GLI AUTUNNALI Luca Ricci

Ricordarsi che il processo è essenzialmente studio dell’uomo; non dimenticarsi mai che tutte le nostre simmetrie sistematiche, tutte le nostre elegantiae juris, diventano schemi illusori se non ci avvediamo che al di sotto di essi di vero e di vivo non ci sono che gli uomini, colle loro luci e loro ombre, con le loro virtù e le loro aberrazioni.

IMG_20200530_162142.pngCosa accade quando, scavalcando la soglia del razionale, permettiamo al passato di confondersi con il presente, mescolando illusioni e sentimenti?

Il protagonista de Gli autunnali di Luca Ricci è un uomo senza nome, immerso in un matrimonio claustrofobico e noioso: “Non c’era scampo, non c’era salvezza” si sentiva come se vivesse “in scatole contenute in altre scatole, come in un quadro di Escher, come in una matrioska infinita…”.

Sino a quando, in una Roma d’inizio autunno, il protagonista, sfogliando un libro usato trovato in un mercatino rionale, rimane folgorato da una stampa di Jeanne Hébuterne, compagna dell’artista Amedeo Modigliani. Ed è così che Jeanne diviene l’unico elemento in grado di destabilizzare la crescente monotonia, per risolversi in un’ossessione.

L’amore folle, in cui si perde il protagonista, trova la sua ragion d’essere nel momento in cui la moglie Sandra non decide d’invitare a cena la cugina Gemma, che sembra somigliare in modo straordinario a Jeanne, in un autunno “in cui ognuno poteva essere come gli pareva, assumere la forma che preferiva.” L’irrazionale sovverte ogni logica, spingendolo a credere che Jeanne ricambi i suoi sentimenti attraverso Gemma, sua incarnazione vivente. Non gli rimane altro da fare che pianificare l’adulterio. Perché “Jeanne era la misura di tutte le cose, era il pensiero che conteneva tutti gli altri…”

Gli autunnali, edito da La nave di Teseo, è disponibile in tutte le librerie dal 22 febbraio 2018, un romanzo intenso e tormentato, candidato al Premio Strega 2018, che ha preso spunto da altri racconti di Luca Ricci, come lui stesso sottolinea nella nota conclusiva al romanzo.

Con Gli autunnali l’autore offre al lettore un’accurata indagine psicologica di ciò che rimane di un matrimonio, consumato nell’assoluta indifferenza, nel momento in cui ci si lascia coinvolgere da un amore portato alle estreme conseguenze. Dietro ogni parola del protagonista si celano i segreti del suo inconscio e di quella continua lotta contro i desideri a lungo repressi, che nella prostituta Kainene trovano un loro brutale sfogo.

Avevo sfogato un istinto, soddisfatto un bisogno, per darmi ancora di più a Gemma. Più precisamente quel vicolo aveva ristabilito un equilibrio nella mia vita, perfino un’armonia.  

Amedeo Modigliani è stato un pittore e uno scultore espressionista, ma l’intera struttura narrativa del romanzo sembra richiamare alcuni aspetti di questa corrente artistica e letteraria dei primi del Novecento e che ne Gli autunnali trova la sua massima espressione nell’esasperazione del lato emotivo della realtà a sacrificio di quello immediatamente percettibile.

Una Roma autunnale, decadente, diviene lo sfondo su cui costruire il rapporto uomo–natura, in una trasposizione per cui l’autunno è la stagione dei temperamenti inquieti, “una primavera tetra, una lunga agonia delle cose, compresi noi, l’esercitazione annuale (la prova generale?) in vista del trapasso.”

Se l’autunno era il culto, il parco era il tempio, la panchina l’altare, il cappotto la tonaca, le foglie l’incenso, il bacio l’ostia e Jeanne la sacerdotessa.

