GINO BARTALI. UNA BICI CONTRO IL FASCISMO Alberto Toscano

Gli ebrei nel Manifesto di Verona erano definiti <<nemici dello Stato>>. Ad aiutarli si rischiava la galera, la deportazione, anche la pelle. Per 800 almeno di loro e altri antifascisti Bartali fu postino e salvatore.

Coloro che dimenticano il passato sono condannati a ripeterlo, sosteneva il filosofogino George Santayana e proprio per non dimenticare questo passato 26.973 persone vengono ricordate nel Giardino dei Giusti, al Memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme, dove troviamo anche il nome di una leggendaria figura del ciclismo italiano, Gino Bartali, citato tra gli altri 500 italiani che rischiarono la vita per aiutare i perseguitati durante la Shoah.

Lui che metteva in pratica i comandamenti e amava il prossimo suo, ha fatto quello che riteneva giusto e da questa primavera un albero lo ricorda nel Giardino dei Giusti, con la g maiuscola.

E infatti, nel 2013, i responsabili di Yad Vashem gli riconobbero l’impegno speso in favore degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, nominandolo ufficialmente Giusto tra le Nazioni.

Alberto Toscano, autore del libro Gino Bartali. Una bici contro il fascismo, edito da Baldini+Castoldi, ricorda lo sportivo, vincitore di tre Giri d’Italia e di due Tour de France e l’uomo che, con la sua forte personalità, sostenuta da una fede incrollabile, ha ricoperto una parte fondamentale nel contrastare la dittatura fascista, mostrando apertamente il proprio dissenso.

Il libro, nella sua ricostruzione storica, si snoda esattamente come un romanzo: partendo dalla prefazione di Gianni Mura, prosegue nel ricordo di Gino il Pio, Gino il Giusto e Gino il Vecchio, ponendo una rilettura dell’Italia contadina, che vedeva nella bicicletta un simbolo di libertà, trasformandola in quell’unica possibilità di riscatto sociale, che permetteva di costruire qualcosa di concreto. E Bartali ha saputo riporre nella bicicletta non solo le proprie speranze, ma anche quelle di tutti gli ebrei perseguitati tra la Toscana e l’Umbria.

Infatti Ginettaccio, macinando chilometri, attraversava la Toscana e l’Umbria in sella alla bici, nella quale trasportava nascosti i documenti falsi, che gli permisero di mettere in salvo moltissimi ebrei rifugiati nei conventi o presso famiglie disposte a dar asilo. E nel periodo che va dal 1943 al 1944, Bartali tenne nascosta in casa la famiglia di Giorgio Goldenberg, una famiglia ebrea.

Non abbiamo prove che il capo della Wehrmacht ad Assisi abbia direttamente salvato degli ebrei, ma abbiamo tanta voglia di crederlo. Ѐ bello credere al bene.

Eppure, Gino Bartali non considerava questo suo impegno un gesto fuori dal comune, da fervido credente sapeva che la sua era la semplice reazione che ogni persona dovrebbe avere nei confronti degli altri in un momento di pericolo. Nel corso degli anni, anche dopo la guerra, Bartali non raccontò mai nulla di ciò che fece per tanti ebrei in fuga, ma grazie alle testimonianze di coloro che ebbero rapporti diretti, venne messo in luce il suo impegno verso i perseguitati dal regime nazista e fascista.

Un campione Bartali che in tutti i modi cercò di contrastare la dittatura di Mussolini, anche rifiutandosi di compiere il saluto romano a conclusione di ogni gara, mettendo così in luce la sua totale estraneità al potere nazifascista.

Da uomo onesto, Gino non sopportava i prepotenti, quindi era umanamente incompatibile col fascismo.

Il tutto sostenuto da una grande fede, principale punto di forza nella sua avversione verso le discriminazioni alimentate dalle leggi razziali, introdotte in Italia da Mussolini nel 1938.

Io voglio essere ricordato per le mie imprese sportive e non come un eroe di guerra. Gli eroi sono altri. Quelli che hanno patito nelle membra, nelle menti, negli affetti. Io mi sono limitato a fare ciò che sapevo meglio fare. Andare in bicicletta. Il bene va fatto, ma non bisogna dirlo. Se viene detto non ha più valore perché è segno che uno vuol trarre della pubblicità dalle sofferenze altrui. Queste sono medaglie che si appuntano sull’anima e varranno nel Regno dei Cieli, non su questa terra.

