini.

Io non fui originata ma balzai prepotentemente dalle trame del buio per allacciarmi ad ogni confusione.

Sette i titoli raccolti in questo compendio: Corpo d’amore (2001) che pone al centro Gesù e il suo pensiero rivoluzionario, Magnificat (2002) un’esaltazione della figura di Maria, che accoglie e accetta il mistero della divinità del figlio, La carne degli angeli (2003) in cui l’autrice racconta, attraverso un’intensa interpretazione, il mistero delle presenze angeliche, il Poema della croce (2004) in cui la poetessa da voce al calvario della crocifissione e dove le sofferenze di Gesù si riflettono nel dolore della stessa autrice e il Cantico dei Vangeli (2006) che vede Gesù dialogare con alcuni dei suoi discepoli e con Maria Maddalena, pietosa verso le sofferenze del Signore. A conclusione, Francesco (2007) con passi dedicati a Francesco D’Assisi, talmente intensi da confondere la voce poetica di Alda Merini con le odi del Santo ed Eternamente vivo dove l’autrice ricorda personaggi facenti parte del proprio vissuto, alcuni citati solo per nome, altri ricordati anche per cognome: Luca, Alberto, Richard, il poeta Attilio Bertolucci, Pierluigi Puliti, e lo scrittore Giuseppe Pontiggia.

Alda Merini, a distanza di dieci anni dalla sua morte, continua a essere molto amata: sempre presente in libreria, capita spesso di leggerne i versi sui social; scrittrice geniale, donna tormentata ha vissuto un’esistenza molto travagliata, a causa del paventato disturbo bipolare, sfociato in una forte depressione.

Io nascondo le mie dita, ma pochi vedono che ogni alba di Dio nasce dalle mie mani e che io, uomo infelice, sono lo spartiacque del crocifisso.

I tormenti dell’anima di Alda Merini mi ha riportato alla mente la poetessa americana, di origine tedesca, Sylvia Plath, una delle voci poetiche più incisive del Novecento americano, il cui destino, anche se dai risvolti conclusivi diversi, sembra essere accomunato a quello della poetessa italiana: l’insoddisfazione di non essere comprese fino in fondo, entrambe depresse vengono rinchiuse in manicomio e sottoposte alla terapia elettroconvulsivante, comunemente nota come elettroshock. Tuttavia, mentre Alda Merini riuscì a rimanere lucida e ben ancorata alla realtà, coltivando un profondo amore, unico sentimento capace di trascendere anche la morte; Sylvia Plath, la lady Lazarus americana, finì per idealizzare la morte, presenza sinistra e unico sollievo ai suoi tormenti interiori.

Mio figlio occupava tutti i deserti del mondo, senza di lui non ci sarà più niente. Mio figlio era l’intera popolazione, mio figlio erano tutti gli ebrei.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Tensione mistica e vocazione terrena, religione e follia, vitalità e scrittura. Per la prima volta viene raccolto in questo volume un ricco, intenso compendio di alcuni dei libri più importanti che la grande poetessa milanese ha affidato – negli ultimi dieci anni della sua vita – all’amico Arnoldo Mosca Mondadori, componendo un’originale sinfonia di «voci» di carne e di anima: da Corpo d’amore, con l’enigma di Gesù e del suo messaggio rivoluzionario, al Poema della croce, in cui si dipana il teatro della crocifissione; da La carne degli angeli, in cui si esprime il mistero delle presenze angeliche, al Magnificat, con al centro una Vergine Maria fragile e umanissima di fronte al mistero della divinità del figlio; dal Cantico dei Vangeli, in cui Pietro, Giovanni, Giuda, Pilato, Maria Maddalena intessono con Gesù un dialogo intenso, a Francesco, un monologo che è a un tempo confessione e preghiera; fino al bellissimo Eternamente vivo. Tutti testi che si sono sempre nutriti di un’enigmatica commistione di carnalità e trascendenza, scandendo con autenticità quasi crudele un’esistenza segnata dalla sofferenza. Nessun poeta assomiglia con altrettanta precisione alle sue opere come Alda Merini. Questa tensione «religiosa», e insieme terrena, spesso erotica, si è incarnata poeticamente in figure sacre via via diverse, voci bellissime e perfette, ora rarefatte ora sensuali, in cui la parola si sostanzia in versi, come scrisse Manganelli, «di una complessità tra minatoria e assurda, di straordinaria invenzione verbale e sintattica». Perché, come è scritto nella Nota introduttiva, Alda Merini «diventava» la voce di coloro che amava profondamente.

 

Chi è ALDA MERINI

Alda Merini (Milano, 1931-2009) è considerata una delle voci più significative della poesia italiana. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, fra i quali il prestigioso Premio Librex Montale nel 1993, il Viareggio nel 1996, il Procida-Elsa Morante nel 1997 e quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 1999. Nel 2004 le è stata conferita la medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica ai benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte.