E dato che l’espressionismo ha un carattere metropolitano, si sofferma sull’aspetto estetico della metropoli, spazio in cui l’uomo moderno subisce il massimo dello stress causato dalle veloci trasformazioni sociali, Roma diviene lo spazio entro cui il protagonista si dilunga in passeggiate con l’amico Gittani, una Roma velata dai ricordi del passato e sempre in continuo mutamento.

Il chiostro Bramante era stato la fine di una storia d’amore; piazza Farnese un campo di calcio coi giacchetti al posto dei pali; il Pantheon il furto del portafoglio (con dentro la patente presa da un mese); la fontana dei Quattro Fiumi una cazzottata per futili motivi.

Anche il linguaggio del protagonista serve a mettere in risalto la sua distorta realtà emotiva, dentro cui trovano un apparente rifugio sentimenti e frustrazioni, a espressione di quell’istintivo moto di ribellione, che porrà fine al racconto con il sopraggiungere dell’inverno, a dissipazione del suo mondo.

L’amore non c’è, non esiste. Ci s’incapriccia di perfetti sconosciuti e si combinano un sacco di cazzate, perché fare cazzate ci mantiene allegri, ci fa sentire vivi. Sempre ci s’innamora e mai si ama.

L’amore con Luca Ricci si fa totalizzante, ossessivo e in quanto tale irrazionale, Gli autunnali è quindi la storia di un amour fou, un amore folle, scritta con maestria, che tiene con il fiato sospeso fino alle ultime pagine, a conclusione delle quali anche il lettore sarà consumato da quell’unico dubbio, che solo una logica distorta riesce a insinuare.

“E allora che c’è?”

“Non c’è niente”, dissi. “Sono un uomo autunnale.”

“Questa è bella! Potrebbe essere il titolo di un romanzo: Gli autunnali.”

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Un uomo, al rientro dalle vacanze d’agosto, è prigioniero del suo stanco rapporto matrimoniale. La moglie Sandra è ancora bella, ma lui non riesce più a provare desiderio per lei. Durante una passeggiata solitaria in un mercatino di Roma, l’uomo viene attratto da un vecchio volume sugli artisti di Montmartre, e rimane stregato dall’immagine di Jeanne Hébuterne, la compagna di Amedeo Modigliani. Scocca un particolare colpo di fulmine e Jeanne diventa per il narratore un’ossessione. L’uomo strappa la foto, la piega con cura e inizia a portarla sempre con sé, nella propria tasca. Tutto sembra avvenire soltanto nella sua mente, almeno fin quando sua moglie Sandra non invita a cena una vecchia cugina, Gemma, che all’uomo appare identica in tutto e per tutto a Jeanne. E l’ossessione inizia a riversarsi nella realtà, fatalmente, mentre l’autunno romano avvolge le cose nella sua luce struggente e diafana. Luca Ricci, dopo aver incantato critica e lettori con i suoi racconti, esordisce nel romanzo con un sillabario contemporaneo del sentimento amoroso e delle manie di oggi, un ritratto spietato degli uomini e delle loro passioni.

 

Chi è LUCA RICCI

Luca Ricci è nato a Pisa nel 1974 e vive a Roma. Ha scritto L’amore e altre forme d’odio (2006, Premio Chiara, nuova edizione La nave di Teseo, 2020), La persecuzione del rigorista (2008), Come scrivere un best seller in 57 giorni (2009), Mabel dice sì (2012), Fantasmi dell’aldiquà (2014), I difetti fondamentali (2017). Per La nave di Teseo ha pubblicato Gli autunnali (2018, in corso di traduzione nei principali paesi europei), Trascurate Milano (2018) e Gli estivi (2020). Insegna scrittura per Scuola Holden, Belleville, Scuola del Libro e Scuola Fenysia.

 

DETTAGLI

Autore: Luca Ricci

Editore: La nave di Teseo

Titolo: Gli autunnali

Collana: Oceani

Data uscita: 22 Febbraio 2018

Formato: rilegato

Pagine: 224

Prezzo: € 12,00

EAN: 9788893444835

 

I TRASGRESSIONISTI Giorgio De Maria

I trasgressionisti erano lì, accovacciati in semicerchio, di fronte a un uomo che pareva dominarli con la forza concentrata dello sguardo, un uomo col naso aquilino e i lineamenti ben marcati, che ben riconoscevo.