Un grande uomo, un esempio, bisognoso di fare del bene perché dotato di quel senso dell’umano che spinge ad amare il prossimo al di là di qualunque pregiudizio. Un’umanità che oggi sembra quasi del tutto svanita e che non trova spazio in un mondo dove prevaricazioni, odio e diseguaglianze sociali, spingono a dar vigore a quelle ombre del passato che, facendo leva e strisciando tra le crepe dell’insoddisfazione, hanno rappresentato una pagina vergognosa della storia, non solo italiana, ma anche europea.

Il romanzo è il risultato delle ricerche condotte da Alberto Toscano, giornalista italiano, che vive e lavora a Parigi da 33 anni, raccolte in una precedente edizione del libro scritto in francese e pubblicato dall’editore Armand Colin, con il titolo Un vélo contre la barbarie nazie, uscito nell’aprile del 2018 a Parigi.

L’ultima parte del testo è dedicata al secondo dopoguerra e al rapporto che Gino Bartali istaurò con il nemico-amico di sempre Fausto Coppi, in compagnia del quale intrattenne e divertì gli italiani, nel momento in cui si accesero le telecamere sul programma serale Il Musichiere, in un periodo dove era “tutto sbagliato, tutto da rifare!” e in un’Italia che cercava di riprendersi dai disastri della guerra.

A concludere Gino Bartali. Una bici contro il fascismo la postfazione di Marek Halter.

Da bravo giornalista, Alberto Toscano ha seguito passo dopo passo le tracce del suo eroe. In questo libro racconta come la bicicletta, per decenni oggetto del desiderio di milioni di adolescenti italiani, abbia potuto diventare per un grande atleta, ammirato da un’intera nazione, il mezzo per compiere gesta umanamente straordinarie.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Alberto Toscano analizza la figura del leggendario ciclista Gino Bartali, vincitore di tre Giri d’Italia e due Tour de France, a partire da tutti gli aspetti del suo essere: l’uomo, lo sportivo, il credente, il marito fedele «di due mogli» (la sua bicicletta da corsa e quella in carne e ossa, Adriana), l’antifascista, l’anima controversa e schiva lacerata dalla morte prematura del fratello Giulio. Un uomo giusto, che preferiva inimicarsi il potere piuttosto che concludere una gara col saluto romano. La sua religiosità ha giocato un ruolo importante nell’avversione verso le leggi razziali, nel rifiuto dei simboli della dittatura, oltre che nello straordinario dinamismo della rete clandestina nata nel 1943 per nascondere e salvare moltissimi ebrei. Per questo motivo oggi leggiamo il suo nome sul Muro dei Giusti al Memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme. «Ginettaccio» non amava parlare dei suoi meriti extra sportivi e tantomeno dei suoi «chilometri per la vita», percorsi fra la Toscana e l’Umbria per salvare gli ebrei perseguitati, procurando loro i documenti falsi, che nascondeva nell’intelaiatura metallica e nella sella della sua bicicletta. Non lo considerava un gesto fuori dal comune, ma la reazione che ogni persona dovrebbe avere di fronte alla vita minacciata degli altri. Un esempio di umanità per ricordarci la nostra. Un esempio importante soprattutto nei momenti difficili della nostra storia passata, presente e futura. Prefazione di Gianni Mura. Postfazione di Marek Halter.

 

Chi è Alberto Toscano?

Alberto Toscano (Novara, 1948) è giornalista, saggista e politologo. È stato ricercatore dell’ISPI di Milano e redattore del settimanale «Relazioni Internazionali». A Parigi, dove vive dal 1986 e collabora con i principali gruppi radiotelevisivi, i media lo hanno definito «il più francese dei giornalisti italiani». Ex presidente dell’Associazione stampa estera in Francia e attuale presidente del Club de la presse européenne di Parigi, è membro dell’Unità di formazione e ricerca di italiano della Sorbona. È cavaliere dell’Ordine del merito sia della Repubblica francese sia della Repubblica italiana.

