ORA DI PRAGA di Nazim Hikmet

Millenovecento cinquantasette, diciassette gennaio,

suonano le nove.

Il freddo soleggiato, sincero,

il freddo è rosa pallido

il freddo è celeste cielo.

I miei baffi rossi stanno per gelarsi.

La città di Praga è incisa su una coppa di vetro

incisa con un diamante.

Risuonerebbe se la toccassi;

striata d’oro, limpida e bianca.

Sono le nove sonanti

a tutte le torri

e al mio orologio da polso.

In questo minuto, in questo istante

a Praga nessuno ha mentito

in questo minuto, in questo istante

le donne hanno partorito

senza doglie

e in tutte le strade

non è passata una sola bara.

In questo minuto, in questo istante

tutti i diagrammi sono saliti

– eccetto quelli dei malati –

in questo minuto, in questo istante

le donne eran tutte belle tutti gli uomini intelligenti

e i manichini di cera senza tristezza

in questo istante, in questo minuto

nelle scuole tutti i ragazzi han risposto

senza confondersi alle domande

in questo minuto, in questo istante

in tutte le stufe c’era carbone

tutti i termosifoni

eran caldi

e come sempre la Torre Nera dalla punta dìoro

in questo minuto, in questo istante

i ciechi han dimenticato la loro tenebra

e i gobbi la loro gobba

in questo minuto, in questo istante

non ho un solo nemico

nessuno può neanche immaginare

che i giorni passati potrebbero ritornare.

 

In questo minuto, in questo istante

Vastlav è sceso dal suo cavallo di bronzo

s’è mescolato alla folla

come uno sconosciuto

in questo minuto, in questo istante

mi amavi mio amore,

come non hai mai amato nessuno

in questo momento, in questo istante

il freddo soleggiato, sincero,

il freddo è rosa pallido

il freddo è celeste cielo.

La città di Praga è incisa su una coppa di vetro

incisa con un diamante.

Risuonerebbe se la toccassi

striata d’oro, limpida e bianca.