IMG_20200530_165342.pngIl 2 aprile Frassinelli fa uscire i Trasgressionisti, il primo romanzo dell’autore italiano Giorgio De Maria, del quale aveva già editato la sua opera più importante, il quarto e ultimo libro, Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo; con il suo titolo dall’eco rinascimentale, ne diede i natali nel 1977 una piccola casa editrice milanese, Il Formichiere.

Giorgio De Maria è stato un artista eclettico, diviso tra musica, teatro e letteratura; nato e vissuto a Torino, è morto dimenticato nel 2009, in completa solitudine e povertà, quindi tumulato a Nole, in una tomba che neppure reca il suo nome. A distanza di cinquantun anni, Frassinelli ripropone i Tragressionisti, di cui si deve a Mondadori la prima pubblicazione, avvenuta nel 1968.

Per comprendere i Trasgressionisti, bisogna inquadrare l’opera alla luce del periodo in cui venne posta in essere: era il 1968, anno contrassegnato da movimenti socio culturali, formati da gruppi socialmente eterogenei di operai, studenti ed etnie minoritarie che, in aggregazione spontanea, contestavano le scelte socio-politiche del tempo. Trasgredire diviene quasi un obbligo.

Il protagonista è un uomo mai chiamato per nome durante la narrazione, quindi una persona qualunque, il quale è in procinto di sposare la fidanzata Liliana. Un giorno, un amico lo invita a osservare una scena insolita: un uomo alto e magro, dal naso aquilino, “camminava raso alle vetrine e la sua spalla destra era leggermente abbassata” entra in un negozio di articoli sportivi molto affollato, si mette in coda alla cassa e con il commesso si guardano senza aprire bocca, lasciando che “attorno a loro vibra l’impazienza dei clienti e l’affannata premura di chi li serve”. Attuando in tal modo una delle esercitazioni propedeutiche dei Trasgressionisti, espletata con un atto eversivo e fuori dalla norma.

Con questa visione, che continua a tormentarlo, il protagonista incuriosito viene spinto a conoscere quella che di fatto è la setta dei Trasgressionisti, i quali guidati da un Maestro, che ne affina le capacità attraverso una preparazione ben precisa, si riuniscono due volte a settimana, per essere preparati a compiere il Grande Salto, obiettivo e fine ultimo della setta.

La storia si svolge in una Torino magica e metafisica ed è in Via Botero che i trasgressionisti si radunano in una stanza nascosta all’interno di un locale, dove si suona musica jazz.

Via Botero è una via stretta stretta e veramente buia. I gatti vi si perdono se si arrischiano a percorrerla dalle nove in su. Vi potrebbe succedere di tutto: cori angelici, deflorazioni, duelli con la scimitarra, e anche qualche fucilazione all’alba contro un muro in uno spiazzo dove un tempo doveva esserci una casa.

Ribellandosi alle convenzioni, che inchiodano gli individui al comune senso del dovere, i Trasgressionisti acquisiscono quel tipo di mentalità eversiva, che permette loro di poter fare qualunque cosa, e al contempo di trovare il coraggio a compiere il Grande Salto, quindi la più grande delle trasgressioni. Solo così riescono a sfidare il comune senso del dovere e dell’onore, a sovvertire le consuetudini, l’ordine sociale, il potere costituito, per rinascere uomini completamente liberi da qualunque condizionamento sociale, politico e culturale.

L’intero racconto procede per gradi: dalla conoscenza della setta da parte del protagonista, fino al raggiungimento del suo scopo, che si snoda attraverso un percorso allucinato, in un’atmosfera misteriosa, quasi sospesa in una dimensione priva di spazio e tempo, che tiene il lettore inchiodato sino all’ultima pagina. Il finale lascia agghiacciati, in una Torino dove aleggia il fantasma di un piano ordito da un potere occulto, che manderà fuori di testa il lettore, trascinato da un senso di angoscia, dovuto al clima da esperimento psicosociale che si viene a creare, quasi ai limiti del cinismo.