 

DETTAGLI

Autore: Alberto Toscano

Titolo: Gino Bartali. Una bici contro il fascismo

Editore: Baldini+Castoldi

Collana: Le Boe

Formato: Brossura

Pagine: 198

Prezzo: € 17,00

EAN: 9788893881654

Data di uscita: 24/01/2019

 

 

 

STELLA Takis Würger

stella2In occasione della prossima GIORNATA DELLA MEMORIA, il 27 gennaio, vorrei parlarvi del nuovo libro di Takis Würger, Stella, edito da Feltrinelli Editore, nella traduzione italiana di Nicoletta Giacon, che si è attirato numerose critiche in Germania ed è stato oggetto di dibattito: Il Süddeutsche Zeitung definisce il libro “ein Ärgernis, eine Beleidigung, ein Vergehen”, quindi una seccatura, un insulto, un’offesa, mentre per il Frankfurter Allgemeine, ha dichiarato che il romanzo è “Schund”, spazzatura.

Stella, con le sue ambientazioni, ci riporta in dietro nel tempo, in piena seconda guerra mondiale, nella Germania nazionalsocialista, nel periodo in cui i nazisti hanno il paese sotto controllo e la popolazione non “ariana” soffre a causa del razionamento, dei bombardamenti ed è sistematicamente sottoposta all’arbitraria violenza della polizia.

Ed è in questa Berlino che sapeva di carbone, di sapone di resina, di gasogeni trasportabili, di cera per pavimenti e barbabietole cotte, che il giornalista del Der Spiegel, Takis Würger, ambienta il suo secondo libro, un romanzo coinvolgente, ma al contempo controverso e a tratti crudele, seguito al bestseller Der Club, che venne tradotto in sette paesi e vinse il premio Lit.Cologne.

Friedrich, il protagonista, è un giovane svizzero ricco e apparentemente senza un preciso obiettivo, se non quello di occuparsi d’arte, arriva nella capitale tedesca per capire che aria tira e se veramente, così come gli era stato raccontato, la notte i nazisti sfollavano gli ebrei, caricandoli sui furgoni. Giunge al Grand Hotel Am Brandenburger Tor, all’inizio del gennaio 1942, per lasciare la città esattamente un anno dopo. Il suo passaporto svizzero è un perfetto lasciapassare per le strade della capitale, soggette a continui controlli.

Così, prende lezioni di disegno e incontra una donna che si presenta come Kristin:

Questa donna recitava così tanti ruoli, la modella nuda, la cantante con la voce sottile, la bellezza quando era distesa nella vasca da bagno, la penitente, la bugiarda, la vittima e la colpevole.

Infatti nel gioco dei ruoli, Kristin, molto sicura di sé, poco alla volta sembra quasi sbiadire, per mostrare una personalità sempre più ambigua e insondabile, che la costringerà a rivelare chi  è realmente: Stella Goldschlag, una giovane ebrea, che vuole essere considerata a tutti i costi “ariana”, annullando completamente la sua identità, tanto da essere ricordata storicamente come il veleno biondo, la donna che collaborò con la Gestapo, scovando tutti quegli ebrei che, negli anni ’40, si nascondevano a Berlino, arrivando a denunciarne centinaia.

L’autore con maestria si destreggia tra finzione e realtà: la vera storia di Stella Goldschlag, che Takis Würger intreccia alla figura di Friedrich, personaggio di fantasia, così come la loro storia d’amore.

Friedrich è la voce narrante, la voce di un uomo innamorato, che tuttavia sembra vivere i fatti dall’esterno, come se fosse un semplice spettatore, incapace di lasciarsi coinvolgere emotivamente dal ruolo mostruoso giocato da Stella nei confronti degli ebrei, al punto da perdersi in pensieri che continuano a mettere in evidenza il suo atteggiamento del tutto passivo e neutrale:

Non so se è giusto tradire una persona per salvarne un’altra.

E mentre la Germania sta per distruggere milioni di persone, il protagonista filtra la vicenda attraverso uno specchio, che deforma le verità a sostegno di un amore, quello per Stella, che inizialmente la mostra vittima, ma che subisce una trasformazione, incessante e progressiva, per rivelarsi una carnefice, brutale e spietata.

 

La chiave di lettura, per comprendere quanto detto, si concentra in quel termine imputata che nel romanzo ricorre nei documenti, infatti Würger conclude ogni capitolo con piccoli brani in corsivo, tratti dalle dichiarazioni rilasciate in un tribunale militare sovietico e oggi conservate nel Landesarchiv di Berlino, dove vengono citati i fatti, i testimoni e quindi le vittime ebree, denunciate da Stella senza aver mai mostrato pietà o titubanza.