 

DETTAGLI

Autore: Alda Merini

Editore: Frassinelli

Pagine: 503

Prezzo: € 20,00

Formato: rilegato

Data uscita: 17 settembre 2019

EAN: 9788893420617

 

 

PENSIERI NOTTURNI Marlene Dietrich

Pensieri notturniUna mattina di dicembre del 2005 mi venne recapitato per posta un plico, al cui interno vi era un libro con questa dedica:

Tra illusioni e disillusioni, molto spesso è difficile tenere le redini del proprio equilibrio. E quando si crede che il bello stia per accadere, invece non accade.Come fare allora? Bisogna credere che esiste il contrario delle cose, comunque quando il bello succede inatteso. Basta un po’ d’abitudine. Tutto qui…

Con amore, tuo fratello Salvo.

Berlino, dicembre 2005”.

Non credo che mio fratello me ne vorrà per aver riportato un nostro personalissimo momento di vita, uno dei tanti che ci appartengono e non solo da fratello e sorella, ma anche da amici, poiché non potevo prescindere dalle sue parole; la sua dedica accompagnava il florilegio di cui vi vorrei parlare, una raccolta preziosissima di Marlene Dietrich, dal titolo: “Pensieri Notturni” , editata nel novembre del 2005 da Frassinelli e curata dalla figlia Maria Riva, che per l’occasione venne intervistata da Salvatore Trapani, mio fratello.

Icona del cinema mondiale, ma stanca di essere tale, Marlene Dietrich decise di trascorrere gli ultimi anni ritirandosi in solitudine a Parigi e come racconta la figlia Maria Sieber, sposata Riva, nel silenzio della notte, quando non riusciva a mettere a tacere i fantasmi del passato, l’attrice tedesca dava voce ai ricordi, riportandoli su di un foglio che teneva a portata di mano, in modo forse un po’ scarabocchiato e da qui lo scatenarsi dei suoi pensieri che in questa raccolta si fanno Pensieri notturni. Per cui ad un certo punto della sua vita Maria Riva decise di farli pubblicare in una raccolta, ammettendo il probabile disappunto della madre, qualora fosse stata ancora in vita.

Sarebbe contenta che quei momenti così privati e insonni si trovino ora su queste pagine? Ne dubito, poiché viveva nel completo isolamento, il definitivo paradosso di un’icona senza tempo. Eppure per molte ragioni, essi meritano di essere divulgati.

E in realtà i “Pensieri Notturni” di Marlene Dietrich non sono altro che frammenti di vita di tutti quei personaggi appartenuti al suo passato e le cui vicende in un modo o in un altro si sono intrecciate alla vita pubblica e privata dell’attrice: tutti uomini illustri, legati al mondo dello spettacolo, della cultura e della politica che hanno avuto un ruolo predominante nell’esistenza di Marlene Dietrich, non solo da un punto di vista sociale, ma anche umano e personale.

Così, ricorda uomini e donne quali Frank Sinatra, Yul Brynner, Ernest Hemingway, Rainer Maria Rilke ed ancora Mae West, Edith Piaf, Johannes Mario Simmel, il generale Patton, Judy Garland grande amica della figlia, il cui sorriso le fu tanto caro. E tantissimi altri da cui resterete colpiti, non solo per la chiarezza lessicale con cui l’attrice ne dipinge il ricordo, ma anche per il ruolo che hanno ricoperto.

Eppure accade che i versi, così come le sue rievocazioni, in alcuni casi sono oscuri, quasi incomprensibili, dato che servono a richiamare particolari di vita che solo la Dietrich poteva conoscere e che la notte fa riemergere dai meandri della sua memoria. E ancora i pensieri intrisi di malinconia, del loro Weltschmerz, si fanno lontani, anche ferocemente implacabili, dolorosi, a tratti divertenti, che permettono prima alla donna e poi alla madre di venir fuori in tutta la sua autentica veridicità.

A concludere la raccolta gli ultimi pensieri dedicati alla figlia Maria Riva…

Ma chi è Maria Riva?