Come mi accorgevo di non ritrovarmi più in una sperduta galassia, ma nei luoghi che mi avevano visto crescere e mutare, anno dopo anno fino a quando non avevo assunto forma d’uomo! In ogni fossato c’era almeno una piccola traccia di me stesso; fossi sceso a frugare nei rigagnoli non sarei tornato a mani vuote, sarei stato il fortunato archeologo del mio passato.

Nella costruzione di situazioni paradossali, capaci di generare angoscia, Giorgio De Maria si ispira a Kafka, anche per sua stessa ammissione, attingendo dal grottesco e dal surreale; infatti con i Tragressionisti propone una situazione, che si intreccia fino a stringere il protagonista in gangli da cui è impossibile fuggire.

Autore tra il Bizarro Fiction e il New Weird, con i Trasgressionisti Giorgio De Maria rivela al lettore la sua anima di scrittore esistenzialista, strutturando così un racconto interessante, geniale, dalla situazione indefinibile, bizzarra e dalle atmosfere rarefatte ai limiti dell’onirico, che apparentemente non lascia spazio alla speranza.

Ero capitato in una stanza disadorna e silenziosa, pallidamente illuminata da candele e pervasa da fumosi aromi. Erano quei silenzi profondi e abbandonati che paiono perdersi alle origini del mondo ed espellere con forza coloro che non se ne sentono partecipi.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Prossimo al matrimonio e spronato da un amico, l’anonimo protagonista del romanzo decide di aderire ai Trasgressionisti; come suggerisce il nome, questa setta si propone, attraverso trasgressioni man mano sempre più eversive, di sovvertire le consuetudini, l’ordine sociale, il potere costituito e l’egemonia del pensiero dominante. Riuscirà il nostro antieroe a sfuggire alle nozze abbandonando la sposa all’altare? Avrà il coraggio di varare una nuova esistenza all’insegna di piccole e grandi ribellioni? La risposta agli interrogativi sarà svelata in questo stesso libro, ma solo alla fine, quindi meglio non sbirciare o barare sfogliando veloci le pagine, anche se forse sarebbe abbastanza trasgressivo. Dopo il successo postumo di Le venti giornate di Torino, long-seller internazionale dall’incredibile fortuna, Giorgio De Maria torna con un’opera di nuovo ripescata da un ingiusto oblio, sempre ambientata a Torino e sempre con un protagonista senza nome, ancora una volta premonitrice, spiazzante, oscura, ironica ai limiti del cinismo. Se Le venti giornate è stato a buona ragione definito «l’unico, autentico romanzo maledetto italiano», I Trasgressionisti è un manuale sulla disobbedienza come regola di vita, perfidamente originale e allo stesso tempo alla stregua di classici moderni come Lo straniero, Fight Club e Trainspotting.
Giovanni Arduino

 

Chi è Giorgio De Maria

Giorgio De Maria è nato nel 1924 a Torino. È stato critico teatrale per l’Unità torinese dal 1958 al 1965. Nel 1958 ha fatto parte con Liberovici, Straniero, Calvino, Fortini e Amodei del gruppo «Cantacronache» per il rinnovamento della canzone italiana. Ha pubblicato, tra l’altro, Le canzoni della cattiva coscienza (1964, in collaborazione con Eco, Straniero, Liberovici e Jona) e i romanzi I trasgressionisti (1968), I dorsi dei bufali (1973), La morte segreta di Josif Giugasvili (1976). Le venti giornate di Torino uscì per le edizioni Il Formichiere nel 1977. In seguito Giorgio De Maria non ha più pubblicato nulla, ed è morto nel 2009.