Il Signore ha creato tutto l’universo, lo sai? Merli, elefanti… Dio dimora in ogni essere umano, è scritto negli Atti degli Apostoli. Capisci? Per questo dobbiamo prendercene cura… di tutte le creature intendo.

E tutto nel romanzo scorre con studiato distacco, nonostante la crudezza degli argomenti trattati, che stridono con le ambientazioni e le finzioni attorno a cui ruota la storia d’amore dei protagonisti.

Per quanto il romanzo sia ben strutturato e si lasci leggere tutto d’un fiato, la vicenda solleva molte domande, a cui l’autore non intende dare risposta. Würger non ci prova nemmeno: se inizialmente la protagonista viene costretta dalla Gestapo a tradire, perché risparmi i genitori dalla deportazione, Stella continuerà nel suo intento, anche quando madre e padre sparirono dietro i cancelli di Auschwitz. Fatti che appunto non richiedono risposte, dato che la stessa protagonista non volle mai motivare le proprie azioni.

Come ho potuto essere così ingenuo? Ma non è forse una domanda che ci si pone sempre, quando si guarda al passato?

Il compagno di classe di Stella Goldschlag, Peter Wyden, pubblicò nel 1992 una biografia e inoltre due musical portano a Berlino la storia sul palco. Tuttavia, la vita di Stella è rimasta in gran parte sconosciuta fino a oggi, per essere infine raccontata dalla penna di Würger, che riesce a trascinare il lettore in un’ambientazione atroce, priva di pietismo. I protagonisti sono caratterialmente molto forti e ben delineati, i rapporti tra i personaggi sono articolati e posti in relazione con date ed eventi storici realmente accaduti; il capovolgersi dei ruoli, vittima-carnefice, conferisce al romanzo un ritmo incalzante e spinge il lettore a scavare per cercare con il protagonista la verità, quell’unica verità che permetterà alla storia di condannare Stella Goldschlag.

Nell’inutile ricerca della perfezione e nella negazione della propria identità, si consumano i tradimenti perpetrati da Stella, attraverso l’inganno, un inganno che si fa collettivo, così come fu per tantissimi altri che al di là delle intenzioni reali, ossia quelle di sopravvivere agli orrori del nazismo, portarono allo sterminio di 6 milioni di esseri umani, 6 milioni di ebrei tra uomini, donne e bambini, senza fare distinzione alcuna.

Mio padre mi aveva detto che la verità è un segno d’amore. Che la verità è un dono. E a quell’epoca ero certo che fosse vero.

 

Ad Auschwitz, nei luoghi della memoria, oggi è possibile leggere queste parole:

Solo quando nel mondo a tutti gli uomini sarà riconosciuta la dignità umana, solo allora potrete dimenticarci.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Friedrich è un giovanotto svizzero che si trasferisce a Berlino per inseguire le sue ambizioni artistiche. In una scuola d’arte incontra Kristin, una ragazza molto bella e sicura di sé. È lei a prendersi cura di Fritz che, un po’ ingenuo, non si sa muovere bene in una grande città. Se lo porta in giro nelle folli notti berlinesi, tra locali alla moda e posti che non avrebbe mai trovato senza di lei, si divertono e s’innamorano. Un giorno però Kristin bussa alla sua porta, ferita, con dei lividi sul volto e sul corpo, e gli confessa di non avergli detto tutta la verità.
Un romanzo che nasce da una storia vera, una storia d’amore impossibile sullo sfondo della Seconda guerra mondiale, il nazismo e la caccia agli ebrei.

Ispirato a una storia vera, Stella è un romanzo d’amore ossessivo e tradimento nella spaventosa Berlino del 1942.

 

Chi è Takis Würger ?

Takis Würger, nato nel 1985, è scrittore e giornalista d’inchiesta per il “Der Spiegel” e vive a Berlino. Ha lavorato come reporter in Afghanistan, Libia, Ucraina e in tutto il Medioriente. Nel 2017 ha esordito come romanziere con Der Club (in pubblicazione per Keller Editore), premio Lit.Cologne e grande successo nelle librerie tedesche. Feltrinelli ha pubblicato Stella (2019), il suo secondo romanzo.

 

 DETTAGLI

Editore: Feltrinelli Editore

Data di uscita: Gennaio 2019

Collana: I Narratori

Pagine: 192

Prezzo: € 16,00

ISBN: 9788807033278

Genere: Narrativa

Traduttore: Nicoletta Giacon