Figlia amatissima della Dietrich e del produttore cinematografico Rudolf Sieber, è stata un’attrice statunitense, conosciuta per un periodo di tempo con il nome d’arte di Maria Manton; prima e unica assistente personale della madre, fu talmente tanto amata da essere ritenuta quasi “una proprietà” da Marlene Dietrich e da ciò ne nacque un rapporto molto controverso e conflittuale, soprattutto in età adulta, poiché soffocata dall’amore apprensivo/oppressivo della Dietrich, sempre e comunque presente nella sua vita. Ed è qui che i pensieri notturni si fanno dolorosi, tristi, melanconici poiché si comprende come la separazione incombente tra madre e figlia non può essere evitata; giunge il sollievo nel momento in cui l’attrice si sfoga assicurando a Maria che comunque, malgrado la separazione definitiva, rimarrà sempre una donna con una posizione agiata, senza dover rinunciare a tutto ciò a cui è sempre stata abituata. Ciò che una madre spera per i propri figli è la serenità oltre tutto e tutti…

Per far comprendere quanto amore questa donna nutrisse per la propria figlia, da cui non si separava mai, tanto da non averle dato un’istruzione adeguata, a causa dei continui spostamenti dovuti al suo lavoro, vi è un aneddoto per il quale una sera, nel corso di una rappresentazione teatrale di Maria Riva, Marlene Dietrich otturasse una sirena con la propria pelliccia per evitare che disturbasse lo svolgimento dello spettacolo. Leggenda, verità? Chi lo sa, fatto sta che la Dietrich ha affermato che

Sei la mia pozione per svegliarmi! Non è una novità, ma ora sei anche la mia pozione sonnifera e ancora di più! La calma mi pervade come anni fa, quando noi due eravamo una cosa sola Tu raggomitolata in me. Ma ora – siamo separate – sole, non come quando tutto era ancora in ordine.

Tutti i suoi pensieri sono dettati dalla disperazione del momento, in cui l’attrice non riesce a prender sonno e irrequieti, vagando nella mente, la tormentano riemergendo con lucida prepotenza, senza volerle dare quella pace che, nella solitudine delle sue ultime giornate, probabilmente Marlene Dietrich cercava di riacquistare a fatica, anche ricorrendo all’oblio procurato dall’uso di sostanze chimiche.

La struttura del libro è tale da agevolarne la lettura che può essere completata velocemente, lasciandosi trascinare da una memoria storica, in grado di far compiere al lettore un viaggio a ritroso, in dietro nel tempo, per lasciarsi travolgere dalle suggestive atmosfere, non solo rievocate dall’attrice, ma anche da una madre quale è stata Marlene Dietrich.

“Pensieri Notturni” quindi si compone di 165 pagine, tutte arricchite con foto storiche di Marlene Dietrich e di tutti coloro che hanno ricoperto un ruolo fondamentale e imprescindibile, a documentare i suoi ricordi, mentre i pensieri si fanno versi attraverso una bipartizione: lingua originale e traduzione italiana, accompagnati tutti da una descrizione del personaggio ricordato e i rapporti intercorsi con l’attrice tedesca.

Nessuno che non sia stato in equilibrio sul più precario dei piedistalli, quello della celebrità, può capire quali disperati funambolismi esso richieda a creature tanto vulnerabili. Spesso l’unica via d’uscita è una rigorosa solitudine.

QUARTA DI COPERTINA

Leggendaria diva cinematografica, negli ultimi anni Marlene Dietrich scelse di scomparire al mondo. Passava le notti insonni mettendo sulla carta i pensieri che si affollavano alla sua mente irrequieta. Ora Maria Riva, la figlia, ha reso pubblici quegli scritti: i ricordi malinconici di un’esistenza famosa, gli sguardi poetici su amici e amanti, protagonisti del mondo dello spettacolo, della letteratura, della politica. Le brevi poesie e i virtuosi ritratti della diva ridonano vita ai grandi del suo tempo. Le veloci istantanee colgono il carattere di personaggi indimenticabili, ne riassumono l’unicità, la debolezza, il genio: il carismatico Jean Gabin, un uomo disperatamente triste nonostante fosse circondato da sciami di donne: la mitica cantante Edith Piaf; il poeta Rainer Maria Rilke, la cui opera commosse così intensamente l’attrice da convincerla che incontrarlo l’avrebbe uccisa dall’emozione; il comico Charlie Chaplin che per tutta la vita restò sempre un bambino indifeso; il “compagno d’armi” Erich Maria Remarque, oppure Judy Garland con il suo indimenticabile sorriso. La carrellata di miniature notturne cela un tesoro che cangia tra gli incubi e i sussurri d’amore, l’impegno sociale e l’affetto materno. Marlene Dietrich si accomiata dialogando con coloro che l’hanno accompagnata sulla via della celebrità. Arricchito da splendide foto, un libro avvincente, uno sguardo poetico nel mondo di una donna straordinaria.

DETTAGLI

Editore: Frassinelli
Autore: Marlene Dietrich
Data di pubblicazione: 29 novembre 2005
Lingua: italiano
ISBN: 9788876848797
Pagine 165
Prezzo: 20,00 €
Formato: illustrato
Curatore: Maria Riva
Traduttore: Robin Benatti