 

DETTAGLI

Autore: Giorgio De Maria

Editore: Frassinelli

Data uscita: 2 aprile 2019

Listino: € 15,00

Pagine: 120

EAN: 9788893420525

 

 

 

 

 

L’ATLANTE DELL’INVISIBILE Alessandro Barbaglia

Le cose infinite non finiscono, continuano invisibili.

invisibileCome promesso, eccomi con l’ultimo libro di Alessandro Barbaglia che, nel corso di queste giornate estive, mi ha tenuto buona compagnia, una lettura molto interessante per diversi aspetti.

Intanto, siate preparati al fatto che con L’Atlante dell’Invisibile si piange e anche tanto, perché la bellezza quando è veramente tale, emozionando, commuove…

Alessandro Barbaglia ha una mente geniale, un cuore da bambino, con un animo da poeta e tutta la gentile tenerezza del suo animo impregna ogni pagina di quest’ultima fatica.

Il libro prende le mosse da una protesta, quella di tre bambini Dino, Sofia e Ismaele (anche se sarebbe più giusto dire Giulio, ma capirete il perché solo leggendo l’Atlante), che proprio non ci stanno a farsi cambiare la vita, infatti l’ingegnere, che “non guarda, perlustra; l’ingegnere non respira, annusa; l’ingegnere non tocca: ottiene”, nel perseguire i propri fini sta per togliere loro quanto di più prezioso posseggono, il luogo di appartenenza, un luogo dove si coltivano sentimenti, quelli buoni, quindi veri e soprattutto la fantasia, quella che fa volare lontano, quella capace di nutrire il cuore e la mente, infondendo energie positive e che poi rappresenta la base della loro amicizia.

Dopo la pioggia in montagna, la terra di sera sembra un frutto sbucciato. E dai tonni di fieno bagnati si alza un lieve fiato umido, come un respiro.

Correva l’anno 1989 a Santa Giustina, in Val di Non, un paesino fatto di baite di legno, ai piedi delle Dolomiti, che sembra destinato a scomparire a causa di un lago artificiale, che sommergerà tutto del tutto: il prato, le lumache, il primo bacio, i ricordi. E allora cosa fare se non ribellarsi, in un modo assolutamente unico e che solo tre bambini come Ismaele, Dino e Sofia possono escogitare: rubando la luna, per nasconderla là dove solo l’invisibile permette di cogliere l’essenziale, quindi nell’Atlante dell’Invisibile.

E a tutto questo s’intrecciano altri personaggi, come Elio e Teresa, che ai tempi del progetto del lago si erano innamorati durante il Giro d’Italia, proprio mentre Fausto Coppi, in testa, regalava uno stacco di quindici minuti, grazie ai quali avevano potuto ballare, perdendosi l’uno nel cuore dell’altra.

Era così che si volevano bene. In quel loro puntare sempre al meglio tenendo la strada del giusto. Ecco come erano riusciti a litigare ogni giorno della loro vita insieme senza mai perdere la meraviglia e la gioia di quel modo nuovo di guardare la Terra, sapendo che la Terra è soprattutto acqua. Fluida, mobile. Come tutto ciò che è vita.

Elio è un costruttore di mondi, anche se sarebbe più giusto parlare di mappamondi, se non fosse che anche lui riesce a scrutare l’invisibile, portandolo a realizzare mappe fantastiche, che poco hanno a che fare con il reale. E se per John Locke lo spazio era l’estensione di Dio, per Elio forme e confini, fiumi e laghi, terre e mari sono l’esternazione della manifestazione creativa della sua mente. Così sposta le montagne per fare sognare Teresa, posiziona i laghi in modo sbagliato per fare immaginare Teresa, quindi ipotizza confini come una nuova possibilità, non come un errore.  Ma ecco che subito Teresa corregge le stravaganze di Elio, per dare un senso a ciò che apparentemente senso non ha.  Il loro amore, sempre in perfetto equilibrio tra sogno e realtà, perdura nel tempo, mentre il destino li lega a quello dei bambini Dino, Sofia e Ismaele, per condurre Teresa in una notte magica, che darà significato e conclusione a questo tenerissimo e anche un po’ surreale/surrealista libro di Alessandro Barbaglia.

Nel corso della narrazione, leggendo si avrà modo di rispolverare una grande lezione, impartita tempo fa dallo scrittore Antoine Saint Exupery, con Il Piccolo Principe insegnò che On ne voit bien qu’avec le coeur. L’essentiel est invisible pour les yeux – Si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.

I grandi libri sono come le grandi canzoni e le belle persone, rapiscono la mente si impossessano del cuore.

Ci sono momenti che non passano, mai. Sono pezzi di infinito: infinito presente. Se ci penso bene sono tutti i momenti di cui ho scritto nell’Atlante. Sono momenti che saranno lì per sempre, porzioni di tempo a cui non puoi scavar via nemmeno un istante, non puoi erodere neppure un secondo. Infinito presente. Ecco cosa diventano.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Ismaele, Dino e Sofia hanno quarantadue anni in tre quando nel 1989, in una sera di fine estate, rapiscono la luna in segno di protesta. Vivono a Santa Giustina, un lontanissimo paese fatto di baite di legno ai piedi delle Dolomiti che sta per essere sommerso da un lago artificiale, portandosi dietro tutti i loro ricordi, le gare con le lumache, il prato del castagno, i primi baci. Il progetto della diga risale al 1946. Ai tempi, gli abitanti di Santa Giustina non accettarono di abbandonare le loro case per trasferirsi al “paese nuovo” e rinunciarono ai benefici promessi nel caso di una resa immediata. Si avvicina però il momento dell’esproprio definitivo. Proprio negli anni Quaranta si sono conosciuti Elio e Teresa, e precisamente il 19 marzo 1946, in un bar Sport gremito di una folla accalcata per seguire la cronaca radiofonica della prima Milano-Sanremo del dopoguerra. Senza essersi mai visti né incontrati, Elio e Teresa – ormai anziani e da sempre innamorati l’uno dell’altra e del loro paese vicino a Milano – e i quattordicenni Dino, Ismaele e Sofia sono tormentati dalle stesse domande: “dove vanno a finire le cose infinite?”, “dove si nascondono l’infanzia, l’amore o il dolore quando di colpo svaniscono?”. E se Elio, per rispondere, costruisce mappamondi dalle geografie tutte inventate e sbagliate – descrivendo così la terra magica dove abita l’invisibile e costringendo Teresa a correggere tutto con puntiglioso realismo -, i bimbi di Santa Giustina via via che crescono si allenano a non smettere di scorgere l’invisibile tra le pieghe del reale e a conservarlo a modo loro, in una sorta di gioco segreto. In una danza fatta di immaginazione, ricordo ed elaborazione del lutto, Teresa incontrerà i bambini diventati adulti nella notte più incredibile delle loro vite: quella durante la quale, per pochi istanti di eternità, riemergerà il paese sommerso di Santa Giustina. E con lui l’amore, il dolore, l’infanzia e tutta la meraviglia che si nasconde nell’invisibile.

In uno stile romantico e inimitabile, capace di portare in poche pagine il lettore dal riso alla commozione più profonda, Alessandro Barbaglia con questo suo secondo romanzo regala a chi lo legge un gioiello che raggiunge straordinarie vette di intensità e poesia.

Chi è Alessandro Barbaglia

Poeta e libraio, è nato nel 1980 e vive a Novara. Nel 2017 ha pubblicato con Mondadori La Locanda dell’Ultima Solitudine, finalista al Premio Bancarella. L’Atlante dell’Invisibile è il suo secondo romanzo.

 

DETTAGLI

Autore: Alessandro Barbaglia

Editore: Mondadori

Collana: Novel

Formato: Brossura

Data uscita: 22 Maggio 2018

Pagine: 202

ISBN: 9788804687597

Prezzo: € 17,00